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30 March 2014 @ 05:39 pm
[Supernatural] Listen to my problems  
Character: Dean Winchester; Castiel; Gabriel; Sam Winchester {nominated}; Lucifer {nominated};
Pairing: DeanxCastiel / DeanxSam / SamxCastiel / DeanxCastielxSam;
Rating: Nc-17
Genre: Comico
Words: 2099
Prompt: Supernatural, AU in cui Dean (forse) parla dei suoi problemi
Warning: Slash, AU
Disclaimers: I personaggi di Supernatural appartengono a chi di diritto.
Scritta per Il Carnevale delle Lande 2 @ maridichallenge


Le dita battono nervosamente sulla superficie lucida e nera della sceslong.
Forse, non è stata una buona idea, ma, cazzo!, è come se si sentisse scoppiare! Doveva venire.
Quando la porta dello studio si apre, mostrando la figura dell'uomo dagli occhi blu, Dean si sente improvvisamente in trappola. Ormai è troppo tardi per tornare indietro.
«Signor Winchester.» lo saluta l'uomo, con un cenno appena visibile del capo e una voce bassa e ruvida che alle volte gli fa fare strani pensieri. Ma anche suo fratello gli fa fare strani pensieri, si dice, quindi non può essere messo così male, no? Poi si ricorda di essere sdraiato nel fottuto studio di uno strizzacervelli e, allora, di normale non c'è più niente.
«Gabriel le ha già offerto un caffè? O dei cioccolatini?» gli chiede l'uomo, cercando di metterlo a suo agio, ma fallendo miseramente. Sarebbe più facile se non gli puntasse quei fari blu in faccia e ci si piazzasse invece una qualche espressione. Macché! Nulla. Lo fissa ed è come guardare una statua greca, bella ma pur sempre di marmo.
Dean scuote il capo, grugnendo in risposta «Non ci penso proprio a mettere in bocca qualcosa che è passato per le mani di quel bastardo, l'ultima volta i cioccolatini che mi ha offerto erano al ripieno di lassativo.»
«Oh.»
«Oh?»
«Deve perdonarlo, è un uomo in gamba, ma spesso si annoia e sente il bisogno di, come dire…»
«Rompere i coglioni al prossimo?»
«Farsi notare, sì.»
Praticamente la stessa cosa.
L'uomo si avvicina, spogliandosi di un trenchcoat che ha sicuramente visto giorni migliori e troppi lavaggi. O troppo pochi. Cristo Santo, è una macchia di sangue quella?
Dean punta gli occhi sull'appendiabiti a cui il trench viene appeso e ci vuole tutta la propria forza di volontà per distogliere lo sguardo ed imporsi di calmarsi, perché non c'è alcuna macchia di sangue, non esistono cose come fumo nero che esce dalla bocca della gente o persone a cui sembra essere stato spruzzato inchiostro negli occhi e, di certo, non pensa in continuazione di sbattersi suo fratello. O il suo strizzacervelli. O suo fratello e il suo strizzacervelli insieme. Uh, a questa fantasia ancora non era arrivato, scommette che sarebbe interessante, gli piacerebbe anche l'idea di mettersi comodo su una poltrona e guardare soltanto, mentre il suo Sammy se lo fa succhiare da quelle labbra troppo rosa e… wait, what?
Si schiaffeggia il volto con entrambe le mani, cercando di svegliarsi da quel sogno ad occhi aperti.
Un lungo sospiro, Dean, ce la puoi fare a non fartelo venire duro nello studio del tuo psicanalista.
«Ancora con le fantasie, Signor Winchester?» domanda lui, obbligandolo a nascondersi dietro a una ben povera giustificazione.
«Hei, sono un uomo e ho dei bisogni, non devo venirlo a dire a lei come funziona, vero?»
L'uomo inarca un sopracciglio, prende posto alla poltrona, affianco alla sceslong e scribacchia qualcosa sul solito taccuino che Dean gli ha visto usare durante ogni seduta. In effetti questa è già la terza e non è che, finora, siano andati molto lontano. Ha rivelato di avere dei problemi con suo padre e con le figure autoritarie in generale, ma quale americano della sua età, con una madre morta in circostanze misteriose e un fratello minore a cui badare, non li avrebbe? Poi è arrivato il momento dei suoi problemi con l'alcool, di quelli con le relazioni a lungo termine e perfino quelli dati dalla sua allergia ai gatti. E non hanno scalfito neppure la superficie di quell'enorme iceberg che è il dolore di Dean Winchester.
Ah, che fatica essere lui!
«Che cosa la preoccupa oggi, Signor Winchester?» lo strizzacervelli ha ripreso a parlare, con quella flemma che caratterizza ogni sua frase. Che poi venir chiamato Signor Winchester lo mette a disagio, lo porta a pensare che forse dovrebbe presentarsi in giacca e cravatta in quello studio, trovarsi un lavoro serio, magari come Direttore del marketing in qualche azienda dal nome altisonante – Sandover Bridge & Iron Inc? Bah, una vale l'altra, tanto fa il meccanico – e mettere finalmente la testa a posto.
«Si tratta di Sammy, Cass, non riesco più a riconoscerlo.»
L'uomo solleva gli occhi al cielo, ma decide di fingere di non aver sentito il diminutivo che il suo paziente è solito dargli (né riconoscere l'argomento alquanto ridondante, perché se non è Sammy, allora è qualche enorme cazzo che rischia di distruggere la pace nel mondo e portare l'Apocalisse in terra). Dean gli ha detto che prendersi quel certo tipo di confidenza lo aiuta ad aprirsi, preferisce farlo con un amico piuttosto che con uno sconosciuto qualsiasi e, finché l'esorbitante parcella la paga lo stesso, chi è Castiel per dire di no?
«Che cos'ha fatto questa volta?» chiede cercando di mantenere un tono professionale. Tira un'occhiata lunga verso Dean e torna a guardare sulle proprie gambe accavallate, dove il taccuino ospita la pagina strappata della settimana enigmistica e lui ha appena trovato il Tredici Verticale. Mostro marino degli abissi, presentato nell'Antico Testamento: Leviatano.
Umpf, bitch please.
«Mi tradisce, Cass! Se la fa con il diavolo!» lo sbotto è vomitato tutto d'un fiato.
Se Castiel avesse degli occhiali – Gabriel gli ha detto mille volte di trovarsene un paio con le lenti prive di correzione e infilarseli, perché rassicura i clienti e, se cura i movimenti quando li toglie, rende anche più arrapate le pazienti – ora se li sarebbe tolti, infatti, per dare una pulita alle lenti e poi re-infilarli, nella speranza che sia stato quello ad avergli fatto capire male la frase.
«Diavolo?» domanda, calcando sulla parola.
«Sì, il diavolo. È un bastardo biondo dalla voce melliflua che continua a lasciare messaggi ambigui per Sammy, sulla nostra segreteria telefonica: "sposami, ti renderò felice, devi solo dire di sì, di' di sì e ti tratterò come fossi il re di 'sto cazzo, dimmi di sì e ucciderò tuo fratello nel sonno per fargliela pagare di aver cercato di gettarmi nella gabbia dei leoni quando ti ho invitato allo Zoo"–»
Un colpo di tosse da parte di Castiel e Dean si volta verso di lui, seccato per l'interruzione. Diamine, per una volta che stava andando così alla grande!
«Ha cercato di gettare il fidanzato di suo fratello in una gabbia dei leoni?» Castiel è costretto a chiederglielo, anche se non vorrebbe, preferirebbe pensare a cose più interessanti come: perché continua a far scappare le prostitute quando cerca di scoparsene una? Perché alla sua età e con tutti i soldi che ha spillato da quei poveracci dei suoi pazienti, è destinato a crepare vergine? Come sarà scopare con un uomo? Mhm, dovrebbe chiedere consiglio a Gabriel o a Balthazar. L'eventualità, però, viene scartata non appena si pittura durante una birra in loro compagnia, finendo per essere trascinato a forza davanti al Re del crimine di tutta L.A., per diventare la sua puttana e vivere da nababbo per il resto della vita. Fanculo, preferisce crepare, piuttosto che essere l'ennesimo figlio di puttana fottuto da Crowley!
Nel frattempo, Dean ha ripreso a parlare, raccontando di qualcosa che deve aver a che fare con spade, con un tale chiamato Michael e con la congrega religiosa affiliata a chissà quale chiesa cristiana. Gli bercia anche che quel bastardo non è e non sarà mai il fidanzato di suo fratello, che è solo uno stalker psicopatico!
Castiel lo ha lasciato parlare, sforzandosi di metter su un sorriso che dovrebbe suonare rassicurante, ma che attira uno sguardo storto dall'altro.
«Cass, questa cosa di te che sorridi e cerchi di rassicurarmi, deve finire. Sei un pessimo attore.»
«Infatti faccio lo psicanalista, signor Winchester.»
«Ti dirò, in realtà non te la cavi granché manco in questo…»
«E perché continua a tornare?»
Dean tace. Castiel pure. E per lunghi, interminabili, minuti, i due si guardano senza fare altro, occhi negli occhi, una musica di violino nell'aria, che deve appartenere alla scuola di musica che hanno costruito proprio accanto allo studio, e nessun pensiero nella testa.
Dean è il primo a rompere il silenzio, battendo con forza la mano sulla sceslong e tirandosi a sedere con un colpo di reni.
«Quindi, si parlava dei miei problemi!»
«E quando mai…»
«Eh?»
«Dicevo, vada pure avanti, Signor Winchester.»
Dean sbuffa, girandosi con le gambe che iniziano a penzolare dalla sedia.
«Mi costi quanto una fottuta cena in un ristorante di lusso in centro e questo è già il nostro terzo appuntamento, direi che possiamo andare alla prossima base e iniziare a chiamarci per nome, ti pare? Il mio è Dean, in caso te lo fossi dimenticato.» E che cazzo, basta con 'sti dannati formalismi!
«D'accordo, Dean.»
«Uh? È stato facile.» si stupisce, complimentandosi mentalmente con se stesso, perché il ghignetto furfante che ha stampato in faccia, in quel mare di lentiggini che ogni uomo e donna sogna un giorno di leccargli, lentiggine dopo lentiggine (no, forse è solo un pensiero passeggero di Castiel, che ora lo guarda reclinando il capo curioso) evidentemente non era sufficiente.
«I tuoi problemi, Dean.»
«Oh, giusto. Allora, da dove posso cominciare…»
A questa frase, Castiel capisce che la seduta sarà lunga. Molto, molto lunga. E si prepara psicologicamente ad uno dei monologhi dalla voce bassa e rotta dalle lacrime non piante, dal respiro pesante per lo sforzo di ricacciare ogni singhiozzo in gola e dagli occhi verdi e liquidi da cui una sola goccia salata scivolerà sulla guancia.
Dean dovrebbe fare l'attore, pensa in un momento di cazzeggio mentale, in cui è volato chissà dove, in qualche spiaggia del Messico o in un altro di quei Paradisi terrestri, circondato da ragazze in bikini che lo acclamano come nuovo Dio e da una coppia di ragazzi alti e prestanti che lo scopano dalla mattina alla sera, insegnandogli finalmente ad essere un vero uomo. Che poi quei due ragazzi abbiano un aspetto spaventosamente familiare, non è un problema che si pone, ci sono un sacco di uomini con gli occhi verdi! O con pagliuzze ambrate negli occhi verdi! O con la bocca carnosa. O alti quanto un fottuto palo della luce. Fratelli. Più giovani di lui. Entrambi con parecchi problemi a relazionarsi con il mondo e con una malsana dipendenza l'uno dall'altro…
Oh, fanculo, sogna di farsi scopare dai Winchester, ma, come dice Dean, un uomo ha i suoi bisogno! O qualcosa del genere.
Non si è accorto che Dean ha cominciato a parlare e continua a passarsi la mano sul volto, distrutto da un dolore che, prima o poi, lo porterà alla morte.
«Non puoi immaginare come ci si sente a non avere più niente. Alle volte vorrei solo non provare nulla.  Non provare più maledettamente nulla.»
Ha recuperato un fazzoletto dalla scatola posata sul piccolo mobile accanto a sé, tendendolo a Dean; per un attimo le loro mani si sfiorano e i violini riprendono a suonare dalla scuola di musica, più forti di prima. Ma che cazzo?
«Ma siamo una famiglia e il mio compito è prendermi cura di lui.» conclude il paziente, limitandosi ad appallottolare il fazzoletto, perché i veri uomini non usano fazzoletti! Non piangono neppure, ma lui lo fa da un occhio solo e questo vorrà pur dire qualcosa, ah!
«Naturalmente.» butta lì Castiel, politicamente, anche se questa seduta è andata peggio del solito e lui non ha ascoltato nulla. Perfino ora che Dean annuisce e se ne esce con qualche "sonofabitch" per pompare la sua virilità ancora lì e ancora forte, lascia la mente vagare come un'ape alla ricerca di un fiore da impollinare. Se non fosse per il balzo del paziente, che si rimette in piedi, non si accorgerebbe nemmeno che il tempo a loro disposizione è finito.
«Spero tanto che non siano soldi buttati nel cesso.» commenta Winchester, tendendo la mano verso Castiel. Lo psicanalista la guarda a lungo. Sa come stringere una mano, ma non si aspetta di sentire il peso delle dita contro il proprio petto, mentre Dean gli poggia praticamente il palmo addosso. La stringe, pensa che dovrà aggiornarsi sulle strette di mano del nuovo millennio e, alla musica di violino, si aggiunge un coro di voci bianche.
«Oh, c'mon, cosa dovrebbero essere questi, segni?!» urla Dean al nulla, ma non è che non ci abbia riflettuto su e, vuoi la pessima influenza dei gay porn scritti da Chuck, che nasconde sotto il materasso per leggerli di nascosto, vuoi il momento di debolezza in cui è facile preda di sentimentalismi e cazzate varie, alla fine mantiene la presa alla mano di Castiel e si butta «Se ti invitassi davvero a cena?»
Castiel sorride e nella sua testa, la richiesta ha preso ben altre forme.
Finalmente si scopa! Esulta mentalmente.
«Pensavo non me lo avresti mai chiesto.»
«Ed io pensavo ci fosse un codice contro le relazioni con i pazienti.»
«Non ho mai negato ci fosse.»
«Eh?»
«Eh?»
Oh, fanculo, tanto Dean non ha mai creduto che i suoi problemi svanissero grazie alla splendida arte della psicoterapia e delle tante chiacchiere in uno studio. Un colpo in testa sortirebbe effetti migliori, per quanto lo riguarda.
Così, con il coro di bambini a far da sottofondo musicale, si incammina verso l'uscita dello studio, giusto in tempo per venir intercettati da Gabriel e dal suo vassoio di:
«Cioccolatini?»
 …