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24 February 2014 @ 07:00 pm
[The Tomorrow People] Nothing changed  
Characters: John Young; Jedikiah Price; Cara Coburn & Russell Kwon & Stephen Jameson {nominated};
Pairing: Jedikiah/John { johnkiah }
Rating: NC-17
Genre: Erotic; Introspettiva;
Words: 1040
Warning: Slash; Lemon;
Prompt: hate/angry!sex
Note: E alla fine c'è anche l'nc-17! Dopo questa fanfic direi che ho ufficialmente dato tutto quello che potevo dare per TTP. Ovvero poco. Ma apprezziamo lo sforzo, via. A parte gli scherzi, la fic va letta esattamente per quello che è, un pwp senza una vera posizione nella season e che non prende neppure in considerazione l'esistenza di Morgan (nonostante quel personaggio mi piaccia e lo trovi perfetto per Jed).
Disclaimers: I personaggi di The tomorrow people appartengono a chi di diritto.
Scritta per la 6° settimana del Cowt-4 @ maridichallenge


Non era stato romantico.
Non c’erano state parole dolci sussurrate all’orecchio o carezze gentili al volto, intervallate da teneri baci d’amante.
La loro prima volta era stata tanto inaspettata quanto violenta, una lotta per la supremazia e – perché no – anche per la sopravvivenza, fatta di dita strette al collo di John e poi all’aria bollente della stanza, quando il teletrasporto del ragazzo lo trascinava più lontano da Jedikiah, solo per poi riavventarvici addosso con un pugno e tornare di nuovo uniti.
C’era l’odio di John in quei pugni, la sua delusione e le lacrime mai piante, c’erano le volte in cui era stato tradito dall’uomo, le volte in cui era stato usato e quelle in cui si erano mentiti a vicenda. C’era il John bambino ed inesperto, quello giovane e devoto e quello adulto, disilluso, cinico, il leader assassino.
E, ad ogni pugno messo a segno, Jedikiah sentiva il sapore del sangue in bocca e quello della rabbia che, nascosta sotto la superficie della sua maschera di placida autorevolezza, aveva iniziato a covare dal momento in cui il ragazzo era fuggito dall’Ultra. Era fuggito da lui.
Non c’era stato nulla di programmato in quel loro incontro. Un Tomorrow People era stato portato in salvo, nel covo, grazie alle informazioni ricevute da Stephen, ma prima di completare quella che doveva essere una missione di recupero facile come rubare una caramella ad un bambino (almeno a detta di Russell) qualcosa era andato storto.
Qualcosa andava sempre storto.
Quando Cara era stata ferita, alla vista del sangue, John aveva caricato come un toro.
«Portatela via!» aveva ringhiato, sopra la voce di lei che urlava il suo nome e lo intimava ad andarsene a sua volta, perché non aveva intenzione di lasciarlo lì con quel bastardo.
L’ultima cosa che gli occhi azzurri di John avevano visto, era stato il cenno d’assenso di Russell, mentre svaniva insieme a Cara e gli altri ragazzi che afferravano gli uomini rimanenti dell’Ultra, portandoli in qualche vicolo lontano, prima di abbandonarli lì con un nuovo salto nel teletrasporto.
Rimasto solo con Jedikiah, il resto era venuto da sé.
Il sottile sorriso storto dell’uomo, le sue battute, i suoi “son” ed in pochi minuti il corpo del più giovane gli era addosso, schiacciandolo sotto di sé, solo per veder rovesciare le posizioni e ritrovarsi a sbattere con violenza la schiena contro il terreno, in un colpo che lo privò di tutto l’ossigeno.
«Mi sono sempre chiesto che cosa ci trovassi in quella ragazza, John.» la voce di Jedikiah proveniva da così vicino che John ebbe la netta sensazione di starla respirando insieme a quella poca aria che i polmoni riuscirono a recuperare, mentre le mani si aggrappavano alle spalle dell'uomo, strattonando la giacca stropicciata dalla foga «Ma penso che sia per il piacere di prendere ordini da qualcuno.»
«Ora come ora dovresti preoccuparti solo del fatto che hai a che fare con l’unico Tomorrow che può uccidere.»
«Uh, ora sono spaventato.»
John serrò i denti, si sentiva ringhiare, si sentiva esplodere, come un animale affamato, che da troppo tempo viene provocato e istigato all’attacco. Lo strattonò ancora, piantandogli le unghie alla base del collo, sfilacciando la stoffa della giacca e graffiando il colletto della camicia e poi il mondo iniziò a ruotare al contrario, distorcendosi.
La bocca si era ritrovata contro quella di Jedikiah, in un bacio che era in realtà fatto di morsi e di gemiti rochi, che non sapeva da chi fosse iniziato.
Inarcò la schiena, cercò con il ginocchio di colpire il fianco dell’uomo, ma l’unica cosa che ottenne furono le sue dita strette più forte al proprio collo, che lo sollevavano e lo risbattevano a terra, sciogliendo il bacio.
Rimase immobile, rintronato per la testa sbattuta.
«Sei… sempre stato un figlio di puttana…» sibilò, leccandosi le labbra. C’era il sapore di Jedikiah sulla bocca, il suo sangue e il suo odore. E avere il suo corpo seduto sopra di sé, che lo bloccava in quella posizione, non aiutò la ricerca di lucidità.
«Così mi ferisci, son
«Fanculo. Non sono tuo figlio.»
Jedikiah assaporò la sua frase ed il tono basso e roco.
«No, infatti.» per la prima volta ne apparve soddisfatto, mentre si incurvava verso di lui a strappargli un altro bacio che John gli concesse.
Le mani di entrambi si mossero ancora, più esagitate quelle del ragazzo, nel tirare la giacca, abbassandogliela sulle braccia e far saltare i bottoni della camicia in strattoni urgenti; più ponderate quelle dell’uomo che avevano slacciato l’unico bottone di jeans di John, abbassando la lampo per aprirli sulla maglia e arrotolarne l’orlo sull’addome, prima di sfilargliela. I respiri erano già pesanti, l’aria già calda e quando la pelle nuda si strofinò contro altra pelle nuda, il desiderio che avevano accumulato per anni, colò come acido a corrodere quel che rimaneva dei loro freni inibitori.
Le sensazioni di John si fecero confuse, mischiate a quelle di Jedikiah, avvolto non solo dalle sue mani, dal suo corpo e dalla sua bocca che mordeva ogni punto a cui riusciva ad accedere, lasciandogli marchi di sé con gelosa prepotenza; c'erano anche i suoi pensieri, in quell'unione violenta che aveva visto l'uomo come l'elegante predatore che era sempre stato e John… oh, John era stata da sempre la preda prediletta, se un tempo era docile ed obbediente, ora era diventata ribelle e aveva scalpitato sotto le sue spinte, lottando fino alla fine solo per non dargli soddisfazione. Fino all'amplesso, fino a perdere i contorni di se stesso e unirli a quelli di Jedikiah, sentendo la sua voce bassa che bisbigliava il proprio nome solo nella testa, senza il coraggio di farlo diventare davvero suono.
Mi appartieni, John.
Era stato l'ultimo pensiero che la telepatia del più giovane aveva captato, poi la barriera del capo degli Ultra lo aveva di nuovo sbattuto fuori.

«Questo non cambia niente.» la voce era stata quella di John, ma la frase apparteneva a Jedikiah.
Recuperò la propria maglia, infilandola con lucida lentezza, coprendo un livido alla volta, un morso alla volta, di quelli che l'uomo gli aveva lasciato.
«Ne sei convinto?»
Jedikiah non rispose, occupato a risistemarsi gli abiti alla bene meglio, finse di non averlo sentito o non aver capito quanto a fondo nella sua testa fosse andato, quanti pensieri che aveva voluto nascondergli, quel ragazzo gli aveva letto.
E, quando fu pronto a parlare, era ormai troppo tardi.
John saltò ed il suo corpo si annientò nell'aria, svanendo.
 
 
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