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25 January 2014 @ 10:52 pm
[Supernatural] The room of the compass rose  
Characters: Sam Winchester; Dean Winchester; Castiel;
Rating: PG
Genre: Avventura
Words: 1.607
Warning: AU
Prompt: Rosa dei Venti
Note: E' la fic più brutta e più stupida che abbia mai scritto. E' tutta la settimana che la cancello, la riscrivo e la cancello e, alla fine, quasi mi vergogno a pubblicarla, ma meglio di così, davvero, non mi veniva.
Disclaimers: I personaggi di Supernatural appartengono a chi di diritto, l'ambient di Harry Potter appartiene a J. K. Rowling.
Scritta per la Missione 2 del Cowt-4 @ maridichallenge


Prima di superare la porta di legno che non avrebbe dovuto condurli in quella stanza, Dean gli ha detto che si sarebbero scritti libri su di loro: "Le avventure dei fratelli Winchester". Non gli ha creduto – non lo fa mai, quando spara questo genere di sboronate, molto più adatte alla sua casata che a quella del ravenclaw – ma sono settimane che non vede suo fratello così su di giri, con quella luce particolare negli occhi e accettare di seguirlo, anche se di malincuore, gli è sembrata la cosa più giusta da fare. È fatto per l'azione Dean Winchester, per correre rischi, buttarsi nel pericolo e…
«Eolo, a cuccia!»
…urlare contro otto maledetti bambini che, da più di mezz'ora stanno facendo impazzire tre ragazzi grandi e grossi in quella che non è la Torre di Astronomia.
Avrebbe dovuto esserlo; hanno percorso di corsa le scale, attenti a non farsi trovare da prefetti ed insegnanti in ronda dopo il coprifuoco, hanno aperto la porta dell'aula, ma a circondarli hanno trovato un'enorme stanza rotonda, piena di cuscini colorati buttati ovunque, di un soffitto dipinto da nuvole temporalesche che si agitano e tuonano magicamente e dal disegno di una grossa Rosa dei Venti al centro della stanza.
Gli otto bambini erano già lì.
Li hanno guardati nel momento in cui sono entrati e, come otto piccole furie, sono corsi loro incontro, con le braccia sollevate e le manine che hanno iniziato a toccarli ovunque, alla ricerca di qualsiasi cosa, che fosse la cravatta rosso-oro di Dean, i capelli di Sam o la bacchetta di Castiel che ora vola per la stanza, lanciata dalle piccole dita delle pesti in minatura. Presto, a quella dell'hufflepuff, si sono aggiunte anche quelle dei Winchester.
I bambini ridono dei loro sforzi inutili, corrono ovunque, agitati come trottole tutte colorate – c'è chi ha capelli corvini, chi rossi, chi biondi e uno di loro li ha perfino bianchi, mentre gli occhi vertono tra l'azzurro e il grigio fosco – e soffiano. Non sarebbero così irritanti se non soffiassero tanto. Soprattutto il più piccolo di loro, con riccioli candidissimi e occhi di un chiarissimo azzurro, che deve aver preso Dean in simpatia.
«Ma porc… Tu, nanerottolo, se non la smetti di soffiare giuro che ti sculaccio da qui a Natale!» urla il gryffindor, gettandosi verso di lui con tutto il peso, nella speranza di placcarlo e recuperare la propria bacchetta.
Il piccolo si ferma a guardarlo, prende fiato e soffia.
«Oh cazzo…»
Non ha idea di come ci riescano, tutti e otto, ma ogni volta che soffiano il vento spira dalle loro bocche e quello del bambino albino è gelido, freddo e lo sbatte contro una delle montagne di cuscini, sollevando mucchi di piume d'oca che si perdono nell'aria.
«Ancora, ancora!» urla un altro bambino, dai crespi capelli neri, la pelle mulatta e gli occhi verdi.
«Se solo la smettessi di istigarli e di chiamarli come se fossero i sette nani!»
La voce di Sam giunge dalla zona dei cuscini blu e viola, in cui il ravenclaw è caduto poco dopo essere stato spazzato via da un bambino molto simile all'albino, se non avesse la pelle più scura. Sembrerebbero gemelli ma, quando li guarda bene – e non è facile visto che non stanno fermi un momento – si rende conto che tutti e otto, bene o male, si somigliano.
Otto fratelli, pensa, rialzandosi dolorante dal mucchio di cuscini che ha attutito la caduta – e lui non è neppure quello messo peggio.
Solleva gli occhi al soffitto. Nuvole bigie si accalcano attorno al lampadario che dondola dal soffitto e da cui penzola, aggrappato a fatica, Castiel.
«Resisti, Cass.» azzarda. Non è molto, ma è tutto quello che gli viene da dire in quel momento.
«Sì, Cass, appena avrò fatto il culo a questi puffi veniamo a tirarti giù.» aggiunge Dean.
«Dean, non sono nani e non sono puffi, credo che siano… Ah, attento!»
Il ravenclaw non fa tempo ad avvertirlo.
C'è una folata di vento caldo che scivola sulla guancia di Sam, quando il bambino dai capelli crespi soffia in tutta la stanza, sollevando aria calda che odora di salsedine e che è abbastanza forte da gettarli entrambi contro le pareti e far dondolare pericolosamente il lampadario.
«Questo non aiuta!» la voce di Castiel arriva troppo bassa rispetto alle folate di vento a cui si aggiungono quelle più fredde dell'albino. Uno ad uno, anche gli altri bambini iniziano a fare lo stesso, sollevando aria, correnti calde e fredde che si schiantano l'una contro l'altra, che tengono inchiodati Sam e Dean al muro, schiacciandoli sotto la forza del vento, rubando loro ossigeno e dando vita a piccoli tornado che vorticano verso l'alto, ingoiando cuscini e piume d'oca.
«Cass… reggiti forte…» È tutto quello che riesce ad articolare Dean, con il poco fiato che racimola dalla bocca spalancata.
«Non… posso…»
I muscoli delle braccia di Castiel gemono di dolore ad ogni dondolio, le dita sono strette con forza intorno alle curve del lampadario ed il resto del corpo è un peso che non sa per quanto ancora potrà sostenere. Non è l'abitudine che gli manca, volare è nei suoi geni, lo ha scoperto nel momento in cui ha preso in mano una scopa per la prima volta e per ore è rimasto tra le nuvole, aggrappato al manico a farsi sferzare il volto dal vento e a guardare il mondo dall'alto. Ha volato anche con il maltempo, ma mai con un tornado alle calcagna ed ora ne ha ben due che si dirigono contro il soffitto.
«Fe-fermatevi…»
L'implorazione di Sam rimane inascoltata, mentre lui e Dean cercano di staccarsi dalla parete, per poter andare a recuperare le bacchette che i bambini hanno lasciato cadere ai loro piedi.
«Sammy!» urla Dean. Non ha un vero motivo per farlo, sono entrambi in pericolo, ma il suo nome tra le labbra è istintivo e gli occhi lo cercano, così come la propria mano che vorrebbe tendersi verso di lui.
Quando il fratello ricambia lo sguardo, un sorriso sghembo sta piegando le labbra del Gryffindor.
«Adesso sarebbe un... buon momento per un'idea geniale, corvaccio
Sam lo guarda allucinato. Dean e l'arroganza gryffindor è qualcosa che, ormai, dovrebbe aspettarsi in qualsiasi momento.
Eppure una parte di sé è più sollevata, il cervello più attivo, libero dal timore che possa davvero accadere il peggio.
«E, secondo te, come possiamo contrastare Maestrale e i suoi amichetti, senza bacchette?»
Basta quello, in realtà. Una sola frase.
E i bambini smettono all'istante di soffiare, mentre il vento si cheta e i due ragazzi cadono a terra, con un tonfo sordo.
Quando Sam solleva il capo, il bambino dai capelli bianchi e la pelle scura gli è di fronte e lo guarda con occhi che sembrano essere diventati più grandi e più curiosi. Reclina il capo e sbatte le ciglia, finalmente fermo.
«Che… che diavolo è successo?» domanda Dean, sollevandosi a propria volta, guardandosi intorno stranito.
«Ehm…» fa invece Castiel, con un colpo di tosse che attira l'attenzione del gryffindor.
«Oh, giusto.» si affretta a recuperare la bacchetta, puntandola con un gesto fluido verso l'hufflepuff «Ascendo.»
Si possono dire in salvo. Forse. Non ne è molto sicuro, ma Sam avanza verso il bambino e si inginocchia di fronte a lui, con un sorriso gentile e la mano che tocca una delle punte della Rosa dei Venti disegnata sul pavimento.
«Sei uno dei Venti, vero?» domanda.
Il bambino annuisce.
«Maestrale?»
Il bambino annuisce di nuovo e, gli altri sette, curiosi, gli si avvicinano, accerchiando il ravenclaw e guardandolo in attesa, come se non aspettassero altro che di sentirlo pronunciare anche i loro nomi.
«Uhm… Scirocco…» tenta, indicando il piccolo dai capelli bianchi e gli occhi azzurri «Ostro.» continua, indicando il bimbo dai capelli corvini e, girandosi, per puntare l'indice su ognuno di loro, cerca di ricordare i nomi degli otto venti che compongono la Rosa, aiutandosi con occhiate lanciate al disegno in terra, ricordando di averlo visto in uno dei tanti libri che ha letto dalla biblioteca.
Li indovina tutti, uno per uno, venti freddi, caldi, correnti artiche, africane e brezze marine ed ogni volta i bambini sorridono ed annuiscono.
Alla fine si lascia andare ad un sospiro di sollievo.
Sono vivi, il che è una buona notizia, ma non ha davvero idea del perché.
Poi, uno per uno, i bambini si dispongono sulle punte della Rosa, ritrovano il loro posto e chiudono gli occhi, svanendo come se non fossero mai esistiti, lasciando traccia soltanto nel pavimento su cui viene inciso il nome del vento a cui appartengono.
«Tutto qui?» domanda Dean, fuori luogo come al solito «Otto hobbit quasi ci fanno fuori e poi arriva Mamma Sam che li chiama per nome e fine della storia?»
Sam rotea gli occhi al soffitto, dove le nuvole sono scomparse, lasciando un intonaco azzurrino.
«Un semplice grazie sarebbe stato più che apprezzato, Dean.» sbuffa, per poi guardare Castiel «Tutto bene?»
L'hufflepuff si massaggia i gomiti e le braccia, prima di rispondere. Non c'è parte di lui che non sia indolenzita.
«Credo di sì, ma per un po' preferirei non finire più nei guai.»
Sam ride, annuendo, e Dean scuote il capo, cercando di spintonarli entrambi verso quella che, spera, sia l'uscita dalla stanza, nella speranza che la Rosa dei Venti e i suoi… beh, qualsiasi cosa siano, non si risveglino tanto presto.
«A proposito, ricordatemi ancora una volta perché diavolo ci sono quei cosi nella Torre d'Astronomia.»
«Veramente penso che il preside abbia collegato una passaporte all'ingresso dell'aula, per questo hanno cancellato le lezioni questa settimana.»
«Avrebbe potuto dirlo subito.»
«Avresti potuto ascoltare per una volta quando i professori dicono "La Torre è interdetta per una settimana, ordini del Preside, da domani le lezioni saranno sospese".»
Dean si stringe nelle spalle, gli scocca un occhiolino e, insieme a Castiel, spingono di nuovo la porta che li ha condotti lì, nella speranza di tornare ad Hogwarts e non venire scoperti dai rispettivi capocasata.
Perlomeno se la sono cavata, ancora una volta.
 
 
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