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22 January 2014 @ 11:42 pm
[Supernatural] Ohana means family  
Characters: Castiel; Sam Winchester; Dean Winchester;
Pairing: pre-sastiel
Rating: PG
Genre: Fluff; Introspettiva;
Words: 1.176
Warning: Slash; A/U {hogwarts!verse};
Prompt: Mare
Note: Finalmente mi sono data anche io alla hogwarts!verse. Non sono una gran fan dell'A/U, ma l'ambient di Harry Potter è una calamita a cui non posso resistere e Dean gryffindor è perfetto, Sam ravenclaw ha vinto su Sam-slytherin (?) e Castiel hufflepuff è il fluff fatto tassofesso. Sì, insomma, ci siamo capiti.
La coppia è, di nuovo (e per sempre), una sastiel tendente vagamente alla wincestiel, ma anche no. Perché? Perché è la mia OTP e fottesega di chi invece la odia. Perché dopo la 9x11 che urla sastiel da tutti i pori, posso fare quello che voglio con una carica in più e anche con il benestare di un abbraccio tra Sam e Castiel. Perchè sì e basta. Se non vi piace, il pulsantino all'angolo in alto a destra, vi permetterà di chiudere la pagina, andate con Dio.
Disclaimers: I personaggi di Supernatural appartengono a chi di diritto, l'ambient di Harry Potter appartiene a J. K. Rowling.
Scritta per l'attacco a Leucothea del Cowt-4 @ maridichallenge


Ohana means family
{ and family means lot in every language }

Erano bambini la prima volta in cui l'hanno visto, in uno dei tanti week-end all'insegna delle stramberie babbane che Castiel ha sempre faticato a capire e che Sam, invece, ha sempre trovato affascinanti – è straordinario il modo in cui i babbani riescano a condurre una vita più che rispettabile, affidandosi alla scienza, alla matematica, al loro ingegno e alle sole forze umane.

Per settimane, sono andati avanti a ripeterne le battute, ormai imparate a memoria, ridendo ad ogni "Stitch no cattivo… Stitch coccoloso!" e "Cia-cia-ciaaaaooo" rantolati, con cui salutavano un sempre più perplesso Dean. C'è stato un momento in cui il maggiore dei Winchester ha pensato seriamente di farli ricoverare al San Mungo, in un qualche reparto per i malati mentali, ma dopo un po' anche la fase dei cartoni Disney è stata superata.

Ora sono cresciuti, Castiel frequenta l'ultimo anno ed Hogwarts non gli è mai sembrata così lontana come in questo momento; solo, in un mare di facce sconosciute, si sente affondare tra ondate fatte di gomiti che lo colpiscono e spalle che lo spintonano. La Londra babbana è un mondo a lui ignoto, un oceano d'asfalto che lo sta spingendo a largo e in cui non avrebbe mai pensato di poter metter piede così presto.

Ti piacerà. Ha buttato lì Dean, con una scrollata di spalle e una pacca sulla schiena.

Un po' ti assomiglia. Gli ha detto Sam, nel modo gentile con cui sa convincere chiunque a muovere un passo dopo l'altro. Lo ha spinto oltre il confine che separa il mondo da tutto il resto.

E Castiel gli ha creduto, lo ha seguito, ha camminato per le strade, guardato le vetrine dagli oggetti immobili, letto riviste dalle foto inanimate e, senza rendersene conto, è stato trascinato dalla marea della propria curiosità che, poco alla volta, lo ha allontanato dai due ragazzi.

«Permesso… scusate… permesso…» Si sente affogare in quella folla che lo ha ingoiato e che lo schiaccia, togliendogli il respiro e lasciandogli lividi al di sotto della divisa giallo-oro. Ogni sforzo per uscire da quei mulinelli di braccia e gambe che lo respingono indietro, è così inutile che inizia a temere di star diventando invisibile.

Lo è stato un tempo, è stato invisibile per molti e la vittima prediletta per alcuni. Solo al secondo anno, quando Dean Winchester lo ha difeso e Sam, più piccolo di loro di un anno, ha teso la mano verso di lui, si è sentito notato per la prima volta.

In che cosa mi somiglia? Avrebbe dovuto chiederlo a Sam. Avrebbe dovuto chiedergli anche una cartina o, quantomeno, stare più attento durante il percorso del nottetempo babbano (muovendosi di giorno, è quasi certo che non possa chiamarsi nottetempo, ma è scarso in babbanologia e non riuscirebbe a distinguere un autobus da un tostapane) che li ha condotti fino al ponte di Westminster.

Se alza gli occhi può vedere il Big Ben in lontananza e le lancette dell'orologio sulla torre che segnano le nove e venti.

Agita le braccia, cercando di farsi spazio e guadagnare qualche passo in quella direzione e continua a tenere lo sguardo verso l'alto, sperando di vedere svettare una torre ben diversa. Un faro, dai colori blu-rame, gli occhi verde-ambra, i sorrisi dalle mille sfumature e che in un anno soltanto ha superato in altezza l'hufflepuff e perfino Dean.

«Sam!» urla il suo nome del più giovane, ma la voce di Castiel viene ingoiata da altre decine di voci che gli danzano intorno, dai rumori della strada, dei clacson di auto straordinariamente veloci, per non essere magiche, e di piedi che calpestano anche i suoi.

È in questo momento che gli torna alla mente quel week-end di cinque estati fa, quando, appollaiati nel divano di Casa Winchester, con il profumo di pop-corn dolce (Sam gli ha insegnato come prepararli, ma preferisce usare il metodo di Dean: un Incendio e via; lo ritiene molto meno pericoloso di un micro-onde!), hanno visto per la prima volta Lilo & Stitch.

Si sente esattamente come il piccolo alieno blu: piccolo, alieno e, forse non esattamente blu, ma anche lo fosse è sicuro che nessuno lo noterebbe. Nessuno si fermerebbe per lui.

«Perso…» mormora, in un sospiro amaro che gli rimane mozzato a metà quando l'ennesima gomitata lo spintona contro un lampione a cui si aggrappa, appena in tempo per evitare di cadere. Lentamente si fa scivolare sul marciapiedi, seduto ai piedi del lampione, con le ginocchia al petto e le braccia a circondarle.

Se i suoi compagni di squadra venissero a sapere quanto si stia dimostrando incapace nel trovare una stanga come Sam – o un gryffindor come Dean, che è impossibile passi inosservato – si vergognerebbero di averlo come Cercatore titolare.

I rintocchi del Big Ben riempiono la piazza e Castiel inizia a temere che i due ragazzi siano ormai ritornati al Ministero della Magia, appena in tempo per l'appello a fine giornata per i maghi tirocinanti.

Ma è la voce di Dean ad urlare per prima  il suo nome, un «Cass!» ruggito a pieni polmoni, che viene accompagnato dal tipico «Sonofabitch» del gryffindor.

«Eccoti, finalmente. Ma si può sapere che cosa ci fai qui seduto?» Sam segue, ovviamente, e la sua domanda è preoccupata quanto lo sguardo, mentre, come la prima volta – e tante altre a venire – gli tende la mano, per aiutarlo ad alzarsi.

Quando le dita si stringono in quelle lunghe del ravenclaw, Castiel gli sorride, incassando la testa tra le spalle, mentre la mano di Dean gli scompiglia ruvidamente i capelli, per poi tirargli una schicchera amichevole alla fronte e chiamarlo "Stupido". Lo preferisce ai tassofesso, degli slytherin, suona più affettuoso.

«Credevo vi foste dimenticati di me e foste già tornati indietro…» il bisbiglio è sottile, imbarazzato.
Sam e Dean devono tendere le orecchie per riuscire a sentirlo.

«E lasciarti da solo con questi squali babbani?» domanda il Cercatore rosso-oro, indicando con un cenno del capo qualcuno dei passanti che tira distratte occhiate in loro direzione.

Sam gli sorride e Castiel ha notato che lo fa spesso, sorridergli, non nel modo in cui sorride a Dean – sa che tra loro c'è un legame speciale che va oltre al fatto di essere fratelli – ma trova ugualmente che i suoi sorrisi siano caldi. Belli.
Si china verso di lui, poggiando con finta casualità la fronte contro la sua, mescolando la frangia castana con quella più scompigliata e corvina dell'hufflepuff.

«Ohana.» gli sussurra soltanto.

«E tu da quando ti sei dato agli insulti in giapponese?» si intromette il fratello.

Sam scuote il capo.

«E' hawaiano e posso assicurarti che non si tratta di un insulto, Dean.» spiega, mentre si ritira dritto

«Quindi?»

«Quindi cosa?»

«Che vuol dire?»

Sam risponde con un sorrisetto furbo, un po' troppo saccente e che merita una sberla dietro la nuca da parte di Dean e un «Bitch.»

«Jerk.» sibila il più piccolo.

La mano, ancora in quella di Castiel, inizia a tirarlo piano verso il fondo la fermata dell'autobus e con la coda dell'occhio ne osserva il profilo e le labbra di un rosa pallido incurvate in un sorriso.

Gli basta quello per sapere che ha capito. Che ancora, dopo tutti quegli anni, si ricorda.

Ohana significa famiglia e famiglia significa che nessuno viene abbandonato o dimenticato.
 
 
Current Mood: distresseddistressed
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