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12 January 2014 @ 12:45 am
[Supernatural] Terra Incognita  
Characters: Castiel; Sam Winchester;
Pairing: Castiel/Sam {sastiel}
Rating: Nc-17
Genre: pwp
Warning: slash
Words: 3.292
Prompt: Terra incognita
Note: La fic non ha una vera posizione nella serie, ma di sicuro è ambientata prima delle season 8 e 9 (che tanto non ho visto, ahahahah... sob) e poi non è che sia così importante, tanto è solo una pwp, quindi tanto porn e poco bg.
Lo ammetto, faccio parte di quella ristretta cerchia che preferisce l'abbreviativo Cass a Cas (non ci posso fare niente, io sento due S quando viene pronunciato e quindi le raddoppio XD). Come se non bastasse, faccio anche parte di quel fanclub italiano formato solo da una persona (me *-*") che sbava in modo indegno per la Sastiel e per bottom!Sam; questo per dire che, se non vi piace e - ma non mi dite! - preferite la Destiel, plz, non me ne frega un cazzo. Davvero. Sono felice per voi, ognuno ha il diritto di apprezzare la coppia che gli pare, detto questo, lasciatemi vivere dei miei piccoli sogni fatti di angioletti che si sbattono giganti alti due metri e andremo sicuramente d'accordo.
Ah sì, il titolo, vista la mia grande originalità, è lo stesso del prompt. Un giorno riuscirò a comprarmi un titolista!
Disclaimers: I personaggi di Supernatural appartengono a chi di diritto.
Scritta per il Cowt4 @ maridichallenge


Terra incognita.
È il corpo di Sam, sotto le mani curiose di Castiel. Procede lentamente a liberarlo dei vestiti, sbottonando i pochi bottoni allacciati della camicia e facendola scivolare lungo le braccia distese del cacciatore.
Sam è immobile, lo guarda dall'alto, con i denti affondati nel labbro inferiore e il petto che si solleva e si riabbassa nella violenza del suo respiro. C'è qualcosa di marziale nei movimenti di Castiel, nel modo in cui passa dalla camicia alla maglietta, strattonandola dai jeans e sollevando la stoffa ruvida sull'addome del ragazzo, graffiandogli la pelle con le unghie, strappandogli un gemito che Sam non ha il tempo di rigettare in gola. China il capo, richiudendo la bocca, fissando occhi blu alzati su di lui, fermi – lo guardano e aspettano un cenno, una parola o… non è sicuro, ma ha l'impressione che l'Angelo lo stia provocando.
L'idea lo eccita. Riesce a sentire il sangue iniziare a rifluire tra le gambe e il calore invadere il proprio corpo.
Si concede una boccata d'ossigeno lunga e lenta, filtrata dai denti serrati, mentre Castiel riprende da dove ha lasciato, dedicandosi alla cintura dei jeans. Le dita indugiano nello slacciarla, sfiorano la lampo ancora alzata, ridisegnano con calcolata distrazione la curva dell'inguine e rendono il respiro di Sam sempre un po' più pesante, sempre un po' più difficile.
Dannazione.
«Posso fermarmi, se è quello che desideri, Sam.»
Nella sua testa si accavallano i "sì" e i "no", le ragioni per fermarlo e quelle per implorarlo di continuare, che sembrano avere la meglio.
Non parla, è sicuro che se lo facesse la propria voce lo tradirebbe e, anche se arrivati a questo punto, tornare indietro gli sembra impossibile, vuole sapere fin dove si spingerà l'Angelo. O, forse, vuole solo che lo tocchi ancora, di più.
«D'accordo.» mormora Castiel, in un tono roco, basso ed eccitante «Allora proseguirò.»
«Mhm.» doveva uscire come un suono piatto, invece si trasforma in un gemito e l'Angelo solleva l'angolo destro delle labbra in quello che somiglia vagamente – e con molta fantasia – ad un sorriso.
Sam rimane a fissarlo a lungo, troppo e, come qualche minuto prima, Castiel aspetta che il suo sguardo si distolga, colpevole, per poi fargli notare senza il minimo tatto che:
«Mi stavi fissando.»
Cazzo.
«Ancora.»
«Non…» mentire sarebbe stupido, anche se è il modo in cui si sente ora il cacciatore. Colpito, affondato e stupido, maledettamente stupido. Fargli capire quello che prova per lui non è stata la più intelligente delle sue mosse e non ha nemmeno la scusa di essere ubriaco e di aver dato solo aria alla bocca.
«Scusa.» è tutto ciò che gli viene in mente in un suono patetico e realmente dispiaciuto.
Castiel sfila la cintura dai passanti, la schiocca a terra e reclina il capo davanti al corpo mezzo nudo del più alto.
«Non ho detto di trovarlo fastidioso.» risponde.
Non è la frase in sé, è il suo sguardo a confondere Sam, la malizia che intravede tra le scaglie più scure degli occhi e la lingua che passa sulle labbra, facendole diventare più lucide, di un rosa liquido sotto la luce artificiale della lampada del motel.
Sono arrivati da quindici minuti e c'è voluto ancor meno perché l'altro lo mettesse con le spalle al muro. Figurativamente. Si trovano entrambi al centro della stanza, di fronte ai due letti spinti contro la parete, con una finestra senza tende sulla sinistra che riflette il corpo di Sam, troppo alto rispetto a quello dell'Angelo. Eppure, nonostante la differenza d'altezza, è lui quello in soggezione. Sempre. Fin dalla prima volta in cui ha teso la mano verso di lui, per poi arrivare a quindici minuti prima, in quel motel, in quella stanza, con Dean che ha pensato bene di fare un salto al bar lì vicino e lui che si è ritrovato da solo con Castiel e nessuna ricerca a tenergli la mente occupata.

{ Sam. Mi stai fissando. }
{ Cosa? No, io non… }
{ Non è la prima volta. Dean ha detto che avrei dovuto chiedere direttamente a te. }
{ Senti, davvero non è come… aspetta… Che c'entra Dean? }
{ Gli ho detto che, ogni volta che mi guardi, ho voglia di... uhm… fare come in quel film. }
{ Quel film… porno? }
{ Sì. }
{ Nel senso che vuoi… sculacciarmi? }
{ Anche. }
{ Ok… err… magari ne riparliamo un'altra volta, d'accordo? Non credo che sia… }
{ Ti dispiacerebbe così tanto? }
{ Cass, davvero, non è… }
{ Vorrei anche spogliarti, guardare il tuo corpo, modellarlo sotto le mie mani. }
{ … }
{ E poi sentirlo muovere sotto il mio. }
{ … }
{ È un problema? }
{ No… sì… cioè… ehm… sotto il tuo? }
{ Non credi che possa piacerti? }
{ Diciamo che non è esattamente il mio stile, you know? }
{ No, non lo so. Ma posso insegnarti. }
{ Cass, con tutto il rispetto, sei tu quello vergine. Dubito che tu possa insegnare qualcosa in quel campo. }
{ Mi sono documentato. }
{ …oh… }
{ Credi di potermi lasciare fare? }
{ … }
{ Sam, permettimi di esplorare il tuo corpo e di darti piacere. }
{ Dio, Cass… }
{ E se nominerai ancora il nome di mio Padre invano, dovrò davvero sculacciarti. }
{ Scusa… }

Le gambe di Sam hanno un fremito quando Castiel slaccia i jeans, conducendoli personalmente fino ai piedi, a cui si inginocchia, rimanendo con il volto troppo vicino ai boxer scuri del ragazzo. Non c'è quasi più nulla a nascondere l'erezione gonfia che l'Angelo solletica con il proprio respiro, prima di spalancare la bocca contro la stoffa, stuzzicarla con i denti e bagnandola di saliva.
«Oh, Go..» Sam geme, mordendosi la lingua appena in tempo.
«Sam, vuoi già essere punito?»
Crede di essere arrossito ed è questo a metterlo in imbarazzo, non la domanda di Castiel – che, comunque non aiuta – o la sua bocca, che torna a leccare il rigonfiamento sotto i boxer, sentendolo crescere sotto la propria lingua.
L'Angelo ne arpiona l'elastico e, con strattoni lenti, li abbassa. Gli fa segno di sollevare i piedi uno dopo l'altro, per poterlo spogliare completamente, finalmente libero di poter ammirare il suo corpo nudo, segnato da cicatrici che raccontano la sua storia e marchiato dal tatuaggio antipossessione.
Sam si sente nudo – in un modo che non c'entra nulla con il non avere abiti addosso – davanti al suo sguardo avido; cerca di mantenere il sangue freddo, che ora gli manca, e di non far cedere le ginocchia, anche se preferirebbe sedersi, nascondersi sotto le coperte o, in alternativa, poter spogliare anche l'altro.
«Cass…» basta un nome e quattro lettere per mostrare la nota eccitata della sua voce «Non pensi che dovresti spogliarti a tua volta?»
«No.»
Non era la risposta che sperava di ottenere, ma annuisce, ritrovandosi inconsciamente ad accettare che sia lui ad avere il controllo.
Le dita di Castiel sono sottili, ma la presa è salda e si arpiona alle anche di Sam, affondando le unghie nella carne, tracciando segni del suo passaggio, mentre si rialza, strusciandogli addosso con gli abiti sulla sua pelle calda. Si fa di un passo indietro, ma le mani non si staccano dall'umano. Passano sui fianchi, in una carezza pesante, diversa da tutte quelle a cui è stato abituato il più giovane – fatte di dita più piccole e femminili, di tocchi più gentili e delicati. Le mani di Castiel sono lisce, perfette, ma abituate a tenere una spada, combattere e uccidere in nome di suo Padre. Le mani di Castiel sono forti e, quando lo spingono senza troppe cerimonie verso il letto, Sam non si aspetta tutta quella forza.
Non oppone resistenza, indietreggia e cade sdraiato sul materasso di uno dei letti.
L'Angelo lo guarda dall'alto, il mento sollevato, le braccia distese lungo i fianchi, in una posa severa.
Passa un'eternità prima che decida di spogliarsi del trench coat e sfilare la cravatta. È lento in ogni movimento, dotato di un'eleganza virile, ma qualcosa nella rigidezza dei muscoli suggerisce che si stia solo trattenendo; prende tempo prima di esplorare la terra sconosciuta che è il corpo di Sam, scoprirne ogni punto sensibile, cibarsene pezzo dopo pezzo e, infine, incidervi il proprio nome.
Quando il primo ginocchio si poggia al materasso, il cacciatore – la preda? – si tira completamente indietro.
Lo risale, gattonandogli sopra al ritmo del respiro veloce del più giovane. La sua schiena si inarca, solleva il bassoventre e l'erezione strofina contro i pantaloni di Castiel, dandogli una scarica di piacere che non gli basta.
«Cass…» la supplica si perde nel gemito che gli spalanca la bocca, quando l'Angelo raccoglie tra le dita la sua erezione.
«Sam?»
«Ti… ti prego…» articola, gettando le braccia verso di lui, con il bisogno di strappargli i vestiti, di ribaltare le posizioni e poi affondare in lui, mentre divora la sua bocca. Ma, prima che possa toccarlo realmente, i polsi gli vengono bloccati uno dopo l'altro dalle dita dell'Angelo e gli ci vuole poco – troppo poco – per riuscire a sbatterli contro la testiera del letto.
«Devi lasciar fare a me. Ricordi, Sam?»
Che cos'è, ironia, nella voce di Castiel?
«Sì, ma…»
«Non costringermi a legarti.»
«Oh c'mon, Cass.»
Cerca invano di liberare i polsi, ma è una lotta impari e nemmeno la stazza maggiore di un Winchester può qualcosa, contro la forza fisica degli angeli.
«Sam.»
Il suo nome, tra le labbra screpolate dell'Angelo, suona come un'ammonizione. Ma c'è anche altro che arriva in ritardo all'udito del più giovane e, nonostante il verso di disappunto masticato tra i denti, si convince ad afferrare la sbarra lucida della testiera, mentre Castiel torna a toccarlo.
La sua carezza tra le gambe segue un ritmo tutto suo, che è fatto della corrente dei pensieri incoerenti che iniziano ad inondare la testa dell'Angelo e della sua grazia che inizia a pulsare intorno al corpo, in una luce bianca. Gioca con lui, con i brividi di piacere e il pulsare dell'erezione tra le sue dita, muovendole lungo l'asta turgida sempre un po' più veloce, solo per poi rallentare e sorridere dei grugniti indistinti di Sam e dei suoi «Cass… Cass… ti prego…» che si fanno meno comprensibili, più ansimati.
L'altra mano risale lungo l'addome. I muscoli del cacciatore sono tesi, le vene gonfie, trema e sussulta sotto le sue dita, chiude gli occhi e poi li spalanca, liquidi e pieni di tutti quei colori che li fanno somigliare a due piccoli girasoli sbocciati in una distesa d'erba. È allora che Castiel si piega completamente su di lui, alla ricerca della sua bocca, in un bacio che comincia subito a caricarsi della sua fame.
È un bacio elettrico. Sam lo sente contro la propria lingua, catturata dai denti dell'Angelo e spinta contro la sua, la saliva si mischia, i respiri si confondono l'uno con l'altro e il proprio corpo viene attraversato da piccole scossette che ne fanno guizzare i muscoli e gli strappano gemiti soffocati.
Castiel lo morde, lo lecca, ne succhia le labbra e poi torna a baciarlo, senza tregua, graffiandogli il petto; spinge il bacino contro il suo, sentendo l'erezione strofinare contro i propri pantaloni, ormai troppo stretti. Fanno male in un modo che non credeva potesse essere così piacevole, ma che non è sicuro di poter sopportare ancora, anche se non riesce a staccarsi dalla bocca di Sam e la propria lingua vaga contro i suoi denti e il suo palato, eccitato dai suoi gemiti e dal modo in cui il suo corpo si solleva e si riabbassa, trema e si scuote, sotto il proprio.
«Ca-Cass… che…» articola male, il ragazzo. Boccheggia, voltando il viso di lato, arrossato e infastidito dai capelli spettinati che gli rigano la fronte «C'è… qualcosa che…» Spalanca la bocca, in un urlo muto e le dita si stringono disperatamente contro la testiera, senza sapere come resistere a quell'ondata di piacere bollente che continua ad invadere il suo corpo.
Non sono le dita di Castiel o il suo corpo che gli sta addosso, la sua bocca che ha trovato la propria gola e la tortura con morsi urgenti che gli annebbiano la mente; c'è qualcos'altro. E, quando Sam china il capo in avanti, il cuore gli sembra scoppiare.
È la prima volta che le vede –vedere, tuttavia, non è il verbo corretto -, sono immense, traslucide e, ogni volta che lo sfiorano, lo pizzicano con la Grazia che le irradia e che sembra volersi fondere anche con il suo corpo. Sono le ali di Castiel.
«Cass, le tue ali…» mormora.
L'Angelo si ferma. Per un attimo è confuso, non si rende subito conto di averle materializzate in quel piano. Si solleva sulle ginocchia, sollevandole completamente dietro la schiena, spalancandole a riempire l'intera stanza della loro presenza, facendo scoppiettare la lampadina.
Nudo e sdraiato in quel letto, con gli occhi pieni del corpo di Jimmy Novak e della magnificenza di Castiel, Sam si sente minuscolo.
«Perdonami, non mi ero reso conto.»
«No, non le… volevo dire che mi piacciono. È… è la prima volta che le vedo. Posso toccarle?»
Questa volta c'è un vero sorriso a piegare le labbra dell'Angelo, è dolce e malizioso e tanto basta a lasciare il più giovane senza fiato.
«Lascia che siano loro a toccare te.»
A quella frase, potrebbe quasi venire. Deglutisce, annuendo più volte, ridicolo.
«Ora, girati.» gli ordina l'altro ed il suo corpo si muove da solo, scoordinato dal cervello a cui non sta più dando retta.
Si volta, con lo stomaco sul materasso e l'erezione che sfrega contro le coperte, in un bisogno di essere soddisfatta. Sente l'Angelo armeggiare con i cassetti del comodino; non fa in tempo a risollevare la testa dal cuscino, le sue mani tornano a toccarlo e le sue ali a sfiorarlo e carezzarlo in un frusciare di piume e scoppiettare di elettricità che lo lascia boccheggiante.
Non respira. I gemiti escono spezzati dalla gola, imbarazzantemente acuti e, quando sta finalmente imparando a respirare di nuovo, arriva la bocca umida dell'Angelo a disegnare scie di saliva sulla sua schiena, seguendo le cicatrici che si aprono su di lui in macchie più chiare e, poi, scivolando lungo la colonna vertebrale, mentre le mani si stringono ai suoi glutei.
«Fuck!»
Ringhia Sam, malamente, prima di gettare la faccia contro il cuscino e affondare le dita nella federa. Il dito di Castiel è umido e freddo del lubrificante che ha trovato nel cassetto, si muove tra le sue natiche, stuzzicando l'anello di muscoli della sua apertura e premendo per penetrarla.
È attento nel prepararlo, si muove dentro di lui e, poco dopo, un secondo dito lo raggiunge e poi un terzo, lo allarga, sfrega contro le pareti interne e gli strappa altri ansimi infranti contro il cuscino, mentre i suoi fianchi ondeggiano e il fondoschiena si solleva e si riabbassa sotto le dita dell'Angelo.
C'è fuoco liquido a scorrere nella gola del cacciatore, ad ogni respiro; non è più padrone dei propri pensieri, che si riempiono violentemente del corpo di Castiel piegato su di lui e della voglia di sentire la sua pelle nuda contro la propria, invece dei vestiti. Cerca di chiedere, di dire qualcosa, ma tutto quello che esce dalla bocca sono parole sconnesse e tranciate a metà, sono suppliche ed è il nome dell'Angelo ripetuto in una cantilena infinita.
La sensazione di vuoto che lo circonda quando le dita escono dal suo corpo, è qualcosa a cui non è abituato. Non fisicamente. Non così.
Una parte di lui è terrorizzata da quello che sta per accadere. Lo sa. Conosce il sesso, ma non l'ha mai fatto con un uomo e mai – neppure nei sogni erotici in cui troppe volte ha ritrovato Castiel, vestito solo del suo trench – avrebbe pensato di concedersi completamente. Il silenzio che precede lo spogliarsi di Castiel alimenta la sua paura, la sua eccitazione, il suo bisogno di averlo di nuovo vicino, ma è la pressione della sua erezione che spinge tra le proprie natiche a irrigidirlo. La sente dura e umida contro di sé, con una mano dell'Angelo che la guida verso il suo corpo e l'altra che piano carezza il suo fianco e la sua coscia in un tocco dolce.
«Puoi chiedermi di fermarmi, Sam.»
Non è sicuro che sia la voce di Jimmy resa più roca dalla presenza di Castiel, a parlargli direttamente contro l'orecchio, all'inizio gli arriva come un fischio nei timpani, un calore ardente che gli avviluppa il cuore e che solo dopo torna ad essere il suono familiare della voce dell'Angelo.
«N-no…» deglutisce, chiude gli occhi, si morde la lingua ed è il pensiero a pregare per lui, a supplicarlo in ginocchio di farlo suo e Castiel non se lo fa ripetere. Affonda nel corpo di Sam, che scotta in quell'abbraccio spasmodico di carne e lubrificante, spingendosi centimetro dopo centimetro dentro di lui, lentamente, per fare in modo che si abitui a quell'invasione.
E Sam urla contro il cuscino, lo graffia, ne lacera la fodera e si sente spaccare in due. E vorrebbe piangere e vorrebbe dirgli di smettere, fin quando, come una scintilla che dà vita alle fiamme di un incendio, tra le scariche di dolore, non percepisce anche quelle di piacere che si fanno più intense, mentre Castiel esce da lui e affonda di nuovo nel suo corpo, avanti e indietro, in una danza affannata, fatta di spinte più forti, più veloci, più feroci e della bocca dell'Angelo che dissemina il collo e la guancia di Sam di baci e di frasi che il ragazzo non capisce.
Non le sente, al di sopra dei rumori umidi dei loro corpi uniti e dei propri gemiti che riempiono la stanza e gli gonfiano il petto.
Irrequiete, le mani e le ali di Castiel si muovono sul suo corpo, stringendogli le spalle, scendendo ai fianchi, salendo al petto, sfiorandogli i capezzoli e tuffandosi tra le proprie gambe, per masturbarlo ancora. È come avere centinaia di mani addosso, di dita elettriche che lo spingono in un oceano di estasi da cui non c'è modo di risalire, può solo continuare a sprofondare e gemere e ricalcare i movimenti di Castiel e chiedere "Ancora… Di più… Cass… Dio…" e urlare quando una sculacciata ne scuote le carni e l'Angelo gli morde l'orecchio in un rimprovero silenzioso e, infine, sentire ogni cellula del proprio corpo esplodere e annebbiargli completamente il cervello. L'orgasmo lo travolge, insieme a quello di Castiel che si riversa dentro di lui in getti caldi e densi e in un ringhio dell'Angelo in cui riconosce, masticato, il proprio nome ed una frase in enochiano che non capisce.
Tutto quello che segue è bianco e nero.
Bianco per la grazia di Castiel che quasi gli brucia gli occhi, ma che viene ricacciata a forza nel corpo del suo tramite. Nero per le sue ali che calano a coprire il corpo nudo di Sam, quando esce completamente da lui e gli si sdraia accanto, abbracciandolo.
Bianco per il cervello completamente vuoto. Nero per le palpebre che cadono quando la bocca del cacciatore trova quella dell'Angelo e, la sua nuca, trova la sua spalla.
Bianco per le lenzuola. Nero per "Ti dà fastidio se stiamo ancora un po' così?", "No." ed il sonno che avvolge Sam.

Poche ore dopo, Dean li ritrova ancora sdraiati nel letto del fratello minore: il ragazzo addormentato contro il petto dell'angelo, nudo sotto il lenzuolo con cui Castiel l'ha coperto.
«Qualcuno si è dato da fare stanotte, eh.» canzonatorio, storce il naso e scuote il capo, per nulla intenzionato ad affrontare realmente l'argomento.
Castiel, ovviamente, fraintende. Reclina il capo di lato, sfiorando con il mento i capelli morbidi di Sam, respirando l'odore del suo corpo mischiato al proprio e a quello di sesso che ancora cola tra le pareti della stanza.
«Ora credo si possa dire che Sam non è più vergine.»
Dean reprime un conato di vomito, ma si ferma, riflettendo, confuso. Si volta verso l'Angelo, fa per chiedergli spiegazioni, ma quando realizza il significato della sua frase, le braccia si agito cercando di scacciare ogni dannata parola.
«Sam si è fatto… ew! Cass, sonofabitch! Ci sono dettagli che neppure io voglio sapere!»
Quando si rifugia in bagno, sbattendo la porta, l'Angelo indossa un sorriso che ha il sapore di un quieto divertimento e le braccia si stringono più forte intorno alle spalle di Sam.
 
 
Current Mood: complacentcomplacent
Current Music: Epic Rock - Invincible