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28 April 2013 @ 08:39 pm
[Team Free Folly] Dec. 21st || 11. Fight for something. Fight for nothing.  
Note inutili: Combattimenti. Ancora una volta. E, ancora una volta, avrei fatto meglio ad evitarli e narrare invece della valle degli unicorni e dei pinguini volanti, sarebbe sicuramente stato meglio, sob.
Vabbeh, intanto riesco finalmente a vedere la fine del tunnel e della fic. Forse. Se la smetto di inserire pg che ancora non ho visto scendere in campo nelle serie di Supernatural e che mi porteranno ad incasinarmi la vita in un futuro fin troppo prossimo. Sono masochista, lo so.

Dec.21st - Capitolo #11. Fight for something. Fight for nothing.
Il pugnale angelico gocciolava sangue.
Le dita di Castiel lo stringevano con tanta forza da sbiancare le nocche e sentire il dolore delle ossa in contrasto con l’elsa.
Si era tirato indietro, calpestando vernice rossa ai propri piedi e calciando per sbaglio qualche sassolino sull’asfalto, ma gli occhi continuavano a tenere fisso lo sguardo davanti a sé, su Aaren che aveva stretto la mano al proprio collo, dove il taglietto appena aperto sulla pelle aveva già smesso di sanguinare.
Aveva smesso di parlare, lei, temeva che, qualsiasi cosa avesse detto, le si sarebbe ritorta contro.
Non era certa di cosa avesse convinto l’Angelo a non ucciderla, ma qualsiasi cosa fosse stata era grata di aver guadagnato qualche altro giorno di vita.
Castiel si fece cupo.
C’erano ombre che frusciavano intorno a loro, bisbigli nella notte e, si rese conto, troppi corvi.
«Sono arrivati.» mormorò.
«C-chi?» trovò il coraggio di chiedere la ragazza.
L’Angelo tornò a fissarla.
«Ho deciso di darti la mia fiducia, ma se dovessi tradirla, la mia lama non si fermerà la prossima volta.»
Aaren tremò, avendo appena la forza di annuire.
Di colpo il silenzio della notte venne rotto dal tonare di Benny.
“A terra!” sentirono urlare ed entrambi corsero in direzione della casa.

Lo schianto era stato improvviso e violento.
Benny aveva avuto appena il tempo di trascinare indietro la carrozzella di Bobby con una mano e circondare la vita di Freyja con l’altro, tirandola a sé per offrire la propria schiena come riparo ai due.
L’onda d’urto era riuscita comunque a sbalzarli tutti contro la parete opposta e una pioggia di piume nere e vetri infranti li travolse.
«Shit!» ringhiò il Vampiro, sentendo gli abiti e la pelle lacerarsi sotto le piccole lame di vetro.
D’istinto la dentatura vampirica iniziò a snudarsi su quella umana e gli ci volle qualche secondo per riprendere lucidità, incrociando lo sguardo azzurro di Freyja, sotto di lui.
«Che cos’è stato?» domandò lei, con il cuore in gola «Stai bene?»
«Sto una favola.» grugnì con un mezzo ghigno, rimettendosi in piedi e trascinando nel gesto anche la ragazza «Mister Simpatia, invece?»
Bobby, caduto malamente dalla sedia, li guardava addossato alla parete, agitando il coltellaccio che era riuscito a tenere nella propria mano.
«A te cosa sembra? Sto come una rosa.»
«Felice di sentirlo.» commentò, per poi voltarsi verso la portafinestra, completamente distrutta «Vivi anche voi due?»
Riversi a terra, con le braccia di Dean intorno al corpo di Nicole, chiusa a riccio contro di lui, i due mugugnarono qualche verso indistinto che si fece più comprensibile soltanto una volta che il cacciatore tornò a muoversi.
«Che cazzo è successo?! Da dove sono usciti quei corvi?!» ruggì, mettendosi in piedi e scrollandosi dalle spalle qualche piuma nera e cenere, arrivata da chissà dove. Guardò apprensivo la ragazza ancora a terra, più lenta di lui nel reagire perché ancora stordita da quello che aveva visto e sentito: tra lo sbattere di ali in quella marea nera di corvi ed il loro gracchiare, era sicura di aver sentito una voce femminile che le aveva ricordato casa. La sua. Il suo mondo.
«Nicole!»
Si accorse che Dean la stava chiamando già da un po'.
«Stai bene? Non sei ferita, vero?» le chiese il cacciatore, nonostante le avesse già posato le mani alle spalle, per controllare personalmente che non ci fossero ferite aperte sul suo corpo.
Lei scosse il capo.
«Sto bene, mi è solo sembrato di... Oh no...»
«Cosa?»
«Il sacchetto.»
«Che sacchetto?»
Nicole si guardò le mani, cercò nelle tasche e occhieggiò la veranda, in quell'oceano di vetro e piume che ricopriva la pavimentazione.
«Non ho più il sacchetto che mi aveva dato Donna Sòfia.»
«Mi piange il cuore essere sempre io a dovervi interrompere, piccioncini, ma sta arrivando!»
Benny aveva perso tempo a caricarsi sulla spalla Bobby, risistemandolo sulla sedia a rotelle che aveva spinto verso la cucina, così che potesse rimanere nascosto e al sicuro. Aveva dovuto contrastare i suoi “Smetti di decidere per me, sono abbastanza vecchio da poter essere tuo padre!” e ribattere con “Lo sai che saresti solo un peso per noi, quindi finiscila di lamentarti e, per inciso, sono abbastanza vecchio da poter essere tuo nonno!”, ma alla fine l'aveva avuta vinta ed era uscito sulla veranda, insieme a Freyja.
Dean guardò verso il cortile della casa.
L'uomo che aveva visto prima dell'attacco dei corvi stava ancora avanzando lentamente, sembrava muoversi a rallentatore, come se fosse pronto a dar loro tutto il vantaggio che desideravano. La cosa non lo rassicurò affatto.
«Chi diavolo è quel bastardo per riuscire a mandarci contro tutti quei corvi?!» chiese, mettendo mano alla Taurus infilata nella cintura dietro la schiena.
Benny scroccò il collo e le dita.
«I corvi non sono i suoi.»
Era stato strano il tono con cui l'aveva detto, c'era stata una sfumatura diversa dal solito, quasi di rammarico ad arricchirne l'accento della Louisiana e Freyja aveva sentito una stilla di gelosia pungolarle il petto.
«Vuoi dire che ce n’è un altro nascosto?» chiese, avvicinandosi al Vampiro, non per paura, quanto più per un desiderio di far conoscere al mondo la propria presenza, perché c'era lei affianco a Benny, perché lo desiderava più di chiunque altro e l'idea che ci fosse un “chiunque altro” non le piaceva affatto.
Il Vampiro scrollò le spalle.
«Non ne ho idea.»
Charon sollevò l'indice rachitico verso il gruppo.
«Deeaaan... Winchesteeeeer...» chiamò con quella sua voce sottile, fatta di respiri profondi e parole biascicate.
Se Dean si fosse stupito di essere stato riconosciuto, non lo diede a vedere.
«Non alitare troppo mentre pronunci il mio nome, amico, non voglio che me lo rovini.»
«Nooon... puoooiii... nieeenteee... cooontro... diiii... nooooiiii...»
«Uhm, questa vostra abitudine di parlare al plurale ve la dovete togliere, cos'avete tutti quanti, delle personalità multiple?»
«Dean, già che ci sei, vuoi anche invitarlo a prendere un caffè?» gli chiese Nicole, guardandolo allucinata per quel suo amabile chiacchierare con qualcuno che, si presupponeva, fosse lì per farli fuori.
Il cacciatore sorrise, dando quasi l'impressione che stesse riflettendo sulla proposta di lei, ma Charon non sembrava della stessa idea.
«Daaaateciii... Laaaa... Marchiaaaataaa...» riprese, avanzando di qualche passo, con quella sua camminata strascicata e ciondolante. Era difficile credere che potesse avere un qualche potere o potesse realmente rappresentare una qualche minaccia per loro, non erano solo più numerosi, ma erano anche più veloci e più armati.
«iiil... Suuuooo... Destinooo... èèè... Segnatooo... Cooosììì... iiil... Vostrooo...»
Dean agito la mano armata in sua direzione.
«Senti, non è per offenderti, eh, ma non potremmo parlare con qualcuno che non sembra un lontano parente di Darth Vader? Dude, è ora che ti ritiri e ti attacchi ad una bombola ad ossigeno, seriously
Aveva appena finito di parlare, quando qualcosa balzò fuori dalle ombre notturne, gettandosi di peso addosso a Freyja.
La ragazza si ritrovò schiacciata violentemente sotto al peso di un uomo di una quarantina d'anni, dalla pelle olivastra e gli occhi che ricolorarono di nero anche la parte del bulbo, mentre brandiva un'accetta.
«Merda!» urlò lei, calciandolo via con tutte le proprie forze, appena in tempo per evitare il colpo dell'accetta che le sfiorò il naso, lasciandola tremante per qualche istante. Troppi, perché diede il tempo al demone di rialzarsi e fu di nuovo pronto a buttarsi su di lei.
«Te lo puoi anche scordare, bastardo!» ringhiò Benny.
Le zanne già snudate, pronto ad attaccare e mordere per uccidere, quando uno svolazzare di ali e trenchcoat precedette l'arrivo di Castiel e l'Angelo strinse le spalle del demone, sbattendolo con violenza a terra, piantandogli un ginocchio allo stomaco e serrandogli una mano al collo.
«Non siete i benvenuti in questa casa.» affermò, con calma serafica.
Il demone cercò di liberarsi, graffiando il polso dell'Angelo, ma risolto di non avere alcuna possibilità contro di lui rise.
«Ormai manca poco alla sua rinascita e, quando avverrà, la Regina sarà al suo fianco.»
«Che cazzo sta dicendo, Cass?» domandò Dean, puntando la canna lucida della pistola contro il demone, per quanto sapesse essere inutile in quel caso. Aveva lasciato la Colt in casa, poteva perfino visualizzarla posata sul tavolo della cucina, alla mercé di qualsiasi demone.
Quell'agguato non ci voleva proprio.
«Non l'avete ancora capito?» rise di nuovo il demone «Il suo Re l'ha già trovata ed ormai appartiene a Tepeu. È sempre stata una di noi
«Taci.» soffiò l'Angelo.
«E, molto presto, avremo anche la Marchiata. Non importa cosa farete, la nostra Regina ce la sta già consegnando.» rise.
Un'ondata bollente si riversò nelle vene di Castiel, qualcosa di simile all'ira e all'odio e la propria mano coprì il volto del demone, annientandone l'anima nera con la propria grazia, purificandola in un'esplosione bianca contenuta nel suo corpo.
«Che cosa voleva dire, Cass?» domandò Nicole, come gli altri, si era trovata troppo vicina per non sentirne le ultime parole.
«Davanti.» rispose l'Angelo, trattenendo quel moto d'ira irrazionale che non riusciva a governare come avrebbe voluto.
«Eh?»
«Guarda davanti a te.» indicò Charon che si era fermato, allargando le braccia, in attesa. Non dovettero aspettare molto percé, dalla zona alberata, ombre scure cominciassero ad avanzare in massa, decine e decine di figure dalla pelle biancastra, gli occhi cavi, gli arti penzolanti e l'aria da morto.
Dean quasi soffocò nella sorpresa.
«Ma che cazzo... Zombie?» urlò, voltandosi verso Benny «Zombie?!»
Il Vampiro si strinse nelle spalle, annuendo con un sospiro pesante.
«Non ve l'avevo detto? Charon non è un demone qualunque, lo chiamano così perché può traghettare i morti... anche sulla terra.»
«No che non ce l'avevi detto!»
«Oh.» sollevò entrambe le braccia in segno di resa «Colpa mia.»
«Fuck... d'accordo: Nicole, tu e Freyja dovete togliervi di qui.» aveva ordinato il cacciatore.
«Te lo puoi scordare, io non vado da nessuna parte!» esclamò la ragazza.
«Ed io neppure.» fece eco l'altra.
«Great!» Dean si piantò di fronte a Nicole, indicando sbrigativamente verso il mucchio di zombie che verseggiava e avanzava da ogni parte, circondando l'intera casa «Non è il momento di giocare a fare gli eroi!»
Nicole sorrise, colpendo la guancia del ragazzo con un paio di schiaffetti leggeri.
«Su questo siamo assolutamente d'accordo, quindi smettila di metterti in mostra e cerchiamo di uscirne tutti sani e salvi.» concordò, per nulla intenzionata a lasciare il cacciatore da solo e rintanarsi chissà dove a sentirsi morire di preoccupazione per lui.
Lui pestò un piede contro il pavimento della veranda.
«Donne!» commentò a denti stretti, ma era conscio di quanto fosse difficile far cambiare idea ad una donna, specialmente se era testarda. A questo punto non poteva fare altro che assicurarsi che non le accadesse niente.
«Nicole!»
Freyja era tornata in casa a recuperare dal salotto un paio di armi per sé e per l'amica, le lasciò tra le mani la sua pistola ed ebbe appena il tempo di vedere la scia di Benny, mentre si avventava contro la prima linea di zombie, sul lato destro della casa.
«Aspetta Benny!» lo chiamò, ma il Vampiro era stato un fulmine e nel momento in cui lei aveva fatto un primo passo in quella direzione, lui aveva sbattuto in terra i non-morti che gli sbarravano la strada, distruggendone letteralmente il cranio con una sola manata.
Freyja deglutì; dentro di sé sapeva che sarebbe arrivato un momento in cui della vera natura del Vampiro non le sarebbe più importato e non avrebbe provato più nulla davanti alla bestia sanguinaria che era in lui.
Scosse il capo, maledicendo quei pensieri.
Non era né il momento né il luogo adatto per affrontare il lato oscuro della loro relazione.
«Nico, io vado con Benny, non posso lasciarlo da solo.» la avvertì.
«Stai attenta.»
«Anche tu e assicurati che Dean non si faccia ammazzare!»
«Lo farò.»
«Ehi, voi due, guardate che vi sento!»
Freyja ridacchiò e corse via, verso la zona in cui aveva visto sparire Benny e sentiva provenire il rumore di ossa rotte.

Da quando quelle quattro erano entrate nella sua vita e in quella di suo fratello, Dean si era ritrovato ad affrontare mostri colanti melma nera, fedeli di un dio che probabilmente era uno dei demoni più potenti dell'Inferno ed ora era il turno dell'Alba dei morti viventi.
Si affrettò a ricaricare la pistola, ricominciando a sparare alla testa degli zombie più vicini, mentre altri davano loro il cambio, camminando perfino più veloci di quelli precedenti.
«Che cazzo... Non possiamo continuare così!» esclamò voltandosi in direzione di Charon, ancora fermo con le mani allargate e lo sguardo perso nel vuoto «Scommetto che se colpiamo quel bastardo, i suoi amichetti morti smetteranno di darci la caccia!»
Colse un movimento improvviso con la coda dell'occhio e, impreparato, riuscì solo a spalancare lo sguardo davanti alla mascella schioccante di uno dei cadaveri, pronto a morderlo.
Lo sparo di Nicole arrivò prima del suo «Attento!»
Dean chiuse gli occhi e, quando li riaprì, una colata di liquido cerebrale gli imbrattava disgustosamente il volto e la maglia.
Trattenne a stento un'espressione nauseata, si pulì la faccia con la mano libera e mostrò con poca convinzione il pollice alto alla ragazza.
«Magari la prossima volta prima avvisa e poi spara.»
«Scusa.»
Ma questo aveva dimostrato il fatto che lei avesse avuto ragione a rimanere e, anche se solo in tre, erano riusciti a resistere ai primi attacchi, lasciando sul terreno un tappeto di resti umani e avvicinandosi a piccoli passi verso Charon.
Non erano molto distanti da lui, forse solo una decina di metri, se avessero giocato bene le loro carte, non sarebbe stato un problema per Castiel volare alle spalle del demone e metterlo fuori gioco.
«Dean...» chiamò l'Angelo. La voce si era fatta di colpo debole e, quando il cacciatore lo guardò, Castiel stava cadendo in ginocchio con un'espressione dolorante sul volto «...non posso avvicinarmi...»
«Che? C'mon, Cass, tirati in piedi!»
«Non... posso...»
Nicole fece per muoversi verso di lui, quando uno degli Zombie si palesò alle spalle della ragazza.
«Nicole, alle tue spalle!» urlò Dean.
Con un brivido freddo che le aveva percorso la schiena, si era girata, aveva guardato negli occhi spenti del non-morto e quello, semplicemente, le era passato affianco, proseguendo oltre per dirigersi invece verso Castiel.
Fu facile per lei sollevare la pistola e sparare, mettendo fine alla sua miseria.
Lei e Dean si scambiarono uno sguardo di stupore.
Che diavolo era appena successo?
La ragazza raggiunse l'Angelo, posando una mano alla sua spalla per aiutarlo ad alzarsi, le dita ne sfiorarono il trenchcoat e fu allora che percepì qualcosa di strano.
Castiel sollevò gli occhi blu su di lei.
«E' la mia grazia...» mormorò. Sembrava far fatica perfino a parlare, era come se gli avessero trafitto il cuore da una pompa e stessero aspirando la sua essenza.
Nicole guardò inorridita verso Charon, scorgendo una scia di foglie secche che si sollevava e sembrava formare una strada tra l'angelo ed il demone.
«Dean, dobbiamo portarlo via di qui, Charon gli sta risucchiando i poteri!»
«Grazia...» la corresse Castiel.
«Sì, quello che è, ti pare il momento di questionare sui termini di Supernatural?» urlò lei, riuscendo malamente a non dare di matto.
Perché non poteva mai essere tutto più semplice e senza che dovessero rischiare la vita?

Inspira. Stabile sulle gambe. Braccio teso. Spara.
Da quando aveva seguito Benny verso la discarica nel retro della casa, ogni colpo esploso era andato a segno.
Eppure quell'ammasso di ossa e pelle decadente sembrava non avere mai fine, come se avessero svuotato tutti i cimiteri della città per riversare i non-morti addosso a loro e spedirli all'inferno una volta per tutte.
«Dovevi rimanere con gli altri!» le urlò Benny a pochissima distanza, afferrando per la testa uno degli zombie che si stava strascicando verso le spalle di Freyja per coglierla di sorpresa.
Lei si sorprese, ma Benny fu più veloce a metterlo fuori gioco e, ancor più veloce, annientò ogni distanza con la ragazza, sbattendole il petto contro la schiena per afferrarle il polso e sollevarlo in direzione dell'ennesimo non-morto, affinché sparasse.
«Non ti distrarre, kid, o ci lasci le penne!»
Era più facile a dirsi che a farsi.
In ogni direzione si voltasse, c'erano occhi spenti, denti affamati e ossa traballanti.
Una mano schelettrica l'afferrò per la caviglia.
Inciampò, rovinando a terra con un gemito di dolore, abbandonando la presa al fucile a canna corta che rotolò lontano da lei.
Allungò il braccio in sua direzione, ma le mani dello zombie si stavano lentamente arrampicando per le sue gambe, con una presa dolorosa che le avrebbe lasciato lividi sulla pelle.
«Be... Benny!» urlò, cercando di calciarlo, stringendo con una mano la testa del non-morto, per tenerla lontana da sé ed evitare che iniziasse a cibarsi di lei «Il fucile!»
Impegnato con un paio di zombie che gli mordevano la spalla, ci volle qualche lungo secondo perchè il Vampiro riuscisse a liberarsene, gettandoli a terra e calpestandone il cranio sotto la scarpa. Si guardò intorno, alla ricerca dell'arma di Freyja, trovandola vicino a sé.
La sollevò con un calcio verso l'alto, afferrandola al volo e la tirò in direzione della ragazza.
Fu come se l'FP6 fosse stato attratta dalla sua mano (come se la sua mano fosse fatta apposta per stringere un'arma) le dita ne trovarono subito il calcio, poggiandone l'estremità contro la spalla per sostenere il rinculo, il braccio si distese e le bastò mezzo secondo per prendere la mira e sparare.
Un colpo preciso, dritto alla fronte.
E il mezzo cadavere morì. Sperò per davvero, questa volta.

L'intera casa era piombata nell'oscurità e soltanto la pallida luce della luna colava sulle pareti, attraverso la finestra, illuminando flebilmente la cucina e il frigorifero accanto a cui si era spinto Bobby, per recuperare il suo shotgun, quando mezza dozzina di affari-pelle-e-ossa erano riusciti ad entrare, prima che potesse sistemare una striscia di sale alla porta.
In versi disumani gli zombie si fecero avanti verso di lui.
Imbracciò il fucile.
«Non crediate che sia così facile sbarazzarvi di me, mucchio d'ossa
Scaricò il proprio fucile sparando a qualsiasi cosa si muovesse contro di lui, sparpagliando ossa per la stanza e liquidi organici per le pareti della stanza.
«Appena sarà tutto finito farò pulire ogni fottuto centimetro a quegli idjit!» berciò con un ultimo colpo di fucile, ultimo perché aveva finito le pallottole e con il respiro pesante guardava l'unica creatura dall'aspetto ancora completamente umano che gli sorrideva dalla soglia.
«I mucchi d'ossa non sono gli unici ad avervi fatto visita, sarebbe difficile per loro, prendere la Marchiata.» sibilò il demone, con un forte accento straniero, con tutta probabilità messicano.
«Dannazione...»
Il demone carezzò uno dei coltellacci da cucina recuperato dal bancone poco distante.
Bobby ne resse lo sguardo fino alla fine, pronto a ricevere il colpo di grazia.
Un colpo di pistola riecheggiò tra le pareti della cucina e, subito dopo, Sam comparve sulla soglia, con la Colt ancora fumante tra le dita e lo sguardo di sollievo per essere arrivato appena in tempo.
«Tutto bene, Bobby?»
Il vecchio cacciatore gli mostrò una smorfia infastidita.
«A te cosa sembra? Mi stanno distruggendo casa!»
Lo prese per un “sì”, si scambiarono un cenno d'intesa ed il ragazzo corse verso il salotto e poi verso la veranda, dove suo fratello e gli altri erano stati circondati da un esercito di non-morti che non aveva mai visto così numerosi.
Dean si accorse di lui.
«Sam! Il demone!» gli indicò Charon.
«Roger that.»
Aveva la Colt tra le dita e, con quella, potevano far fuori qualsiasi demone, anche il Traghettatore.
La pallottola schizzò contro la fronte di Charon, prima di venir fermata con un cenno della sua mano ed il proiettile rimase a mezz'aria, ruotando su se stesso, prima di ricadere a terra.
Gli occhi neri del demone si piantarono in quelli chiari di Sam.
«Saaaam... Winchesteeer...»
Conosceva anche il suo nome e, sentirglielo pronunciare, gli diede una spiacevole sensazione di gelo.
Charon sorrise. Era orribile il suo sorriso, era come se il volto dovesse cadergli in pezzi sotto lo sforzo dei muscoli.
«Luiiii... tiii... Maandaaaa... iii... Suoiiii... Saluuutiii...»
Non seppe per quale motivo il proprio cervello collegò immediatamente un unico volto a quel Lui e l'istinto di sopravvivenza, la paura, o il ricordo, lo portarono ad indietreggiare di un passo.
Charon abbassò le mani; uno dopo l'altro i cadaveri tornarono ad essere esattamente quello: cadaveri, morti, le cui ossa si sciolsero come sotto una pioggia d'acido, assorbite dal terreno fangoso.
Dalla strada un furgone sgommò a tutta velocità, fermandosi proprio alle spalle del demone.
«Ciii... Riiiveeedreeemooo...» sibilò, salendo per poi sparire diretto chissà dove.
«Fa tanto il figo e poi se ne va su di un furgone come un qualsiasi ladruncolo? Non ci sono più i demoni seri di una volta!» Dean mosse una mano in un gesto di disinteresse, preoccupandosi invece di controllare che Nicole stesse bene e con lei Castiel, prima di rivolgersi a suo fratello.
Lo vide correre dietro alla scia del furgone, cercando di sparare alle gomme, ma il veicolo era troppo lontano e lui troppo lento per potergli stare dietro.
«Cazzo!» ruggì, frustrato.
«Lascialo perdere, Sammy, quel figlio di puttana è riuscito a mettere fuori gioco perfino Cass.» lo informò Dean, ma quando riuscì a vedere lo sguardo di suo fratello, lo vide gonfio di ansia e preoccupazione.
«Non è con voi...» mormorò il più giovane.
«Di chi stai parlando?»
La domanda di Nicole arrivò prima della risposta di Sam: «Qualcuno sa che fine abbia fatto Aaren?»
Castiel si guardò intorno.
«Sam, dov'è Mary?» chiese, temendo già la risposta.
Il cacciatore serrò i denti, con un orribile presentimento.
«Non è più in stanza e non riesco a trovarla da nessuna parte...»
«Oh no...»

La nostra Regina ce la sta già consegnando.

I Seguaci di Tepeu ce l'avevano fatta.
Erano riusciti a catturare Mary.

Le ali nere sbattevano più debolmente mano a mano che il corvo si avvicinava alla propria mèta, tra le zampe teneva imprigionato un sacchetto di velluto, preso dalle mani di una delle quattro umani dell'Altro Mondo. Planò su un braccio sottile teso verso di lui, lasciando cadere il sacchetto tra dita piccole e sottili, femminili e, nel momento in cui le proprie zampe toccarono la sua pelle bianca, le piume svanirono una dopo l'altra ed il corvo si sciolse in una ventata di cenere.
Labbra femminili si schiusero in un debole sospiro, strinse il sacchetto al petto e grandi occhi nocciola si sollevarono ad uno degli specchi che la circondavano. Erano alti il doppio di lei, dalla superficie lucida e nera, formavano le pareti circolari di quella che veniva chiamata la Stanza dei Miraggi, e, ogni specchio specchio riportava il riflesso di persone e luoghi diversi.
«Jewel~» cantilenò la voce divertita di qualcuno «Sono a casa, tesoro!♪»
Lei si voltò verso la porticina tra gli specchi e, proprio in quel momento, uno dei tanti riflessi alle sue spalle illuminò il volto di Mary...

Il furgone viaggiava veloce, divorando l'asfalto.
Nel retro, il corpo incosciente Mary sbatteva contro il pavimento di ferro ad ogni scossone del veicolo. Dopo la cattura, non aveva più riaperto gli occhi, il sedativo che le avevano iniettato aveva fatto il suo dovere.
Accanto al guidatore, Charon carezzava con devozione l'obolo al proprio collo, mentre un secondo demone dagli occhi neri era seduto nel retro, col compito di controllare la prigioniera; per tutto il tempo era rimasto in contatto con il suo padrone, grazie ad una coppa piena zeppa di sangue che riempiva l'abitacolo di un odore pungente e ferruginoso.
Sollevò gli occhi sulla seconda ragazza che avevano portato con loro.
In piedi di fronte alle portiere sbarrate del furgone, Aaren fissava oltre il fondo della strada, al di là di due finestrini troppo piccoli per essere usati come via di fuga. Ma non era detto che avesse intenzione di scappare.
Aveva le braccia sollevate contro il vetro, incrociate in alto, così da potervi poggiare la fronte.
Le maniche erano scivolate verso il basso, scoprendone la pelle caramellata e non solo. Sul polso destro, spiccava una cicatrice vecchia di qualche mese, dalla forma di una Q: il lucchetto demoniaco in grado di legare un demone ad un corpo umano, rendendolo immune alle formule d'esorcismo.
 
 
Current Mood: disappointeddisappointed
Current Music: How to be a Heartbreaker - Glee Cast