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27 February 2013 @ 10:34 pm
[Team Free Folly] Me and the Hunter ~ Another time. Another life. (4)  
Dedicated to: rainstormgirl
I personaggi realmente esistenti appartengono a loro stessi; situazioni, location e quant'altro sono totalmente inventati. Supernatural e i suoi pg appartengono a chi di diritto.

Another time. Another life.
O anche: Leggere tra le righe
Ci sono giorni in cui hai solo voglia di piangere. Non c’è un motivo razionale, è qualcosa che ti nasce dentro e che senti crescere e pesarti addosso come un macigno gonfio d’ansia e di una paura quasi tangibile, soffocante. È una voglia che si annida lì da qualche parte, in attesa di essere sfogata.
Non ti chiedi più il perché, hai imparato che accade semplicemente perché sei una donna ed è insito nella natura femminile, anche se cerchi disperatamente il modo per non dar ascolto a quella vocina che ti pungola e pizzica le corde della tua emotività per puro sadico piacere.
Sei fragile in quei giorni, ti senti come se tu fossi di cristallo ed il resto del mondo invece fosse ricoperto d’acciaio, chiodi e spine e qualsiasi cosa riesce a ferirti con una facilità disarmante.
È per questo che ora sei accoccolata sul divano del salotto, avvolta da una vecchia coperta che devi aver rubato qualche anno fa dall'appartamento di tua madre, prima di lasciarlo per uno tutto tuo. Tuo e di Dean. Ti aiuta a ricordare i vecchi tempi, quelli dell’adolescenza, dell’università e poi della prima volta che hai incrociato gli occhi verdi di Winchester, in quel piccolo locale con il pianobar. Sono i ricordi più facili, quelli più immediati, se ti impegni potresti perfino farti venire alla mente che cosa indossava quel giorno e che cosa ha ordinato (una semplice birra, prima di guardarti e ordinarne due), è quello che viene dopo a farsi più labile, i ricordi più recenti, quelli che dovrebbero essere praticamente stampati a fuoco nella tua mente.
Invece…
Perché, ad esempio, ti è così difficile ricordare come fosse il tuo abito per il matrimonio? Era bianco, ma poi? Era con le maniche lunghe? Corte? Senza? Pizzo? Seta? E il bouquet com’era?
Ci provi a ricordartelo, ma per un attimo il tuo mondo si fa nero e occhi di un azzurro quasi bianco ti fissano, inquietanti e spaventosi.
Urli, tirandoti più indietro contro i cuscini del divano, ritrovando le pareti della sala, il televisore della Samsung appeso alla parete, la porta finestra che conduce nel giardino di casa, il tavolino e, sulla porta, la figura slanciata di Dean, arrivato di corsa.
«Va tutto bene? Che cos’è successo?» ti domanda, avvicinandosi a larghe falcate.
«E’…» inizi, rendendoti conto presto che non hai una spiegazione, è stato solo uno scherzo della tua mente «Ni-niente…»
«E allora perché piangi, piccola?»
Non te ne sei accorta finché non te l’ha chiesto lui e la sua mano si è posata alla tua guancia, in una carezza gentile, che termina in un abbraccio caldo, dove il tuo volto trova rifugio contro il suo collo, respirando il suo odore, rassicurata dalla sua presenza.
«Ehi, piccola, è tutto ok.» ti soffia tra i capelli, cullandoti piano, come se fossi una bambina spaventata dal temporale, con l’unica differenza che non sei più una bambina e che il temporale è solo nella tua testa, in una tempesta di emozioni che non sai dove nascano ma che si dipanano in tutto il tuo corpo.
«Scusa.» mormori, contro di lui «Non so cosa mi sia preso.»
Lui annuisce contro la tua guancia, solleticandoti la pelle con la  barba castano chiaro che non ha avuto il tempo di rasarsi quella mattina e che gli macchia appena il mento. Cerca con calma il tuo sguardo, regalandoti quel sorriso un po’ speciale, quello che riserva a te, a vostro figlio e a Sam; quello dedicato alla sua famiglia.
«Sicura che non ti sia commossa per la mia bellezza?» scherza, ridacchiando quando gli tiri un colpetto contro la nuca «Guarda che alle volte faccio questo effetto, eh!»
«Stupido.» borbotti, asciugandoti le lacrime.
Stupido. Sì. Ma anche dolce, adorabile, gentile, forte, protettivo… è così tanto per te che non sapresti più come vivere senza, sarebbe come non avere più ossigeno con cui respirare.
«Non pensavo fossi già a casa.» continui dopo un po’, spostandoti un po’ per fargli spazio e poi tornare accoccolata contro di lui, che ti prende tra le sue braccia e ti guarda con stupore.
«E sentiamo, dove sarei dovuto essere a quest’ora della sera?»
«E’ già sera?»
Guardi fuori dalla finestra, dove il buio è ormai calato da qualche ora. Devi esserti appisolata e aver dormito più del previsto, ti dici, sbadigliando, in realtà ancora stanca ed assonnata.
Ma ultimamente hai sempre così tanto da fare, tra i preparativi della festa di compleanno appena passata, il part-time alla casa editrice come revisionista degli articoli per le filiali straniere, le riunioni con i maestri di Jonathan e la casa da tenere in ordine. Forse è normale che tu sia così stanca, soprattutto al pensiero di dover già pensare alla cena.
Ma Dean ha imparato a leggerti nel pensiero e con un sorriso sornione ammicca.
«Cena fuori?» propone, ottenendo in un colpo solo la tua completa gratitudine e il tuo amore incondizionato.
«Ti amo.»
«Lo so, honey, come si fa a non amarmi?»
Stupido.
Lo pensi, probabilmente te lo legge anche nello sguardo che gli tiri, ma non lo dici, preferendo mettere a tacere quella sua adorabile stupidità con un bacio e, ormai, tutta quella tristezza che ti riempiva il cuore è svanita, sostituita da una sensazione di benessere quasi surreale, simile agli effetti di una droga. Ed è così, vero? Dean è la tua droga e tu ormai ne sei completamente dipendente.
«A proposito, dov’è finito Jonathan?» chiedi, guardandoti in giro, sperando di vedere gli occhioni del bambino sbucare da qualche parte e lui correrti incontro urlacchiando quel suo “mooom” che tanto adori.
«E’ Jhon.» ti corregge l’uomo, in un sussurro contro la tua bocca, fintamente preoccupato che il piccolo ti possa sentire «L’ho beccato poco fa in camera sua che parlava con il suo nuovo amico invisibile. Lo sapevi che ne aveva uno?»
Lo guardi con tanto d’occhi e questo basta per fargli capire che si tratta di una notizia nuova per te.
«Di che ti stupisci, anche io ne avevo uno da piccolo.»
«Davvero?»
Questa te la devi proprio segnare.
«…ehm… Batman…»
Devi assolutamente segnartela!
«Il tuo amico immaginario era… Batman?»
Lui arriccia il naso, cercando di distogliere lo sguardo da te, ma ormai è troppo tardi, ha acceso la fiamma della curiosità e non ci sarà niente che possa fare per farti desistere dall'approfondire quel discorso.
«Sputa il rospo!» esclami infatti, piena di fervore.
«Ma non c’è niente da dire e poi…»
«Momy?»
«A-ah! Salvato dall'erede! Vieni da papà e fatti abbracciare, figlio mio!»
È così forzata quella sua frase che lo sa perfino il bambino che è tutta una scena per evitare il tuo interrogatorio, è intelligente John e ha scoperto in fretta che papà si diverte a riempirlo di coccole quando non vuole affrontare discorsi imbarazzanti con te. Quel che è peggio è che funziona tutte le volte perché, insomma, guardali! John si arrampica sulle gambe di Dean e lui lo stringe in un abbraccio tanto soffocante che il piccolo ridacchia, agita i piedini e urlacchia “Daaaddy, così mi stringi troppo!” e alla fine ride anche Dean e ridi anche tu.
Se non ci fossero loro. Saresti perduta.
«Momy, questo l’ho fatto per te.» annuncia fiero Jonathan, stringendo tra le dita minuscole un foglio che tende verso di te. È un disegno, infantile e, sebbene come madre sarai sempre pronta ad affermare che i disegni di tuo figlio sono bellissimi, in realtà sai che non avrà una gran carriera come artista, ma tanto lui vuol fare il supereroe (“Come papà!”). Ti riconosci in quel disegno, accanto te c’è un omino stilizzato con i capelli biondicci e, più in basso, un omino più piccolo che ti tiene la mano.
«Questi siamo noi.» spiega il bambino, con la serietà di chi è consapevole di aver fatto qualcosa di importante che sarà ricordato negli anni a venire «Lo puoi guardare quando sei triste.»
Stai cercando di sforzarti per non commuoverti e non metterti di nuovo a piangere per la tenerezza di tuo figlio, quindi mantieni lo sguardo sul foglio e indichi una macchiolina blu e gialla accanto a lui che non capisci bene che cosa voglia rappresentare.
«E questo che cos’è?» domandi.
Lui sorride ancor più fiero.
«Quello è il mio angelo, è lui che mi ha detto che eri triste e che dovevo farti un disegno e poi ha detto che non devi avere paura, perché andrà tutto bene.»
Tu e Dean vi scambiate uno sguardo stupito e confuso. Ogni volta che sentite parlare di angeli il vostro cuore salta un battito, non riuscite a fare a meno di pensare a Castiel, a Lucifer, Michael, Gabriel e tutti quegli angeli che si sono mostrati agli occhi dei fratelli Winchester nel bene o nel male.
Ma poi guardi il visetto paffuto di tuo figlio, quei suoi occhini verdi screziati di nocciola che ti fissano in attesa di ricevere complimenti, il suo corpicino già proteso verso di te che non aspetta altro che un abbraccio e un premio per ciò che ha fatto e non puoi proprio resistergli. Il tuo bambino è la tua forza e la tua più gran debolezza ed è perfetto anche così, con la sua fervida immaginazione ed i suoi angelici amici immaginari.
Lo ha detto anche lui, no? Andrà bene. Andrà tutto bene.
E, inconsciamente, sai che tuo figlio ha ragione.
 
 
Current Mood: exhaustedexhausted
Current Music: Sherlock - SHINee