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14 February 2013 @ 09:04 pm
[Team Free Folly] Dec. 21st ~ spin-off || L.O.V.E.  
Note inutili: Non lo credevo possibile. Ci ho pensato per una fottuta settimana, ho cestinato una fic dopo l'altra, ma alla fine, incredibile!, sono riuscita a finire anche questa piccola sciocchezza per San Valentino. Non mi piace come festa, la trovo di un'inutilità oscena, tanto più che, damn!, neppure è vacanza in sto giorno, quindi a che diavolo servirà mai? Oh, per darmi un altro motivo per scrivere fic, giusto!
Purtroppo il capitolo 9 di Dec21 è ancora in lavorazione, ma vabbeh, lo spin-off non poteva mancare... e per questa roba incolpate pure Ichigo ed il suo tweet (che ho letto per caso) da cui ho preso spunto. E, ovviamente, anche Google ed i suoi doodle, LOL.
p.s. fatevi scorta di insulina, per non rischiare di crepare causa diabete per fluff.
Dedicato: al TeamFreeFolly. Happy San Valentine Day.
I personaggi realmente esistenti appartengono a loro stessi; situazioni, location e quant'altro sono totalmente inventati. Supernatural e i suoi pg appartengono a chi di diritto.

a ruota panoramica girava pigramente, conducendo, una alla volta, le cabine colorate verso l'alto, immergendole nel cielo violaceo di Tallahassee.
Sopra di loro e intorno a loro, le stelle puntinavano la volta celeste; avrebbe potuto ammirarle attraverso il vetro, ma per tutto il percorso gli occhi azzurrini erano rimasti puntati verso le proprie dita che nervose si torturavano l'un l'altra o tiracchiavano la manica della giacca che indossava. Era di un paio di taglie più grande, maschile, calda nonostante tutto e, guardandola da così vicino, non le era difficile immaginare che avesse la stessa età del Vampiro: era logora, sfilacciata ai bordi, c'erano taglietti all'altezza del colletto e bruciature all'altezza del petto, proprio nel punto in cui si dovrebbe trovare cuore. Deglutì, rendendosi conto che la loro presenza indicava il punto in cui lo stesso Benny era stato ferito e in cui, forse, erano ancora presenti delle cicatrici.
Gliel'avrebbe dovuto chiedere, come funzionasse per i Vampiri, se le loro ferite si rimarginavano, se sentivano dolore o se fossero soltanto punture di zanzare che presto si sarebbero dimenticati. Ne dubitava. Se c'era una cosa comune a qualsiasi razza, era il dolore e, per saperlo, non serviva certo leggerlo tra le stronzate scritte in Twilight.
«Mi dispiace averti coinvolto in… questa uscita non programmata…» le parole erano nate da sole e, anche se la voce era stata così sottile da essere appena più forte di un respiro, l’udito di Benny l’aveva captata senza fatica.
«A me, invece, no.» ammise lui, con una scrollata delle ampie spalle ed il tono allusivo che nel suo accento del sud suonava sempre maledettamente sexy.
Le unghie di Freyja graffiarono la stoffa ruvida, di un marrone smunto, che tendeva verso il beige. C'erano delle macchie in alcuni punti, macchie di sangue che ancora dovevano avere qualche traccia dell'originario odore ferruginoso, anche dopo i mille lavaggi a cui quella giacca doveva essere stata sottoposta e le sevizie che doveva aver subito (e visto subire al Vampiro) negli anni e nei secoli. Rabbrividì al pensiero di starla indossando davvero e, quando la cabina di colpo si fermò, dondolando a mezz'aria, scattò con lo sguardo allarmato verso Benny, trovandolo seduto di fronte, con le labbra piegate in un sorriso storto e la lingua che vi passava sopra umettandole.
«Hai mai pensato che, rimanere da sola con un Vampiro, in cima ad una Ruota Panoramica, fosse una pessima idea?»
La sua domanda la colse in contropiede. Non ci aveva mai pensato, neppure per un secondo, neppure nei momenti in cui la propria fiducia aveva vacillato. E quando il Vampiro si gettò su di lei, Freyja chiuse gli occhi, incassando la testa tra le spalle, sentendo la sua mano che la spingeva con la schiena contro la parete metallica della cabina e la bocca vicinissima alla propria.
«Sorridi alla telecamera.» un unico sussurro, prima di un bacio vorace e a tradimento, immortalato dal flash della fotocamera automatica della giostra.

rmai era tardi per tirarsi indietro. Aveva sentito il bisbigliare di qualcuno alle proprie spalle, era stato sicuro che si fosse trattato di una richiesta a Castiel, ma prima di poter riuscire a mettere a fuoco qualche dettaglio, una forza invisibile lo aveva spinto oltre le porte della piccola cabina colorata e lui era inciampato sui propri piedi, riuscendo solo a distinguere la mano sollevata dell'Angelo e il ghigno furfante della Straniera dai capelli corvini.
Poi era finito lungo disteso a terra, con le mani puntellate contro la pavimentazione gelida e sporca ed il volto troppo vicino a quello di Nicole. Avrebbe perfino potuto contare i battiti scanditi dal suo cuore, lo sentiva martellare direttamente contro il proprio petto, accelerando ad ogni secondo, mentre gli occhi si specchiavano in quelli nocciola di lei. Gli mettevano appetito quegli occhi, gli ricordavano fondute di cioccolato ripiene di nocciola e a fatica si tratteneva dal cercare di leccarli, il che sarebbe apparso strano, se non inquietante, ma si sarebbe accontentato anche di un assaggio della sua pelle, un solo morso, un solo bacio, anche una sola carezza...
Si tirò in piedi di scatto, con l'agilità di un felino, schiarendosi la voce e sciogliendosi le spalle; si passò nervosamente una mano dietro alla nuca e tese l'altra verso Nicole, che ci mise parecchio prima di afferrare quelle dita tese.
«Ehm... non soffri di vertigini, vero?» Era stata la prima domanda venuta in mente a Dean, nascendo stupidamente in quel vortice di pensieri poco casti che si era ammassato nella testa: aveva dato un'occhiata fuori, scoprendo che la Ruota Panoramica si era messa in moto fino a far raggiungere alla loro cabina cabina il punto massimo d'altezza e, ora dondolava lentamente a causa delle raffiche di vento. I vetri puliti permettevano a chi la occupava di ammirare il panorama, ma lui, di panorama, ne aveva ammirato un altro: aveva curve femminili, lunghi capelli, un buon profumo e occhi così grandi che, non l'avrebbe mai ammesso ad alta voce, ma avrebbe potuto passare l'intera vita a perdervisi.
Nicole scosse il capo.
«No, no, certo che no.» affermò, cercando di recuperare un certo contegno e avvicinandosi al vetro, per distogliere lo sguardo dal cacciatore e osservare invece il cielo stellato, la campagna al di sotto e le strade poco frequentate circondate da qualche edificio illuminato che regalava più colore alla notte. Un bagliore tra le travi metalliche della Ruota catturò la sua attenzione e nel buio riuscì ad individuare una scatola nera e un obbiettivo.
«E' una macchina fotografica, quella?» chiese, indicandola a Dean, sbattendo le palpebre per cercare di mettere meglio a fuoco l'immagine «Non vorranno farci una foto proprio adesso?»
«Perché no?»
Era arrossita ancor prima che la domanda di Dean riecheggiasse tra le pareti di ferro della cabina e, con il sorriso di un furfante, lui scoccò la lingua contro il palato.
«Se vogliono una foto, diamogliene una indimenticabile.» glielo sussurrò direttamente contro l'orecchio, in un tono caldo e suadente che accompagnò anche il seguente "Fammi un bel sorriso, baby". E le braccia del cacciatore catturarono le spalle di Nicole, mentre le labbra si posavano contro le sue, in uno di quei baci indimenticabili che sarebbero stati perfetti sulla locandina romantica di un film d’amore.

edeva il paesaggio farsi sempre più piccolo, la terra allontanarsi da lei ed il cielo conquistare quella piccola cabina in cui l'avevano rinchiusa, convincendola che fosse una buona idea, che "Ichi, lo facciamo tutti, quindi lo fai anche tu!" e che "Non ti succederà niente, ci saremo noi, vedrai!". Peccato non ci fosse alcun noi, c'era solo lei. Lei, le vertigini e...
«Ehi, tranquilla, non puoi cadere da qui, c'è il vetro.»
…Sam. Sam che si trovava in piedi dietro di lei e premeva il suo petto contro la schiena più minuta di Ichigo; Sam che teneva le mani poggiate contro il vetro, poco sopra le spalle sottili di lei; Sam che era rimasto chinato con il capo verso il suo, parlandole direttamente tra i capelli castani o contro il collo, l'orecchio e la guancia, respirandole addosso e facendole sentire la propria presenza ovunque in quella piccola cabina, rendendola assuefatta di lui.
«Sicuro che questa cabina è a prova di, non so, demone?» azzardò, anche se ogni peggior scenario che poteva venirle alla mente, veniva cancellato dall'immagine del giovane Winchester: poltergeist che assalivano la ruota panoramica, fantasmi di vecchi addetti alla ruota che tornavano dal mondo dei morti, demoni in corpi di bambini che recidevano i cavi che la sostenevano...
Sam trattenne una risata divertita.
«Fidati, non verranno fino a qui, ne sono abbastanza sicuro.» parlava per esperienza, per quanto fantasmi, demoni e mostri avessero sempre avuto un pessimo tempismo, aveva scoperto che, anche se pochi, esistevano dei momenti di pace, rari quanto un’oasi in un deserto.
«E poi non ho intenzione di permettere che ti accada qualcosa.» la voce così bassa che si perse nell'aria riempita del suo odore, mentre lei respirava profonde boccate contro il vetro della cabina, appannandolo e spannandolo di volta in volta, senza curarsi molto dei contorni di quello che si trovava al di fuori, riducendo il suo mondo soltanto a loro due.
In effetti, era felice che non ci fosse un noi esteso anche alle ragazze, così da poter rimanere da sola con Sam ed i suoi occhi continuamente su di sé, ed era felice che suo fratello si fosse fidato a lasciarlo con lei - o fosse troppo occupato a venire spintonato dai poteri di un certo angelo e dai piani malvagi di una certa Fuuma. Non era mai stata una grande ammiratrice di giostre, ruote, montagne russe o posti particolarmente alti, ma quando le mani di Sam abbandonarono il vetro freddo, per stringere invece le sue spalle, in una presa rassicurante, fu sicura che non avrebbe avuto più nulla di cui aver paura.
«Sorridi.» mormorò lui.
Si era abbassato così tanto, che la guancia di Ichigo sfiorava la sua. E, quando il flash della macchinetta fotografica della giostra scattò la sua foto, riuscì a stento a sorridere, mentre Sam l'abbracciava facendole dimenticare per lunghissimo attimo di essere sospesa nel vuoto a venti metri da terra.

ra andato tutto secondo i piani: una spintarella ai più restii e voilà, i giochi erano stati fatti. L'unico rammarico rimasto a pungolarla come un tarlo, era quello di non essere riuscita a salire sulla Ruota Panoramica insieme a Sam, ma aveva trovato sfogo e consolazione nel convincere Castiel ad usare i suoi poteri contro Dean, con la scusa che fosse per un bene superiore.
Con le mani affondate nelle tasche dei jeans, e gli occhi all'insù, osservò le cabine iniziare lentamente il loro giro, salendo sempre un po’ di più verso l’alto.
Sulle spalle, aveva ancora il trench coat che l’Angelo le aveva prestato e, con la coda dell'occhio, Fuuma spiò verso di lui, trovandolo immobile accanto a sé, come se fosse stato creato in quel preciso punto, scalpellato da un blocco di marmo a cui avevano aggiunto i capelli scuri, gli abiti e due occhi di un blu innaturale.
«Volevi salire anche tu?» le chiese d’un tratto, ricambiando lo sguardo e dimostrandole di essere ancora vivo.
Lei arrossì per essere stata scoperta a guardarlo, si voltò dalla parte opposta e scrollò le spalle con una smorfia infantile, impegnandosi per farla apparire disgustata. Figurati, un giro sulla ruota panoramica suonava troppo stucchevole per lei, aveva una reputazione da mantenere, anche se ormai non c'era più nessuno dei suoi amici o dei suoi familiari che potesse ricordarla. Stirò le labbra in una linea piatta, abbandonando i jeans per stringere tra le dita i lembi del soprabito dell'Angelo e poi lasciarli, così che le svolazzassero intorno, soppesati dal vento, come due ali ormai inadatte a volare. Se l'era chiesto, se Castiel si ostinasse a vestire sempre con quell'affare anche per quel motivo, perché gli ricordava com'era avere delle ali che poteva sentire tutto il tempo sulla schiena, senza che fossero nascoste insieme alla sua vera forma.
«Fuuma?» la chiamò lui, avvicinando il volto al suo, così vicino che lei riuscì a vedere il proprio riflesso nei suoi occhi blu.
Scattò indietro, scuotendo il capo nervosamente.
«No, no, non volevo, lo giuro!» si affrettò a rispondere, sollevando le mani alle sue spalle, per cercare di allontanarlo piano, con cautela, in realtà segretamente intimorita dei suoi poteri, della sua forza e di quello che forse aveva capito. Riabbassò le mani quasi subito, abbandonando le braccia lungo i fianchi e mantenendo gli occhi sul terreno, dove la punta dell'anfibio destro scavava nel terriccio umido.
«Sai, stavo pensando...» fece una pausa, cercando di modulare la voce in un tono disinteressato, impegnandosi perché le parole scivolassero con finta casualità oltre le labbra «Nonostante tutto siamo un bel team, noi due.»
Castiel tacque a lungo, lo sguardo dritto avanti a sé, il capo appena un po' reclinato verso la spalla destra e la fronte corrucciata in un'espressione pensierosa.
Fuuma lo spiò ancora, gli occhi neri nascosti dal pizzo di ciglia corvino.
«Credo di sì.» concesse lui.
Sorrise, sollevando il pugno destro per poggiarlo contro la spalla dell'angelo, in un gesto che non significava niente, che era solo un mero contatto fisico e che lo lasciò solo più confuso. Annuirono entrambi, e, tornati in silenzio, risollevarono gli sguardi verso l'alto, dove la Ruota Panoramica era stata investita da una pioggia di flash fotografici che illuminarono la notte di Tallahassee.
 
 
Current Mood: confusedconfused
Current Music: Because we can - Bon Jovi