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07 February 2013 @ 09:07 pm
[Team Free Folly] Me and the Hunter ~ Another time. Another life. (3)  
Dedicated to: rainstormgirl
I personaggi realmente esistenti appartengono a loro stessi; situazioni, location e quant'altro sono totalmente inventati. Supernatural e i suoi pg appartengono a chi di diritto.
Another time. Another life.
O anche: La carica dei quattro; centouno sarebbe stato troppo.


E' una scheggia castana quella che vedi correrti davanti, alta poco meno di un metro, che agita braccette sottili e urlacchia con l’adorabile vocetta infantile che si mangia la maggior parte delle parole, strascicandole e rendendo la frase poco comprensibile.
«Jonathan?» domandi, cercando di seguirlo con lo sguardo, ma il bambino è già sparito oltre l'arco della porta che conduce nel salotto di casa e poi fuori, in giardino, e tu fai appena in tempo a sentirlo rimproverarti con un «Mooom, mi chiamo Joooohn!»
Giusto. John-like-grandpà.
Non l'hai dimenticato, il fatto è che fai fatica a credere che quel cosettino scatenato, dagli enormi occhi verdi e l'espressione furba di Dean, sia tuo figlio e sia l'erede di un Winchester. Alle volte ti chiedi se anche Dean abbia i tuoi stessi dubbi, ma quando senti la sua voce tuonare "Sonofab...barbie!" al di sopra di tutto il vociare che ti sta riempiendo casa, l'unico dubbio che hai è quello che ti porta ad affacciarti sul salotto e capire che diavolo stiano combinando i tuoi ragazzi.
Ma che sta succedendo?
Ottima domanda, Miss Winchester!
La risposta si trova in giardino, accanto all'altalena creata con il cerchione di una vecchia Panda che dondola pigramente appeso al robusto ramo del vostro pioppo, vicino alla scaletta di corda che sale fino alla casetta di legno costruita da Dean apposta per il piccolo Jonathan (anche se, più spesso, finite a riempirla tutti e tre, perché a John piace giocare con momy and daddy).
Dean è seduto sull’erba, le braccia incrociate al petto e uno sguardo preoccupato che fa vagare da un bambino all'altro, temendo di dover affrontare un intero esercito di demoni guidati da Lucifer, Lilith e Azazel riuniti insieme per l’occasione. In effetti, quelli che lo attorniano sono solo quattro bambini, ma son più che sufficienti per mettere un uomo come lui in ginocchio!
«Non lo stai facendo bene!»
«Cì invehe, pima vagno he bedde e-eee poi i cehotti e-eee poi ha caccionne dea bua. Pàpa fa cempe cohì!»
«Ma il mio papà è più grande e più forte del tuo e ne sa di più!»
«Ma è il ciuo papà queho che dobbhamo cuhahe, tupido!»
«Ehi, voi due, smettete di insultare mio figlio o vi...»
«Dean!»
Sei intervenuta appena in tempo. Al nome di tuo marito, che suona come un imperativo, i bambini sollevano i loro visetti su di te e lo stesso fa l'uomo.
Ora che lo puoi vedere bene, sembra il più infantile tra tutti: ha due ridicoli cerotti colorati sulla faccia, uno sulla fronte e uno sulla guancia sinistra, uno col disegno di un alce in super deformed e l'altro con un tigrotto che si lecca la zampina.
Se quei bambini volevano privarlo di tutta la sua virilità, ci sono riusciti alla grande…
«Hanno cominciato loro.»
...così come la sua stessa frase, uscita in un tono di lagna per cui, è triste ammetterlo, ma ti fa venire voglia di perdonargli ogni cosa e poi gettarti al suo collo e tenertelo stretto... almeno finché, prontamente, lui non coglierebbe l’occasione per tornare ad essere quella canaglia sexy che ti fa sciogliere con una parola soltanto.
Mhm, forse non è il momento adatto per buttarti su di lui, rifletti.
John, con aria vittoriosa, se ne sta in piedi accanto a Dean, con una scatola di cerotti vuota ed il contenuto sparso in giro per il giardino. Ovviamente.
Accanto a lui, Benji osserva in silenzio la scena. E' il più grande, il più alto e anche il più taciturno, ma ha regalato una pistola ad acqua a John (e non una semplice pistola, ma una Colt, come quella con cui daddy ha sconfitto un sacco di demoni!) e si è guadagnato di diritto un posto nel suo cuore.
Infine vengono i gemelli.
Sono i più piccoli, hanno solo quattro anni, ma tu e Dean avete imparato a vostre spese che, sottovalutare quelle due piccole pesti, sarebbe un grave errore – il povero Bond ancora scappa dopo lo pseudo-rituale per esorcizzarlo da chissà quale demone. D'altronde non per nulla nelle loro vene scorre il sangue dei Winchester e, guardandoli, lo vedi anche nei loro occhi lo stesso sguardo di Sam, sveglio, dolce e con quella vena ribelle che, nei suoi figli, sicuramente è stata amplificata dal gene materno.
«Leen, Bobby, che cosa vi avevamo detto delle bende?» è proprio Ichigo che fa la sua entrata, con un sospiro profondo ed i pugni ai fianchi, in una posa da rimprovero che viene ammorbidita quando Sam le passa accanto, piegandosi fugacemente su di lei per lasciarle un bacio sulla guancia e poi prosegue verso i due bambini, dal visetto uguale e gli stessi capelli castani e arruffati.
Sorride, sfilando dalle manine dei due i rotoli di garze che avevi nascosto nell'armadietto del bagno.
«Le bende dovete mettergliele anche intorno alla bocca, così non si morderà la lingua per il troppo piangere.»
«Ah. Ah. Molto spiritoso Sammy.»
Sam ride e i gemelli si fiondano su di lui, avvolgendo le braccia intorno alle sue gambe e strofinando i visetti contro la stoffa dei pantaloni.
«Chiedeteglielo ora.» soffia Jonathan in loro direzione ed i due annuiscono, ma è la vocetta di Leen a farsi sentire, perché Bobby è troppo timido per parlare per primo, preferisce che sia la sorella a farlo e ne cerca anche la manina.
Così, Aileen R. Winchester, si solleva sulle punte delle scarpettine e tiracchia i pantaloni del padre obbligandolo ad abbassarsi per sentire la sua domanda sussurrata.
«Pàpa, pocciamo tae ancoa coh Jogna?»
«Uffa, smettete di chiamarmi col nome sbagliato! Non mi piace Jona, sono John, io, John! Vero mamma?» ti guarda, chiede conferma a te mentre Robert D. Winchester -detto Bobby- esulta insieme alla sorella quando ricevono il permesso di Sam di poter rimanere con tuo figlio.
Non riesci a fare in tempo a rispondergli, tutti e tre vengono presto trascinati dall'entusiasmo e ricominciano a schiamazzare. Non hai ben capito come sia stato possibile, ma un momento eravate tutti in giardino e l'attimo dopo i bambini sono spariti di nuovo alla volta del salotto tra urla varie (Giochiamo all'Apocalisse, io faccio papà! Ance io faho pàpa! Gnoh è giutto, Leeh, ho hai cempe tu! Benji, vieni, tu devi fare il vampiro, invece Bond fa il Re dell'Inferno!).
Accidenti alle storie della buonanotte dei fratelli Winchester, se quei quattro ti fanno fuori il gatto o rompono qualcosa in casa, giuri che lo farai dormire sul divano!
Lui deve averti letto nel pensiero perchè sta già lanciando occhiatacce al fratello e consorte e anche a Freyja che, di contro, gli rispedisce uno sguardo altrettanto minaccioso, ricordandogli silenziosamente di quella volta in cui lui -e non suo figlio, eh!- le ha ucciso il pesce rosso ficcandolo in lavatrice e ha lasciato l'impronta del ferro da stiro sulle magliette dei bambini.
Mai lasciare le faccende di casa ad un maschio, anche se ha perso una stupida scommessa!
Quando gli zii prendono la saggia decisione di andare dietro ai bimbi per evitare che scatenino davvero l'Apocalisse direttamente tra le pareti di casa vostra, rimani da sola con Dean e i suoi due cerotti.
«Come hai fatto a ridurti così?» chiedi, togliendoglieli dalla faccia.
Storce il naso, allargando le braccia per ricalarle sulle tue spalle, stringendoti in un abbraccio.
Non siete riusciti a stare un momento da soli quest'oggi e la cosa dispiace ad entrambi.
E' difficile avere un po' di intimità con un figlio. Vero?
E, perchè te lo stai chiedendo? Ormai, dopo sei anni, dovresti saperlo.
...no?
«Abbiamo giocato ai pirati e i gemelli hanno deciso di attaccarmi con un cacciavite sonico o qualcosa del genere. Davvero, che diavolo gli insegna Ichigo?»
Ridi. Dean è ancora convinto che la "D" del secondo nome del piccolo Robert sia un omaggio di Sam al proprio fratello maggiore, ma non sa che è stata una scelta di Ichigo e che l'omaggio, al massimo, è stato dato ad un certo David Tennant.
Nessun dubbio, quindi, che l'uomo non colga i riferimenti a Doctor Who che lei ha tramandato ai figli.
Lasci perdere, ricambiando il suo abbraccio, strofinando il volto contro il suo collo ed il suo mento, sentendo il vago accenno di barba pizzicarti la pelle, mentre le sue labbra si posano alla tua fronte, scendendo al tuo naso e, infine, incontrando la tua bocca.
E' un bacio lungo, dolce, languido.
Un bacio che te ne ricorda altri, che ti ricorda la vostra prima volta e le notti passate a far l'amore nell'Impala e subito dopo ad urlargli "Te l'avevo detto che si stava stretti!" al suo battere la testa sistematicamente contro il tettuccio. Un bacio che ti ricorda la tua vita con lui, la tua vecchia casa in cui vivevi con tua madre quando lui ancora cacciava insieme a Sam e Castiel, che ti ricorda le tue amiche e i suoi amici, tutti ancora vivi.
Un bacio che ti ricorda che, stranamente, non sai bene come ci sei arrivata a quel punto, con un bambino di sei anni, un marito che ami e una vita che ti sembra una sorpresa ogni giorno.
Quando il bacio si scioglie, stai per chiedergli che lavoro faccia ora e perchè tu, ancora, non lo sappia, ma il piccolo Jonathan vi corre incontro.
«Mooom!» urla, buttandosi verso di te.
I tuoi riflessi rispondono immediatamente al bisogno di tuo figlio e tu lo prendi al volo, prima che ti cada davanti, sollevandolo in braccio e ammirando il suo sorriso che si fa enorme e che brilla solo perché sei riuscita a prenderlo tra le tue braccia, ancora una volta. Solo perché si fida così tanto di te da gettarsi senza pensare alle conseguenze.
«Momy, è vero che gli angeli vegliavano su papà?» chiede, facendo danzare gli occhi da te a Dean.
«Sì.» annuisci.
«E vegliano anche su di me?»
Dean, ancora accanto a te, sorride, ma tu senti perfettamente la tensione dei suoi muscoli e sai che spera che non sia così, spera che le faccende degli angeli rimangano tra gli angeli e che vostro figlio sia tenuto fuori da qualsiasi questione paradisiaca e demoniaca, così come quelli di Sam e del compianto Benny.
Sospiri e carezzi gentile i capelli del tuo bambino.
«Ma certo.» mormori, anche se in cuor tuo sei d'accordo con l'uomo.
«Lo sapevo!» esclama invece il bambino «Lo sapevo che quello che ho visto prima era il mio angelo!»
Ed è così felice, che non te la senti di chiedergli spiegazioni. E' così entusiasta che accetti le sue parole con un sospiro, contenta che non ti faccia altre domande, che non chieda degli angeli di Dean e di Sam, di quelli morti e di quelli ancora in vita, di quelli dal cuore spezzato o di quelli rimandati nella loro gabbia.
Sei contenta perché anche tu i tuoi due angeli li hai al tuo fianco e non smetterai mai di essere grata per la loro esistenza.

 
 
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