?

Log in

No account? Create an account
 
 
03 February 2013 @ 03:39 am
[Team Free Folly] Me and the Hunter ~ Another time. Another life.  
La notte porta consiglio, nel mio caso è vero.
L'altro ieri ho fatto un sogno troppo assurdo su Cass, alla fine, ancora nel dubbio se scriverci una fic o meno, ho deciso che, nel frattempo, potevo utilizzare almeno l'input di base e riadattarlo per un'altra fic. Così, ecco qua.
Potevo risparmiarmela, mi sa, lo so, ma who cares.
Dedicated to: rainstormgirl.
I personaggi realmente esistenti appartengono a loro stessi; situazioni, location e quant'altro sono totalmente inventati. Supernatural e i suoi pg appartengono a chi di diritto.
Another time. Another life.
O anche: Di gatti agenti segreti e bambini supereroi.


Piatti infranti.
E' stato quello a svegliarti di soprassalto da un sogno a cui hai cercato di rimanere aggrappata con tutta te stessa, anche se non ricordi il perchè e non sapresti più neppure dire di cosa parlava.
C'eri tu, c'era Dean e forse qualcun altro... il resto è nebbia.
Pigramente muovi la mano a cercare la presenza del ragazzo accanto a te, il materasso è caldo, le lenzuola disfatte, ma lui non c'è già più. Sulla guancia hai ancora l'impronta di un suo bacio, se chiudi gli occhi puoi percepire il movimento delle sue labbra carnose muoversi sulla tua pelle serica, risalire i lineamenti gentili del volto per arrivare all'orecchio e lì sussurrarti qualcosa che hai captato appena nel dormiveglia. Ti ha detto che sarebbe andato lui a controllare, credi, che era il suo turno... ma non hai capito di che diavolo di turno parlasse.
Sbadigli, stiracchiandoti ancora gonfia di sonno, faticando a riemergere completamente nella realtà. Una parte di te vorrebbe tornare indietro a dormire, ritrovando il rifugio delle trame di un sogno che ormai non c'è più, ma sei sveglia e non puoi farci niente.
Ti tiri a sedere, passandoti una mano tra i capelli che ti ricadono su una maglietta lunga e bianca con qualche scritta, è così larga che  capisci subito che è una di quelle di Dean e puoi sentire ancora il suo odore, vago, leggerissimo, insieme a quello di pulito del sapone di Marsiglia.
Arricci le labbra quando ti guardi intorno, cercando la sveglia che trovi lampeggiante sul comodino.
2:54.
Esistono le 2:54? E che diavolo.
Sbuffi, ma di colpo torni a fissare i numeri in verde su sfondo nero. Da quando hai una sveglia coi numeri verdi su sfondo nero?
Poi ti ricordi che quella vecchia l'ha rotta il vostro gatto, e ora realizzi che quel rumore che ti ha svegliato dev'essere stato causato proprio da lui, dal piccolo peloso 007: Bond. Nome bizzarro per un gatto, ma d'altronde non l'hai scelto tu e, proprio mentre stai per alzarti e andare a controllare che non ci siano stati morti, due occhioni felini ti fissano dalla porta ed il colpevole svolazza trattenuto dalle mani grandi di Dean.
«Ho catturato il colpevole e ho pensato che volessi vederlo prima dell'esecuzione capitale per aver distrutto il vaso più brutto della storia.»
Ci metti un po' a capire di cosa stia parlando.
Non sei molto reattiva a quest'ora della notte.
Poi, di colpo, realizzi.
«Il vaso che ci ha regalato mia madre per il nostro anniversario?»
«Già... quello... ogni volta che lo guardo capisco quanto tua madre mi odi per averle portato via la sua bambina.»
«Eddai Dean, lo sai che non ti odia.» sbuffi.
Lui ride e avanza, con il gatto che miagola penzolante dalle sue dita, ma più che guardare Bond, tu stai fissando il corpo di Dean, il modo in cui la maglietta chiara gli aderisca al busto mettendo in risalto i muscoli al di sotto e i boxer grigio scuro che gli fasciano il fondoschiena e lasciano ben poco all'immaginazione.
Se non sapessi che lui può sentirvi, avresti già concesso la grazia al piccolo gatto-spia di Sua Maestà e staresti pregando il cacciatore di tornare a letto con te. Ora. Subito. Per avere le sue mani sul tuo corpo, sotto la maglietta che indossi, contro la tua pelle, a vagare lungo le tue curve, carezzandoti il seno, la schiena e poi più giù, per afferrarti le cosce e spingerti dolcemente contro il suo corpo, facendolo aderire con una perfezione quasi maniacale.
Dèi, è splendido il modo in cui i vostri corpi si incastrano quando fate l'amore.
Per un attimo, un solo colpevole istante, ti chiedi chi possa sentirvi e perchè te ne preoccupi tanto.
Non ti viene in mente subito, ma Dean deve aver letto il tuo sguardo famelico, perchè ti sorride leccandosi le labbra, anche se subito dopo sospira e si stringe nelle spalle con aria dispiaciuta.
«A proposito, in cucina ho trovato un altro intruso.»
Un risolino proviene dalle sue spalle.
Aggrotti la fronte e sbatti le palpebre. Ti è appena sembrato di vedere qualcosa muoversi dietro la schiena di Dean, dei capelli, una testolina e...
«Non sono un intruso!»
Chi ha parlato?
«Dean?» lo chiami, guardandolo preoccupata.
Lui solleva gli occhi al cielo e raggiunge il letto, abbandonando tra le coperte il piccolo Bond che vi zampetta sopra, prima di balzar giù e andarsene per i fatti suoi, pronto a distruggere qualche servizio di piatti appena acquistato e alla fine la testolina spunta completamente dalle spalle di lui, mostrando una spazzolata di capelli castani ed un faccino paffuto con enormi occhi verdi macchiati da pagliuzze nocciola.
Spalanchi gli occhi alla sua vista
«Voglio fare Batman!» esclama, scavalcandolo per gettarsi sul lettone e gattonare verso di te.
Dean sorride orgoglioso.
«E' tutto suo padre.»
E sollevando gli occhi verso di te, il piccolo ti tiracchia la manica della maglietta, mostrando un broncetto delizioso e imbarazzato.
«Papà ha detto che posso dormire con voi...» pigola.
Papà. Dean. Dormire con voi.
La domanda giusta è: come cazzo ci sei riuscita a dimenticarti di avere un figlio? Con Dean?
Ed è bellissimo, non avrà più di cinque o sei anni, vestito con un pigiama con lo stemma di Batman sul petto, i piedini nudi che sbattacchiano tra le coperte in attesa del tuo benestare e gli occhioni che passano da te a Dean e tornano su di te, pieni di apprensiva speranza.
Lo guardi, cercando somiglianze in Dean e con te e, sulla lingua, ti rotola una lettera dopo l'altra, fino a formare un nome.
«Jonathan...»
Lui storce il nasetto.
«Voglio chiamarmi John, come il nonno.» pigola. Ma sentilo, così piccolo e già così pretenzioso.
Dean ridacchia, sedendosi accanto a voi, sulla sponda del letto, allungando la mano per passarla prima tra i suoi capelli, scompigliandoglieli dispettosamente e poi tra i tuoi, in una carezza più intima.
«Lo facciamo restare o vuoi che lo butti fuori dalla Batcaverna?»
«Nooo! Faccio il bravo, lo giuro! Mamma, posso rimanere? Sono io Batman, è mia la Batcaverna!»
«Ah no, la Batcaverna per ora è mia, te la passerò insieme alla BatImpala quando sarà il momento.»
«Domani va bene?»
«Facciamo tra dieci anni.»
Ma guardali quei due.
In realtà è proprio quello che fai, li guardi mentre battibeccano, con Dean che sorride canagliesco e il piccolo Jonathan -o John- che gonfia le guanciotte fronteggiandolo come un guerriero in miniatura. Sono tuoi. E ti si scalda il cuore a questo pensiero, mentre fai un cenno col capo a tutti e due perchè ti raggiungano sotto le coperte e quando lo fanno, lo riesci a sentire sulla pelle, il calore di quella piccola e adorabile famiglia.
Mia.
Mormora la tua testa.
E non c'è niente di più perfetto.
 
 
Current Mood: blankblank
Current Music: Stormy - Hedley