Freyja si affrettò a raggiungerlo.
La guardò muovere i primi passi sui tre gradini che innalzavano l'altare.
«I'm sorry, kid...» mormorò e la sua mano la raggiunse dietro la nuca affondando tra i capelli ramati e sul collo, stritolando i nervi in una morsa salda che quasi le tolse il respiro.
Lei riuscì a malapena a percepire le sue labbra premute contro il proprio orecchio, il respiro caldo che le sfilava contro il lobo e la sua voce sussurrata che le colava dritta contro il timpano, impedendole di muoversi.
«Shssss, non c’è fretta…» mormorava, in una dolce malia che iniziò a intorpidirle i muscoli «Puoi riposare ora, piccola.»
«Ma… cosa stai… facendo…?»
«Shsss, dormi. Torna a dormire… non serve più che tu stia qui.»
«…Ben…ny…»
Le labbra del Vampiro si posarono in piccoli tocchi umidi contro il suo orecchio e contro la guancia, lasciando le impronte di baci lievi sulla sua pelle. Le circondò la vita con un braccio e portò l'altro sotto le sue ginocchia, accogliendo il suo corpo quando, troppo stanca per riuscire a tenere gli occhi aperti e resistere al sonno, gli si abbandonò contro.
La guardò addormentata tra le proprie braccia, con il volto poggiato al proprio petto, le lunghe ciglia calate a nascondere gli occhi e quella fragilità tipica dei bambini quando dormono al sicuro nelle loro stanze. Probabilmente era così che si sentiva Freyja quando era insieme a Benny, al sicuro. Nonostante tutto.
Lui sospirò, sentendo il peso della colpa.
«Mi dispiace.»
E forse era vero che gli dispiaceva, in un modo che faticava a capire e che non provava più da secoli ormai.
Poi era arrivata quella dannata ragazzina dall'altro mondo e lui non aveva più capito un cazzo.
Dannazione.
La strinse un po' più forte nell'abbraccio, seguendo distrattamente il disegno delle labbra carnose finchè il proprio volto non fu troppo vicino al suo e allora, posare la bocca a quella di lei fu ovvio, naturale, come rubarle un bacio di cui Freyja non avrebbe mai saputo niente.
Si risvegliò qualche ora dopo, di nuovo nell'auto rubata dalle amiche, di nuovo insieme a loro.
Non ricordava come ci fosse tornata, ma era sicura che fosse stato merito di Benny e che il Vampiro l'avesse protetta ancora una volta da qualche pericolo. Una nebbia fitta avvolgeva parte dei propri ricordi, le sembrò di aver visto uno strano scrigno poggiato ad un altare, ma più il tempo passava, più le sembrava solo un sogno e, dopo un po', smise di pensarci.
[Now]
Bagagli fatti, adunata completata e cene romantiche rimandate ad “arrivati da Bobby, mi assicurerò di avere il piacere di rapire la bella principessa”.
Le due auto erano piene, l'aggiunta di Benny e Castiel aveva completato i posti nell'Impala, alimentando il malcontento di Dean che aveva dovuto accontentarsi di avere tra i piedi Vampiro, Angelo e fratello invece della compagnia di Nicole.
Fuuma aveva proposto di separarsi per raggiungere la città di Saltillo, di cui lei e Freyja avevano trovato la mappa nella Sala Mortuaria di Tallahassee, ma era stata scartata. Da una parte c'era un Vampiro da tenere d'occhio, dall'altra non avrebbero fatto male un po' di ricerche in più, soprattutto se avrebbero compreso l'ubicazione dei sonsofabitch della Setta dei Figli del Conquistatore e la possibilità di toglierli di mezzo.
L'Audi viaggiava ad un metro e mezzo di distanza dall'auto dei Winchester quando, osservando dallo specchietto retrovisore, Dean la vide inchiodare e uscire una per una le quattro Straniere.
«Che cosa stanno...»
«Merda, non saranno state attaccate...»
Appena Dean aveva frenato, Sam aveva spalancato la portiera, gettandosi fuori dalla macchina.
«Se hanno di nuovo disimparato a guidare, giuro che le metto sotto tutte quante!» fissò Nicole, lontana qualche passo da lui «...quasi tutte.»
«Sembra che abbiano visto qualcosa.» commentò Castiel. Era sceso per ultimo dall'Impala, aveva preferito aspettare che Benny facesse lo stesso ed il Vampiro aveva storto il naso guardandolo come se fosse una scomoda mosca da schiacciare.
«Te l'ha mai detto nessuno che fissare è da maleducati?» gli aveva chiesto, con gli occhiali da sole ancora addosso.
«Dean me l'ha detto un paio di volte.»
«E tu tardo come un mulo, eh,
piumato?»
L'Angelo aveva stirato le labbra, ma aveva taciuto, preferendo raggiungere insieme ai fratelli Winchester le quattro ragazze che, concitate, guardavano oltre il bordo della strada, svariati metri più in là, dove un prato di campagna si estendeva e su cui erano stati parcheggiati un buon numero di roulotte e non solo.
«Perchè vi siete fermate?» chiese Sam.
Le quattro si voltarono verso di lui, gli occhi brillanti come bambini davanti alle luci di un albero di Natale.
«Perchè dobbiamo andare assolutamente al lunapark!»
Sam e Dean si guardarono stralunati.
Come se non fossero bastati i demoni a dar loro la caccia, un Dio pazzo furioso che programmava la fine del mondo e profezie di mille anni prima... ci mancava proprio un dannato lunapark in mezzo alla fottuta e sconfinata campagna sul confine di Tallahasse!