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01 February 2013 @ 09:05 pm
[Team Free Folly] Dec. 21st || 08  

Note Inutili: Le mie idee si stanno facendo sempre un po' più confuse, ma almeno ora ho deciso definitivamente (spero) il ruolo di ognuna delle bagarospe... devo solo riuscire a svilupparlo e portarlo fino alla fine (Ah beh!).
I personaggi realmente esistenti appartengono a loro stessi; situazioni, location e quant'altro sono totalmente inventati. Supernatural e i suoi pg appartengono a chi di diritto.

Dec. 21st - Capitolo #08


La donna senza cuore la fissava piangendo.
C'era un buco, grande quanto un pugno, a squarciarle il petto, mostrando il vuoto nel suo corpo.
Lei indietreggiò, sentendo la suola delle ballerine graffiare il pavimento di pietra e mattoni, mentre intorno a loro l'odore di muschio che ricopriva le pareti del tempio si mescolava a quello di fiori blu dalle venature bianche che penzolavano da un albero secolare.
La donna avanzò. Aveva occhi troppo chiari, del colore delle perle e capelli bianchissimi, che danzavano intorno ad un corpo pallido e nudo, avvolto dalla luce della luna.
La fissava spiritata, piangendo lacrime di sangue che le bruciavano le guance.
Lei cercò di urlare, di chiedere aiuto, ma la voce rimase intrappolata in gola, senza produrre alcun suono.
Non lasciare che mi prendano...
Mormorò la donna senza cuore, tendendo una mano dalle dita scheletriche verso di lei.
«NOOO!»

Sam spalancò gli occhi, ritrovando l'oscurità ad accoglierlo e l'urlo di una ragazza che gli rimbombava nei timpani, troppo vicino e troppo vivido perché potesse essere stato un sogno. Cercò di mettere a fuoco i contorni della stanza, sentendo un corpo agitarsi tra le braccia, piccolo rispetto al proprio; i capelli lunghi gli solleticavano il mento e le proprie mani avevano trovato  fianchi sottili, la curva della schiena e, infine, erano risalite fino alle spalle minute.
«Ichigo?» mormorò, non ricordava come ci fossero arrivati in quel letto, tornati al motel da cui erano partiti per il dormitorio dell'università di Tallahassee, eppure ricordava gli Incubi che avevano banchettato con la propria carne e quelli che volevano catturare la ragazza.
«Ehi, è solo un sogno.»
Era stata lei ad urlare ed ora scalciava, gridando parole che non riusciva a riconoscere, in una lingua che non era americano, ma non era neppure più in uso da millenni.
«Maledizione... Ichigo, così cadiamo tutti e due!»
Fu costretto a stringere maggiormente la presa alla sua vita, per mantenerla sul piccolo lettino della stanza ed evitare che si spingesse oltre il bordo, cadendo e trascinando anche lui in un rovinoso incontro ravvicinato con il pavimento.
Ichigo scalciò, Sam sentì una fitta dolorosa colpirlo all'altezza del polpaccio che lo costrinse ad ingoiare un’imprecazione, ma quando i colpi della ragazza si fecero più audaci, mirando in zone troppo sensibili, ringhiò tirandosi indietro per avere abbastanza spazio di manovra e poterla spingere con la schiena contro il materasso. Aveva mani grandi, dalle dita lunghe e ne bastò una per riuscire ad intrappolare alla bene meglio i polsi sottili di lei, tenendola con le braccia sopra la testa, mentre l’altra mano premeva all’altezza delle cosce.
«Ichigo, svegliati! Sono io, Sam!»
Urlò, a cavalcioni su di lei, con le mani a tenerla inchiodata al letto ed il volto troppo vicino al suo.
Non si era reso conto dell’ambiguità di quella posizione finchè non fu troppo tardi e gli occhi chiari di Ichigo si aprirono, incontrando i lineamenti leggermente spigolosi del suo volto, sentendo la punta del suo naso sfiorare la propria ed il suo sguardo colare direttamente nel proprio, chiaro anche nell’oscurità della stanza.
Non si mosse, si prese qualche secondo per realizzare dove fosse, con chi e, soprattutto, se si trattasse ancora di un sogno.
«Sam?» mormorò, da una parte col desiderio di essere ancora tra le spire del sogno, dall’altra con la speranza che i suoi capelli castani le stessero davvero solleticando la fronte, mischiandosi ai propri e che le sue mani fossero…
Abbassò gli occhi verso le proprie gambe, trovando la mano del ragazzo a premervi contro.
Ma che?
Lui sorrise, tirato.
«Già. Sorpresa...»
«Ma… che… che stavi facendo?»
«Aspetta, non è come sembra!» Si affrettò ad allontanare le mani, tirandosi indietro e dèi, se possibile fu perfino peggio: vederlo con la schiena dritta troneggiare su di lei, enorme, mentre le puntava lo sguardo addosso e muoveva a mezz’aria le mani, senza sapere dove poterle mettere, prima di prendere la saggia decisione di spostarsi dal suo corpo e sedersi affianco a lei «Non volevo… insomma, stavi urlando per un incubo e quando hai cercato di castrarmi ho pensato che…»
Lei balbettò qualcosa che suonò come un “Sam… tu… io… letto… castr… Oh.Mio.Dio…” e fu grata all’oscurità che impedì al cacciatore di scorgere il rossore che le aveva incendiato il volto.
Lui attese qualche attimo, aspettandosi urla, ceffoni o qualche frase sulla linea del “Sei un porco!”, ma non accadde niente.
Tirò un sospiro di sollievo, scivolandole di nuovo accanto e facendosi nuovamente spazio sul materasso; ma era minuscolo quel lettino per lui che aveva un corpo statuario alto un dannato metro e novantatré ed era costretto a starle addossato.
«E' tutto ok?» le chiese, nella speranza di stemperare la tensione.
Stordita dal sonno agitato, Ichigo annuì piano, spiandolo con la coda dell'occhio; quando incontrò il suo sguardo apprensivo ad attenderla, le scivolò un brivido caldo giù per la schiena.
Non sono in un letto con Sam Winchester. No. Non ci credo.
«Vuoi raccontarmi del tuo incubo?»
La domanda riuscì a farla tornare alla realtà.
«No… io… non me lo ricordo.»
«D'accordo.»
«Tu... ehm... stai bene?»
Lui attese qualche secondo prima di rispondere, non si era neppure chiesto perché fossero finiti insieme in quel letto e, forse, una parte di sé l'aveva trovato naturale, come il fatto di allungare una mano oltre la vita di lei e tirarsela di nuovo vicino, così da poter avere il volto alla stessa altezza di sguardi e la guancia che poggiava sullo stesso cuscino.
«Più che bene.» ammise, non le chiese come avesse fatto a tirarli fuori dalla Sala, preferì rimandare certe domande all'indomani, rassicurandosi giusto sul fatto che, se lui era ancora vivo, allora doveva esserlo anche suo fratello e le altre ragazze.
Ichigo rimase immobile per qualche istante, stupita per non aver ancora sentito la voce di Dean fare qualche battutina sarcastica seguita da quella di Nicole che lo intimava di tacere; i due dovevano essere andati altrove, pensò.
Lasciandola da sola con Sam…
«Forse dovrei lasciarti riposare da solo.» azzardò, iniziando a soffocare nell'imbarazzo.
Lui scosse il capo.
«Forse dovresti riposare con me, invece.» la voce dolce, lo sguardo fisso su di lei ed Ichigo avvampò, incapace di dire altro.
Pochi minuti dopo, si era addormentata nuovamente e, dolcemente, Sam l’aveva avvolta in un abbraccio, guardandola dormire a lungo, prima di cadere addormentato a propria volta.

Non lasciare che mi prendano...
Dita bianche, dita sottili si tesero verso di lei, mescolando la propria voce al sibilo del vento che portava con sé l’odore di incenso e fiori secchi.
E quando la mano della donna senza cuore le sfiorò il petto, Ichigo cadde in terra, su un pavimento di mattoni e pietre color cremisi, sentendo il cuore fermarsi...

Il nuovo giorno venne accolto con una buona dose di ottimismo.
Avevano aggiornato Bobby con le ultime notizie, i Winchester erano sani e salvi, il proprietario del motel aveva solo vaghi sprazzi di memoria sulla notte precedente che aveva interpretato come il ricordo di un incubo e Benny, contro ogni previsione, non era fuggito col favore delle tenebre.
Per una volta, tutto sembrava andare esattamente come previsto.
In una delle tre stanze, Fuuma, Ichigo, Nicole e Freyja continuavano a guardarsi l’un l’altra con occhiate sospettose, chi per un motivo, chi per l’altro. Castiel era rimasto in piedi accanto alla porta ed il Vampiro poggiava la schiena contro una delle pareti, assicurandosi di rimanere ben lontano dalla finestra e dalla luce del sole, tenendo gli occhi al riparo dietro un paio di occhiali scuri.
C’era stato uno scambio di stanze la notte precedente e ancora nessuno aveva avuto il coraggio di spezzare l’imbarazzante silenzio che si era creato.
Fuuma ruotò gli occhi al soffitto, borbottando qualcosa di poco comprensibile tra i denti e muovendo lo sguardo scuro prima su Nicole e poi su Ichigo.
La più piccola sorrise, sentendo la pressione del suo sguardo.
«Bella l’ultima puntata di Doctor Who, vero? Tennant mi manca ancora, ma anche Matt mi piace.» buttò lì, totalmente fuori luogo.
«L’ultima puntata l’hai vista quasi quattro mesi fa.» le fece notare l’altra, prima di scoccare la lingua contro il palato «Perché, invece, tu e Nicole non vi decidete a raccontarci com’è andata?»
Le due arrossirono.
«A... andata cosa?» chiese Nicole.
«Io non ho niente da raccontare.» fece, più furba, Ichigo, già pronta a mettere le mani avanti.
Fuuma storse il naso.
«Certo, io finisco in stanza con Frè, mentre voi vi beccate i sexy-brothers e mi devo anche bere la storia che non abbiate passato una nottata di sesso e passione?»
«FUU?!»
«Ma Fuu che? Freyja, diglielo tu!»
Come risvegliata da un sogno ad occhi aperti, Freyja sollevò lo sguardo verso l'amica, rispondendo troppo tardi con un «Eh?» che suonò distratto e distante. Non era difficile capire che avesse altro per la testa, questioni riguardanti un certo vampiro, rimasto in silenzio per tutto quel tempo, con un’espressione annoiata sul volto.
«Ecco, ora che c'è in stanza Benny, abbiamo perso pure lei...»
«A proposito, perché Benny si trova qui e perché tu facevi comunella con lui?» Era stata Nicole a parlare, ben felice di portare l'attenzione su qualcuno che non fosse lei.
Freyja si strinse nelle spalle.
«Lui è...»
«E'?»
«Sta dalla nostra parte.»
«Vuol dire che vuole aiutarci?»
Tacque.
Non era sicura che fosse così. Avevano perso uno degli scrigni che racchiudevano le quattro chiavi dei Cancelli a causa di Benny e Dio solo sapeva che cos’altro le aveva nascosto, quali informazioni utili le aveva voluto celare.
Distolse lo sguardo, lasciando che il Vampiro si esprimesse da solo.
«Sono dalla vostra parte, ma non significa che voglio aiutarvi. Abbiamo solo scopi comuni.»
Ed eccola lì, la dannata aria misteriosa che tornava ad avvolgerlo.
«Quindi se ti facciamo fuori è meglio, così togliamo di mezzo la concorrenza.»
Non ci aveva neppure provato, Fuuma a trattenere quella fastidiosa lingua biforcuta che si ritrovava, aveva lasciato che le parole le rotolassero fuori dalla bocca, totalmente prive di tatto e con la solita arroganza di chi crede di avere tra le mani la soluzione ad ogni male, un po’ drastica forse, ma pur sempre funzionale.
Le ragazze si limitarono ad ignorare il commento e lei si strinse nelle spalle, sospirando e sollevando le braccia in segno di resa.
Non avrebbe mai capito che ci vedevano di tanto bello in un tizio dai denti retrattili e che beveva sangue con una cannuccia.
La collaborazione del Vampiro era comunque stata poca o nulla, quello che avevano capito riguardava il suo rapporto con Freyja che ultimamente si era fatto teso, ma nonostante tutto era sempre accorso a salvarla quando lei ne aveva avuto bisogno.
Lo scrigno rubato era rimasto un segreto tra loro due, ma, per tutto il tempo in cui le amiche avevano rigettato domande su domande in un caotico interrogatorio di terzo grado fatto di domande idiote (Dov'eri quella notte? Che cosa stavi facendo con Freyja? Ma è vero che i vampiri non possono bere coca-cola e mangiar pizza?) e di domande un po' più serie, Ichigo non aveva smesso di fissarlo. La presenza di lui aveva acceso un ricordo che avrebbe preferito tenere seppellito sei metri sotto terra.
Si portò la mano al petto, facendo per parlare, ma prima che potesse aprire bocca, la porta della stanza si aprì e i due fratelli Winchester comparvero sulla soglia.
Fu allora che si scatenò il caos.
«Ragazze, ricordate che sono convalescenti!» aveva urlato Nicole, sopra il coro femminile, pigolante e commosso, di “Saaaaaam!” e “Deeeaaan!”, che li aveva accolti come eroi di guerra, insieme ad un travolgente abbraccio di gruppo.
«What the fuck...?»
«Siete vivi! State bene? Ci avete fatto preoccupare da morire!»
«Sono felice che stiate bene, ragazzi!»
«Castiel, non startene lì impalato, partecipa anche tu a tutto questo coccolume, presto prima che Dean si liberi!»
«Non dovremmo rispettare la volontà di Dean e Sam di non farsi abbracciare?»
«Ma no, a loro piace! C'mon
«Ragazze, veramente... così è un po' troppo...»
«Fuck, non respiro... Cass, sonofabitch, perché diavolo dai ascolto a queste pazze?!»
«Ok, potete almeno evitare di toccarmi... wo, d'accordo, tenete le mani un po' più su, davvero!»
«Dovremmo farlo più spesso, la prossima volta ci infiliamo anche Bobby!»

L'abbraccio di gruppo fu traumatico. I ragazzi ne uscirono devastati, Sam sentì subito il bisogno di sedersi lontano, molto lontano da quelle quattro scalmanate e Dean, più scandalizzato dei due, non riuscì a spiaccicare parola per i dieci minuti che seguirono, tempo che servì alle ragazze per illustrare loro tutto quello che avevano scoperto sui Figli del Conquistatore, giaguari, Re e sulla presenza di Benny.
«Quindi, succhiasangue a parte, ci è rimasta solo una fiala di quella terra miracolosa.» Dean indicò la boccetta di vetro che Freyja ancora portava al collo «C’è un altro indizio che ci porta in chissà quale buco di culo.» guardò Fuuma che annuì «Abbiamo trovato una chiave che presumibilmente serve per aprire uno di quei cancelli che non dobbiamo aprire» puntò Nicole «E la fidanzatina di Sammy è entrata nelle mire di quei thingsinblack.» e concluse con Ichigo, che arrossì violentemente mentre le altre annuivano.
«Fanculo, Dean.» commentò invece Sam, tirandogli una di quelle espressioni che le Straniere conoscevano come la bitch-face.
Il fratello gli scoccò un occhiolino e proseguì.
«Ora che sappiamo chi sono questi figli di puttana che vi danno la caccia, possiamo preparare un piano d'attacco per stanarli e far loro il culo a stelle e strisce, no?»
«Aspetta, non così in fretta.»
Stupito si voltò verso Nicole, che aveva alzato la mano verso di lui e, più meravigliata dei presenti, lo guardava chiedendosi cosa le fosse saltato in mente di interromperlo.
«Nicole?» incitò Sam, avvicinandosi a lei, curioso, forse cercando di sentire il rumore del suo respiro, visto come la ragazza si fosse congelata in quella posizione.
«Ehm.»
Toh, era viva, allora!
«Nico, con parole tue.»
Freyja le aveva posato una mano alla schiena, cercando di farle coraggio, ma tutto quello che ottennero fu altro imbarazzo e frasi biascicate di cui compresero solo le parole “Credevo... ecco... cena...”
Le ragazze si guardarono senza capire, Sam aggrottò la fronte chiedendosi se non fosse un po' presto per la cena, Benny si chiese perché gli toccasse fare da babysitter ad un mucchio di bambocci ritardati e Castiel si intromise, reclinando con curiosità il capo verso il fratello maggiore dei Winchester. Non avrebbe voluto, ma prima di riuscire ad escludere il flusso di pensieri del ragazzo dalla propria mente, una frase scivolò fino a lui: Fanculo, perché diavolo dev'essere così carina ed eccitante proprio ora?
Inarcò un sopracciglio, prendendosi una lunga pausa prima di chiedere:
«Tu e Nicole avete una cena in programma?»
«Cass!» urlacchiò lei.
«Non è quello che volevi chiedere?» fece, con un candore quasi infantile.
«S-sì, ma non dovevi dirlo!»
«Perché no? Lo avresti comunque fatto tu.» aggrottò la fronte, tornando a guardare Dean «Non vuoi cenare con lei?»
A quel punto Dean non sapeva se essere più imbarazzato per le domande sfacciate di Castiel o per le risate sommesse che erano nate in sottofondo, alimentate dalle occhiate divertite di suo fratello che si godeva la propria rivincita.
«Cass, fatti i cazzi tuoi e voi...» puntò l'indice su tutti i presenti, grugnendo quando arrivò anche il turno di Benny «Non avete qualcun altro a cui rompere i coglioni? Andate a prepararvi che stiamo per partire!»
Almeno un paio di loro avrebbero potuto fargli notare che quella non era neppure la sua stanza e che a sua volta sarebbe dovuto uscire per prepararsi, ma preferirono annuire e ridacchiando diedero a lui e a Nicole il tempo di sbollire l'imbarazzo.

Appuntamento al parcheggio del motel in quindici minuti.
Benny era stato convinto, più o meno con le cattive, ad unirsi al gruppo almeno finché non avessero avuto abbastanza fiducia da lasciarlo andare per la sua strada, per quanto la realtà dei fatti era che fosse lui a non volersi allontanare dal gruppo per più di un motivo, primo tra tutti la Chiave in loro possesso.
All’unanimità avevano deciso di affidarla a Nicole: Ichigo, era già stata presa di mira dai seguaci di Tepeu, Freyja era troppo coinvolta emotivamente con il vampiro e, Fuuma era stata scartata da Castiel (a suo parere per l’antipatia che l’angelo provava nei suoi confronti), che aveva suggerito per primo il nome di Nicole.
La prima ad arrivare alle auto fu Freyja, raggiunta subito dopo da Ichigo, grata di essere riuscita a trovarla da sola. Da quando avevano scoperto la sua relazione (o qualsiasi cosa fosse) con Benny, la più piccola non si era data pace, aveva cercato le parole con cui iniziare il discorso con lei e, alla fine, si era lanciata e basta, sperando che l'amica l'ascoltasse.
«Credo di aver visto Benny al tempo di Monterrey mentre rubava uno scrigno uguale a quello che tu e Fuuma avete trovato qui.»
Freyja la guardò come se le avessero appena gettato una secchiata d’acqua ghiacciata addosso.
«Ne sei sicura?»
Sì. Sapeva che la risposta fosse sì, ma non era pronta a sentirselo dire e, quando l'amica annuì, il cuore le pesò come un macigno.
Di nuovo…
«Lo sai che non possiamo fidarci di lui.»
«Sì, lo so… ma…»
«Forse dovremmo dirlo anche a Dean e Sam.»
Freyja si irrigidì.
«No!» esclamò, irrazionalmente «Cioè… lo so che dovremmo e… giuro che glielo dirò quando sarò sicura delle intenzioni di Benny, ma non ora. La storia del purgatorio non c’è mai stata e se Dean viene a scoprire cos’ha fatto… come minimo…»
Tremò al pensiero.
Lo avrebbe ucciso, un taglio netto alla testa del vampiro e addio per sempre Mister Lafitte.
Ichigo sospirò, comprendendo le ragioni dell’altra. Non era un segreto la poca tolleranza del maggiore dei Winchester.
«D’accordo, hai la mia parola.»
«Grazie, Ichi.»
Tristemente spinse lo sguardo verso le finestre del motel, dove la sagoma massiccia del Vampiro si stava muovendo per uscire seguita dai fratelli Winchester che lo controllavano da vicino e, l’attimo dopo, sentì gli occhi azzurri di lui puntarla insistenti anche attraverso le lenti nere degli occhiali da sole.

[February 07, 2013 – Somewhere in Chichen Itza]
Da quando erano arrivate in quel mondo così uguale e diverso dal loro, avevano visitato posti di cui non avrebbero mai neppure immaginato l'esistenza. Le rovine di Chichen Itza, nello Yucatán, erano uno di quei luoghi; le avevano tenute d'occhio per giorni dopo la scoperta dell'ingresso segreto che portava ad un tempio sotterraneo del sito archeologico.
Sarebbe passato tutto inosservato, se Freyja non avesse proposto qualche ricerca in quel sito. Aveva detto di aver avuto un'intuizione e le ragazze si erano fidate di lei, scoprendo che aveva ragione e che le televisioni locali non facevano altro che trasmettere il Simbolo Maya che cercavano e che era ovunque nell'ingresso portato alla luce.
Quello che tutte ignoravano era che Freyja era già stata tra quelle rovine, non avrebbe saputo dire come e perché, ci si era trovata e basta e, quando la notte del 7 febbraio le amiche si addormentarono in macchina, attendendo l'alba per mettersi in marcia, lei si ritrovò in quelle rovine, immersa nel silenzio di una civiltà perduta, tra colonne di un tempio quasi distrutto, una vegetazione arida ed un’aria gelida che le penetrava nelle ossa.
Una forza a lei sconosciuta aveva guidato i suoi passi, l'aveva spinta a superare l'ingresso e andare oltre, spingendosi in un labirinto sotterraneo ricoperto di rampicanti, sempre più avanti, sino ad arrivare alla Sala Mortuaria al centro del tempio, in cui l'enorme dipinto di un volto umanoide riempiva un'intera parete.
Al centro della Sala, poggiato su un altare di pietra bianca e levigata, era stato riposto uno scrigno intagliato in un legno cremisi dal forte odore aspro. Era la prima volta che ne vedeva uno, fino a quel momento le loro ricerche le avevano sempre portate in catapecchie abbandonate piene di spiriti erranti o demoni a cui erano sempre riuscite a sfuggire bene o male.
Non era mai stata in un tempio.
Ma prima che potesse avvicinarsi all'altare, lui era arrivato.
Il pericolo che sentiva provenire da quella Bestia Nera era istintivo, glielo leggeva negli occhi di un rosso rubinescente che la fissavano sempre, ogni volta che se lo ritrovava davanti in quei viaggi fatti senza sapere come.
Le dita della mano destra stringevano il fucile, lo sollevò, puntandolo al muso del Giaguaro dal manto fatto d'ombra. Doveva essere uno di quei cosi, perché le pallottole di sale non gli avevano mai fatto nulla, erano servite giusto a farlo infuriare e a farlo ringhiare così forte nella propria testa che le era sembrato scoppiasse.
Deglutì.
Perché Benny non era ancora arrivato?
Poi, dal nulla, una voce le risuonò nella testa.
Non lasciare che mi prendano…
Fu una voce di donna, sottile e calda come un alito di vento in piena estate, gonfia di dolcezza e di tremante di paura, che si fece più ansiosa ed intensa quando il Giaguaro avanzò di un passo verso Freyja.
La ragazza indietreggiò, tenendolo sotto tiro.
Non lasciare che mi prendano...
Fu solo il suo sesto senso e l'istinto di sopravvivenza a suggerirle di girarsi e controllare le proprie spalle e, quando lo fece, urlò per lo spavento.
Gli occhi rossi di una donna la guardavano, fissandola allucinati; aveva la pelle pallida, rigata da gocce d'acqua, nonostante non ci fosse alcuna fonte nelle vicinanze, i capelli bianchissimi le ricadevano in ragnatele candide sulle spalle e tra i seni, dove un buco si apriva al petto squarciato e privato del cuore.
Non c'erano abiti a coprirla, solo la nuda bellezza di una morte che doveva essere stata crudele con lei; eppure ancora camminava, muovendosi verso Freyja, intrappolandola tra sé ed il Giaguaro.
«Stai lontano da me!» urlò la ragazza, muovendo freneticamente la canna del fucile da lei alla Bestia e viceversa.
Non lasciare che mi prendano…
Ne vide le mani tese, piccole dita bianche e tremanti, sottili quanto zampette di ragno, tremanti.
Un altro passo in avanti, gli occhi rossi in quelli celesti di lei, del colore del cielo di agosto, subito dopo lo scrosciare della pioggia estiva.
Sentì il tempo scorrerle addosso per un po' e poi non riuscì più a sentire niente, non riuscì più a pensare a niente, avvolta da un senso di pace ed immobilità. Perfino il Giaguaro se ne stava immobile, come se fosse rimasto vittima del fascino della donna, prigioniera a sua volta di un'eterna e fredda bellezza.
Non lasciare che mi prendano…
Un altro passo.
La donna tese la mano verso il petto di Freyja.
Salva…
«Che diavolo ti prende, ragazzina?!»
…ci…
La lama del pugnale arrivò inaspettata alle spalle della donna senza cuore, squarciandola a metà. Scomparve in sbuffi biancastri, rivelando dietro di sé il corpo del Vampiro, arrivato appena in tempo.
Troppo vicino a Freyja, il Giaguaro ringhiò alla notte e poi scomparve a sua volta.
«Ti piace l'adrenalina, lo so, ma questa volta ci sei andata troppo vicina, non credi?»
Benny si era voltato verso l'umana, ma lei non aveva risposto, né si era mossa. Lo sguardo era spento, le labbra dischiuse a lasciar filtrare soltanto il respiro lento, troppo, poi, di colpo, un brivido le attraversò la colonna vertebrale incurvandole la schiena, come risvegliata dal coma.
«Che... che cos'è successo?» domandò, allarmata, guardandosi intorno con il fucile spianato, puntandolo poi al volto del Vampiro che ghignò, nascondendo un sospiro di sollievo.
Dannata ragazzina, l'aveva preoccupato da morire.
«Succede che ti stavi quasi facendo strappare il cuore da uno spettro o qualsiasi fosse, kid
Scrollò le spalle, portandosi al suo fianco.
«Oh... ma tu...»
«Sono arrivato giusto in tempo, lo so.»
«Veramente volevo dire perché ci hai messo così tanto.»
«Ehi, porta rispetto e ringrazia che sono arrivato, almeno.»
Non lo ringraziò, in compenso gli sorrise e il Vampiro lo preferì, rimirando per qualche secondo la curva delle sue labbra morbide e poi scivolando al mento e al collo sottile, libero da gioielli o da stoffe. Aveva collane che usava mettere, un tempo, quando ancora viveva nel suo mondo, ma dovevano essere andate perdute ed ora a rivestirla c'era soltanto un maglioncino color vinaccia rubato chissà dove, dallo scolla ampio che sembrava un dolce invito per i succhiasangue come Benny. E lui si leccò le labbra, ingoiando ogni voglia di morderla e assaggiare finalmente il suo sangue, finalmente sangue umano dopo tanti, troppi anni.
Distolse lo sguardo da lei, cercando di cancellare dalla mente quell'unico pensiero che vi si era affacciato prepotente “Assaggiala. Assaggiala. ASSAGGIALA.”
«Ah, lo scrigno!»
Fu la sua affermazione a riportare gli occhi azzurrini sulla sua figura e poi sull'altare che ospitava lo scrigno.
Irrigidì i muscoli, spalancando lo sguardo in cui la pupilla si restrinse, diventando quasi una linea sottile e verticale come quella di un animale.
Lo scrigno. L'aveva trovato... aveva trovato una delle quattro Chiavi, finalmente!
Freyja si affrettò a raggiungerlo.
La guardò muovere i primi passi sui tre gradini che innalzavano l'altare.
«I'm sorry, kid...» mormorò e la sua mano la raggiunse dietro la nuca affondando tra i capelli ramati e sul collo, stritolando i nervi in una morsa salda che quasi le tolse il respiro.
Lei riuscì a malapena a percepire le sue labbra premute contro il proprio orecchio, il respiro caldo che le sfilava contro il lobo e la sua voce sussurrata che le colava dritta contro il timpano, impedendole di muoversi.
«Shssss, non c’è fretta…» mormorava, in una dolce malia che iniziò a intorpidirle i muscoli «Puoi riposare ora, piccola.»
«Ma… cosa stai… facendo…?»
«Shsss, dormi. Torna a dormire… non serve più che tu stia qui.»
«…Ben…ny…»
Le labbra del Vampiro si posarono in piccoli tocchi umidi contro il suo orecchio e contro la guancia, lasciando le impronte di baci lievi sulla sua pelle. Le circondò la vita con un braccio e portò l'altro sotto le sue ginocchia, accogliendo il suo corpo quando, troppo stanca per riuscire a tenere gli occhi aperti e resistere al sonno, gli si abbandonò contro.
La guardò addormentata tra le proprie braccia, con il volto poggiato al proprio petto, le lunghe ciglia calate a nascondere gli occhi e quella fragilità tipica dei bambini quando dormono al sicuro nelle loro stanze. Probabilmente era così che si sentiva Freyja quando era insieme a Benny, al sicuro. Nonostante tutto.
Lui sospirò, sentendo il peso della colpa.
«Mi dispiace.»
E forse era vero che gli dispiaceva, in un modo che faticava a capire e che non provava più da secoli ormai.
Poi era arrivata quella dannata ragazzina dall'altro mondo e lui non aveva più capito un cazzo.
Dannazione.
La strinse un po' più forte nell'abbraccio, seguendo distrattamente il disegno delle labbra carnose finchè il proprio volto non fu troppo vicino al suo e allora, posare la bocca a quella di lei fu ovvio, naturale, come rubarle un bacio di cui Freyja non avrebbe mai saputo niente.
Si risvegliò qualche ora dopo, di nuovo nell'auto rubata dalle amiche, di nuovo insieme a loro.
Non ricordava come ci fosse tornata, ma era sicura che fosse stato merito di Benny e che il Vampiro l'avesse protetta ancora una volta da qualche pericolo. Una nebbia fitta avvolgeva parte dei propri ricordi, le sembrò di aver visto uno strano scrigno poggiato ad un altare, ma più il tempo passava, più le sembrava solo un sogno e, dopo un po', smise di pensarci.

[Now]
Bagagli fatti, adunata completata e cene romantiche rimandate ad “arrivati da Bobby, mi assicurerò di avere il piacere di rapire la bella principessa”.
Le due auto erano piene, l'aggiunta di Benny e Castiel aveva completato i posti nell'Impala, alimentando il malcontento di Dean che aveva dovuto accontentarsi di avere tra i piedi Vampiro, Angelo e fratello invece della compagnia di Nicole.
Fuuma aveva proposto di separarsi per raggiungere la città di Saltillo, di cui lei e Freyja avevano trovato la mappa nella Sala Mortuaria di Tallahassee, ma era stata scartata. Da una parte c'era un Vampiro da tenere d'occhio, dall'altra non avrebbero fatto male un po' di ricerche in più, soprattutto se avrebbero compreso l'ubicazione dei sonsofabitch della Setta dei Figli del Conquistatore e la possibilità di toglierli di mezzo.
L'Audi viaggiava ad un metro e mezzo di distanza dall'auto dei Winchester quando, osservando dallo specchietto retrovisore, Dean la vide inchiodare e uscire una per una le quattro Straniere.
«Che cosa stanno...»
«Merda, non saranno state attaccate...»
Appena Dean aveva frenato, Sam aveva spalancato la portiera, gettandosi fuori dalla macchina.
«Se hanno di nuovo disimparato a guidare, giuro che le metto sotto tutte quante!» fissò Nicole, lontana qualche passo da lui «...quasi tutte.»
«Sembra che abbiano visto qualcosa.» commentò Castiel. Era sceso per ultimo dall'Impala, aveva preferito aspettare che Benny facesse lo stesso ed il Vampiro aveva storto il naso guardandolo come se fosse una scomoda mosca da schiacciare.
«Te l'ha mai detto nessuno che fissare è da maleducati?» gli aveva chiesto, con gli occhiali da sole ancora addosso.
«Dean me l'ha detto un paio di volte.»
«E tu tardo come un mulo, eh, piumato
L'Angelo aveva stirato le labbra, ma aveva taciuto, preferendo raggiungere insieme ai fratelli Winchester le quattro ragazze che, concitate, guardavano oltre il bordo della strada, svariati metri più in là, dove un prato di campagna si estendeva e su cui erano stati parcheggiati un buon numero di roulotte e non solo.
«Perchè vi siete fermate?» chiese Sam.
Le quattro si voltarono verso di lui, gli occhi brillanti come bambini davanti alle luci di un albero di Natale.
«Perchè dobbiamo andare assolutamente al lunapark!»
Sam e Dean si guardarono stralunati.
Come se non fossero bastati i demoni a dar loro la caccia, un Dio pazzo furioso che programmava la fine del mondo e profezie di mille anni prima... ci mancava proprio un dannato lunapark in mezzo alla fottuta e sconfinata campagna sul confine di Tallahasse!
 
 
Current Mood: apatheticapathetic
Current Music: This Night - Black Lab