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29 January 2013 @ 11:15 pm
[Team Free Folly] Me and the Hunter ~ Hunting-time  
Dedicated: to rainstormgirl. L'ho buttata giù così a casaccio (non che le altre, invece, avessero una qualche organizzazione mentale dietro...) e non so neppure come mi sia venuta, colpa della nausea che oggi ha deciso di non lasciarmi in pace. Dannazione, per una volta in cui nella gif che mi ispira compare anche Sam! Tsk, la prossima volta gif solo con Sam, ah! *fu così che la fic successiva fu una Sam/Ichigo... doh!*


Lunedì, il giorno più odioso della settimana, magari non per te che alle volte sei abbastanza fortunata da non avere lezione, ma conosci gente che vorrebbe conquistare il mondo solo al fine di cancellare da tutti i calendari del mondo il lunedì e sostituirlo con una domenica particolarmente lunga.
Non è una cattiva idea, rifletti, soprattutto ora che sei bloccata in università, ad una di quelle lezioni noiose che sembrano non finire più e di cui riesci a seguire una parola sì e dieci no. Il professore -a dire il vero il suo assistente, dal terribile accento straniero che sembra americano, ma che potrebbe essere un misto di tanti altri accenti che non riconosci- e la sua voce nasale e cantilenante, non aiutano, tutt'altro, sembra fare di tutto per cercare di farvi cadere in un sonno profondo, tanto che fai davvero fatica a tenere gli occhi aperti e la mente lucida. Dèi, se pensi che hai ancora altre due infinite ore di quella tortura, vorresti che Loki fosse realmente giunto su Midgar per schiavizzare la razza umana insieme ai suoi amici alieni.
Sospiri guardando fuori dalla finestra, in realtà una portafinestra doppia che dà direttamente sul piccolo giardino interno dell'università, in cui si distinguono appena i pochi studenti che riempiono le ancor meno panchine. Sono le cinque del pomeriggio, ma l'inverno si è portato via in fretta la luce del giorno ed il cielo è già colorato di un blu tanto scuro e denso che fa venire voglia di tornarsene a casa e starsene al caldo sotto un piumone con una buona tazza di cioccolata bollente tra le mani. O un tea caldo, tanto più che hai da poco provveduto a far scorta.
Le prime urla le senti in ritardo rispetto ai tuoi compagni, siete tutti un po' addormentati e parecchio provati dalla lezione (che diavolo sta insegnando poi quel tizio? Non sei neppure sicura che parli davvero in italiano o in una lingua che capisci...), ma una seconda ondata attraversa i vetri dell'aula e quelle che senti sono chiaramente grida di panico.
«Ehi, ma che succede?» chiede qualcuno.
«Restate seduti.» intima invece l'assistente, ancora con quel suo accento di non si sa bene cosa e quella parlata strascicata e fastidiosa che ti fischia nelle orecchie.
Non sai come sia possibile, ma quell'uomo è capace di rendere un martirio ogni parola che pronuncia.
«Sarà stato qualche scherzo, tornate ai vostri posti.» continua a parlare, ma lo sguardo preoccupato che ha tirato verso la portafinestra l'hai notato e, per un attimo, ti chiedi come sia possibile che nessuno dei tuoi compagni noti il pallore che improvvisamente ha colto il suo volto ed il modo nervoso in cui le mani torturano il gessetto tra le dita, scavandolo con le unghie e sbriciolandolo a terra.
E' l'istinto quello che ti permette di notare certe cose, quello che hai sviluppato stando affianco ad un certo cacciatore di demoni e che ora ti suggerisce che c'è qualcosa che non va in quell'uomo e che sarebbe meglio per tutti andarvene. Ora!
«Ragazzi, forse è meglio se usciamo.» azzardi tu.
Una delle tue amiche seduta accanto a te, nella fila di banchi in terza fila, ti guarda stranita.
«Vuoi bigiare il resto della lezione?»
L'idea è quella, sì, ma l'uomo deve averti sentito perchè questa volta guarda dritto verso di te.
«Signorina, faccia silenzio, per favore.»
Ed è forte il dolore che senti alla testa quando parla, lo sentite tutti, come un trapano che vi scava nel cervello, finchè il volto dell'uomo non si deforma davanti ai tuoi occhi e puoi vedere chiaramente il flusso di energia che collega la sua bocca a tutte le vostre teste. E' disgustoso. E' come se vi stesse risucchiando ogni energia e tu non riesci a fare niente se non sbarrare gli occhi su di lui e sentirti debole, stanca, con gli occhi pesanti e...
«Toc, toc!»
Gli occhi dell'assistente (si fa per dire, lo hai capito che non è un assistente e probabilmente non è neppure umano), ruotano di centottanta gradi verso la finestra dove due ombre in nero hanno bussato e i due ragazzi più sexy che si siano mai presentati in quell'università, sorridono al di là del vetro, vestiti in abiti in nero, con cravatte annodate perfettamente al collo e camicie bianche inamidate. Non sono vestiti di marca, lo sai che devono essere costati pochi dollari anche se non sembra, ma fanno la loro porca figura addosso ai corpi slanciati di quei due e quando gli occhi verdi di uno dei due ti inquadrano, ti scocca un occhiolino e tu sai che ora andrà tutto bene.
E' arrivata la cavalleria. Sono arrivati i Winchester.
L'assistente cerca di darsi un tono quando, rivolto verso i due domanda un forzato: «Avete bisogno?» e, contemporaneamente, i due ragazzi sbattono sul vetro due tesserini dell'FBI; sono così falsi che, se qualcuno guardasse bene la firma su quello stretto tra le mani di Sam leggerebbe il nome di Han Solo, ma questo lo sai giusto tu. Più che altro ti chiedi se se lo ricordano quei due di essere in Italia, fuori dalla giurisdizione dell'FBI ma, ehi, fanno scena!
«Dobbiamo chiederle di far uscire i ragazzi e venire con noi.» è la voce di Sam quella che senti, ovattata per colpa del vetro.
«E' uno scherzo?» afferma l'assistente.
«Non credo proprio, dude, abbiamo già preso il tuo compare alla lezione di vecchie lingue.» Dean sorride e il fratello gli dà una gomitata nel fianco.
«Lingue antiche.» suggerisce.
«Ah, sì, quello che è.»
«Dev'esserci uno sbaglio.» mormora l'assistente. Sibila è la parola esatta e lo fa di nuovo in quel modo fastidioso che fa perfino tremare i vetri e, di nuovo, tu hai quella sensazione istintiva che ti scava nella testa e che ti dice che sta per accadere qualcosa.
«Dean, Sam, vuol scappare!» urli, proprio mentre l'essere afferra il bordo della scrivania con una forza sovrumana, scagliandolo contro il vetro che si infrange sotto il suo peso.
I ragazzi urlano, i due fratelli si buttano a terra appena in tempo per sfuggire al colpo e alla pioggia di vetro e, mentre l'assistente ne approfitta per scappare dalla porta che dà sul corridoio, tu hai dimenticato di tenere il cervello collegato perché ti sei gettata al suo inseguimento.
«Sonofabitch!» ha urlato Dean, sbarrando gli occhi quando ha visto le tue spalle sparire oltre la soglia «Nicole!»
Non ci crede, quante volte te l'ha ripetuta la regola numero uno della caccia al demone: Tu non cacci, punto!
«Se la sfiora anche solo con un dito od osa anche solo alitarle addosso, io lo ammazzo!»
E fa niente che «Dean... veramente saremmo qui per ucciderlo a prescindere da alitate varie...»
«Chiudi il becco Sammy, muovi il culo e recuperiamo la mia ragazza!»
Grazie al cielo Sam è più sveglio del fratello e, invece di perdere tempo ad ascoltare i suoi ordini poco da agente dell'FBI, si è già rialzato e ha già attraversato di corsa quel che resta della portafinestra, concedendo uno sguardo rassicurante ai pochi studenti di cui riesce ad incrociare lo sguardo (e che ancora non sono corsi via o non si sono nascosti sotto ai banchi) e, insieme al fratello corre verso il corridoio, dove il fuggi-fuggi si è fatto intenso.
«Dov'è? Dove diavolo è?!» bercia Dean.
Ti cerca, ma non ti vede e questo perchè tu e l'assistente, l'essere, il coso... insomma, quel che è, avete superato le porte bianche in fondo al corridoio per entrare nel laboratorio di informatica, per fortuna vuoto a quell'ora.
Per fortuna... insomma... non per te.
«Avevo giusto bisogno di uno spuntino prima di andarmene da questo posto.» Sibila lui, reclinando la testa in una maniera anormale che ti fa accapponare la pelle e, finalmente, ti rendi conto di esserti messa nei guai.
«Non sono così buona da mangiare.» azzardi.
«Oh, ma non voglio te, mi bastano i tuoi pensieri.»
Ed è soltanto ora che capisci che quel mostro si è cibato per tutto questo tempo di voi e dei vostri pensieri, entrandovi nella testa nello stesso modo in cui cerca di farlo ora, spalancando la bocca e lanciando un suono acuto e stridente che ti penetra i timpani e ti fa urlare di dolore.
Forse avresti dovuto seguire la prima regola dei Winchester.
Forse...
«Ehi, che ti ho detto riguardo la mia ragazza?!»
...va bene anche così.
Con un colpo secco la porta si spalanca alle tue spalle, un colpo di pistola esplode ed un proiettile di rame, dall'intenso odore di pino esplode dritto nella fronte del mostro che urla e infine cade a terra, morto.
Con l'aria scanzonata e la pistola ancora fumante, Dean avanza verso di te.
«E chi avrebbe mai pensato che questi bastardi si potessero ammazzare con dei proiettili all'arbre magique!» esclama e Sam scuote il capo, avvicinandosi alla creatura per assicurarsi che sia davvero morta.
Non ti chiede come stai, ci sta già pensando suo fratello che abbandona il sorriso per fissarti con aria seria ed avvicinarsi a te, rimanendo a mezzo metro di distanza, forse anche meno.
«Quante volte te l'ho detto di lasciare a me le cazzate?»
E' serio. Lo sai che si è preoccupato davvero ed è questo che ti dispiace di più, mentre in università scoppia il caos e voi vi ritrovate in quel laboratorio, con il cadavere di un mostro a terra, due finti agenti dell'FBI e tu, che non sai cosa dire.
Forse potresti cominciare con un "Mi dispiace", ma Dean non ti lascia il tempo, mormora tra i denti stretti un «Ah, fanculo!» e quel mezzo metro che vi distanziava viene azzerato dal suo braccio che ti afferra il polso, per tirarti a sé e farti letteralmente cadere tra le sue braccia, subito mosse a stringerti.
«Stai bene, vero?»
C'è una ruvida dolcezza nella domanda che ti soffia tra i capelli lunghi, mentre posa le labbra alla tua fronte, in un bacio.
«Sì.» mormori tu, socchiudendo gli occhi.
Doveva essere un noioso lunedì qualsiasi all'insegna delle lezioni universitarie, adesso non suona più così noioso, non quando lui posa le sue labbra al tuo orecchio e la sua voce cola calda e roca direttamente nel tuo timpano, carezzandotelo in suoni sensuali che rendono le sue parole ancora più roventi, uccidendoti lentamente con quei suoi "Quando arriviamo in stanza mi assicurerò personalmente che tu stia bene, babe" e altre frasi che ti fanno fremere.
E, se non fosse per «A-ehm!» Sam «Fate come se non ci fossi, eh... Mi piace stare qui con due piccioncini ed un mostro stecchito, invece di passare la serata con Ichigo...» forse ti saresti già abbandonata alle sue mani che ti carezzano la schiena in tocchi gentili, che si spingono sempre un po' più in basso, in una carezza provocante al tuo fondoschiena prima che Dean ti mostri la lingua e secchi ogni tua possibile frase di lamentela (o di supporto per suo fratello) con un bacio languido.
Speri solo che Sam non ce l'abbia troppo con te, se per un po' non penserai altro che a chiudere gli occhi e abbandonarti a quel bacio.
 
 
Current Mood: nauseatednauseated
Current Music: The Secret World of Arrietty