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21 January 2013 @ 01:30 am
[Team Free Folly] Me and the Hunter ~ End of the line  
Missing moment, ispirato alla puntata 8x10 e ai miei blaterii sulla coppia Oschi/Freyja, perchè se da una parte c'era Benny, mi sembrava giusto infilare dall'altra parte anche la visione di Dean.
Sam, invece questa volta verrà lasciato da parte ma continua ad avere tutto il mio amore e, in fondo, sono felice pure io che abbia chiuso con Amelia, checché continuo a pensare che una vita decente, se la vuole, se la meriti eccome (magari non una in cui lui e suo fratello si sbattono fuori a vicenda, ecco). Ma, sorvoliamo sui deliri wincestiani, coff.
Dedicated: sempre a rainstormgirl, perchè è una di quelle persone che non puoi fare a meno di pensare siano adorabili, anche se non ci hai mai parlato dal vivo e perché shipparla con Dean è diventata più o meno una missione, quasi quanto portare la Sastiel e la mishalecki in italia e fangirleggiare come una folle davanti ad una buona wincest.
I personaggi realmente esistenti appartengono a loro stessi; situazioni, location e quant'altro sono totalmente inventati. Supernatural e i suoi pg appartengono a chi di diritto.


«End of the line.»
La propria voce rimbomba tra le pareti della testa, in eco che si fanno sempre più rumorosi, anche dopo aver chiuso la chiamata e, con essa, una delle pochissime amicizie che abbia mai avuto in una vita intera - ed erano solo due, Cristo Santo!
Non riesce a fare a meno di affogare in un oceano immaginario di "Se" e di "Ma", alimentando i propri dubbi e i propri sensi di colpa: E se Benny si fosse trovato nei guai? E se lo avessi appena condannato a crepare come un cane? E se mi fossi sbagliato? E se...?
Sam è caduto addormentato sul divano e come lui ha chiuso una delle poche porte che era riuscito ad aprire per far entrare qualcuno che gli volesse bene e che si preoccupasse per lui. Si potrebbero dire pari, ma lui continua a pensare, a farsi domande che non possono avere risposta (col senno di poi chiunque potrebbe essere una persona migliore, ma il passato si chiama così proprio perché è passato) e fissare con insistenza le chiavi dell'Impala abbandonate sul tavolino di legno.
Un paio di minuti dopo, il motore dell'auto romba e le ruote divorano l'asfalto, allontanandosi dalla baita...

Non è molto tardi per te, ti è capitato di andare a dormire in orari ben peggiori, ma l'una e mezzo di notte non è esattamente il miglior orario per ricevere visite e, quando l'ennesimo pugno si abbatte contro la porta d'ingresso, trattieni a malapena un "Ma fottetevi, non compriamo niente a quest'ora!" prima di correre verso questa, cercando di fare il meno rumore possibile.
Tua madre dorme, i tuoi gatti pure e Gazzosa è un miracolo che non sia già corsa ad abbaiare e scodinzolare, affamata di coccole nel momento in cui sei uscita fuori dalla tua stanza.
Un altro colpo alla porta, più forte dei precedenti, potresti perfino sentire le ossa della mano che picchia scricchiolare per il dolore con cui è stata abbattuta contro il legno. E' questo che ti mette in allarme e trattieni il fiato quando ti sollevi sulla punta dei piedi nudi, per guardare oltre lo spioncino dalla porta, ritrovando il volto di Dean e una tristezza grigia negli occhi che riesci a vedere anche attraverso un vetro rotondo.
Ora avresti voluto non metterci così tanto ad arrivare fino alla porta, per quanto sia passato mezzo minuto appena.
Ti affretti ad aprire, senza più badare troppo a ridurre al minimo il rumore dei chiavistelli e la tua voce, quando la senti pronunciare uno spaventato: «Dean!»
Lui ti guarda, immobile sulla porta, la mano destra abbandonata lungo il fianco, arrossata per la foga nel bussare e nell'altra mano una bottiglia di birra che deve aver svuotato lungo la strada dalla baita che lui e suo fratello si sono trovati fino a te.
Non parla.
Non si muove.
Per i primi dieci secondi non sei neppure sicura che ti veda.
Se ne sta semplicemente lì, come se fosse un fantasma incapace di lasciare questo mondo e avesse dimenticato il motivo della propria esistenza. E' morto e tornato alla vita così tante volte, che forse non saprebbe davvero distinguere la differenza e continuerebbe ad aggrapparsi all'idea di ritrovare suo fratello, di assicurarsi che quell'impedito del suo angelo non si ficchi in guai da paradiso e, soprattutto, non potrebbe fare a meno di ritornare da te.
Per questo è lì. Per te. Perché in questo dannato periodo in cui tutto sta andando a puttane con Sammy, tu rimani il suo punto di riferimento e, anche se sei così piccola, anche se potrebbe sollevarti con un braccio soltanto e la differenza d'altezza tra voi due fa quasi ridere, sei il suo faro in una fottuta notte di pioggia. Sei la persona da cui andare quando la coscienza gli brucia e sei pronta ad accettarlo con i suoi mille difetti, anche se è così stupidamente e fastidiosamente umano, anche se è sempre così incapace di perdonare gli altri e se stesso prima di tutti.
«Dean, cos'è successo?» ritenti ed è come se lui si risvegliasse da un brutto sogno, lo sguardo ti cerca e l'angolo destro delle labbra si piega in un mezzo sorriso, storto, che sembra prendersi gioco di se stesso e ti fa venire voglia di buttarti su di lui e digli che va tutto bene. Ma i pesi e le colpe che si portano dietro la famiglia Winchester non sono cancellabili con un "va tutto bene" e tutto ciò che riesci a fare è attendere altri lunghi secondi che non vogliono saperne di passare e guardare Dean che muove un passo avanti, verso di te, richiudendo la porta alle sue spalle.
Il movimento è stato un po' traballante, ma non ci hai fatto caso più di tanto e ora sei costretta a tenere la testa piegata indietro, per riuscire a vederlo bene in faccia. I suoi occhi sono di un verde cupo, scuro e pesante, le spalle sono tese sotto la camicia scura, aperta su una maglia nera ed è vestito troppo leggero per la stagione invernale.
«Mi trovavo da queste parti.» mente, ma forse è il suo modo per sdrammatizzare e tranquillizzarti.
Peccato che fallisca miseramente e quando avanza ancora, per farsi più vicino a te, lo vedi chiaramente quel ciondolare poco convinto e poco sicuro sulle gambe; la bottiglia vuota gli scivola dalle mani e rotola a terra, incontrando fortunatamente la morbidezza del tappeto, così che non si rompa e non faccia rumore. D'istinto hai allungato le mani verso di lui, pronta a sostenerlo, ritrovando il suo petto sotto i palmi e scoprendo che è gelido.
«Oddio, stai congelando! Ma che ti è venuto in mente di venire qui così?»
Lui scrolla le spalle.
«Avevo bisogno di vederti.»
Questa volta non è una bugia ed il tuo cuore salta un battito, mentre il tuo volto si colora di rosso. Scotti, al contrario del cacciatore a cui cerchi di afferrare una mano per guidarlo verso la tua stanza, così da potergli gettare addosso una coperta calda, ma lui ti ferma. Le sue mani ti fermano, afferrando prima di te i tuoi polsi, aprendoli e gettandoli oltre le proprie spalle. Il suo corpo ti ferma, mentre ti piomba addosso, abbassandosi completamente, ed è così ampio che per un attimo riesce a portarsi via la luce debole della luna che filtra dalla finestra, lasciandoti al buio tra le sue braccia - ma se la luce sparisse completamente dal mondo e tu potessi rimanere così per sempre, non avresti comunque alcuna paura.
Ti abbraccia ed è freddo e, contemporaneamente, è anche caldo, in un modo che non riesci a spiegarti.
La sua guancia sfrega contro la tua, è ruvida, sporcata da un accenno di barba; trema, non sai se sia per il freddo, per la rabbia o per qualcos'altro, ma questo porta anche te a tremare di riflesso.
Se solo ci fosse qualcosa, qualunque cosa, che tu possa fare per lui, lo faresti, anche se significasse strapparti il cuore dal petto e farne dono a lui.
«Dean, dimmi cos'è successo.» lo supplichi, ma lui ha già cominciato a parlare.
«Continuo a ripetermi che sia stata la cosa giusta da fare.» la sua voce è distante, non è rivolta a te, parla alla propria coscienza che ha smesso di essere pulita da quando aveva cinque anni e ha stretto per la prima volta una pistola tra le mani, spaventato per quello che suo padre gli ha chiesto di fare «Ma non sono sicuro di aver fatto bene...»
«Vuoi parlarne?»
«No.»
«Scusa.»
Allenti la presa intorno al suo collo, ma lui, di contro, la rinsalda e le sue braccia quasi ti stritolano per la forza con cui ti stringe a sé.
E' un abbraccio diverso dal solito, non è premuroso, è disperato e sembra volersi fondere con il tuo corpo, cercare il tuo calore ed il tuo profumo e farli suoi, per poter tornare a sentirsi bene, o anche solo per riuscire a guardarsi di nuovo in faccia.
Quasi ti senti soffocare, è così forte quello che lui prova, che fa male perfino a te.
«Voglio solo stringerti.» mormora, il suo fiato si abbatte contro la maglia del tuo pigiama, attraversandone le trame pesanti per sfiorare la tua pelle al di sotto «Credi di poterlo sopportare?»
Oh Dean, se solo sapesse che per lui potresti sopportare ogni male di questo mondo...
Annuisci, facendo forza sulle gambe per tenerti ben dritta e, in punta di piedi, lo stringi anche tu più forte, con braccia più sottili che cercano di raccogliere il suo corpo ampio e tu che cerchi di farti carico dei suoi problemi.
«Certo che posso, stupido.»
Lo senti tirare un sospiro e non puoi credere che avesse davvero paura di una risposta negativa da parte tua. Non puoi credere che potesse pensare di venir rifiutato da te e ti fa tenerezza la sua fragilità in questo momento, allo stesso modo in cui ti fa venir voglia di piangere e ti gonfia di una tristezza infinita.
«Non te l'ho mai detto.» continua a parlare e stringerti e alle volte le labbra sfiorano il tuo collo col bisogno di toccarti di più, di sentire la tua presenza e sapere che sei ancora lì, per lui. E sono fredde le sue labbra, ma i baci che sanno donare sono di una dolcezza tiepida e piacevole «Thank you.»
Non sei sicura di aver afferrato le sue parole, non sei sicura del fatto che sia lui a doverti ringraziare e non il contrario, ma ti stringi ancora più forte a lui.
«Thank you.» ripete.
«Thank you... thank you... thank you...» non è una parola che gli senti pronunciare spesso, ma è diventata una cantilena che tu non hai il coraggio di interrompere e non lo fai, non rispondi, lo lascerai sfogare, finché non sarà soddisfatto, e continuerai ad abbracciarlo e a farti abbracciare, finché non avrà impresso contro il suo corpo le forme del tuo e, infine, se lo vorrà, lo accompagnerai verso la tua stanza, nel tuo letto, continuando ad abbracciarlo e baciarlo, mormorandogli che non importa cosa faccia o cosa dica o quanto creda di non meritarsi nulla e nessuno, tu sarai sempre lì a ricordargli che esiste gente come te che non può fare a meno di lui, gente come te che lo ama con tutta se stessa.
 
 
Current Mood: embarrassedembarrassed
Current Music: A drop in the ocean - Ron Pope