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22 January 2013 @ 09:45 pm
[Team Free Folly] Dec. 21st || 07  

Note Inutili: Credevo che questo capitolo e la parte dedicata ai Winchester-morenti non sarebbe più finita. Non ne posso sinceramente più e, ancora una volta, non sono riuscita a scriverlo in modo decente, il che mi irrita non poco. Comunque sto davvero ponderando l'idea di trovare il modo per separare i personaggi perchè... dio, quanti diavolo erano sta volta? E grazie al cielo che almeno avevo tre location e mezzo in cui piazzarli o mi sarei allegramente sparata un colpo in testa, sob.
Inutile ribadire che i pg appartengono a loro stessi e quelli di Supernatural appartengono invece a chi di diritto.

Dec. 21st - Capitolo #07



Il piccolo televisore, vecchio quasi cinquant'anni, era andato in contro alla sua degna fine, scoppiettava e scintillava riverso a terra oltre il bancone, con lo schermo andato in frantumi a causa del proiettile che l'aveva attraversato.
Superata la soglia, Nicole puntava la canna lucida della Colt tra gli occhi del proprietario, l'espressione si era indurita e negli occhi si leggeva la determinazione di sparare; non aveva mai ucciso un essere umano (posseduto o meno) con un colpo di pistola a sangue freddo, ma qualsiasi fosse stato il prezzo per la propria anima, questa volta l'avrebbe pagato.
L'uomo teneva le mani in alto e lo sguardo impanicato, doveva avere poco più di quarant'anni, nessuna moglie, nessun figlio e non era mai andato molto d'accordo con cani e gatti. Gli occhi erano scuri e furbi, la pelle olivastra ed aveva un nome che nessuno dei ragazzi era mai stato abbastanza attento da ricordare. Rashid, forse. O Ramin. O Rodriguez. Al diavolo, uno valeva l'altro! E quando, prima di superare la porticina reticolata oltre quella d'ingresso aperta fino a tardi, lei e Ichigo avevano sentito il suono della sua voce intonare un cantico dalle parole arcane -che  nessun comune umano avrebbe dovuto conoscere-, avevano capito subito che qualcosa non andava.
Avevano fatto in tempo a vedere le ombre sul muro prendere vita, danzare come ombre cinesi e seguire i movimenti delle mani dell'uomo che parlava con loro come un burattinaio in uno spettacolo di burattini. Il collegamento con la polvere gialla vista sull'auto era stato automatico e, se Ichigo era scattata verso la finestrella laterale, Nicole era entrata con la pistola spianata e la voglia di uccidere quel figlio di puttana collegato a quello che era successo a Dean e a Sam, sotto i dormitori dell'università.
«Prendi tutti soldi, cassa piena, ma non farmi male!» urlò l'uomo, in un americano dalla grammatica scadente e dal forte accento straniero.
Nicole strinse più forte la presa all'arma.
«Non osare fingere con me, lo so che sei un demone!»
«Cosa? No! Io no demone, demoni no esistono!»
«Ho detto smettila di fingere, ti ho visto mentre comandavi gli Incubi!»
«No, non vero, io non so cosa tu parla! Prego, prego, non sparare me! Ti do tutti i soldi che vuoi, tutti tuoi, prego, prendi, ecco.»
La mano destra si abbassò lentamente verso la vecchia cassa arrugginita che troneggiava sul bancone. La ragazza non gli diede il tempo di fare null'altro, sparò di nuovo e, questa volta, il proiettile sfilò così vicino alla testa dell'uomo che di riflesso, la pupilla si allargò ed un colore nero pece si diramò sulle venature dell’occhio, per poi prendere possesso di tutto il bulbo.
Occhi di demone.
«Adesso stiamo cominciando a parlare la stessa lingua, vero?» sibilò lei.
Il demone mostrò un sorriso storto e disumano.
«E credi che tu e la tua bella pistola basterete contro di me?» la grammatica era migliorata, ma l'accento straniero si era fatto perfino più forte e le dava anche l'impressione di essere mutato in un suono che rendeva le vocali più acute e le consonanti più gutturali.
«Questa non è una semplice pistola, è La Colt, quella che ammazza i demoni con un colpo solo, hai in mente?»
Il demone contrasse la mascella, senza dire niente, piegandosi sulle ginocchia, in parte nascosto dal bancone per prepararsi a balzarle addosso prima che lei potesse sparargli.
«Ma, a parte questo, non sono da sola.»
Finì appena di dirlo che che un getto d'acqua gli colpì il volto. Il demone sfrigolò e urlò di dolore, bruciando a contatto con l’acqua santa che Ichigo gli aveva appena gettato addosso, entrando dalla finestra che dava nel retro collegato alla saletta.
«Ciao, sono l’amica della ragazza con la Colt.» sì presentò; nonostante il sarcasmo non c'era alcun sorriso sulle labbra, soltanto una bottiglietta d'acqua santa nella mano sinistra e la pistola nella destra.
«Adesso ci spiegherai come annullare quello che le tue dannate ombre hanno fatto ai nostri amici.» ordinò Nicole.
Il ghigno del demone divenne crudele.
«Crepa.» sibilò.
«Sarà quello che farai tu tra dieci secondi.»
Non sapeva quali fossero le conseguenze del contatto con un Incubus, ma l'aveva visto con i propri occhi come aveva ridotto a Dean ed una vocina nella sua testa continuava a sussurrarle che avevano poco tempo e che il ragazzo stava morendo. Era questo a darle la forza ed il coraggio per vomitare minacce contro quell'essere che ghignava e le guardava come fossero scarafaggi da schiacciare sotto al tacco della scarpa.
Forse avrebbe dovuto sparargli comunque ed evitare di perdere tempo inutilmente.
L'indice aveva sfiorato il grilletto, la presa si era rinsaldata al calcio della Colt, aveva trattenuto il respiro ma, qualcosa si era mosso alle proprie spalle: passi e poi delle voci familiari.
«Nicole, Ichigo! Tutto ok?»
La prima ad entrare era stata Fuuma, Smith & Wesson alla mano ed il volto preoccupato, seguita subito dopo da Castiel e dalla sua espressione indurita davanti alla presenza del demone, ne sentiva chiaro l'odore ed era come se la sua energia negativa cercasse di appiccicarglisi alla pelle nel tentativo di corrompere la sua grazia e farlo cedere alle lusinghe del male.
«E' un demone.» affermò, rivoltò alla più grande del gruppo.
«Stava maneggiando le ombre, io e Ichigo l'abbiamo visto mentre richiamava gli Incubus con un qualche rito.» spiegò «Nicole!» lei. Era stata Freyja ad urlarlo, aggiungendosi a quel gruppo di cacciatori improvvisati e tirando un sospiro di sollievo quando capì che le sue amiche erano sane e salve. Per ora.
«Umpf, tre umane, un angelo e un succhiasangue, sembra una barzelletta.»
Avevano guardato stupiti il demone alla sua frase, voltandosi poi verso Freyja e vedendo solo in quel momento l'uomo in piedi accanto a lei e la sua smorfia irritata e colpevole sul volto centenario.
«Fanculo! Ma quanti cazzo sono?!»
Fuuma fu la prima a puntargli la pistola contro.
«Freyja, allontanati da lui!» urlò Nicole.
«Aspettate, quello è Benny!» esclamò Ichigo.
C'erano voluti parecchi secondi per riconoscerlo dal vivo, con l'adrenalina che faceva pompare il cuore troppo forte e tutte quelle persone accalcate in una stanzetta soltanto che si urlavano contro e si minacciavano con pistole e poteri demoniaci.
«Mi conosci?» domandò il diretto interessato, l'accento della Louisiana forte nella pronuncia, gli occhi azzurri che puntavano prima una e poi l'altra ragazza, predatori, notando anche la presenza dell'Angelo che stringeva la sua spada angelica e soffermandosi quindi sulla più piccola del gruppo.
Il fatto che lei conoscesse addirittura il suo nome era una seccatura, ma in questo modo potevano dirsi pari, anche lui sapeva chi fossero quelle quattro, forse meglio di quanto loro stesse non immaginassero, soprattutto quella Ichigo.
«Ragazze, lui sta con noi.» le rassicurò Freyja.
Si era spostata davanti al vampiro, incapace di frenare l'impulso protettivo nei suoi confronti.
La mano di lui si posò alla sua spalla, stringendola con decisione, per spingerla di lato, intenzionato a difendersi da solo se ce ne fosse stato bisogno. Era più forte e più veloce di quasi tutti i presenti.
«Non sono qui per dare problemi.» affermò, placido.
«Ma certo, dopo l'angelo, perché non prenderci sulla barca degli orsetti coccolosi anche il vampiro.»
«Te lo giuro, Fuu, è qui per aiutarci.» affermò Freyja.
«Ma per favore, è un vampiro, al massimo è qui per mangiarci!»
«Lo dici solo per quella storia di Dean!»
«Ovvio che lo dico per quello! Quindi, prima che Dean lo veda e diventino best friend forevà, io dico di ucciderlo!»
«Ragazze, focus!» urlò Nicole «Prima i Winchester e questo demone, poi l'interrogatorio a Benny.»
Non che avessero dimenticato la presenza del demone tenuto sotto tiro dalla ragazza, ma avevano la testa così piena di problemi che uno dopo l'altro si erano accavallati e pesavano sulle loro fragili spalle, che credevano sarebbero impazzite di lì a breve. E più il tempo passava, più tutto sembrava andare peggio.
«Vedo che basta poco per confondere le Ragazze dell'Altro Mondo.» sibilò il demone.
Le quattro ebbero un brivido. Sapeva che non appartenevano a quel mondo, aveva scoperto che cercavano qualcosa nei sotterranei dell'Università, che diavolo d'altro poteva conoscere?
«Finiscila di dare inutilmente aria alla bocca.»
Nicole lo minacciò ancora con la Colt, agitandola appena tra le dita, zittendolo, per quanto il sorriso bastardo rimase lì a sporcare le labbra scure e sottili, estendendosi negli occhi dallo sguardo crudele.
Tirare fuori informazioni da lui sarebbe stato quasi impossibile.

Avevano trovato una bomboletta di vernice rossa nel retro e Ichigo l'aveva svuotata per dipingere sul pavimento di una delle stanze il cerchio di prigionia, ricordando a memoria l'intero grimorio della Chiave di Salomone che lo ricopriva.
Era stato facile sbattere il demone dietro quelle sbarre invisibili, un po' più difficile era stato resistere alle sue insinuazioni, ai suoi sorrisi metallici e ai suoi sguardi crudeli mentre sibilava che i loro amichetti erano condannati e che ogni fatica sarebbe stata vana.
Aveva riso quando le quattro si erano scambiate uno sguardo sofferente, iniziando a cedere a quella possibilità, sentendosi di nuovo inutili e così piccole rispetto a tutto il caos che le circondava e in cui erano finite senza che nessuno chiedesse loro un dannato misero parere.
Erano così stanche di combattere per tornare a casa, per rimanere vive e, ora, per mantenere in vita i fratelli Winchester...
La presenza di Benny era stata un altro problema. Piaceva a tutte le ragazze tranne Fuuma, ma nessuna di loro era così stupida da concedergli completa fiducia e, tra varie insinuazioni su relazioni, baci e quant'altro, si erano raccomandate con Freyja perché, chiusi nell'ultima stanza vuota, lo tenesse d'occhio.
La parte più difficile era stata controllare che Sam e Dean fossero ancora vivi. Lo erano, ma vederli abbandonati in uno stato di coma, con la pelle quasi interamente annerita e le convulsioni che li agitavano nel loro sonno senza sogni, era stato devastante. Il cuore di Ichigo, Nicole e Fuuma era stato stritolato dagli artigli dei sensi di colpa: se loro non fossero apparse, se non li avessero incontrati, forse non sarebbero finiti in quello stato.
E quando erano tornati nella stanza in cui Castiel li aspettava con il demone, Garegin (no, nessun nome con la R), gli avevano gettato addosso secchiate di acqua santa, urlandogli ed ordinandogli di parlare, di dire tutto quello che sapeva o l'avrebbero spedito dritto all'inferno.
E lui rideva, gonfio di boria, con le braccia incrociate al petto ed il piede che picchiettava sulle assi del pavimento, circondato da quelle umane disperate.
Era passato altro tempo, minuti preziosi che Garegin si era dilettato a sprecare, prima di tornare a parlare.
«Credete di poter avere una chance contro di noi
Ichigo aveva collegato il suo accento al messicano, o meglio, a qualcosa di più antico e che, probabilmente, aveva a che fare con i maya.
«Plurale Maiestatis?» chiese Fuuma, seccata.
«Non sono l'unico. Altri verranno dopo di me. Tutti sappiamo di voi
«Chi diavolo siete?» si inserì Nicole che non aveva abbassato un secondo la Colt.
«Potete chiamarci la Setta delle Ombre, ma, personalmente, preferisco il nome di Filhos do Conquistador
«Wow. E che vogliono da noi un mucchio di demoni che si riuniscono in sette dal nome scemo?»
«Cerchiamo il Marchio
Le ragazze si guardarono senza capire. Che cazzo stava succedendo in quel mondo e cosa c'entravano loro?
Avevano sempre pensato fossero un caso tutti questi incontri con demoni e mostri, accadeva perché se la cercavano, perché andavano a svegliare il can che dorme e non poteva accadere diversamente; non avevano mai riflettuto sul fatto che fossero i demoni, in realtà, a cercare loro.
Non erano mai state cacciatrici... ma riscoprirsi delle prede, questo era perfino peggio.
«Ancora con questo marchio?»
Era stata Ichigo a sbottare, ricordando le parole degli Incubus e rabbrividendo.
Il demone inspirò estasiato, assaporando l'odore della paura, quello del sangue che ancora imbrattava la pelle delle ragazze anche al di sotto degli abiti puliti e, più forte, quello che emanava la più piccola. Era un profumo che le carezzava dolcemente la terra, quasi impercettibile se non per una lievissima fragranza dolciastra.
«Oh, sei tu, dunque, l'umana che cerchiamo.» annunciò, sapeva di essere vicino al compimento del proprio scopo.
«Lei?» chiese Nicole.
«Io?» fece eco Ichigo.
«Ichi?» completò Fuuma.
«Io?»
«Lei?»
«Ichi?»
Castiel le fissò come se si fosse trattato di aliene, cosa che a tutti gli effetti erano, e con la spada angelica puntata verso il Demone, dovette trattenersi per non dar retta al proprio istinto di soldato e ridurlo in cenere, rispedendolo nel luogo in cui Dio aveva aveva scelto per le loro anime. Se non fosse stato per Dean e Sam, in pericolo di vita, non avrebbe concesso alcuna misericordia.
«I tuoi cani d'ombra hanno ferito i miei amici, ora tu ci dirai come salvarli.» ordinò, perentorio.
Il Demone rise ancora, leccandosi le labbra, assaporando il momento e ciondolando con la testa di lato.
Nicole puntò la Colt alla sua testa.
«Non stiamo scherzando.»
Garegin non sembrò preoccuparsene, non aveva niente da perdere.
«E se anche vi dicessi quello che so, che cosa ci guadagno?»
«Che cosa vuoi?»
«Umpf, voglio quella ragazza.» indicò Ichigo, che si tirò indietro di un passo «Ma mi accontento di tornare libero, prometto che sparirò e non mi vedrete mai più. Altrimenti mi morderò la lingua e questa simpatica scatola umana creperà.»
Bastardo. Nicole serrò i denti.
Dean era quasi morto per i suoi Incubi e lui si aspettava davvero che lo lasciassero andare?! Mai!
«Scorda...»
«Andata.»
«Fuu!»
Le due amiche scattarono con lo sguardo su di lei, incredule.
Le ignorò, continuando a fissare gli occhi neri del demone, in un certo senso molto simili ai propri, tanto scuri da sembrare due piccoli pozzi senza fine. Odiava il loro colore ed in molti le avevano detto che i suoi sguardi mettevano paura, perché era difficile leggerci qualcosa dentro e perché i suoi sorrisi non si estendevano mai agli occhi.
Poi, senza alcun motivo apparente, il demone sorrise.
«Dicci come salvarli e noi ti liberiamo.» continuò lei.
Garegin batté le mani.
«Ecco qualcuno che sa come cogliere le occasioni.»
«Ridi poco, se non ci dici quello che vogliamo sapere, ti mandiamo all'inferno in un attimo.»
Lui scrollò le spalle, il sorriso onnipresente ad imbrattare il volto olivastro, dai tratti messicani.
«Rido perché se anche vi dicessi come poter vincere ciò che sta uccidendo i vostri amici, non potrete farci niente.»
«Mettici alla prova.»
Lo fece, spiegando loro che sarebbe servito preparare una di quelle pozioni da streghe i cui componenti erano il sangue di una delle Straniere e qualcos'altro che suonò troppo complicato per essere compreso e ripetuto.
Fuuma e Nicole boccheggiarono, girandosi contemporaneamente a guardare verso Ichigo con un «Che?»  sulle labbra e la speranza di una traduzione.
Ancora una volta la ragazza non le deluse.
«La radice della resurrezione. È una leggenda maya, narra di un albero tipo l'Albero della vita con poteri magici, si dice possa perfino riportare indietro i morti. Proprio per le sue proprietà magiche veniva alle volte usato per costruire contenitori “sacri” che potessero racchiudere oggetti dal potere arcano, in modo che fosse impossibile per un'entità maligna aprirli.»
Assurdo. Ma quanto poteva esserlo, dopo tutto quello che avevano visto?
«E noi abbiamo anche già visto quell'albero.»
«Cosa intend... oh... è l'albero del Tempio di Monterrey.»
Ancora una volta tutto veniva riportato a quel maledetto tempio, al centro del quale cresceva rigoglioso un'enorme quercia secolare dal tronco rosso sangue, da cui penzolavano foglie di un colore bluastro e dalle sfumature bianche. Nicole nascose il volto dietro la mano destra, serrando i denti e masticando un singhiozzo.
«È quello che abbiamo distrutto...» ringhiò frustrata.
Non poteva arrivare notizia peggiore.
Ichigo annuì dispiaciuta.
Fuuma aggrottò la fronte.
«Aspetta, hai detto contenitori... tipo scrigni?» chiese.
«Sì.»
«Oh...» scrigni come quello trovato nella Sala Mortuaria «Oh!»
Aveva iniziato a tastarsi nevroticamente le tasche, affondando le mani nei jeans, nel giaccone e ricordandosi della tasca interna, finché «A-ah!» il sorriso non fece nuovamente capolino sulle sue labbra, debole ma visibile.
Quando mostrò la mano, nel palmo sinistro stringeva un piccolo scrigno di legno, lo stesso che Freyja aveva trovato nella Sala Mortuaria.
Finalmente riuscivano a vedere uno spiraglio di luce...

Era stato solo un barlume di luce in un oceano di oscurità, ma era bastato per risollevare almeno un po' lo spirito e per far credere loro che non tutto fosse perduto. Potevano ancora salvare i fratelli Winchester.
Sapevano che non ci sarebbe stato modo per impedire a Benny di ascoltare i loro discorsi, ma avevano comunque voluto avvertire Freyja della buona notizia; lei, sorpresa, aveva chiesto a Fuuma come avesse fatto a prendere lo scrigno nonostante la barriera degli Incubus e la ragazza aveva spiegato di aver trovato il meccanismo per aprire lo specchio, nascosto nel mosaico.
Si erano guardate a lungo negli occhi, nero nell'azzurro e viceversa ed alla fine la rossa aveva distolto silenziosamente l'attenzione puntandola invece allo scrigno, guardandola stupita come se si fosse ricordata di qualcosa di importante ora che poteva vederlo da più vicino. Non era la prima e neppure la seconda volta che vedeva quello scrigno, ne aveva trovato uno identico tempo fa...
Era una scatoletta di legno, grande abbastanza da stare nella tasca di un cappotto, e non aveva serrature se non un rudimentale pulsante che Ichigo aveva fatto scattare, facendo scattare il coperto su cui comparve un marchio sacro che si illuminò per qualche secondo prima di aprirlo.
All'interno venne rivelata una chiave argentata ricoperta da simboli Maya e disegni delle fasi della luna sul manico.
«I cancelli...» aveva mormorato la più piccola «Ora ho capito.»

Era tutto così ovvio, perché non ci aveva pensato prima?
Lo sguardo verde dalle pagliuzze ambrate brillava intelligente mentre si rigirava la chiave tra le dita, lasciando lo scrigno tra le mani di Fuuma che aveva continuato ad esaminarlo con morbosa attenzione, chiedendosi se davvero una cosa vecchia millenni avrebbe potuto salvare due ragazzi del ventunesimo secolo. Ma non era solo questo, c'era molto altro nel suo sguardo e nel modo in cui stringeva a sé quel piccolo oggetto.
«Vi ricordate quello che ha detto Bobby, quando Dean lo ha chiamato? Per poter aprire la Via di Sangue è necessario accogliere le Bestie Reali e aprire i Quattro Cancelli.»
Le tre annuirono, senza però riuscire a capire a cosa si stesse riferendo.
«Le Bestie reali sono i giaguari.»
Freyja si irrigidì.
«Eh?»
«Uno di loro mi è comparso davanti quando ero intrappolata insieme a Sam.» la voce andava rattristandosi mentre ricordava di quanto fosse accaduto neppure poche ore prima, ma sapeva che gli occhi bianchi della Bestia, da quel momento in poi, avrebbero fatto visita ai suoi sogni ogni notte «E le leggende Maya dicono che i primi figli di Q'uq'umatz fossero quattro uomini» elencò quattro nomi che le ragazze non capirono e proseguì «I nomi significano: Il giaguaro dal dolce sorriso, il giaguaro della notte e il giaguaro della luna. L'ultimo invece significa Nome distinto o il Nome di colui che si distingue. Ma comunque credo che c'entri con i quattro re.»
«Frena!» intervenne Fuuma «Hai detto re!»
Lei e Freyja si guardarono e proprio quest'ultima parlò:
«Abbiamo trovato la camera mortuaria e c'era il disegno di quattro omini con la corona e tre giaguari. Tutto combacia!»
La storia era ancora un po' confusa, ma più o meno avevano capito che quegli uomini dovevano avere a che fare con Tepeu, forse in realtà erano demoni (d'altra parte quale uomo poteva trasformarsi in un giaguaro fatto d'ombra?) al servizio del Dio malvagio e cercavano loro per poter aprire gli scrigni e avere finalmente accesso alle quattro chiavi dei quattro cancelli. Da qui si era formata la setta dei “Figli del Conquistatore” di cui Garegin faceva parte.
Oh sì, tutto iniziava ad avere un senso finalmente!
«Però non mi spiego una cosa, che cosa c'entri tu e perché dicono che sei marchiata?» se ne era ricordata Nicole, che guardava Ichigo perplessa
«Io... non ne sono sicura...» mormorò la ragazza, portandosi distrattamente la mano destra al petto.
Le altre non indagarono oltre, preferendo concentrarsi su un problema alla volta, stavano finalmente facendo passi in avanti con quella dannata storia della Fine del mondo e ora sapevano come creare un antidoto per salvare i due cacciatori.

Castiel si era offerto di preparare l'antidoto -o la pozione o quelloschifoimmenso, come preferivano chiamarlo le ragazze- e aveva già predisposto tutto il necessario nella cucinotta ospitata dalla saletta d'accoglienza di Garegin.
Fuuma lo raggiunse con il piccolo scrigno tra le dita.
Non aveva smesso di guardarlo come se ci fossero state le risposte dell'universo, racchiuse solo in quel piccolo pezzo di legno e, ferma sulla soglia, le dita lo strinsero con forza, tanto da sbiancare le nocche.
Senza rendersene conto mosse un passo indietro, allontanandosi dalla cucina.
Castiel la vide.
«Credo che tu debba darlo a me.» affermò, placido.
Finse di non sentirlo o forse non l'udì davvero, troppo impegnata a percepire le venature del legno sui polpastrelli, l'odore aspro che emanava e il colore carminio che lasciava sulla pelle.
«Fuuma.»
Sollevò lo sguardo.
Il proprio nome, sulla bocca dell'Angelo, le era suonato come un avvertimento carico di rimprovero.
Allungò la mano verso quella di lui, abbandonando il piccolo scrigno sul suo palmo.
«Non l'avrei tenuto.» si sentì in dovere di giustificarsi, per quanto fosse ovvio che non avrebbe mai potuto tenere per sé l'unica possibilità di salvezza per Dean e Sam Winchester. No?
«D'accordo.» rispose Castiel.
Lei scosse il capo, insistendo, come se non trovasse sufficienti le sue parole.
«No, dico davvero.»
L'Angelo attese qualche attimo, osservandola, poi annuì.
«Ti credo.»
«Ok...» mormorò, annuendo a propria volta, accontentandosi questa volta «Ok.»
Era stupido, ma aveva così bisogno di sentirsi dire che non era una cattiva persona, aveva così bisogno di... speranza.

Seduta sulla sponda del letto, Freyja si molleggiava pigramente sul materasso.
Tra le quattro, era l'unica che ancora poteva vantare un po' di lucidità emotiva, ma riusciva perfettamente ad immaginare come si sentissero le tre amiche dopo aver visto in che condizioni stazionavano i due Winchester.
Sollevò lo sguardo chiaro sul Vampiro, osservandolo mentre fissava oltre la finestra, circondato da un'aura di mistero che non era mai riuscita a superare, fatta di troppi segreti nascosti nell'oscurità e bagnati di sangue.
«Benny, non mi hai ancora spiegato perché sei così interessato a noi.»
Lui si voltò lentamente a guardarla, cercando di capire quanto fosse insistente questa sua curiosità. Non era la prima volta che glielo chiedeva, ma era sempre riuscito a sorvolare, fino a quel momento.
«E' per quello, vero?» aggiunse lei ed il Vampiro seppe che questa volta non avrebbe potuto far finta di niente e cambiare discorso.
«Ti avevo detto che cercavamo la stessa cosa.»
«Sì e mi hai anche detto di stare attenta alla Regina e di non farmi marchiare e... perché una buona volta non mi parli chiaramente?»
Lui tacque, ma Freyja non era disposta ad arrendersi tanto facilmente, scattò in piedi, fronteggiandolo.
«Quindi quando mi hai trovato lontana dalle altre, nel tempio vicino a Chichen Itza, ti trovavi lì per quello... per lo scrigno?»
«E' più complicato di quello che sembra.»
«No che non lo è! Noi stiamo cercando da mesi un modo per tornarcene a casa e tu mi hai portato via qualcosa che poteva darmi una risposta. Perché?»
«Perché ne ho bisogno.»
«PERCHE'? Che cosa mi nascondi, Benny! Ho il diritto di saperlo!»
Il vampiro la fissò negli occhi, assicurandosi di intrappolarne lo sguardo al proprio prima di risponderle con fredda durezza, perché le fosse chiaro il concetto e non si perdesse nessuna sillaba, nessuna parola.
«No, non ce l'hai.»
E per Freyja fu come ricevere una pugnalata nella schiena.

Erano serviti una quindicina di minuti perché l'intruglio fosse pronto e l'odore ferruginoso del sangue era intenso quanto quello aspro del legno con cui l'aveva mescolato.
Castiel si occupò di farlo bere ai due Winchester, mentre Ichigo, Nicole e Fuuma, impazienti, tenevano sotto tiro il Demone, pregando che funzionasse, che non avesse mentito loro e che, per una volta, tutto andasse per il verso giusto.
E quando l'Angelo tornò da loro per avvertirle che il processo di necrosi si era fermato e i due ragazzi stavano pian piano riprendendosi, tirarono tutte un sospiro di sollievo e tutta l'ansia che si era accumulata e le aveva tenute in piedi fino a quel momento, venne sostituita da una stanchezza pesante.
Riuscirono a malapena a reggersi sulle gambe e avrebbero volentieri dimenticato di avere un Demone imprigionato nella stanza di un motel, se non fosse stato per il suo sibilo.
«Ora posso andarmene?»
Lo guardarono disgustate.
«Scordatelo.» affermò Nicole, con rabbia.
«Mi avete dato la vostra parola!» ringhiò, guardando verso Fuuma, fissandola con un'intensità invadente, quasi intima come a volerle leggere nel pensiero e bisbigliare frasi udibili soltanto da lei.
Tu sai come finirà. Lo sentì parlare nella propria testa, cominciando a sentire in bocca il sapore di qualcosa di denso che le rimescolava lo stomaco e si muoveva nelle proprie viscere.
Deglutì.
Lo sguardo di Garegin si fece più duro, gli occhi completamente neri.
«Ti sbagli...» mormorò lei, scrollando le spalle «E quando ho detto che ti avremmo lasciato libero, ho mentito.»
Nicole fece un cenno ad Ichigo.
«E' tutto tuo.»
«Non riuscirete a sfuggire per sempre ai nostri padroni! I Re Bestia vi troveranno! La Marchiata appartiene a loro!» ringhiò furente Garegin.
Si dimenava, gettandosi contro le mura invisibili della propria prigione ed Ichigo, chiudendo gli occhi per concentrarsi, iniziò a recitare la formula dell'esorcismo.
«Exorcizamus te, omnis immundus spiritus, omnis satanica potestas, omnis incursio infernalis adversarii, omnis legio, et secta diabolica...»
In cerchio intorno al Demone, le tre ragazze attesero che fosse completo.
Videro il fumo nero e denso abbandonare il corpo dell'umano e questo ricadere svenuto sulla sedia, ancora vivo.
Fuuma chiuse gli occhi, portando le dita alle tempie che pulsavano dolorosamente.
«Brucia all'inferno, stronzo.» commentò Nicole.

Il buio, la porta che si apriva cigolando, i due corpi sdraiati nel letto e quel vago odore di ferro e legno di cui potevano solo immaginare l'orribile sapore.
Nicole ed Ichigo entrarono in punta di piedi nella stanza di Sam e Dean.
I due ragazzi dormivano, la pelle tornata ad un naturale colore rosato, carezzato pigramente dai raggi bianchi di una luna che giocava a nascondino con le nuvole.
Il letto più vicino alla porta era quello di Sam, Ichigo si affrettò a raggiungerlo e, quando fu abbastanza vicina da sorridere al suo volto rilassato, la porta si richiuse completamente alle proprie spalle, lasciando i quattro da soli.
Timidamente si sedette sul bordo del materasso, osservando l'espressione placida del ragazzo, carezzata da ciuffi lunghi e castani che ne stuzzicavano anche il naso, portandolo di volta in volta ad arricciarlo. Allungò le dita alla sua fronte, sfiorandone con gentilezza i capelli, lo sentì mugolare qualcosa sotto quel tocco gentile, un nome, forse il proprio, ma era stata così flebile la sua voce tra le labbra socchiuse, che non riuscì a coglierlo completamente.
Non se ne preoccupò.
Sam aveva smesso di agitarsi, non ansimava più alla ricerca d'ossigeno, con il corpo in fiamme e la falce della morte puntata al collo. Era salvo e non le era mai sembrato così bello come in quel momento, con le labbra sottili piegate nell'accenno di un sorriso nato nel momento in cui lei l'aveva toccato ed il capo che strofinava piano contro il cuscino.
«Shss...» gli fece, sottovoce. Aveva voglia di svegliarlo, di guardarlo di nuovo negli occhi e di confessargli tutto quello che provava quando lo guardava, quando lo sentiva parlare o anche solo quando lo percepiva in piedi dietro le proprie spalle.
Aveva voglia di sentirlo ridere e guardarlo mentre lui e suo fratello si insultavano a vicenda.
Ma preferì lasciarlo riposare, ora che tutto era finito.
Come se avesse sentito i pensieri della ragazza, Sam aggrottò la fronte, voltando il capo e, pigramente, le braccia si mossero a cercare il calore del corpo accanto al proprio, trovando il braccio di lei che strinse tra le dita.
Ichigo trattenne il fiato. Un brivido caldo le scivolò lungo la schiena e per qualche lungo secondo non fece nulla se non guardare il proprio braccio intrappolato ed il cacciatore che la tirava verso il basso.
«Così cado...» bisbigliò a malapena, troppo storta e piegata su di lui per riuscire a mantenere l'equilibrio già di per sé precario.
Cadde, ritrovandosi con un tonfo attutito dal materasso, accanto al corpo di Sam, circondata dalle sue braccia che avevano già trovato la vita sottile della ragazza e l'avevano stretta contro il proprio petto, mentre il mento di lui affondava tra i capelli lunghi di lei, costringendola ad affondare il volto contro al suo collo.
Quel ragazzo non era grande, era enorme. Alto, dai muscoli perfettamente disegnati e messi in risalto dalla maglietta di un marrone anonimo che Castiel gli aveva malauguratamente infilato al contrario, e con due braccia e due gambe così lunghe che Ichigo faceva fatica a capire se avessero una fine, non in quel momento, in cui sembrò letteralmente sparire nell'abbraccio di Sam.
Incapace di muoversi, di respirare e di parlare, lei soffocò piacevolmente in quella trappola di calore e braccia.

Nicole aveva trattenuto a stento una risata alla vista di Ichigo, si era costretta a tappare la bocca per evitare di svegliare i due cacciatori e sospirando, felice per l'amica, riprese a muoversi verso il letto di Dean.
Fu allora che li vide.
I suoi occhi verdi la fissavano, seguendola nei suoi movimenti, spaventandola.
«Sei sveglio.» bisbigliò, cercando di apparire tranquilla, nonostante non fosse preparata ad averlo sveglio, in grado di parlare e di ascoltare e di guardarla e di ricordare quello che era successo e... e, punto.
Lui cercò di parlare, ma per un po' si ritrovò a trattenere i conati di vomito sentendo la bocca invasa da un sapore rivoltante.
«Perchè...» tirò fuori la lingua, disgustato «Perchè diavolo mi sembra di avere la bocca piena piscio di mucca?»
Nicole cercò di sorridergli rassicurante, sperando che capisse la situazione.
«Stavate per morire e...»
«Oh god, no, non un'altra volta, non dirmi che mi avete avvelenato con qualche disgustosa pozione con zampe di rana e occhi di pipistrello!»
Lei agitò la mano in un “circa”, rendendo il sorriso più spontaneo.
Sentirlo lamentarsi in quel modo l'aveva liberata di ogni paura.
«Solo sangue e legno di un albero millenario.» gli spiegò.
«...beh, fa schifo lo stesso.» borbottò lui.
Piano riuscì anche a mettersi seduto, con la schiena contro la testiera del letto e la mano che si sosteneva la testa. Il ricordo del dolore dei morsi era ancora piuttosto forte, ma ogni ferita era sparita, perfino il suo palmo era tornato come prima e i segni di bruciatura erano scomparsi.
Cercò con lo sguardo Sam, trovandolo nel letto accanto a sé e, quando si rese conto che non solo era vivo, ma era anche impegnato con una delle Straniere, ghignò compiaciuto.
«That's my boy.» commentò «E fate come se non ci fossimo, eh, mi raccomando.»
Ichigo pigolò qualcosa, ma preferì non darle retta, tornando invece a guardare Nicole.
Gli occhi la puntavano con insistenza e per un attimo lei credette che il cacciatore avesse trovato il modo di leggerle nel pensiero.
«Mi dispiace...» mormorò, sommessamente.
«Di che?» chiese lui.
«Per quel che è successo. È stata colpa mia...»
Scosse il capo, dimenticando ogni scusa.
«A proposito di quello...» iniziò, arricciando le labbra, con un espressione adorabilmente infantile «parlavo sul serio.»
Nicole sembrò non capire, poi le sue parole le rotolarono nella testa, accendendo una spia nella memoria, ricordando il corpo di lui riverso a terra nella Sala sotterranea, le sue labbra contro il proprio orecchio e la sua voce spezzata dal dolore che le bisbigliava addosso ancora canzonatoria.
Se sopravvivo ti porto a cena.
Arrossì con prepotenza.
«Pensa a rimetterti in fretta, piuttosto!» sbottò lei, già pronta a far dietro-front e allontanarsi in fretta da quella stanza, prima che le gambe le diventassero di gelatina ed il cuore le si sciogliesse.
Dean rise e la sua mano riuscì ad afferrarle il polso sottile, fermandola.
«Ehi, dove vai? Almeno il bacio del ben svegliato me lo merito.»
Nicole quasi soffocò nel proprio rossore.
«Uhm... beh, magari possiamo rimandare a quando non avrò più questo schifo in bocca, ma...»
«Ma?»
Dean distolse lo sguardo, puntandolo distrattamente alla porta, cercando le parole giuste da pronunciare od il coraggio per pronunciarle.
«Rimani, ok?» fu un borbottio basso, accompagnato da una scrollata di spalle e dalle sue dita che si stringevano maggiormente al polso di Nicole e davanti a quella richiesta e a quell'espressione di ostentata durezza che, invece, lo faceva apparire tenero, lei non seppe dire di no.

Aveva seguito le due amiche fino alla porta della stanza dei fratelli Winchester, col bisogno di assicurarsi a propria volta delle loro condizioni, ma quando Ichigo si era avvicinata al capezzale del cacciatore più giovane, Fuuma aveva fatto un passo indietro, afferrando la maniglia e richiudendo la porta.
Ne guardava il legno scuro, respirando a malapena mentre sentiva il sangue ribollirle nelle vene, l'invidia gonfiarsi nella testa e la voglia di urlare farsi quasi insopportabile, finché intorno a lei i colori non iniziarono a sbiadirsi ed il mondo iniziò a girare sempre più veloce.
Indietreggiò, stordita dagli eventi. I passi si fecero traballanti, la mano destra si strinse alla spalla, premendo i polpastrelli contro la schiena, con gli occhi di un nero che, nel buio della notte, sembrò ancora più scuro.
Infine cadde in ginocchio, tossendo e sputando sangue sull'asfalto...
 
 
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