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07 January 2013 @ 10:06 pm
[Team Free Folly] Dec. 21st || 06  

Note Inutili: L'angst è la via ed io ne sto approfittando alla grande, lo so, ma non riesco a farne a meno e, per di più, la fic sta diventando sempre più macabra con tutta sta gente mangiucchiata. Bleah.
Questo capitolo, comunque, mi ha preso malissimo. E' sicuramente il più brutto tra tutti e sono stata indecisa fino alla fine se spezzarlo in due o meno, alla fine, anche se mi scoccia parecchio tenere i bellimbusti ancora moribondi e inutilizzabili (?) iniziava a diventare troppo lungo, quindi ho finito per dargli un taglio e via; penso che il prossimo mi verrà più corto.
Di buono c'è che, considerato che la metà dei protagonisti è gente realmente esistente (poveri loro) non me la sento di infierire su di loro più di tanto y_y così quelli a cui va peggio sono sempre i poveri personaggi rimanenti. Pace all'anima loro XD

Dec. 21st - Capitolo #06


«La... sciate... la... sta... re...»
Sentiva ogni centimetro di quelle zanne nere penetrargli la carne e strapparla a brandelli sotto i loro morsi, aprendo ferite profonde da cui il sangue colava copioso, imbrattando i vestiti e colando ai propri piedi, gocciolando sulla piccola fiala di vetro contenente i granelli di terra di un Mondo diverso da quello.
Come diavolo avevano fatto a cadere in trappola in quel modo?
Le dita scheletriche strette alla propria gola schiacciavano il Pomo D'Adamo, stritolandolo contro la trachea e premendogli la testa contro la parete, mozzandogli il fiato in gola, impedendogli di parlare, di muoversi, di respirare.
Sam Winchester stava morendo.
Di fronte a lui, distante soltanto una ventina di passi, Ichigo non poteva fare altro se non guardarlo soffocare e urlava contro gli Incubi che li avevano intrappolati. Urlava, urlava, urlava.
«Vi ho detto di lasciarlo stare!»
Con le lacrime agli occhi puntò la piccola Walther PP contro le Ombre che le danzavano davanti, rivolta al giaguaro nero fermo a un metro e mezzo da lei. Gli occhi bianchi dell'animale non avevano smesso un attimo di fissarla, ferini ed inquietanti, era come se nelle orbite avesse incastonato due piccole lune gemelle sulla cui superficie si rispecchiava il volto della ragazza; guardò meglio, inquietata dal proprio riflesso, scorgendo un sorriso ad imbrattarlo ed occhi nero fumo che non potevano appartenere a lei.
Scattò indietro, sbattendo con la schiena contro la parete.
Non era lei, non poteva essere lei!
Le ombre risero, riempiendo la Sala di versi grotteschi e gelidi.
"Non puoi ssssfuggireeeeee" gracchiarono in un unico coro di voci sibilanti, sorridendo con occhi rossi in cui il sangue bruciava "Sentiamo il tuo odoreeee e porti già il suo marchioooo. Tuuu. Ciii. Appartieniiii."
«State zitti!»
Terrorizzata da quelle Creature e dalle loro parole, Ichigo premette il grilletto, mirando alla fialetta di vetro.
Si sarebbe rotta, i granelli si sarebbero dispersi nell'aria facendo esplodere il loro potere e tutti quei mostri sarebbero scomparsi, lasciando liberi lei e Sam. Lo sperava davvero, lo sperava con tutto il cuore.
Ma il giaguaro d'ombra balzò a fare da scudo tra lei e la fiale, il proiettile gli esplose tra le fauci e un buco nero si aprì sul suo muso. L'istante dopo, cenere e pece tornarono a coprirlo e la Bestia emise un ruggito d'agonia spaventoso, assordante, che penetrò nei timpani della ragazza, fin quasi a spezzarglieli, insieme ad un terrore cieco che le strisciò nella testa, invadendone ogni pensiero.
Urlò, cadendo in ginocchio, stringendosi convulsamente le mani alle orecchie.
«No, basta!»
Voci, immagini, oscurità, le gorgogliavano intorno, stritolandola in un abbraccio furioso, gettandole addosso gli incubi e le paure di tutto il mondo, tutte riversate su una sola, piccola, misera umana.
Nessuno avrebbe potuto sopportarlo senza impazzire.
«La mia testa... basta...»
«I... chi... go...»
La mano libera di Sam graffiò la parete, troppo stanco per riuscire a fare qualcosa, l'aria ormai aveva smesso di arrivare al cervello, i polmoni bruciavano per la mancanza d'ossigeno e la vista si era fatta appannata.
Forza, muoviti, non potete morire così! Perfino la voce dei propri pensieri si stava spegnendo, come la sua vita.
Le pareti tremarono, facendo rotolare le prime rocce.
Una delle tre Sale stava crollando e presto sarebbe stato il turno di quella, ma gli incubi non se ne curarono.
Sbatté il pugno contro il muro, una, due, tre volte.
Il giaguaro portò una delle grosse zampe in avanti, mostrando affamato le zanne.
Ichigo strinse a malapena la propria pistola; il cuore batteva così forte da farle male, dandole l'impressione che le sarebbe scoppiato nel petto.
Gli incubi intorno a lei e quelli che mordevano le carni del cacciatore risero forte. "Nooooostraaa" urlarono all'unisono ed il giaguaro balzò contro di lei.
«NO!»
Fu la disperazione, l'istinto di sopravvivenza o forse solo la volontà di voler salvare la ragazza dell'Altro Mondo, a dare la forza a Sam di staccare un pezzo di roccia dalla parete, dove già si stavano aprendo le prime fenditure. Lo gettò ai propri piedi, contro il pavimento e la roccia si schiantò contro il vetro della piccola boccetta, rompendola in mille pezzi, liberando i granelli di terra al suo interno.
La luce fu accecante, il calore quasi insopportabile, come il grido acuto degli Incubi che sparivano risucchiati da un potere arcano, vecchio come il Mondo.
Quando la luce si spense, i Mostri non furono che un doloroso ricordo e il corpo di Sam cadde a terra con un tonfo pesante, schiavo della gravità.

«Non ti piacciono i giaguari?»
La domanda di Fuuma giunse inaspettata e Freyja ci mise parecchio a capire che fosse stata rivolta a lei, ancora immersa in ricordi di notti passate nei boschi e Vampiri usciti dall'oscurità solo per salvarla.
«No. Cioè, è che mi chiedevo che cosa c'entrassero i giaguari con quei re stilizzati.»
«Re?»
«Hai detto che hanno la corona tutti quanti.»
«Già e... non ne ho idea, saranno i loro animaletti da compagnia.»
Nessuna delle due rise e la più piccola tornò a guardare il volto al centro della parete su cui si era soffermata. C'era il disegno di una grossa gemma nera al centro del collo, costellata da altri tasselli del mosaico, molto più piccoli rispetto a quello, grande quanto due pugni insieme.
«Fuu, volevo chiederti...» fece, fingendosi distratta dal mosaico «Quando hai detto a Dean di aver mischiato i granelli di terra con i proiettili...»
L'amica sollevò lo sguardo su di lei; sapeva che cosa le avrebbe chiesto, ma attese comunque che la domanda fosse completa, prima di darle una qualsiasi risposta e mettere a tacere i suoi dubbi.
Eppure, invece di completarla, la ragazza si stropicciò gli occhi, avvicinando il volto alla parete.
«Aspetta un attimo, ma c'è qualcosa qui dentro...» mormorò.
«Che hai trovato?»
Le si avvicinò, osservando il proprio riflesso sulla superficie nera e lucida della gemma del mosaico; aveva l'aspetto di una lastra di vetro oscurato, uno specchio nero dietro cui videro la sagoma di un piccolo scrigno di legno poggiata nel vano della parete.
«C'è davvero qualcosa!» notò la più grande, ma prima che potessero avvicinarvi la mano, lo specchio sembrò allargarsi sulla parete, in una macchia d'olio nero che scivolava nelle scanalature del mosaico.
Scattarono indietro.
«E' fatto della stessa sostanza di quei mostri...»
E, se era vero, Castiel le aveva avvertite che sarebbe stato pericoloso toccarlo.
«Se usiamo la tua terra possiamo aprire il varco.»
Non ne ebbero il tempo.
Il pavimento e le pareti iniziarono a tremare e le grida delle due amiche si levarono alte, troppo distanti per capire con precisione da dove arrivassero.
«Ichigo! Nicole!» chiamò Freyja scattando verso l'arco della sala, pronta a correre dalle due.
Fuuma temporeggiò, per un colpevole istante guardò lo scrigno oltre lo specchio nero, serrando i pugni e i denti. Ne aveva già visto uno identico, nel Tempio di Monterrey e sapeva che non potevano lasciarlo lì, era un pezzo del puzzle che loro stavano cercando di ricostruire da mesi, una delle risposte alle loro mille domande (Perchè siamo qui? Perchè ancora vive? Perchè noi? Perchè quelle creature ci perseguitano? Perchèperchèperchè...).
Con quello, forse, avrebbe potuto riportare tutto come prima...
Nicole urlò ancora, più forte e subito dopo la voce di Ichigo riempì i corridoi sotterranei.
Deglutì, prese fiato e, pochi secondi dopo, stava correndo dietro Freyja, mentre intorno a loro l'intero complesso sotterraneo sembrava sul punto di crollare.
«Hanno preso due corridoi diversi, potrebbero aver trovato delle Sale come la nostra!» ricordò Freyja, senza smettere di correre, con la voce rotta dal panico e dal respiro pesante.
La più grande recuperò una delle Smith&Wesson dalla fondina alla coscia.
«Dividiamoci, qui sta per crollare tutto e ci rimane poco tempo!»
Freyja fece lo stesso con il proprio shotgun, controllando in corsa che fosse carico.
«Io vado da Nicole e Dean!»
«Roger!»
Avevano impiegato poco meno di trenta minuti per arrivare alla loro sala, riuscirono ad impiegarcene una dozzina per ritornare al punto di partenza, ritrovando le prime crepe a fendere le pareti grigie.
Non sapevano quanto mancasse al crollo, ma furono sicure che il tempo non fosse dalla loro parte.
«Frè.» la chiamò Fuuma, già pronta ad imboccare il corridoio in cui erano spariti Ichigo e Sam «Stai attenta e riportali indietro.»
La rossa sorrise, annuendo.
«Anche tu.»

La luce era andata affievolendosi velocemente e nella Sala era ricaduto il buio; avevano sentito di nuovo scattare il meccanismo che teneva sbarrata la porta di pietra e quella era rotolata di lato, facendo tornare il corridoio accessibile, ma ancora nessuno dei due era riuscito a raggiungerlo.
Dean era riverso in terra in un bagno di sangue, respirare gli era quasi impossibile e ad ogni boccata il corpo veniva attraversato da spasmi violenti.
Nicole era riuscita alla male-peggio a bendare le ferite, facendo a brandelli la propria maglietta; inginocchiata accanto a lui, si passò il dorso della mano sugli occhi, asciugandoli.
«Devi... andartene...» vomitò lui, sangue e parole.
Scosse il capo.
«Non me ne vado da nessuna parte senza di te!»
«Molto romantico... davvero... ma sto dannato posto... ci sta crollando in testa...»
Non riuscì a sorridere, le labbra si piegarono in una smorfia sofferente prima di spalancarsi in un gemito di dolore che avrebbe voluto soffocare con un'imprecazione, ma che lo lasciò soltanto senza fiato. E, a peggiorare la situazione, c'era l'infezione. Nelle zone in cui era stato morso, la pelle si era annerita, andando lentamente in necrosi e le vene si erano ricolorate di un orrendo nero, che iniziava a risalire tutto il corpo.
Era come se un virus incurabile si stesse diramando nel suo corpo.
«Ti... ti porto via di qui.» annunciò la ragazza, poco sicura di come avrebbe potuto fare, ma determinata a provarci.
«Non dire cazzate... e non farmi ridere che mi fa male...»
«Sono seria.»
Lo era, abbastanza da sollevargli un braccio, sentendolo gemere di nuovo per il dolore, cercò di portarselo intorno alle spalle e sollevargli il busto, tirandolo con tutta la forza che aveva, riscoprendolo pesante, dannatamente pesante.
«Nicole...» ansimò lui «Piccola... smettila... cazzo, smettila, stai solo... perdendo tempo...»
«No, smettila tu! E' colpa mia se sei ridotto così!»
«You... stupid... girl...»
Provò a circondargli la vita con le braccia; sentì il sangue attraversare il tessuto delle bende e bagnarle la maglia bianca, macchiandola di un rosso intenso, mentre Dean riversava la testa indietro, contro la sua spalla gemendo qualcosa, parole sommesse in cui riuscì a sentire a malapena il proprio nome, prima che il ragazzo perdesse completamente i sensi.
«Fanculo!» rantolò lei, trascinandolo fuori dalla sala, sentendo i muscoli delle braccia tendersi e le gambe rischiare di cedere ad ogni piccolo passo, mentre la schiena del cacciatore le premeva contro il petto, togliendole letteralmente il respiro a causa del peso.
Sentiva il suo respiro farsi sempre più debole, scivolarle contro i propri capelli mischiati alla zazzera spettinata e biondiccia del ragazzo, sporca di terra e di sangue.
«Freyja! Ichigo! Fuuma! Sam!» urlò.
Sperava che qualcuno rispondesse, che non fossero caduti anche loro in trappola, che non stessero tutti morendo in quei dannati corridoi sotto terra.
«Mi sentite?! Aiutatemi! Dean è ferito! Ragazzi!»
Aveva continuato ad urlare e tirarlo, fino a non sentire più le gambe e le braccia, quando la voce di Freyja rimbombò nel corridoio, tra le pareti tremanti.
«Nicole!»
«Siamo qui! Fai in fretta!»
Raggiunse l'amica, sgranando gli occhi alla sua vista, a quella di Dean e tutto quel sangue.
«Cosa... cos'è successo?»
«E'... è stata colpa mia... quei Mostri lo hanno morso e... hanno fatto quasi crollare la Sala.»
«Ma tu stai bene? Non sei ferita?»
«Io sto bene, non pensare a me, aiutami a portarlo via!»
Freyja annuì, la aiutò a sostenere il ragazzo e, in due sembrò più facile trascinarlo, in due sembrarono avere più speranze di salvarlo...

Il respiro di Sam era così sottile ed il battito così debole che sembravano inesistenti.
Ancora tremante, Ichigo aveva cercato di caricarsi il suo peso sulle spalle e trascinarlo oltre l'arco di roccia, liberato dalla porta in pietra, ma il corpo del ragazzo era troppo grande per le proprie braccia, il suo petto ampio le copriva interamente la schiena ed il mento poggiava contro la spalla destra, lasciando ciondolare a peso morto il capo in avanti. Era riuscita a fare soltanto qualche metro prima che le ginocchia cedessero, facendola cadere rovinosamente sotto il peso di lui.
Il suo sangue imbrattava le fasciature di fortuna e le colava addosso, macchiandole i vestiti. I segni delle dita scheletriche che avevano cercato di strangolarlo erano rimasti a marchiargli il collo in lividi neri che avevano cominciato ad estendersi sulla pelle, annerendola in modo innaturale.
Non poteva lasciarlo lì, non sarebbero più riusciti a tornare indietro per riprenderlo.
Cercò di strisciare in avanti, portandosi dietro il suo corpo, allungando la mano verso la fine di un corridoio che sembrava infinito ai suoi occhi e, intorno a loro, le pareti stavano pian piano cedendo, i muri scricchiolavano e dal soffitto pioveva sabbia, polvere e calcestruzzo.
Non ce l'avrebbe mai fatta...
«No... no... maledizione...» imprecò, tra le lacrime «Aiutatemi!» urlò al corridoio vuoto «Fuuma! Freyja! Nicole! Dean! Qualcuno mi sente?! Aiutatemi, vi prego!»
Tra i capelli castani che le erano ricaduti disordinatamente davanti al volto, vide un'ombra dal fondo del corridoio.
Tremò, credendo che gli Incubi fossero tornati.
«Ichi!» urlò qualcuno.
Credette di averlo immaginato, ma la voce urlò di nuovo il suo nome: «Ichi!»
«Sì! Sì! Siamo qui!» gridò di rimando, con energia rinnovata e una flebile speranza che iniziava a brillare un po' più forte.
Riuscì a rimettersi in piedi, fare qualche altro sforzato passetto con il peso di Sam che le gravava sulle spalle e dopo pochi secondi la figura di Fuuma si fece più distinta. La ragazza ansimava per la corsa, ma quando vide i due spalancò lo sguardo stupita e preoccupata, avvicinandosi ad ampie falcate.
«Sam! Cos'è successo? E' vivo? Dio, dimmi che è vivo...»
«Gli Incubi... ma respira ancora...» articolò a malapena «A-aiutami... in due possiamo farcela...»
Un brivido attraverso la schiena della più grande.
«Lo hanno toccato...?»
Masticato era la parola giusta, ma non c'era tempo per le spiegazioni.
«Fuu...»
Sembrò temporeggiare, guardando il corpo del cacciare con occhi allucinati, come se la propria peggior paura avesse preso vita proprio davanti a sé e non ci fosse stato niente che avrebbe potuto fare per fermarla.
«Fuu!» la chiamò di nuovo Ichigo «Aiutami!»
«Io non...»
«Dobbiamo muoverci!»
«Va... va bene, mettilo giù.» si riscosse «Solleviamolo ognuna per un braccio e lo trasciniamo così.»
Ichigo eseguì, cercò di rimetterlo in terra con tutta la delicatezza che poteva usare e alla fine lo afferrò per un braccio, imitata dall'amica, ma quando le dita di Fuuma sfiorarono il cacciatore, il corpo del ragazzo venne attraversato da uno spasmo così violento che gli incurvò la schiena, spalancandogli la bocca e vomitando gorgoglii di dolore.
«Oh cazzo!» si affrettò a lasciarlo andare.
«Sta peggiorando! Fuu, dobbiamo sbrigarci!»
Lei scosse il capo, il pavimento tremava sempre più forte, in lontananza potevano a sentire le grida di Nicole e Freyja, che doveva aver ormai trovato la ragazza e il maggiore dei Winchester, probabilmente nelle stesse condizioni del fratello.
Se solo non fossero a chissà quanti metri sotto terra, col rischio di morire mentre il dormitorio dell'università cadeva loro in testa, forse avrebbe cercato di trovare un'altra soluzione, avrebbe pensato a qualcos'altro, ma l'unica cosa che poté fare fu afferrare il braccio di Sam e guardarlo di nuovo agitarsi violentemente per gli spasmi.
Trattenne malamente le lacrime, facendo un cenno col capo verso Ichigo.
«Ci sono, andiamo!»
Iniziarono a trascinarlo a forza, un passo dopo l'altro, senza fermarsi, continuando ad incitarsi a vicenda e avvicinandosi sempre un po' di più alla fine del corridoio e ad ogni spasmo di Sam, le labbra di Fuuma si schiudevano in un mormorio bassissimo, in una cantilena di "scusascusascusa", come se si sentisse colpevole per il dolore che aumentava.

Se avessero creduto nei miracoli, avrebbero detto che quello lo fosse stato.
Arrivarono alle auto proprio pochi istanti prima che l'intero dormitorio femminile rovinasse al suolo, implodendo a causa di un terremoto sotterraneo che fece crollare le fondamenta e quindi l'edificio, ricaduto su se stesso come un castello di carte. Erano riuscite a far scattare l'allarme antincendio e le studentesse si erano tutte riversate in strada, mentre le sirene dei vigili del fuoco ululavano in lontananza.
Stanche, ansimanti e con i muscoli delle braccia che dolevano, le ragazze continuavano a guardare i corpi dei due fratelli Winchester sdraiati sull'asfalto. Non avevano avuto la forza di caricarli in auto e, ora che l'adrenalina le aveva abbandonate, lasciandole alla mercé della stanchezza, tra occhi lucidi e singhiozzi malamente trattenuti, si erano chieste che cosa potessero fare.
«Non possiamo lasciarli qui, tra un po' sarà pieno di poliziotti, e non possiamo portarli in ospedale perché non servirebbe a niente.» affermò Freyja che nervosamente si guardava intorno.
«Possiamo provare ad usare la terra! Io... io non ce l'ho più ma...»
«Anche la mia è finita...»
Ichigo e Nicole guardarono la rossa, l'unica che ancora aveva la propria fiala al collo.
Annuì, facendo per togliere il tappo di sughero, ma la mano di Fuuma le strinse il polso, fermandola con una presa che quasi le fece male.
«Che ti prende, Fuu?»
Scosse il capo.
«Li ucciderai.» affermò, con un sospiro tremante, gonfio di consapevolezza.
«Cosa? Ma... come fai a saperlo?»
«Perché...» chiuse gli occhi e quando li riaprì le lacrime avevano ricominciato a pungolarle agli angoli. Tirò su col naso, indicando la mano di Dean, quella con cui il ragazzo aveva rotto la fiala di Nicole, la pelle non si era annerita, ma si era invece accartocciata a causa di una grave bruciatura. «Brucia le ombre... e tutto quello che viene contagiato da loro...»
«Oh no...» mormorarono in coro le altre tre, trattenendo il fiato «E allora come... come facciamo?»
Fu allora che Ichigo ebbe un'idea.
«Cass! Possiamo chiamare Cass, lui li può curare!»
«Ha ragione!» si aggiunse Freyja, tirando un sospiro di sollievo.
Dopotutto c'era ancora speranza.
La più grande lasciò la presa al polso della rossa, rivolgendo lo sguardo alle altre, senza capire.
«Come lo chiamiamo?»
«Pregando.»
Inizialmente credette che Nicole la stesse prendendo in giro, ma quando sentì i primi mormorii levarsi alti dalle labbra tremanti delle amiche, comprese che l'Angelo avrebbe davvero potuto rispondere a quelle preghiere. Pregò anche lei, forte, intensamente, lo fecero tutte, anche se avevano smesso da tanto di credere in un Dio o, forse, non ci avevano mai creduto particolarmente. Pregarono affinché Castiel accorresse da loro, in quella strada deserta, per salvare la vita di Dean e Sam Winchester, pregarono a lungo e alla fine la risposta fu un battito d'ali e, accanto a loro, l'Angelo le fissava.
«Ho ricevuto la vostra chiamata.» annunciò solennemente, avanzando tra le ragazze per inginocchiarsi accanto ai corpi dei cacciatori «Ma tutte le vostre voci mi hanno confuso.»
«Scusaci, non sapevamo che fare.» si giustificò Nicole «Puoi curarli, vero? Siamo stati attaccati da quei mostri, gli Incubus e li hanno morsi...»
«Posso provarci.»
Poggiò la mano destra alla fronte di Dean, aprendo il palmo sulla pelle macchiata di sangue e sudore e chiuse gli occhi, lasciando che la propria grazia scivolasse fino alla punta delle dita, accendendosi di una luce tenue, affinché le ferite del ragazzo si richiudessero, a differenza di quelle dell'anima che, sapeva, non si sarebbero mai rimarginate del tutto.
Rimase in silenzio e in quella posizione per parecchio, sentendo il potere nero degli incubi contrastare il proprio, ribollire nelle vene dell'umano e impedirgli di curarlo.
Riaprì gli occhi.
«...Mi dispiace.»
«Ti dispiace? Di cosa?» chiese Nicole, rifiutandosi di capire o di accettarlo.
Castiel tacque, impotente.
Fuuma insistette, testarda.
«Castiel... curali...»
«Non posso.»
«Ma tu devi...»
L'Angelo sollevò lo sguardo blu negli occhi neri di lei.
«Non. Posso.» ripeté, con voce dura «Quelle creature non appartengono a questo mondo ed il loro potere va oltre le mie capacità.»
«E... e allora che facciamo?»
«Non lo so.»
«Tutto qui? Loro stanno per morire, tu non puoi salvarli e non sai darci neppure un consiglio decente? Ma che cazzo di angelo sei?!»
Non lo pensava davvero, o forse sì, ma il punto era che tutto quello era troppo da sopportare, fino a tre mesi prima non si sarebbe mai sognata di inseguire mostri e lingue antiche o di vedere gente morire sotto ai suoi occhi. Era spaventata a morte, lo erano tutte.
Castiel scattò in piedi, troneggiando sulla ragazza, piantandole dall'alto il proprio sguardo, forte, impietoso, vecchio centinaia di anni. Non erano le uniche a voler salvare i Winchester, i due umani erano anche -soprattutto!- suoi amici, era andato all'inferno per riprenderseli e aveva sacrificato ogni cosa per Dean e per suo fratello Sam
Lei tremò, tacendo, distogliendo il proprio sguardo, sentendo addosso il peso della sua grazia, che era insieme luce e calore, e l'Angelo si rivolse alle altre.
«Possiamo chiedere a Bobby, ma prima dobbiamo portarli al sicuro.»
Annuirono tutte, troppo stordite per chiedergli come avrebbero potuto portarli di nuovo al motel.
In realtà non ce ne fu bisogno.
Uno per uno, Castiel sollevò i due Winchester per sistemarli nei sedili posteriori dell'Impala, spostandoli come se fossero sacchi di piume e alla fine prese posto nel sedile davanti.
Nicole si mise alla guida dell'Audi, facendo da spartiacque in quanto ricordava piuttosto bene la strada verso il motel; Fuuma invece si sistemò al volante dell'Impala, anche senza patente, aveva fatto abbastanza guide da sapere distinguere freno e acceleratore.

Il parcheggio del motel era rimasto deserto, all'infuori dell'auto del padrone dell'edificio, una piccola utilitaria dalla vernice incrostata parcheggiata da quando i ragazzi erano arrivati per prendere le stanze, lasciando una cauzione di dieci pidocchiosi dollari l'uno e assicurandosi di poter pagare le stanze di giorno in giorno.
Non avevano visto altri clienti a parte loro e neppure quando uscirono dalle due auto, ne notarono altre. Erano sfilati in silenzio accanto all'utilitaria, notando per caso l'antifurto disinserito e i finestrini abbassati in parte; uno dei vetri era stato sporcato dalla sagoma di una mano aperta, un'impronta giallognola che non faticarono ad ignorare, troppo preoccupati per poter pensare alle strane abitudini del padrone del motel.
Castiel si era caricato in braccio il corpo di Dean, parecchio più grande di lui, trasportandolo con una facilità spaventosa fino alla stanza, adagiandolo con delicatezza sul letto come avrebbe fatto un principe d'altri tempi con una principessa, per poi fare lo stesso con il fratello.
Entrambe le volte, le ragazze pensarono che li avrebbe baciati da un momento all'altro e, forse, se non fossero state così abbattute psicologicamente e fisicamente, avrebbero riso al pensiero o glielo avrebbero proposto attirando lo sguardo perplesso dell'Angelo.
I due letti erano così stati occupati, per il resto la stanza era troppo piccola per ospitarli tutti e, dopo essere rimaste a lungo a fissarli nella speranza che si risvegliassero e con una grassa risata confessassero di averle tutte prese in giro, di comune accordo decisero che avrebbero potuto fare a turno per vegliare su di loro e che, prima di tutto, dovevano chiamare Bobby e cercare una soluzione insieme al vecchio cacciatore.
Castiel rimase quindi con i due ragazzi ed il compito di cambiare loro i vestiti e trovare delle bende decenti con cui fasciarli, dubitavano del risultato, ma era l'unico maschio oltre a loro, in ogni caso, non appena qualcuna di loro fosse riuscita a cambiarsi a sua volta e spogliarsi delle armi, lo avrebbe raggiunto per aiutarlo. Avevano scelto di stare tutte nella stanza attigua, quella di Ichigo e Fuuma, e con loro avevano portato anche la Colt preso a Dean e il suo cellulare.
Poco prima di richiudere la porta, Freyja si fermò, osservando il cortile oltre il piccolo parcheggio, là dove dalla terra dell'unica aiuola spuntava un rachitico albero di melo dai rami su cui le foglie stavano cominciando a spuntare.
«Ragazze vado a prendere una boccata d'aria e a controllare che le auto siano state chiuse.» affermò, senza smettere di tenere gli occhi in quel punto.
«D'accordo, io invece vado a pagare la stanza per questa sera.» rispose stancamente Nicole, cercando in tutti i modi di non pensare al fatto che Dean fosse riverso sul letto della stanza accanto e più passava il tempo, più le sue condizioni e quelle di suo fratello peggioravano.
«Ti accompagno.» si offrì Ichigo, istintivamente recuperò anche la propria arma, infilandola nella cintura e tutte e tre uscirono, avviandosi in due direzioni diverse.

L'aria era fredda, la notte ancora viva intorno a lei e un odore familiare sfilò alle sue narici.
Freyja avanzò verso l'aiuola, osservando con attenzione la sagoma che l'aveva attirata a lì, quella di un uomo impegnato ad affilare un pezzo di legno con un coltello troppo grande.
No, non era un uomo.
Lui si voltò ancor prima che lo raggiungesse, lasciando cadere il pezzo di legno; uscì allo scoperto e scivolò in parte sotto la luce tremolante di uno dei pochissimi lampioni del quartiere. Il suo volto venne illuminato a metà, la pupilla si restrinse al centro dell'iride azzurrina infastidita dalla luce e le labbra si piegarono in un sorriso storto e poco rassicurante, macchiato dalla barba.
«Benny.»
Lui.
«Sei tornata sana e salva, vedo.»
Lei tiracchiò nervosamente il lembo della felpa, torturando i dentelli di metallo della zip con le unghie.
«Già, ma a quanto pare non sono stati tutti fortunati come me.»
Era stato un mormorio basso, ma sapeva che il Vampiro l'avrebbe sentita chiaramente e lo sguardo interrogativo che le lanciò, bastò come conferma.
«Dov'eri? Potevi aiutarci, Benny. Avresti potuto...»
«A quale scopo?»
Boccheggiò, le spalle tremarono per la rabbia e, senza rendersene conto, si era gettata contro il vampiro, battendogli i pugni contro al petto.
«Le mie amiche hanno rischiato di morire, Sam e Dean sono ridotti a carne da macello e tu mi chiedi a quale scopo?»
C'erano parti di Benny che non aveva mai capito, i suoi troppi segreti, il suo rimanere insensibile a tutto ciò che un tempo aveva fatto di lui un essere umano, il suo comparire dal nulla quando lei ne aveva più bisogno e sparire il secondo dopo, senza più lasciare alcuna traccia di sé.
E poi c'erano parti di lui che non riusciva ancora ad accettare, come la sua calma in quel momento, il suo sguardo fermo mentre lei gli si sfogava contro, ringhiandogli addosso e lui non faceva altro che incassare i colpi, senza dire una parola, senza neppure sentire dolore.
Aveva una forza più sviluppata degli umani, avrebbe potuto sopportare ben altro.
Sospirò, poggiando le mani alle spalle di Freyja, scivolando giù lungo le braccia, in una carezza pesante, fino ad afferrarle i polsi e lentamente portarglieli dietro la schiena, bloccandoli in un abbraccio rude e obbligandola ad addossarglisi, con il volto affondato al proprio petto e la voce che si scontrava contro la maglia bianca, sbottonata al collo.
«Non sono un buon samaritano, kid. Io sono qui per te, se i tuoi compagni di merenda finiscono nei guai, non è un problema mio.» le sussurrò direttamente contro l'orecchio, piegato su di lei.
«Sì, ma...»
«Ma cosa? Devo ricordarti che i tuoi nuovi best friends sono cacciatori che danno la caccia a quelli come me?»
Lei rabbrividì.
«Ero solo venuto per assicurarmi che stessi bene. Il resto non sono affari miei.» concluse, lasciandola libera con un gesto seccato.
Freyja sentì il proprio corpo perdere il sostegno di quello del Vampiro e lui allontanarsi, dandole le spalle, per tornarsene ancora una volta nel buco oscuro da cui era uscito, per quanto iniziasse ad essere sicura che si trattasse di una barca, ogni volta che gli era vicino sentiva forte l'odore di salsedine sulla sua pelle.
Fece per andarsene anche lei, ma Benny tornò in fretta sui propri passi, le dita ritrovarono il suo polso e la strattonò verso di sé, circondandole il mento con la mano libera per sollevarlo verso l'alto e avere libero accesso alla sua bocca.
Fu un bacio vorace, le sue labbra si scontrarono contro quelle più morbide e carnose di Freyja, il suo respiro le sbatté in faccia, pesante quanto quello di un animale feroce, mentre la lingua spinse a chiedere accesso nel suo antro, esplorandolo affamato.
Quando sciolse il bacio, erano entrambi senza fiato, il volto della ragazza rosso quasi quanto i suoi capelli e gli occhi languidi; cercò di dire qualcosa, qualsiasi cosa, ma il Vampiro ammiccò, scoccando la lingua contro il palato, prima che qualcosa solleticasse tanto il suo olfatto, quanto quello meno sensibile della rossa.
Un odore lieve, quasi indistinguibile rispetto a quello di sangue e salsedine di Benny. Un odore di...
«Zolfo...»
Non aveva neppure avuto il tempo di assimilare quel bacio che la sua mente venne investita dall'immagine dell'impronta sul finestrino, dal suo colore giallognolo e la consistenza polverosa.
Zolfo. Non poteva trattarsi d'altro. E Zolfo significava Demoni.
Come abbiamo fatto a non pensarci prima?!
Gettò di scatto lo sguardo sulla zona d'ingresso del motel, in un piccolo casolare separato rispetto alle stanze, dove il proprietario attendeva i clienti dietro al bancone, spendendo perlopiù il tempo a guardare le partite di football da un apparecchietto che doveva essere un reperto della seconda guerra mondiale.
«Oh no...»
«Dove hai detto che sono le tue amichette?» chiese il Vampiro.
«Sono dentro con lui!» esclamò, ricordando che Nicole ed Ichigo erano andate da lui, per pagare la stanza.
Iniziò a correre e Benny fece lo stesso, superandola quasi subito in velocità.
Il rumore di un colpo da sparo riecheggiò per tutto l'isolato.
«Ragazze!» urlò e poco dopo vide Fuuma e Castiel uscire allarmati dalle due stanze e precederla verso l'ingresso del motel, da cui avevano sentito chiaramente il colpo di pistola.

 
 
 
(Deleted comment)
Caith Visioncaith_vision on January 10th, 2013 06:31 pm (UTC)
MA XD
Bohoooo, Sammy, povero ç_ç... che t'è successo? ç_ç (Lo chiede come SE NON FOSSE LEI A SCRIVERE!) Dimentica Ichi e scegli me, così la prossima volta al massimo finisci in stanze con pepite d'oro e strani scrigni inaccessibili T^T
Mweheheh, MA CERTO *_*... che NON avete poteri mistici! è_é Anche se in realtà ci sto pensando se potrebbe essere il caso di dare ad ognuna qualcosa, a parte le skill (?) che già avete di vostro, tra il guidare da dio per Nico, il centrare tutti i colpi per Frè e il google-brain per te XD... mah, ci penserò o lancerò anche per quello una moneta *-*
Vero, Misha morirebbe nel tentativo, già ha avuto i suoi problemi a prendere in braccio Sebastian XD ma Cass dai, ce la fa senza problemi, anche se mi farebbe morire dal ridere, specie con Sam y_y"
Per il resto, mwahahahah, non lo saprai mai! è_é *sparisce in una nuvola di FUUmo*

p.s. Sì, vero, sono dei pervertiti y_y