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04 January 2013 @ 12:24 am
[Team Free Folly] Dec. 21st || 05  
Note Inutili: La Kappaqualcosa di cui si parla in questo capitolo è K'abel, guerriera maya di cui è stata scoperta la tomba da qualche parte a El-Perù. Per il resto, i ricordi che ho di Indiana Jones e Il Mistero dei Templari mi fanno tanto, tanto male, me ne rendo conto leggendo le cazzate che ho infilato nella fic e il casino che sto imbastendo. Dèi e pensare che ancora non ho del tutto le idee chiare su molti degli intrecci che si stanno sviluppando... accidenti a me!
Venendo alle cose importanti... err... forse dovevo dirlo prima, ma amo l'angst e far soffrire i pg e... ehm... beheeee... forse sono un po' troppo sadica, ecco. Io vi avevo avvertito di fuggire, sciocche!

Dec. 21st - Capitolo #05


In mano il peggior caffè che avesse mai bevuto e, contro l'orecchio, il cellulare con Bobby in chiamata.
Lo avevano tenuto informato delle ultime novità, approfittando del giorno di pausa forzata prima di rientrare in azione e, mentre Sam era impegnato con Ichigo a fingere di fare chissà quali ricerche, spogliandosela invece con gli occhi -a detta del fratello maggiore-, lui aveva deciso che era arrivato il momento di abbandonare quella stanza piena della stucchevolezza silenziosa del più giovane e uscire a fare quattro passi.
Aveva tirato un sospiro di sollievo quando il numero di Bobby aveva illuminato il display del cellulare, pronto ad accogliere le nuove informazioni che il vecchio cacciatore aveva trovato nelle sue ricerche.
«Incubus?» domandò al cellulare, aggrottando la fronte «I cosi che ci hanno attaccato a casa tua erano Incubus? Di mattina? Pensavo si facessero vedere soltanto la notte e fossero, tipo, affamati sessualmente o cose del genere...»
A quanto pare non era così; avevano scartato subito l'idea che potessero mirare ad Ichigo per scopi sessuali, ricordavano entrambi fin troppo bene la sete di sangue di quei Cosi.
«Quindi, essendo proiezioni di pensieri e sogni negativi, neppure la Colt funziona con quei bastardi. Fantastico...»
Calciò il vuoto, irritato dalla notizia.
«E sai qualcosa di una Regina dei Maya... no, no, quella Kappaqualcosa non c'entra, Sam ha già controllato le notizie sul sito archeologico di El Peru-Waka' e lei è pulita. Questa deve avere a che fare con quel... Tippetetappete... il Dio... Seah, Tepeu, lui.»
L'uomo ne sapeva poco o niente, ma gli raccontò delle leggende che circolavano sul Dio Conquistatore e sulla via di sangue di cui le ragazze avevano parlato, spiegandogli che, per renderlo possibile, sarebbe stato necessario accogliere le Bestie Reali e aprire i Quattro Cancelli della via.
Più confuso di prima, sperò che Sam o la sua nuova girlfriend potessero riuscire a dargli un'interpretazione decente e fare luce su quel dannato mistero. Era stanco di rincorrere fantomatici dèi vendicativi vecchi milioni di anni.
«Ok, stasera andremo ad indagare nei sotterranei dell'Università, speriamo di essere fortunati.»
Poco prima che riagganciasse, Bobby lo fermò.
Aveva avuto modo di parlare con Castiel poco prima che l'Angelo sparisse, di nuovo occupato con le faccende del Paradiso e, per quanto gli fosse stato intimato di tenere certe preoccupazioni per sé, ritenne più saggio riferirle al ragazzo: “Da quando avete trovato le vostre nuove amichette, Castiel è preoccupato e mi ha chiesto di controllare i segni di tempeste elettromagnetiche e i soliti presagi. Ho trovato qualcosa, è successo un paio di mesi fa, poco dopo l'arrivo delle ragazze e proprio nella zona in cui si trovavano. Sono sicuro che un demone potente fosse uscito da chissà quale buco, potrebbe trattarsi di quel Tepeu che cercate e Castiel è convinto che vi stia ancora seguendo. Mi raccomando, Dean, fai attenzione.”
«Sonofabitch, ci mancava solo questa. D'accordo, grazie di tutto Bobby, ci sentiamo.»
Chiuse la chiamata lasciando scivolare il cellulare nella tasca del giaccone in pelle, trangugiando tutto d'un fiato il caffè diventato ormai freddo e concedendosi qualche istante per riordinare le idee.
Da una parte avevano quattro mezze sconosciute che inseguivano dèi del passato e blateravano di altri mondi, dall'altra un demone che stava dando loro la caccia e, come se non bastasse, c'erano stati i maledetti presagi che avevano condotto lui e Sam al demone nella casa diroccata in cui avevano trovato le ragazze. Perfino lui, nella sua pigrizia, riusciva a capire come fosse tutto collegato, ma gli era difficile credere alla cazzata di mondi alternativi a quello, che diavolo!, non si trovavano certo in una puntata di Star Trek o Ai confini della realtà!
Scoccò la lingua contro il palato, nervoso.
C'era anche un'altra questione che gli ronzava in testa: se quella storia fosse stata vera, quelle quattro pesti sarebbero tornate da dove venivano.
Proprio ora che cominciava a trovarle simpatiche.
Accartocciò il bicchiere di cartone tra le dita.
Proprio ora che cominciava a trovare divertente l'idea di averla tra i piedi.
«Ah, fanculo, che cazzo me ne frega!» sbottò, con una scrollata di spalle, per scacciare ogni pensiero che aveva iniziato a prendere il via su una delle ragazze in particolare, stuzzicandogli la fantasia per colpa di quei suoi occhi fastidiosamente grandi, del suo profumo di buono, del modo in cui arricciava i capelli intorno alle dita o per la sua bocca e la propria voglia di...
«Ho bisogno di una scopata.» risolse.
Stava per rientrare, quando sentì qualcuno tossire poco distante da lui. Scattò con la mano libera al calcio della pistola e lo sguardo sulla sagoma dell'Audi parcheggiata, dove una figura era seduta sul cofano, piegata in due per i colpi di tosse che si abbattevano contro la mano davanti alla bocca.
Gli ci volle poco per riconoscere la più grande delle quattro straniere, Fuuma.
«Ehi, sei ancora nel mondo dei vivi?» le chiese, preoccupato.
La ragazza sobbalzò per lo spavento.
«Yeha.» lo spiò con la coda dell'occhio, scorgendo il bicchiere di cartone tra le sue dita «Mi è solo andato di traverso il caffè, fa troppo schifo.» spiegò, con un sorriso a metà.
«Già, non me lo dire.»
«La prossima volta solo tea... non fosse che anche quello lo fanno da schifo in questo posto.»
Dean ridacchiò, annuendo, ed indicò la porta.
«E' ora di tornare all'ovile, ci sono novità da parte di Bobby.»
«Sì, ti seguo tra un po'.»
Si incamminò verso il motel e lei lo seguì con lo sguardo, aspettando che sparisse dietro la porta per abbassare lo sguardo alla propria mano, dove tracce rosse di sangue ne macchiavano il palmo.
«...cazzo...»

Erano quasi le dieci e un quarto quando l'Audi nera e la Chevrolet Impala raggiunsero l'isolato che precedeva l'Università statale di Tallahassee, i lampioni erano accesi ad illuminare una strada pressoché deserta e le insegne dei pochi ristoranti, aperti nelle ore giornaliere per il via-vai di studenti, erano ormai spente.
Parcheggiarono non molto distante dall'incrocio, così da poterle raggiungere con una corsa di qualche minuto e recuperarono il necessario, tra fucili a canne mozze e pistole con proiettili di sale, acqua santa, rosari (rubati dalla piccola chiesetta a pochi chilometri dal motel in cui pernottavano), i soliti rituali d'esorcismo appuntati da Ichigo e il suo piccolo bloc-notes.
Sapendo già dove cercare, non ebbero problemi nell'evitare le guardie, sgattaiolando attraverso la finestra rotta dell'ala ovest che Freyja e Fuuma avevano trovato la sera prima e scendendo le scalette oltre la porta nascosta.
La rossa si era guardata intorno, un brivido caldo le aveva attraversato il corpo ricordando come fosse stato facile, per Benny, afferrarla e allontanarla dai suoi compagni; se chiudeva gli occhi, poteva sentire ancora la forza delle sue braccia stringerla ed il suo petto ampio premere contro la propria schiena, spingendola a sé con il palmo aperto all'altezza del ventre, il calore della mano su di lei e la sua presenza a circondarla con prepotenza.
«Freyja, ci sei?» domandò qualcuno.
«Sì, arrivo.»
Arrivarono fino all'ingresso della Sala Mortuaria e lì si fermarono.
Le pareti erano di roccia grigia e il soffitto basso, Sam fu costretto a tenere la testa china per evitare di sbattervi contro. L'intera area era ricoperte da incisioni in latino e geroglifici Maya ed entrambi riportavano avvertimenti sull'avvento di qualcosa di oscuro e pericoloso, presagi di morte e distruzione.
I fratelli Winchester rotearono gli occhi al cielo, sbuffando annoiati. Non era nulla di nuovo o di diverso da ciò che avevano già affrontato per, praticamente, tutta la loro vita.
Le finestre erano assenti, l'aria filtrava unicamente dagli ingressi ad arco; senza contare quello alle loro spalle da cui erano arrivati, c'erano altre tre imboccature sulla cui cima era inciso lo stesso simbolo che le ragazze cercavano tanto disperatamente.
«Il posto è quello giusto.» commentò Dean, voltandosi verso le quattro «Quale corridoio dobbiamo prendere?»
Si guardarono l'un l'altra, scrollando le spalle.
«Evvai...» commentò, per nulla entusiasta.
«Dividiamoci, faremo prima.» propose Sam «E, considerato che potremmo incontrare ancora questi Incubus, è meglio che vi prepariate ad usare quella terra che avete al collo.»
Ichigo annuì.
«Hai ragione. Ragazze ce l'avete tutte, vero?»
Freyja sollevò la boccetta legata al collo, al di sopra di una felpa nera su cui il volto bianco e scheletrico di Jack Skellington sorrideva macabro; accanto a lei, Nicole fece lo stesso, lasciandola poi ricadere su una maglietta verde acqua a maniche corte, sotto cui spuntavano le maniche lunghe di una maglia bianca.
Rimase solo Fuuma.
«...»
Che non si mosse.
«Fuu?»
Con l'aria colpevole di un cagnolino trovato a fare pipì sul tappeto persiano, si passò la mano tra i capelli lunghi e corvini.
«Ehm... la mia non la trovo più...»
Ed ecco l'immancabile pensiero del giorno: “E questa dovrebbe essere la più grande?!”
«E da quando?»
«Non lo so... credo sia da quando siamo uscite dal Tempio in quel posto del Messico.»
«Ah...»
Il Tempio della città di Monterrey, conosciuta anche come Sultana del Norte, nel Nuevo Leòn. Erano passati due mesi da quella disavventura, ma quel luogo sperduto tra le montagne era ancora marchiato a fuoco nella mente di tutte come l'esperienza peggiore della loro vita; erano state separate l'una dall'altra, ritrovandosi per la prima volta da sole ad affrontare le loro paure e, fino alla fine, erano state convinte che avrebbero trovato la morte tra le pareti sotterranee di quel luogo.
A quel ricordo, Ichigo si portò la mano all'altezza del cuore, stringendo tra le dita piccole la stoffa della pesante felpa a collo alto, ricordando fin troppo bene di esserne uscita con un souvenir di cui avrebbe preferito fare a meno. Tutte loro ne erano uscite con qualcosa e in qualche modo cambiate: Ichigo ne portava ancora i segni sulla pelle, Nicole era stata sul punto di morire seppellita viva, Freyja aveva perso lo strano coltello dentellato regalo di chissà-chi e Fuuma, a quanto parve, aveva perduto la terra del loro mondo.
Nessuna di loro sapeva cosa fosse successo di preciso alle altre, avevano tutte preferito non parlarne e, a quel punto, non si sentirono di biasimarla.
Per tutto il tempo, Dean aveva osservato annoiato gli sguardi che continuavano a lanciarsi e quelle loro espressioni da cuccioli abbandonati, manco avessero preso lezioni di puppy-eyes direttamente da Sam.
Femmine! Chi le capisce è bravo! Pensò, senza alcuna intenzione di indagare oltre.
«A proposito, Bobby mi ha detto che l'altra volta tu non hai usato la vostra terra.»
Fuuma lo guardò senza capire.
«Hai sparato ad un incubo quando ci hanno attaccato nel giardino e quello è crepato.»
L'uomo era stato l'unico, oltre a Castiel, a notare la ragazza salvarsi con un colpo di pistola contro l'Incubus che si era gettato su di lei, facendolo sparire in una pioggia di pece spazzata dal vento.
Lei sorrise, portando le mani a raccogliere le guance, con espressione di falsa timidezza.
«Basta parlare di me, ragazzi, iniziate a mettermi in imbarazzo!» peccato che il sorrisetto da canaglia dicesse l'esatto opposto.
«E' un'arma particolare come la Colt?» chiese paziente Sam, fermando appena in tempo il braccio del fratello, già pronto a spararle un colpo e lasciarsi anche quel problema alle spalle.
Considerando il fatto che le sue pistole erano della compagnia d'armi da fuoco diretta concorrente della Colt, non era un azzardo pensare che, se Samuel aveva creato l'arma che Dean custodiva nella cintura, era possibile che Horace Smith o Daniel B. Wesson avessero inventato la loro personale ammazza-demoni.
Il collegamento diede da pensare alla ragazza, scosse il capo, acuendo il sorriso.
«Sia mai, di Colt ce n'è una.»
«Parole sante!» esclamarono in coro le altre tre, con un sospiro che il maggiore dei Winchester reputò troppo trasognante, idiota, per la precisione.
«Sono i proiettili, avevo già mischiato qualche granello di terra con il sale cristallizzato.»
Freyja la guardò stupita; Benny le aveva insegnato a preparare i proiettili che servivano loro, c'erano voluti giorni perché lei imparasse, ma una volta comprese le dinamiche, si era fatta carico dell'onere di prepararli per tutte, compresi quelli per le Smith&Wesson della più grande.
«Ma guarda, allora non sei del tutto inutile.»
«Grazie per il commento non richiesto, Winchester.» sibilò «Ora possiamo andare o...?»
«Non aspettavo altro.»
Le coppie erano praticamente fatte.
Dean, senza sprecare inutili giri di parole, afferrò il polso di Nicole per indicarle l'arco sulla destra, Ichigo sorrise a Sam quando il ragazzo accennò all'entrata centrale, mentre Fuuma e Freyja puntarono a quella di sinistra.
La rossa temporeggiò prima di superare la soglia.
«Ragazzi, mi raccomando, non fidatevi di nessuna Regina.» avvertì.
Aveva ricordato le parole di Benny e, istintivamente, cercò conforto nell'impugnatura dello shotgun dalla canna corta. Si chiese se il Vampiro fosse già lì, nascosto nell'oscurità in attesa di comparire in caso di pericolo e, se era vero che quegli incubi volevano catturarla, allora avrebbe avuto bisogno del suo aiuto più che mai.

«Dio che palle, non finisce mai questo corridoio!»
Dean tirò il capo indietro per l'ennesima volta, buttando fuori l'aria in un pesante sospiro.
Iniziava a pensare di aver scelto l'ingresso più noioso della storia dei Maya e aveva l'impressione di star camminando da ore in quei cunicoli umidi.
Nella mano sinistra stringeva una torcia trovata sul percorso e, ad ogni passo, le fiamme ondeggiavano illuminando pareti di pietra coperte da simboli che non sarebbe stato in grado di leggere o ricordare.
«E' passata meno di mezz'ora, Dean.» gli fece notare Nicole, accanto a lui. La Beretta era già stretta tra le dita e lo sguardo nocciola, per quanto cercasse di nascondere la paura, vagava nervosamente da una parte all'altra del corridoio, aspettandosi trappole o agguati.
Il ragazzo le tirò un'occhiata, piegando l'angolo delle labbra in un sorriso appena accennato. Le si spinse un po' più vicino, sfiorandola con la manica della giacca, strofinandosi contro il suo fianco per farle sentire la propria presenza.
«Tranquilla, cub, non ho intenzione di farti diventare lo spuntino di nessuna ombra melmosa.» doveva essere la battuta sarcastica da badass duro e puro, ma non riuscì a trattenere la nota di ruvida gentilezza nella voce.
Lei gli sorrise, scuotendo il capo in una finta espressione esasperata.
«Ti crederò sulla parola.»
Raggiunsero una seconda entrata ad arco, con lo stesso simbolo che avevano visto in cima a quella da cui erano passati.
«Finalmente.» commentò lui, ma, nonostante tutto, si avvicinò circospetto e con passi misurati, tendendo la torcia per poter guardare meglio quello che li aspettava.
La sala era rotonda, dal diametro di una ventina di metri, mentre il soffitto si alzava a raggiungerne almeno tre. Non c'era alcuna luce e, se non fosse stato per le fiamme della torcia, non avrebbe notato il piccolo corridoio scavato sulle pareti, bagnato di un liquido denso e scuro che puzzava di petrolio.
Mosse un passo all'interno.
Non accadde nulla.
Nicole lo guardò in ansia, trattenendosi dall'impulso di afferrargli il lembo della giacca e ritirarlo indietro, urlacchiandogli che era pericoloso. Dèi, lo sapevano tutti e due che era pericoloso, per questo andavano in giro armati!
È tutto ok, ce la possiamo fare. Si disse, guardandolo allungare la torcia verso il corridoietto che prese immediatamente fuoco, illuminando l'intero perimetro della parete.
Ammiccando verso di lei, Winchester fischiettò compiaciuto un motivetto orecchiabile.
«Davvero molto bravo, Indy.» gli concesse, riconoscendo le note della musica di Indiana Jones «Possiamo proseguire, ora?»
Lui ridacchiò e, una volta entrati, abbandonò la torcia nel gancio accanto all'entrata, osservandosi intorno.
La Sala era completamente vuota.
«Tutto qui?»
«Forse c'è un passaggio segreto o delle iscrizioni nascoste.»
«O forse è solo una pidocchiosa sala vuo...»
Si era fermato di colpo, gli occhi rivolti verso Nicole, ma lo sguardo puntato oltre le sue spalle.
Immobile, la ragazza riusciva a sentire tra i capelli rossi il respiro del vento carezzarle il collo sottile.
Tremò, rendendosi conto che non si trattava del vento.
Con movimento lenti e misurati, il braccio di Dean scivolò dietro la schiena, sfiorando la Colt.
«Conto fino a tre...» le sussurrò, mantenendo il contatto visivo.
Non ebbe la forza di annuire, si limitò a sbattere le palpebre; istintivamente sapeva già quello che avrebbe dovuto fare.
Il respiro alle sue spalle si fece più pesante.
Qualsiasi cosa fosse, le era praticamente addosso.
«Tre!»
Nicole si gettò a terra, sentì lo sparo e un grido macabro, un urlo animale tanto acuto che Dean faticò a tenere le dita intorno alla pistola per il dolore ai timpani, distogliendo lo sguardo.
«Dean, attento!»
Rialzandosi aveva visto gli artigli della Creatura fatta di ombra di pece e di melma abbattersi verso il ragazzo.
Con entrambe entrambe le mani aveva afferrato il suo polso, tirandolo verso di sé con tutte le forze e lui le cadde addosso, evitando per un soffio l'artigliata che sfiorò anche il corpo di Nicole, spezzando il laccetto che teneva legato la boccetta con la terra del suo mondo.
Il vetro cozzò contro il pavimento, ma non si ruppe, rotolò invece vicino alla parete, dove le lingue di fuoco danzavano illuminandola ed oscurandola ed ogni volta che la luce abbandonava la roccia, dall'ombra si allungava una mano deforme, si accendevano occhi rossi come il sangue e si schiudevano fauci nere che colavano acido.
Dall'ombra nasceva un Incubus.
Quello era già il terzo.
«Stai bene?»
«Sì, ma la mia terra è caduta e non possiamo arrivarci!»
«Dannazione! Dobbiamo uscire da qui!»
Dean si era risollevato da Nicole. Nella caduta aveva avuto il buonsenso e i riflessi abbastanza pronti per circondarle le spalle con il braccio e, stringendo la pistola, aveva tenuto il polso dietro la sua nuca, mantenendola sollevata per evitare che la sbattesse a terra.
Lei annuì, si prepararono a correre verso l'arco da cui erano entrati, ma fu più facile a dirsi che a farsi.
«Dean...»
«Li vedo.»
«Siamo in trappola...»
Fermi sull'unica via di fuga, gli incubi ciondolavano avanti e indietro come anime in pena e, dopo qualche istante, un rumore meccanico risuonò in tutta la sala, facendo tremare le pareti, mentre una porta di pietra si muoveva a chiudere l'ingresso, bloccandoli all'interno.
«NO!» urlò Nicole, sbarrando gli occhi.
«Cazzo!» fu l'urlo molto meno elegante di Dean.
Gli occhi rossi degli Incubi danzavano nella pece dei loro volti, osservando i due umani.
«State lontani!» ringhiò Winchester, puntando la Colt contro le loro teste.
Si accorse con orrore che erano aumentati, erano diventati cinque ed un sesto si stava aggiungendo.
«Ma da dove cazzo vengono?!»
«Forse li ha richiamati qualcuno.»
«Chiunque sia ci sta fottendo alla grande.»
Lo sguardo nocciola di Nicole si posò sulla piccola fiala di vetro, così vicina e così lontana al tempo stesso. Se solo fosse riuscita a raggiungerla...
Dean sollevò il braccio libero contro il suo fianco sinistro.
«Rimani dietro di me.» la spinse, indietreggiando piano, tenendo d'occhio ognuno di quei bastardi melmosi che continuavano a moltiplicarsi.
Sette. Otto. Nove.
Andava sempre peggio...
«Dobbiamo trovare il modo per arrivare alla mia boccetta.» insistette lei.
Fece per tornare al fianco del Cacciatore, ma le dita di lui strinsero con decisione la sua maglia, raccogliendole il fianco sottile nella mano, bloccandola maggiormente contro di sé.
Non l'avrebbe lasciata andare per nulla al mondo.
Era la più piccola del gruppo, almeno in termini d'altezza e con i suoi venti centimetri in più, il corpo statuario di Dean le offriva un ottimo riparo, per quanto la loro arma funzionante si trovasse in mezzo alle Ombre.
«Dean, se non la recuperiamo non usciremo mai di qui vivi!»
«Fidati di me.» le aveva detto «Ce la caveremo.»
Ma aveva parlato troppo in fretta.
«Oh, fuck...»
Davanti ai loro occhi, gli incubi si erano poco per volta uniti a formare un unico, grosso, disgustoso ammasso di nera melma che occupava l'intera parete. Sentirono una risata gutturale, orribile e tetra provenire da quel cumulo d'ombre ed il mostro si lanciò contro di loro.
«Giù!»
Lo schivarono per un soffio, ma quell'essere stava mirando a loro.
Andò a sbattere contro una delle pareti, violento, per poi fiondandosi di nuovo addosso ai due ragazzi che si riabbassarono e lo videro scontrarsi contro un'altra parete e così via, sempre un po' più forte, sempre un po' di più, finché i primi pezzi del muro non cominciarono a rotolare giù.
«Quei bastardi vogliono seppellirci sotto le rocce!»
E non c'era niente che i due umani potessero fare per impedirlo.
Con un'ultima acuta risata, gli Incubi si aprirono a ventaglio, schiantandosi ovunque.
In un attimo, l'intera Sala crollò su di loro.

Polvere, rocce, sabbia e oscurità.
Non c'era altro intorno a Nicole, che con la schiena sbattuta contro la roccia fredda del poco che era rimasto del pavimento, gemeva di dolore.
In qualche modo era ancora viva e una parte di sé fu abbastanza razionale da capire che nessuna delle pareti crollate doveva essere portante, così il soffitto più o meno aveva retto.
O almeno così credeva.
Tutto quello che riusciva a scorgere nel buio completo che l'aveva accolta, era altro buio, sperò di trovare lì vicino la propria pistola ma nella caduta doveva essere finita chissà dove. Poi, pian piano le sagome si fecero più distinte e con orrore si rese conto che le pareti non erano interamente crollate sulla loro testa perché erano ricoperte completamente da un muro di Incubi che convogliavano verso il centro del soffitto.
Era disgustoso.
Cercò di muoversi, ma faceva fatica a muovere le braccia e le gambe, la schiena le faceva male e c'era qualcosa che le pesava addosso.
Sbatté le palpebre, cercando in fretta di abituarsi all'oscurità, con un orribile presentimento che divenne certezza quando qualcosa le scivolò lento sul volto.
Un respiro.
«No...» mormorò, scontrando il proprio sguardo con due specchi verdi ed un sorriso sbarazzino e dolorante «Dean!»
«Ehilà.»
Puntellato con le ginocchia ai suoi fianchi e con i gomiti accanto alla sua nuca, Dean la sovrastava, coprendola interamente con il suo corpo, nascondendola sotto di sé.
Era riuscito appena in tempo ad afferrarla e sbatterla a terra, spingendosi su di lei mosso dall'istinto di proteggerla.
«Spero non ti aspettassi il principe azzurro, dolcezza.»
Era una di quelle frasi stupide dal tono canzonatorio che avrebbero meritato niente più che un ceffone, ma, in quel momento, Nicole non riuscì a pensare ad altro se non che non aveva certo bisogno di uno stupido principe azzurro quando c'era lui, così stupida da gettarsi su di lei per proteggerla e continuare, nonostante tutto, a sorriderle e a fare battutine per non spaventarla più di quanto già non fosse.
«Non avresti dovuto farlo!» esclamò, gli occhi lucidi, la voce tremante.
«C'mon, cub, niente lacrime. Non mi sono fatto niente e poi dopo questa sono perdonato per almeno un mese per tutte le battutine che farò sul tuo mondo esploso.»
Non poteva crederci. Possibile che stesse pensando ancora al modo di farsi perdonare quella battuta idiota fatta intero giorno prima?
«Stupido...» mormorò, arrossendo perfino in un momento come quello.
Dean rise e lei sentì la sua risata colarle sul volto, mischiarsi al proprio respiro, le labbra tanto vicine da essere separate solo da pochi centimetri soltanto di aria.
Avrebbe dovuto chiedergli di alzarsi e spostarsi, ma era difficile pensare quando gli splendidi occhi verdi di Dean Winchester si tuffavano nei propri, il suo petto ampio premeva appena contro il proprio seno ad ogni respiro e sentiva il calore del suo corpo farsi largo attraverso i propri abiti.
Le sarebbe piaciuto che il tempo si fermasse proprio in quel momento, in quel preciso istante, e che Dean rimanesse così, su di lei, per sempre.
Sarebbe stato perfetto.
Ma la realtà non è perfetta, è crudele e bastarda.
E lei scorse qualcosa muoversi oltre le spalle del più grande: fauci nacquero dall'oscurità e si spalancarono alla sua spalla, affondando con violenza in un morso.
Impreparato a quella scarica acuta di dolore, il cacciatore urlò e lei fece altrettanto, per riflesso e per paura.
«Oddio, Dean! Dean!»
«Sonofabitch!» ringhiò, con il corpo attraversato da spasmi violenti ed i gomiti che sostenevano a malapena il peso del proprio corpo.
Ciondolò con il capo in avanti, serrando i denti e poggiando la fronte contro quella della ragazza che, da sotto, tremava senza poter fare niente per lui.
Il frusciare delle ombre, intorno a loro, si trasformò in una risata sibilante, poi si levò un coro di voci unite a formarne una sola.
“Dov'èèè.” mormoravano insieme, in un suono fastidioso e ruvido come carta vetrata “Daccelaaa. Daaacci la ragazzaaaa. È nostra di diritto, ci appartieneee.”
Un altro morso alla spalla e Dean serrava i denti ingoiando a stento il grido di dolore, continuando a coprire Nicole con il proprio corpo, nascondendolo alle ombre, convinto che sarebbe potuto bastare a proteggerla.
«Dean! Togliti!» urlò lei, irrazionale, premendo le mani contro il suo petto ampio, cercando di spingerlo via «Spostati, vogliono me! Lascia che mi prendano!»
Ma le proprie dita erano piccole ed il corpo del cacciatore era grande, pesante, forte.
«Scordatelo!» le gridò addosso, sentendo la carne maciullata tra i denti e le ferite bagnarsi di sangue.
«Ti prego!» urlò piangendo, cercando testardamente di sollevarlo da sé «Ti prego... togliti...»
«Non... non ci penso nemmeno.»
Strusciò con i gomiti per terra, in modo da richiudere le braccia intorno alla sua nuca, con un sorriso debole e tirato, consapevole del proprio patetismo. Non era un eroe, non era un fottuto principe azzurro e non sapeva neppure proteggere una ragazzina da un mucchio di melma nera con i denti.
«Fanculo...»
I sibili si fecero più forti e rabbiosi.
“Dacceeeelaaaaa!” gracchiavano le ombre “Daaaacci la ragazzaaaaa, umanoooo!”
«Tsk. Kill me.» vomitò tra i denti «Aspetta, è un modo di dire.»
Avrebbe dovuto pensarci prima.
Gli Incubi non conoscevano il senso dell'umorismo e un'altra Ombra, dalla forma animale, si scagliò contro contro il suo fianco, facendo schioccare una mascella nera, mordendolo e agitando il muso con ferocia, riuscendo perfino a sollevarlo di peso e gettarlo lontano.
E lui aveva sentito il dolore scoppiargli in tutto il corpo, aveva sentito il sapore del proprio sangue in bocca e aveva urlato con tutto il fiato che aveva in gola, per poi ricadere su se stesso.
«Dean!»
«Sono...» stava quasi soffocando nel proprio sangue, rantolando una parola alla volta «...qui...»
Aveva appena la forza di voltarsi verso di lei e allungare le dita sul pavimento roccioso, graffiandolo con le unghie e sentendo il liquido denso della pozza di sangue allargata sotto di sé.
«Dean...» mormorò ancora lei, cercando di alzarsi o per lo meno mettersi in ginocchio e andare verso di lui.
Era stupido, ma non poteva fare altro se non chiamare il suo nome, disperatamente, e sperare in un miracolo.
Affamate, le ombre strisciarono verso di lei, bloccandola prima che potesse anche solo riavvicinarsi al cacciatore.
«Damn...»
Fai un dannato sforzo, Dean...
Non gli sarebbe servito altro, solo un altro dannato misero sforzo.
Aveva visto un luccichio lì vicino, tanto che poteva quasi sfiorarlo e sentire il freddo del vetro tra le dita.
L'Incubo si innalzò sopra Nicole. Occhi rossi spuntarono ovunque nel suo corpo, mentre due cavità nere più ampie bucavano una sorta di volto deforme; la guardavano con curiosità, come se non capissero che cosa si fossero trovate davanti e perché.
“Non è leiiii...” sibilò la voce, simile al rumore di rami secchi che si rompono.
Avevano entrambi creduto che, a questa scoperta, l'Incubo li avrebbe lasciati in pace, andandosene altrove.
Non si erano mai sbagliati tanto.
“Saraaaaiii miaaaa anche tuuuuu!” sibilò, il mostro, spalancando le fauci.
Nicole urlò spaventata, coprendosi il volto con le braccia.
«Non... Toccarla!»
Con un ultimo gesto estremo, Dean si gettò in avanti, il pugno stretto sbattuto contro il terreno, trovando al di sopra il vetro della piccola boccetta piena di terra che si ruppe in mille pezzi, conficcandosi nella sua mano.

Ci fu una luce intensa, come l'esplosione di una nova.
Freyja e Fuuma videro illuminarsi le fenditure della roccia dell'enorme Sala in cui si erano ritrovate.
«E' la luce della nostra terra, vero?»
«Credo di sì...»
«Dobbiamo tornare indietro, dev'essere successo qualcosa!»
«Non dire così, vedrai che se la sono cavata di sicuro.»
«Lo credi davvero?»
Fuuma guardò Freyja ostentando una sicurezza che, in realtà, non possedeva.
«...facciamo in fretta e poi corriamo da loro.» annunciò.
La rossa annuì, rivolgendo un'occhiata veloce all'arco da cui erano entrate, pregando perché le amiche e i ragazzi stessero bene.
La Sala che avevano trovato ospitava i resti di una lapide o qualcosa che doveva andarci molto vicino, la cosa più straordinaria però consisteva nelle pareti. Ogni parete intorno a loro era fatta interamente d'oro e brillava delle pietre preziose incastonate una contro l'altra a formare un mosaico, il disegno di un volto maschile di profilo circondato da centinaia di geroglifici (in cui furono sicure di riconoscere quello che significava “Tepeu”) e una mappa.
Freyja si affrettò ad estrarre il proprio cellulare, uno di quelli con la fotocamera incorporata. Sccattò foto alla parete, zoommando sulla mappa.
«Ehi, questo è bizzarro...» fece Fuuma, osservando le pareti laterali.
«Cosa?»
«Su quella parete c'è il disegno di un omino stilizzato con una corona, vedi?» indicò, passando poi a quella più vicina «Qui invece ci sono altri tre omini stilizzati con tre corone pure loro e accanto tre... che sono, tigri? Pantere? Giaguari?»
Freyja tremò.
«Giaguari...?»

Avevano visto la luce accecante estinguersi tra i pertugi nella parete rocciosa della sala, ma nessuno dei due aveva potuto fare niente.
«La... lasciatela... stare...»
Quasi incapace di respirare, Sam cercava disperatamente di allungare la mano verso Ichigo, invano.
Dita dita schelettriche fatte cenere nera lo tenevano sollevato contro il muro, stritolandogli la gola e volti umanoidi dai denti affilati erano stati vomitati dalle ombre della roccia, mordendogli la spalla, il fianco, la gamba.
Altre fauci si spalancarono affondando nel braccio, masticando la carne tra i denti. Mangiandolo vivo...
Urlò e al suo urlo si aggiunse quello di Ichigo.
«Smettetela! Basta! Così lo uccidete!»
Bloccata contro la parete di fronte, Ichigo non aveva potuto fare niente per impedire agli Incubi di catturare il più giovane dei Winchester.
«Smettetela, ho detto!»
Aveva urlato, aveva chiesto aiuto, ma non era servito a niente.
L'unica entrata era stata sbarrata e altri incubi si stagliavano di fronte a lei, con bocche nere e sorridenti che mettevano in mostra la fila di zanne e gli occhi rossi come il fuoco dell'inferno.
“Sei noooostraaaa.” sibilavano in un coro macabro “Ti abbiamo trovataaaa. Nooostraaaa.”
Si fece più indietro, sentendo il muro dietro le proprie spalle.
Sentì un ringhio basso animale, poi un ruggito e tra le ombre degli Incubi, si fece avanti un grosso  giaguaro adulto dal manto nero e gli occhi di un bianco spaventoso.
Trattenne a stento le lacrime e, per un'ultima volta, guardò il pavimento di pietra ai piedi di Sam, lì dove la propria fiala di terra era rotolata...
 
 
Current Mood: exhaustedexhausted
 
 
 
(Deleted comment)
Caith Vision: SPN - Jared & Mishacaith_vision on January 6th, 2013 04:20 pm (UTC)
Ahahahah XDDDD
Sì ma che mi frega che quelli siano sacrificabili? è_é Insomma, mi farebbe senso infilare pure loro nella fanfic... preferisco prendermela con voi, mwahahahaha!
Lol, pensa che mi manca poco per finire il prossimo capitolo e ancora non ho deciso se concedere la grazia a Dean e Sam e già tirare fuori il modo per salvarli o rimanere con loro moribondi per un altro capitolo *-*... penso che tirerò una moneta v_v
<3