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26 December 2012 @ 07:10 pm
[Team Free Folly] Dec. 21st || 03  
Note inutili: Sob, non sono brava nelle scene d'azione e questo capitolo è venuto un po' da schifo.
Visto che non ho visto ancora tutte le season, non so se è possibile riuscire ad infilare la fic in un preciso momento temporale del telefilm, ma se lo fosse non sarebbe la season 8, anche perché in quella Bobby è morto e qui invece c'è ancora. La sesta sarebbe perfetta... non fosse che Sam è senz'anima e qui, invece, è chiaro che ce l'abbia, ma facciamo finta di niente per sta volta e buttiamola lì da qualche parte, con tanti what if utili alla causa. E quando mi degnerò di andare avanti, mi renderò conto di quanto avessi cannato un botto di roba (Soprattutto su quel dannato Castiel).

Dec. 21st - Capitolo #03

L'alba li aveva accolti tutti già svegli e l'odore di uova e bacon invadeva piacevolmente la cucina.
La porta si aprì per l'ennesima volta, richiudendosi alle spalle di uno dei ragazzi e, per l'ennesima volta, Bobby si sentì in dovere di sbottare la propria irritazione sul fatto che i due Winchester avessero preso la sua dannata casa per un albergo e aveva berciato un “Idjit!” verso tutti e nessuno.
Nel momento stesso in cui l'insulto riecheggiò nella stanza, Freyja e Nicole batterono le mani, quasi le avesse appena annunciate come vincitrici della lotteria.
«L'ha detto di nuovo, l'ha detto di nuovo!» esclamò Freyja, tiracchiando la manica della maglia dell'amica.
«La prossima volta dobbiamo registrarlo!» fece l'altra, eccitata.
Sedendosi accanto al fratello, Sam aggrottò la fronte.
«Che le è successo durante la notte?» domandò indicando con un cenno del capo verso la più piccola «Mi era sembrata la più normale del gruppo e ora parla di registrare Bobby mentre le insulta?»
Per un attimo Dean credette che si stesse riferendo ad altro, ad esempio a lui che andava in giro a lanciare minacce notturne alle povere ragazzine esiliate in altri mondi; non aveva smesso un attimo di sentirsi in colpa, conscio di esserci andato giù troppo pesante.
Vedere però la ragazzina così carica già di prima mattina, gli strappò un sorriso divertito; stava per dire qualcosa, ma la porta della cucina sbatté di nuovo, all'entrata di Fuuma.
«Guardate che nessuno vi ha detto “fate come a casa vostra”, Idjit
«Kyaaa, l'ha detto di nuovo!»
«Fuu, torna indietro e rifallo, non eravamo ancora pronte per la registrazione!»
La ragazza dai capelli corvini, passò in rassegna Bobby, Freyja e quindi Nicole, cercando di capire cosa fosse appena successo, ma lasciò perdere, preferendo invece avvertirle di quello che aveva appena scoperto.
«Ragazze, abbiamo perso Ichi.» annunciò perentoria, proprio poco prima di sentire un urlo acuto provenire dal cortile su cui dava la finestra, dove, in cima ad uno degli alberi spogli, la brunetta del gruppo sembrava aver trovato rifugio.
Intorno a lei, giunti dal nulla, orrendi esseri neri si allungavano verso il tronco, spalancando occhi rossi come il fuoco e zanne ricurve bagnate di saliva acida.
«Oh.» riprese, per poi correggersi: «Ragazze, abbiamo ritrovato Ichi... ed è in dolce compagnia. Tipico
«E quei cosi cosa sono?» chiese Bobby, inorridito.
«Noi li chiamiamo... Cosi.» fu la risposta comune delle ragazze.
«Certo che con voi non ci si annoia mai.»
Dean, scattò in piedi, recuperando il fucile a canne mozze, poggiato contro la gamba del tavolo, seguito in fretta dal resto del gruppo.
Se non fosse stata una cosa all'ordine del giorno per loro, avrebbe trovato ridicolo quell'ammasso di potenziali serial killer radunati nella cucina di casa, intenti a mettere mano alle loro armi e correre fuori dalla porta finestra. Con un semplice gesto del pollice, Sam aveva tolto la sicura dalla sua Taurus dall'impugnatura in madreperla, Freyja, già perfettamente vestita, recuperò l'FP6 a canna corta sempre allacciato alla fondina dietro la schiena, Nicole sfoggiò una semiautomatica nera dalla canna cromata su cui era marchiato in sovrarilievo il modello 98G Beretta e Fuuma aveva sempre avuto un debole per le Smith & Wesson a tamburo, tenendo le proprie alle due fondine allacciate alle cosce, di solito ben celate dal lungo cappotto.
«Bobby, tu è meglio se rimani qui.» lo dissero in coro, tanto Dean, quanto le tre ragazze che a stento trattennero una risata divertita, prima di tornare serie a sentire l'ennesimo urlo dell'amica.
Bobby annuì, preparandosi comunque con il fucile sulle gambe paralizzate; guardò sfilare davanti ai suoi occhi uno per uno i ragazzi, i propri, e le straniere arrivate dall'Altro Mondo e gli si strinse il cuore a pensare che fossero tutti così giovani e già così abituati a quella vita inimmaginabile.

Poco oltre la soglia della porta finestra, ritrovarono la figura di spalle di Castiel, lui ed Ichigo dovevano essere stati colti di sorpresa mentre si concedevano un po' di aria fresca, perché il suo pugnale stava già gocciolando sangue nero, simile a melma.
Regalò un'occhiata sbrigativa al gruppo, preceduto da Freyja e Nicole, preoccupate per la loro amica.
Le due si precipitarono verso il suo albero, incontrando da subito l'ostacolo nero di mostri deformi fatti di pece e melma che gemevano con versi inquietanti quanto i loro occhi.
«Tieni duro, Ichigo, siamo qui!» esclamò Nicole rivolta alla ragazza.
«Non so neppure come siano arrivati qui, quei cosi!» urlò lei, in cima ad uno dei rami più alti dell'albero, bloccata per la mancanza di altri rami che avessero potuto sopportare il suo peso.
«Le spiegazioni rimandiamole a dopo.» fece Freyja, iniziando a venir puntata dalle creature nere.
«Non lasciatevi toccare.»
Dean sbuffò, all'avvertimento di Castiel, mirando ad uno dei mostri più vicino.
«Tranquillo, sono un ragazzo all'antica, preferisco che certe cose le si facciano dopo il primo appuntamento.»
«Non credo che aspettino di avere un appuntamento per...»
Uno sparo, dritto in quella che doveva essere la faccia di uno dei mostri, tranciò a metà la frase dell'Angelo, ma il buco si ricompose subito dopo, come nulla fosse.
«Ho dimenticato di avvertirvi che le vostre armi non funzionano.»
«Grazie per il tuo tempismo, Capitan Ovvio. C'è qualcos'altro di cui vuoi informarci?»
«No, è tutto, Dean.»
Una frustata di cenere nera si schiantò contro il cacciatore.
«Son of a bitch!» ringhiò, gettandosi di lato, ritrovandosi di fronte il ghigno sinistro dell'affare a cui aveva cercato di far saltare la testa e che ora sorrideva, affamato di lui.
«Fermi tutti!» il ruggito di Fuuma riuscì a distrarre il gruppo per un attimo; la guardarono, scoprendola circondata da una nuova ondata di mostri, nati direttamente dalle ombre del giardino «Perché diavolo a me ne toccano più degli altri?»
Sfortuna, si sarebbe potuto dire, e, contemporaneamente, due Cosi le piombarono addosso.
Spalancò gli occhi neri quanto quelle ombre di melma.
Dita affusolate le strinsero il polso con tanta forza che sentì le ossa scricchiolare sotto la presa, trattenne a stento un gemito di dolore, scoprendo quanto potente potesse essere un Angelo del Signore.
Castiel la tirò dietro di sé, scattando poi con la mano libera a muovere un fendente e i due esseri urlarono e indietreggiarono feriti, vomitando sangue nero.
Stupita, Fuuma guardò le spalle dell'Angelo in treanch coat.
«Ma allora non mi odi!» esclamò, totalmente fuori luogo.
«Non sono pratico di sentimenti, ma non è quello che provo per te.»
«Oh, Cass mi ama!»
Castiel la guardò confuso. Non conosceva molto delle emozioni umane, ma fu abbastanza sicuro che l'amore non c'entrasse niente in quel caso e, se avesse espresso il dubbio a Dean, lui gli avrebbe spiegato che non doveva neppure perdere tempo a pensarci perché la ragazza lo stava prendendo in giro. Forse.
«Tu! Smetti di importunare l'Angelo e renditi utile una volta tanto!» le berciò contro Dean «Ma com'è che le tue amiche si impegnano e tu sei sempre lì a perdere tempo con Cass.»
Fuuma mostrò un sorriso che ebbe la pretesa di sembrare candido.
«Perché sono contro la violenza?»
Il cacciatore si ripromise di ucciderla una volta finita con quella storia, era ormai chiaro che, delle quattro, quell'imbecille fosse la più inutile. Spaventosamente inutile!
«Voi due, alle spalle!» più attento a quello che stava accadendo oltre la finestra, Bobby ebbe appena il tempo di avvertire Castiel e Fuuma di un secondo attacco.
Come se avesse sentito il loro tanfo sulla pelle e ne avesse scorto il riflesso negli occhi di Castiel, voltato verso di sé, la mora lo spinse lontano, gettandosi a propria volta in terra, appena in tempo per sentire l'aria smuoversi a causa di un'artigliata di cenere e sabbia nera.
Ruotò con la schiena contro il terreno umido di rugiada e liberò una delle pistole dalla fondina, per sollevarla in direzione del mostro che ruggiva su di lei. Fu come guardare un orrendo film a rallentatore, Bobby e Castiel videro l'essere spalancare una bocca fatta di zanne nere, la videro ingrandirsi a dismisura e poi gettarsi contro la ragazza. Sotto l'ombra del mostro, risaltarono soltanto le labbra di Fuuma ed ebbero la netta sensazione che si piegassero in una curva di metallo, storta e mefistofelica.
Sparò.
E, contro ogni previsione, l'essere esplose in una cascata di polvere nera e grigio piombo, depositandosi sul terreno.
«Ma come...?»
Prima che potessero chiederle spiegazioni, indicò l'albero su cui Ichigo cercava faticosamente di resistere. Alcuni dei mostri di cenere erano riusciti a scalare il tronco, incidendo sul legno graffi profondi che sembravano gorgogliare petrolio, mentre la ragazza penzolava dal ramo ad almeno tre metri dal terreno, reggendosi faticosamente.
«Sta per cadere!» urlò.
«Ichi, tieniti!» fecero eco Freyja e Nicole.
«Non ce la faccio più!»
Sfinita, la presa le venne meno...
«Cazzo...»
Uno scatto.
Il tempo di un respiro.
Ichigo chiuse gli occhi, la voce delle sue amiche che urlavano in coro il suo nome, spaventate e con gli occhi sbarrati sul suo corpo che cadeva nel vuoto.
Finché...
«Gotcha!»
Gettato in scivolata ai piedi dell'albero, Sam riuscì ad afferrarla al volo, lasciando che ricadesse su di sé, per stringersela addosso con forza protettiva, avvolgendole le braccia intorno al corpo.
Tremante, Ichigo riaprì gli occhi. Prima uno, poi l'altro, scorgendo i suoi capelli lunghi, sentendo, contro il volto, il calore del suo petto ampio e il cuore che rimbombava nella cassa toracica per l'adrenalina. Avvampò, imbarazzata, boccheggiando, incapace di muoversi o di pronunciare una singola parola.
Era stata appena salvata da Sam Winchester, cosa poteva volere di più dalla vita?
«Tutto ok?» chiese lui, guardandola apprensivo.
Annuì, o forse credette solo di farlo, perché gli occhi dal colore impossibile del ragazzo continuavano a sostare nei suoi, in attesa di una qualche risposta.
«Ragazzi, non vorrei rompere l'idilliaco momento, ma abbiamo un problema qui!» se la voce di Fuuma parve attraversata da una vena di gelosia, fu solo un caso.
Intorno a loro, le ombre si erano moltiplicate, strisciavano ovunque, a decine, a centinaia, convogliando tutte su di loro, puntando soprattutto Ichigo e Sam.
«Freyja, la terra!» ordinò Nicole.
L'amica annuì raccogliendo tra le dita il cordino al proprio collo, a cui era appesa la boccetta chiusa dal tappino in sughero.
Ancora semi-sdraiato, alla vista dei mostri più vicini a loro, Sam tastò il terreno, recuperando la pistola e facendo esplodere un colpo che colpì in pieno uno dei mostri.
Immediatamente la cenere tornò a coprire il foro ed il mostro urlò, un urlo acuto fatto più di aria che di voce, forte e terrificante che raggelò il ragazzo fin nelle ossa, facendolo tremare di una paura insana, per un lungo istante.
«Freyja!» incitò di nuovo Nicole.
«Ci sono!»
Finalmente riuscì a togliere il tappo in sughero, rovesciò qualche granello sul palmo della mano, avvicinandola alla bocca.
Tutte e quattro sapevano cosa sarebbe successo di lì a poco. Prontamente, Ichigo allungò entrambe le mani verso il volto di Sam, coprendone gli occhi e spingendo il volto contro la sua spalla, mentre Nicole e Fuuma urlarono all'unisono in direzione di Bobby, Castiel e Dean: «Copritevi gli occhi!»
E quando Freyja, occhi già chiusi, soffiò sui granelli di terra, spazzandoli in direzione dei mostri, l'urlo di quegli esseri fu devastante ed una luce accecante li investì tutti, così intensa e così calda da essere percepibile perfino attraverso le palpebre calate.
Calò il silenzio.
Uno per uno aprirono di nuovo gli occhi.
Non c'era più traccia di quegli esseri, fu come se non fossero mai stati neppure in quel giardino.
Bobby guardò Freyja e la boccetta di terra che stava richiudendo con il tappo di sughero.
«Ma... che diavoleria è mai quella?»
Freyja sorrise trionfante, facendola dondolare.
«Questa è casa

«Questa è casa.»
Dean camminava avanti e indietro per tutto il salotto, scimmiottando la risposta di Freyja e smorfieggiando infantilmente.
«Dean, calmati.»
«Calmarmi? Sam, abbiamo appena affrontato un'invasione di schifosi esseri melmosi, immuni alle nostre armi, nel cortile di Bobby e mi chiedi di calmarmi?»
«Ma ne siamo usciti vivi, non c'è bisogno che tu dia di matto.»
«Non sto dando di matto!» berciò, accorgendosi che tutti gli occhi erano puntati a lui.
«...Ok, forse un pochino, è che non ho fatto colazione, ecco.»
«Almeno adesso abbiamo scoperto che la terra che le ragazze si portano dietro può essere usata come arma.»
Le quattro non avevano saputo dire perché quei mostri li avessero attaccati nel giardino del cacciatore, ma avevano spiegato che tutte loro possedevano una di quelle boccette che Freyja aveva usato; i granelli nel vetro provenivano dal loro mondo e, un giorno, per caso, avevano scoperto il loro potere.
Non erano sicure del funzionamento e ne avevano usato il minimo indispensabile, perché non ne avrebbero potuto recuperare altro, ma fino a quel momento, l'avevano considerato il loro asso nella manica.
«D'accordo, diteci qual è la prossima tappa in cui potremo trovare quel dannato simbolo e mettiamoci in marcia.»
Le ragazze guardarono Ichigo, aspettando risposta da lei.
«Tallahassee?»
«Oh fantastico, dai Maya agli indiani...»
Si strinsero nelle spalle e Fuuma si avvicinò a Nicole.
«Non l'ha appena inventato per non incappare nelle ire del divoratore di pie, vero?»
Ed entrambe sperarono con tutto il cuore che così non fosse.

Tallahassee. Florida.
L'ennesimo viaggio attraverso l'America del nord, terminato verso le sei di sera.
Avevano trovato posto in un motel sulla 91esima, dove le stanze erano minuscole e la carta da parati, per quanto disgustosa, sembrava essere l'unica cosa decente di quel posto.
Si erano suddivisi in tre stanze (messe sul conto di Jim Morrison e Calamity Jane, uno degli ID di Dean e uno degli ID che Fuuma aveva proposto per Freyja, visto al sua infallibile mira), erano il meglio che potesse offrire quel busco di fogna e, per quanto un po' stretti, avevano tutti passato la maggior parte del tempo in una delle stanze delle ragazze, facendo il punto della situazione, prima che il maggiore dei Winchester decidesse di averne abbastanza e di aver fame.
Rientrò una mezz'ora dopo, carico di sacchetti di carta dall'odore di fritto e carne. Non si era dovuto spingere troppo lontano per recuperare cibo per tutti, scoprendo che proprio di fronte al motel, l'insegna di un McDonald faceva bella mostra di sé.
«Ok, principesse sul pisello, ecco la pappa!» l'espressione poco convinta fece intuire che anche per lui, questa volta, il soprannome era stata una pessima scelta. Sorvolò, liberandosi delle troppe borse sul minuscolo tavolino, sotto l'unica finestra della stanza.
«Ma...» si guardò intorno «Dove sono finite le altre due piaghe?»
«Hanno detto che preferivano uscire e fare delle ricerche, Cass si è offerto di tenerle d'occhio.» rispose distratto il fratello.
«Great.» commentò a denti stretti, buttandosi sul letto di Nicole e lanciandole tra le mani un cheeseburger; abbandonò sulle coperte anche un sacchetto per sé, pieno di patatine fritte, una pepsi maxi e una generosa fetta di apple pie.
Lei, sorpresa, lo ringraziò e lui addentò il proprio panino con doppio hamburger, allungando con finta casualità il collo verso il quaderno su cui la ragazza stava appuntando qualcosa.
«Non sarà il tuo diario segreto.»
Lei arrossì.
«No!» si affrettò a negare, con così tanta foga che Dean si convinse di aver colpito nel segno.
«Sembra interessante, fa leggere.»
«Te lo puoi anche scordare!»
«E perché? Parla di me?»
«...No!»
Ghignò, voltandosi verso il fratello e ammiccando «Ha scritto di me nel suo diario!»
«Non è un diario e non ho scritto di te, ok?»
«Ok.»
Si affrettò a mettere in bocca l'ultimo boccone e, con uno slancio felino, si gettò letteralmente sulla ragazza bloccandola facilmente con il braccio destro avvolto intorno alle sue spalle, ferma con la schiena sottile contro il proprio petto, mentre la mano sinistra si appropriava del quaderno, sollevandolo verso l'alto, dove la mano della rossa non sarebbe potuta arrivare.
«No, Dean!» urlò lei di primo istinto, la voce piena di rimprovero, prima di tapparsi la bocca con la mano, temendo di essersi spinta oltre il limite a lei concesso.
La guardò, aggrottando la fronte. In qualche modo gli era sembrato naturale sentire il proprio nome pronunciato dalla sua voce, per quanto, a guardarsi troneggiare sul corpo più esile e minuto di lei si chiese che diavolo stesse facendo.
«Ok, ok, è tutto tuo. Scherzavo.» le restituì il quaderno -in realtà pieno di lettere mai spedite, indirizzate a sua madre- e tornò al suo posto.
Sam sollevò lo sguardo dal portatile, osservandoli con un sorrisino sornione, scosse il capo e tornò al sito internet da cui stava leggendo notizie su una sabbia particolarmente efficace contro le influenze negative e altre sciocchezze feng shui che scartò poco dopo, prima di sentire un rumore di sacchetti di carta dal tavolino.
Senza alcun motivo in particolare, rimase per qualche istante nella contemplazione di Ichigo, occupata nella scelta della cena. Gli piaceva lo sguardo attento che danzava dall'uno all'altro sacchetto, come se dalla propria scelta derivasse la salvezza del mondo, ed il modo in cui i capelli castani dalle meches bionde le incorniciassero il volto.
Non si aspettava di incrociarne lo sguardo, e quando la ragazza si girò verso di lui, sorpresi, tacquero entrambi, stupidamente, senza sapere cosa dire.
Le ci volle parecchio per riprendere parola.
«Ne vuoi uno anche tu?»
«Yeha, thank you.» le sorrise, aspettando che lo raggiungesse sulla sponda di un secondo letto, e si schiarì la voce alla ricerca di un minimo di contegno, quando si accorse che Dean li stava guardando con quell'espressione che significava “Dude? Non ti ho insegnato niente? Fai la tua mossa e portatela a letto!”
Lo ignorò.
«Stavo pensando che non sappiamo neppure i vostri nomi.»
Dean aggrottò la fronte, guardando prima lui, poi Nicole, poi di nuovo il fratello.
«Massì che li sappiamo!» esclamò «Insomma, sarebbe strano non saperli, dopo tutto questo tempo, no?»
Il più giovane lo invitò con un gesto della mano ad illuminarlo e l'altro tentennò.
«Ehm... Ramona, Grethel, Jessie e Monique?»
«Quelle sono le protagoniste di “Le Fantastiche 4...”» chiuse gli occhi per un attimo, in una pausa quasi imbarazzata per la stupidità del fratello «“del sesso”.»
«Ho sempre desiderato essere paragonata ad una porno star...» commentò Nicole, sarcastica.
«Ehi, a mia discolpa posso dire che erano davvero... Fantastiche.»
«Dean.»
Il ragazzo si voltò verso Sam ed il fratello scosse il capo, intimandogli il silenzio, prima di rivolgere l'attenzione sulla brunetta accanto a sé e sorridergli con genuina dolcezza.
«Il mio nome è Ichigo.» si presentò lei, indicando poi «Nicole» ed elencando anche i nomi di «Freyja è l'altra ragazza con i capelli rossi e infine c'è Fuuma.»
Entrambi i Winchester annuirono, nello stesso istante, quasi con la stessa espressione, come se si fossero messi d'accordo e le due riuscirono a malapena a trattenere un sussurrato «Awwcheccarini!»

Castiel era bello.
Insomma, aveva il volto di Misha Collins, i suoi occhi -soprattutto i suoi occhi- e quella voce bassa e roca che faceva perdere la testa.
Era l'angelo fatto... persona. Qualunque fan della serie tv avrebbe dato qualsiasi cosa per poter, in quel momento, essere al posto di Fuuma e Freyja, chiuse con lui in uno spazio tanto piccolo che i loro corpi erano costretti schiacciati contro quelli dell'angelo e i loro cuori battevano così forte che, sicuramente, riusciva a sentirli perfino lui, immobile, con le spalle contro la parete di un minuscolo armadio in ferro, il mento che sfiorava la fronte delle due ed il suo respiro caldo che soffiava loro tra i capelli.
Entrambe avevano un crash spaventoso per un altro personaggio della serie, ma, ehi!, una scena del genere con un figo del genere non si rifiutava mai... non fosse che Fuuma, per la prima volta, realizzò il motivo per cui nelle fan fiction che le era capitato di leggere, Castiel sembrava sempre un po' tardo. Lo era, dannazione, lo era! Se erano finite in quel casino, era tutta colpa sua!
«Fanculo Cass!» sibilò, contro la stoffa della sua camicia, ingoiando l'imbarazzo e sentendo il volto andare a fuoco; se avesse avuto il potere di sparire, l'avrebbe fatto. E, Dio, il pensiero che l'angelo  avesse l'odore del sangue, del vento e del cielo autunnale, non aiutava affatto. «La prossima volta che ti diciamo “aspettaci fuori”, tu: aspettaci fuori! Gli angeli saranno pure asessuati, ma questo è un dormitorio femminile e tu hai il corpo di un uomo! Accettalo!» era un urlo a bassa voce, in cui a malapena riusciva a trattenere la rabbia.
«Non ha tutti i torti...» commentò Freyja, cercando di non pensare a dove si trovasse, al proprio naso contro il collo dell'angelo e alla propria mano contro il suo petto.
«Dean ha detto che non avrei dovuto perdervi di vista.» commentò lui, senza alcuna emozione nella voce.
Fuuma digrignò i denti.
«E se Dean dice di buttarti da un ponte, tu ti butti da un ponte?»
«Perché dovrebbe dir...»
«E' una domanda retorica!»
Quando si accorse di averlo urlato, fu troppo tardi.
«Li abbiamo trovati, da questa parte!»
«Oh cazzo...»
«Grazie tante, Fuu.»
«...scusate...»
Le voci della sicurezza del campus universitario si fecero vicino, non aspettarono oltre per gettarsi malamente fuori da quel dannato armadio, arrancando sul pavimento umido di un bagno comune, riprendendo a fatica la mobilità degli arti.
Solo Castiel superò con calma le ante di ferro dell'armadio, attirato poi da qualcosa. Reclinò il capo verso la spalla, con un'espressione che si sarebbe potuta descrivere curiosa e per un attimo rimase a fissare il riflesso allo specchio delle ragazze: un'ombra si avvolgeva al collo e alle braccia di una delle due, una sottile striscia di fumo nero.
La luce di una torcia riflessa contro lo specchio lo abbagliò per un attimo e, quando tornò a vedere, l'ombra nera non c'era più, c'erano solo Freyja e Fuuma con le mani in alto davanti a due torce, due pistole e due guardie della sicurezza.
«Mostrate i tesserini identificativi.» ordinò una delle guardie.
«Ehm, credo di aver lasciato il mio in stanza.» buttò lì la rossa.
«Io l'ho perso, ma giuro di aver fatto già denuncia in segreteria.» azzardò l'altra.
«Sì, certo, come no. Ehi, anche tu, mostra le mani, non mi sembrerebbe strano se si scoprisse che la causa delle ultime morti di questo diavolo di campus sono due ragazzine e un ubriacone in trench. Siete di una setta satanica?» berciò l'altra guardia, un uomo corpulento che teneva l'indice sul grilletto dell'arma d'ordinanza e la mano tremava per l'adrenalina.
«Cass...» chiamò piano Fuuma, con finta dolcezza, guardando l'arma puntata contro di lei.
«Sì?»
«Alza quelle mani...»
«Alza le mani ho detto!» urlò anche la guardia, agitando la pistola.
«Non credo sia una buona idea.»
«Fai il bravo angioletto...»
«Come desideri.»
Trovò irritante il modo in cui era stato appena chiamato, ma obbedì, sollevando le mani, piano, e la lama argentata di un pugnale riluccicò tra le sue dita.
«E' armato!»
«Oh cazzo!»
«Giù!»
BANG!
Successe tutto troppo velocemente, il bagliore del proiettile illuminò a giorno le piastrelle del bagno e i volti dei cinque, una delle ragazze gemette per il dolore, le due guardie vennero spintonate a terra e urlarono, facendo esplodere altri colpi che illuminarono la fuga dei tre.
Corsero lungo un corridoio, continuarono a correre e svoltare, trovandosi davanti alle scale che portavano ai piani superiori, ignorandole per proseguire invece verso una porta in ferro, nascosta, che dava su scalini minuscoli.
Conducevano da qualche parte più in basso, forse verso i sotterranei.
Si precipitarono a scenderli, velocemente, strusciando contro la parete polverosa e ricoperta di ragnatele, ansimando per la paura, finché non sbucarono in una sala in pietra dove l'aria era umida e la luce quasi assente.
Solo a quel punto si fermarono.
Fuuma si piegò con le mani alle ginocchia.
«State tutti bene?» chiese, respirando a grosse boccate.
Castiel, dietro di lei, non aveva risentito minimamente della corsa, teneva gli occhi impietosi fissi sul suo collo e la mano stretta nell'impugnatura del suo pugnale.
Lo sollevò lentamente, un centimetro alla volta, staccando piano la mano dalla propria coscia, ma quando la ragazza si tirò su, girandosi a guardarlo, fu costretto a fermarsi.
Ricambiando lo sguardo, ridistese il braccio lungo il fianco e lei si guardò intorno.
«Dov'è Freyja?»

Una mano a coprirle la bocca per evitare che urlasse ed una intorno alla sua vita.
La stringeva a sé, obbligandola con la schiena contro il proprio petto, circondata dal calore del suo corpo massiccio e dall'odore di notte e sangue che si era sempre portato dietro.
Nel momento in cui le sue mani l'avevano agguantata, sul corridoio, la ragazza non aveva avuto alcuno scampo e, piegata in un sorriso sinistro, la bocca premeva contro il suo orecchio, grattandole la pelle con la barba.
Non poteva vederli, ma sapeva per certo che, in quella oscurità, le due lame azzurrine dei suoi occhi la fissavano glaciali.
«I missed you, kid.»
 
 
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