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22 December 2012 @ 04:32 pm
[Team Free Folly] Dec. 21st || 02  
Note inutili: Odio Castiel. Un po' è perché, scema io che non ci sono ancora arrivata alla season, ho voluto infilarlo a forza nella fic, un po' perché da muovere è perfino più difficile di Misha! Dannato Overlord, sembra che lo faccia apposta per mettermi sempre i bastoni tra le ruote!
Anyway, il mondo non è finito, io sono ancora viva e questo è il secondo capitolo di sta cazzata che ancora mi ostino a chiamare fanfic. Come al solito, le idee hanno preso il galoppo, ora più o meno so cosa fare (e che dio abbia pietà delle donzelle che sono finite tra le mie grinfie, perché io non ne avrò, mwahahaha!), il problema principale al massimo sarà come farlo, ma poco per volta spero di riuscire a scrivere qualcosa di decente, per quanto assolutamente marysueiano. Fuggite folli! nizialmente il capitolo doveva finire in un altro modo, doveva ritornare l'azione e blablabla, ma stava diventando lunghissimo, sarà che quattro protagoniste sono tante, eh... tra l'altro mi sono resa conto che ancora non ci sono state presentazioni di sorta. Che genio del male che sono!

Dec. 21st - Capitolo #02. Godly-demons, Supernatural-guys and Stranger-girls

Il viaggio era durato un paio d’ore; l’adrenalina, la paura e l’eccitazione erano sparite lentamente, lasciando il posto ad uno spiacevole torpore e alla confusione; nessuna delle quattro ragazze riusciva a capacitarsi di quanto fosse accaduto e di chi avessero incontrato.
Dean. Sam. Cass.
I loro nomi continuavano a scivolare nell’abitacolo dell’Audi, mormorati con meraviglia e reverenziale timore e gli occhi delle quattro puntavano insistentemente l'Impala davanti a loro, aspettandosi di vederla risucchiata nell'oscurità o di risvegliarsi, scoprendo di aver avuto soltanto una stupida allucinazione collettiva.
Seduta al posto accanto al volante, Aaren scosse il capo, battendo bruscamente le mani sul cruscotto.
«Ok ragazze, dobbiamo fare un piano d’attacco.»
«Che intendi dire?»
«Umpf, Mary, Mary, piccola ingenua, è ovvio: ora che abbiamo appurato che i tre sexy-guys sono reali, dobbiamo decidere il modo migliore per muoverci, essere cool e non fare passi falsi. La chiameremo Mission: Wincestiel-heart
«Insomma, vuoi sedurli?»
«Beheeee…»
«Aaren, tu sei fuori!»
«Ehi, non colpa mia se solo a guardarli mi vengono in mente pensieri poco casti e puri, insomma, sono perfetta ma rimango umana!»
Non si poteva dire che la ragazza non mancasse totalmente di modestia, ma nonostante tutto Nicole si ritrovò a darle ragione e, con aria sognante, sollevò lo sguardo al tettuccio dell'auto, rivedendo davanti ai propri occhi il mezzo ghigno bastardo di Dean e il modo in cui la sua lingua scivolava a bagnare le labbra carnose.
Sospirò.
«E avete visto che corpo che aveva Dean? E la sua voce? E il modo in cui si muoveva? E quanto era figo mentre stringeva la Colt e ci urlava contro!»
«Nico…» mormorò Freyja, spingendosi con il busto tra i due sedili davanti.
Aaren le batté piano il braccio.
«Lasciala sfogarsi, ne ha bisogno.»
«Sì, ma…»
«Shsss, va tutto bene, sognare di farsi i Winchester non è un reato.»
«LO SO, MA STIAMO PER SBANDARE!»
«Oh porc…!»
«Nicole, mani sul volante e occhi sulla strada!»
«Oddio moriremo tutte!»
Ci furono momenti di panico, seguiti da urla isteriche che durarono finché l’auto non tornò sulla carreggiata, lasciando le quattro ragazze con i nervi a fior di pelle e gli sguardi spalancati.

Qualche metro più avanti, alla guida dell'Impala, Dean osservò perplesso lo specchietto retrovisore che rifletteva il bizzarro ondeggiare dei fari dell'Audi.
«What the hell?»
Sam si voltò, sgranando gli occhi -incontrando prima lo sguardo indifferente di Castiel che seguiva il serpeggiare dell'auto a sua volta attraverso lo specchietto-, per poi spalancare la bocca in un'esclamazione mezza masticata quando, per poco, l'auto non sbandò.
«Forse dovremmo accostare e assicurarci che stiano bene…» propose.
«Ma siamo sicuri che avessero la patente, quelle?»
Dean sbuffò irritato, facendo per accostare, quando il fratello minore agitò la mano in sua direzione.
«No, aspetta, falso allarme.»
«Mhm?»
«Sembra che si siano riprese.»
Attese qualche attimo.
«Ok, allarme rientrato, hanno smesso di guidare come ubriache.»
«Pessima idea quelle di portarcele appresso, dude. Pessima idea.»

Era ormai notte fonda quando raggiunsero la casa di Bobby.
Le due auto vennero parcheggiate all'ingresso della discarica di veicoli in rottamazione, dove mucchi di lamiere si estendevano a vista d'occhio e alcuni degli attrezzi da lavoro erano stati abbandonati sul cofano di un vecchio modello di Alfa, arrugginita dal tempo.
Conoscevano la casa di Bobby, tutte loro avevano visto almeno una volta le pareti verdi dell'entrata accogliere l'ingresso dei fratelli Winchester o di ospiti più o meno desiderati, ricordavano l'appendiabiti di legno sulla sinistra, le veneziane sempre abbassate su ogni finestra, libri a centinaia, la cucina mancante di un vero tocco femminile, la cartina dell'America aperta sul grosso tavolo del salotto e la bacheca appesa alla parete, piena di foto, mappe e ritagli di giornale.
Superata l'entrata principale, rimasero affascinate.
Era tutto esattamente come lo ricordavano e, senza ragione, provarono una stilla di timore, superando la soglia, entrando in un regno che conoscevano ma che non apparteneva loro.
Sorrisero quando la porta si spalancò sulla figura di Bobby, bloccato sulla sedia a rotelle dal giorno della paralisi. L'uomo le guardò arcigno, il solito berretto in testa e una bottiglia di rum offerta gentilmente dalla ditta “Brucia nell'acqua santa, demone di merda”.
«Possiamo saltare questa parte, Bobby.» propose Dean.
Non erano state fermate da un davanzale cosparso di sale, potevano quindi scartare l'ipotesi che fossero demoni o spiriti erranti, per quanto continuava a non essere sicuro che si trattasse davvero di esseri umani. Ne aveva viste troppe di freaking-chicks per fidarsi.
«Se lo dici tu.»
Quando l' uomo allontanò la bottiglia di rum, Nicole tirò un sospiro di sollievo.
«Meno male, avrei avuto parecchi problemi con l'alcool.»
Mary e Freyja risero, una risata che apparve stanca, ma divertita. Erano vive, sopravvissute ad un'altra maledetta notte e questo le rendeva cautamente ottimiste.
Castiel le guardò per qualche secondo, studiandole in silenzio, con il capo tirato alto e le labbra screpolate unite in una linea piatta ed incolore, molto più simile ad una statua di ghiaccio che ad un angelo in un corpo umano. Lasciò scivolare lo sguardo su tutte loro, fino a soffermarsi più a lungo sull'ultima entrata che, davanti all'offerta di bere, aveva irrigidito le spalle al di sotto del lungo giaccone in pelle.
Fu difficile non sentire i suoi occhi sulla pelle, erano punteruoli di ghiaccio bollente e Aaren si voltò verso di lui, sorridendogli intimidita.
«L'alcool non piace neppure a me.» si giustificò, scivolando con nonchalance contro il fianco di Sam, cercando riparo dietro di lui.
Il ragazzo guardò prima lei e poi Castiel, ma l'angelo non disse nulla.
«Se abbiamo finito con le chiacchiere e le loro maestà vogliono degnarsi di accomodarsi e spiegarci finalmente cosa sta succedendo…»
Dean schioccò le dita, richiamando l'attenzione ed indicando il pesante tavolo del salotto, per quanto non fosse abbastanza grande da ospitarli tutti.
Mary, Freyja e Nicole trovarono posto di fronte a Bobby, in piedi alle sue spalle si erano sistemati i due fratelli, entrambi con le braccia incrociate al petto, poggiati con la schiena al muro, bizzarramente simili nella loro diversità. Castiel preferì sistemarsi in un angolo della stanza, da cui poteva osservare in silenzio il gruppetto, mentre Aaren sgattaiolò altrove, nella stanza adiacente, con la scusa di aver già sentito la storia di Mary, o meglio, poteva vantare di averla già vissuta.
«Vi potrà sembrare strano, ma nessuna di noi è una cacciatrice.»
«No! Ma chi l'avrebbe mai detto...» commentò il maggiore dei Winchester, conquistandosi la prima occhiata infastidita della serata «Ok, ok, scusate se ho senso dell'umorismo.»
«Possiamo procedere?» fece Sam, sperando che il fratello evitasse di interrompere la ragazza.
E Mary iniziò a raccontare.
Raccontò del primo momento in cui aveva messo piede in quel mondo, della sua sorpresa nello scoprire di non essere la sola, del primo mostro che avevano incontrato sulla strada e che aveva riso di loro, miserabili umane che ignoravano il disegno più grande che le aveva condotte lì. Spiegò che qualcosa (o qualcuno) le aveva gettate in quella Terra uguale e opposta alla loro, che avevano trovato indizi in Louisiana e in Minnesota e che tutti portavano il marchio della popolazione dei Maya, il riferimento alla fine del mondo e parti diverse di un simbolo che piano per volta stavano ricostruendo e ricordavano essere molto simile a quello che avevano visto la sera del 21 dicembre.
Non ci fu molto da dire su come si erano procurate le armi, avevano avuto abbastanza fortuna da trovarle da un ricettatore, prima di scoprire che si trattava di un demone e rischiare la pelle per farlo fuori. In cambio, però, ci avevano guadagnato un arsenale intero e le chiavi dell'Audi che guidavano.
Raccontò di tre mesi della vita di quattro persone, riassunte in venti minuti.
Per tutto il tempo Bobby ascoltò attentamente, Castiel rimase nel suo silenzio impassibile, in cui sembrava non aver bisogno nemmeno di respirare e i due fratelli si scambiavano sguardi complici, annuendo e memorizzando quello che veniva detto.
«Credo che questo sia tutto.» terminò Mary, richiudendo il blocchetto dei propri appunti su demoni, mostri, spiriti incontrati strada facendo e indizi per tornare a casa.
«Quindi, se non ho capito male...» Dean abbandonò la parete per avvicinarsi al tavolo e poggiare le mani sul legno, piegandosi in avanti per scrutare meglio le tre ragazze «voi non avete la più pallida idea del perché siete qui?»
Non avrebbe potuto esprimersi meglio.
Sam lo colpì dietro la nuca, allungando la mano verso il blocchetto di Mary. Per un attimo le sue dita sfiorarono quelle più piccole di lei, fu una cosa stupida, un pensiero rapido quanto la scintilla che sentì e la ragazza arrossì, mentre lui recuperava il blocchetto e prendeva parola.
«Avete detto che il simbolo Maya può essere un portale, che cosa ve lo fa credere?»
Fu di nuovo lei a rispondere.
«Non ne siamo sicure, ma secondo la leggenda Maya, prima che il mondo venisse creato, esistevano due divinità: Q'uq'umatz e Tepeu.»
Dean avvicinò il volto a Sam.
«Una divinità col toupet non è troppo strana anche per noi?» chiese sottovoce.
Sam gli sorrise, quel genere di sorriso saccente e accondiscendente che gli rivolgeva quando non voleva dargli apertamente del somaro.
«Sono divinità Maya, Dean, il Dio serpente e Colui che conquista.»
«Oh, certo, loro.»
Mary aspettò un cenno del più grande per poter proseguire:
«Crearono il mondo di comune accordo, e con esso tredici universi e nove mondi sotterranei, poi vennero i primi uomini a cui affidarono la terra. Tepeu, però, ingordo di potere, iniziò a diventare geloso degli uomini e cercò di distruggerli.»
Perfino Nicole e Freyja, che avevano sentito la storia raccontata dall'amica decine e decine di volte, si stupirono della confidenza con cui la sua voce scivolava dalle labbra, esponendo fatti vecchi millenni come se fossero accaduti soltanto qualche giorno prima. Non c'era titubanza nelle sue parole, quanto invece una sicurezza che la faceva sembrare più matura, più donna.
«Alcuni scritti a riguardo raccontano che Q'uq'umatz, più affezionato alle sue creature, punì Tepeu esiliandolo in uno degli altri tredici universi, anch'esso popolato da creature figlie di Q'uq'umatz. A quel punto Tepeu decise di vendicarsi, ma, troppo debole, riuscì solo a promettere all'umanità che il tredicesimo b’ak’tun -il 21 dicembre 2012- avrebbe mandato una pioggia di fiamme e fulmini sacrificando l'intero genere umano per aprire una strada di sangue verso il suo mondo d'origine e vendicarsi di Q'uq'umatz.»
Sam e Bobby si guardarono, il fiato venne espirato lentamente per poter accumulare tutti quei dettagli sull'ennesima profezia da fine del mondo contro cui avrebbero dovuto combattere, mentre Dean, continuava a sbattere le palpebre fissando prima Castiel e poi il fratello, sperando di ricevere una spiegazione più semplice e veloce, decidendo infine che le informazioni ottenute erano state fin troppe.
Il proprio cervello non sarebbe riuscito a sopportarne di più.
Dio, che mal di testa.
«Se quello che hai detto è vero, Tepeu potrebbe aver già distrutto il vostro mondo e star aprendo una strada di sangue verso... il nostro.»
«Dieci e lode per Sam Winchester.» affermò Mary, il sorriso si allargò sulle sue labbra e lui rimase per qualche lungo secondo ad ammirarlo prima di rendersi conto di star sorridendo a propria volta.
«Quello che pensiamo è che, se seguiamo gli indizi, forse potremmo trovare Q'uq'umatz e fare in modo che lui ripristini le cose come stavano nel nostro mondo e impedisca a Tepeu di distruggere anche questo.» si intromise Nicole.
«Azzardato.»
«Dissero i ragazzi che hanno salvato il mondo tante di quelle volte d'aver perso il conto.»
Dean inarcò un sopracciglio, curioso.
«A proposito, com'è che ci conoscete così bene, voi? Non sarete delle groupies, vero?» scosse il capo «Siete delle groupies.» voltandosi verso Sam per indicarle con un cenno del pollice «Abbiamo le groupies.»
Per una volta si poteva dire che Dean Winchester ci avesse preso in pieno.
Le tre sorrisero nervosamente davanti all'idea di spiegare ai due che erano fan accanite, che conoscevano a memoria ogni loro battuta ed ogni loro espressione, che avrebbero potuto indovinare il momento esatto in cui Dean avrebbe ringhiato un “sonofabitch!” e che si scioglievano come burro davanti ai puppy-eyes di Sam. Avrebbero potuto raccontargli la loro vita dalla morte di Mary -forse andando perfino più indietro- fino a quel momento, ma sarebbe sembrato tutto ancora più assurdo.
«Le voci corrono e voi siete cacciatori famosi in tutti i mondi.» azzardò Freyja, annuendo con convinzione.
Dean sembrò berla e tornò all'argomento principale.
«Quindi, se dovessimo incontrare Tupac»
«Il nome corretto è Tepeu, Dean.» perfino Castiel era riuscito ad azzeccare il nome al primo tentativo, Dean era già al secondo fallimento su due.
«Sì, lui, whatevà. Come ce ne liberiamo? E come contattiamo quell'altro?»
La risposta non fu delle migliori:
«Non ne abbiamo idea.»

Non ci fu molto altro da aggiungere a riguardo e, alla fine, Bobby indicò un paio di stanze libere dove le ragazze avrebbero potuto passare la notte dopo una doccia ristoratrice.
Castiel e Dean rimasero a parlare nel salotto, le voci roche ridotte a sussurri quasi del tutto inudibili.
«La storia dei due dèi non ha convinto neppure te, eh, Cass?»
L'Angelo si prese tempo per soppesare la domanda.
«Gli dèi di cui si narra nell'antichità non sono mai esistiti, esiste un solo Dio.» per un attimo sollevò gli occhi al soffitto e Dean fu sicuro che i suoi occhi blu potessero guardare oltre, arrivando fino al cielo «Per il resto si è sempre trattato di noi o di demoni.»
«Sonofabitch. Lo immaginavo.»
«Se Q'uq'umatz è un demone, non sarà disposto ad aiutarci senza ottenere qualcosa in cambio.»
«Tsk, sempre che voglia aiutarci.»
«Glielo dirai?»
Lo sguardo aveva abbandonato il soffitto, non guardava Dean, guardava invece verso Freyja e Nicole che avevano recuperato la loro roba dal bagagliaio dell'Audi e avevano scelto la loro stanza, spostandosi quindi su Mary che sorrideva dolcemente davanti ad una foto incorniciata che ritraeva “la famiglia Winchester” con angelo annesso e le defunte Ellen e Jo.
«C'è tempo perché lo sappiano.»
Con un movimento appena accennato del capo, l'Angelo annuì.
«Come desideri.»

Non aveva ascoltato quasi nulla del racconto di Mary e, per quanto non distanziasse molto da Castiel e dal maggiore dei Winchester, non aveva sentito i loro discorsi, né si era preoccupata di ascoltarli. Aveva, invece, sollevato le veneziane per poter godere dell'aria frizzante della notte e del paesaggio spoglio che le si era presentato agli occhi e, seduta sul davanzale della finestra, con un ginocchio sollevato e l'altra gamba a penzoloni, Aaren premeva il cellulare contro l'orecchio.
L'aveva sfilato dalla tasca di Sam poco dopo il proprio ingresso in casa e, per quanto fosse stupido sperarci tutte le fottute volte e provarci con ogni fottuto apparecchio telefonico che riuscisse a trovare, aveva composto il numero, uno dei pochi che sapeva a memoria.
Trattenne il fiato in attesa di sentire una voce familiare.
«Rispondi... rispondi... rispondi... ti prego...» continuò a mormorare in una preghiera disperata.
“Il numero da lei chiamato è inesistente...”
Chiuse gli occhi, gettando il capo in avanti.
«Fanculo...»
Doveva smettere di continuare a credere.
Fece per far scivolare il cellulare in tasca, ma un'ombra dietro di lei allungò una mano, intrappolandole il polso a mezz'aria, con dita tanto lunghe che riuscirono a catturare anche le sue, sollevandole insieme al cellulare.
«Questo credo sia mio.»
Ebbe un fremito a sentire la voce di Sam Winchester proprio dietro di sé. Si voltò, sollevando gli occhi sul ragazzo, balbettando qualcosa di poco comprensibile alla ricerca di una scusa qualunque.
«L'ho... l'ho preso solo in prestito, te l'avrei restituito.»
Lui sorrise, annuendo.
Restituito, come no.
«Se avevi bisogno di chiamare qualcuno bastava chiederlo.»
«Nah.» fece, con un sorrisetto briccone «Leggevo solo i messaggi, tanto per farmi i fatti tuoi.»
Si pentì di averlo detto nel momento stesso in cui la frase divenne suono.
Dio, come diavolo le era uscita una puttanata del genere?!
Gli occhi del cacciatore divennero più sottili e, per un attimo, le sembrò di cogliere perfettamente quella punta d'irritazione incastrata all'angolo destro dell'occhio, tra le pagliuzze d'ambra che screziavano l'iride smeraldina.
«Forse dovresti raggiungere le tue amiche.» affermò semplicemente «Hanno già deciso come disporsi per le stanze.»
«Ottima idea.»
Sam la seguì per un po' con lo sguardo, assicurandosi che sparisse oltre la porta di una delle stanze; illuminò il display del cellulare con un tasto e controllò le chiamate in uscita, trovando nell'elenco un numero a lui sconosciuto composto pochi secondi prima...

Il silenzio aveva invaso la casa e mancavano poche ore al mattino.
Nessuna delle ragazze era più abituata a dormire molto la notte, il sonno era ormai tormentato da incubi -come se quelli che vivevano da sveglie non bastassero-, ma le rare volte in cui sognavano di tornare a casa era anche peggio... Una volta di nuovo sveglie, riuscivano a trattenere a stento le lacrime.
Freyja si rigirò per l'ennesima volta nel letto, avvolgendosi meglio nelle lenzuola; la poca luce lunare che filtrava dalla veneziana componeva disegni sulla parete che cambiavano in continuazione. Per un po' si era soffermata a guardarli, sperando potesse aiutarla a prendere sonno, sorridendo a quella che decise essere la buffa ombra di un cigno squadrato, seguita da un canguro, da un'auto, da una parete rocciosa, una nuvola di sabbia e...
...la mente iniziò a farle strani scherzi e poco per volta le sembrò di percepire anche l'odore di asfalto e il sapore del sangue in bocca, mentre tremava da qualche parte lontano da lì, verso le strade tortuose del sud Carolina.

[December 2012 – Few days after the Apocalypse]
Era stata una pessima, pessima idea quella di dare ascolto a quel dannato ubriacone della tavola calda e prendere la scorciatoia che aveva suggerito loro.
“Arriverete con uno schiocco di dita!” aveva detto, ma vaffanculo!
L'auto aveva sbandato, non era riuscita a capire come e non si era resa conto di essere stata sbalzata fuori, lontano, finché non si era ritrovata inutilmente a chiamare il nome delle amiche.
Non osava muoversi, immobile, terrorizzata perfino dall'idea di respirare, aveva visto sotto di sé lo strapiombo su cui era sdraiata, con il vento che soffiava violento contro il fianco destro e continuava a sbatterle i capelli in faccia, rigandole il volto di rosso.
Sbatté un paio di volte le ciglia chiare, cercando di muovere lentamente il capo, scorgendo a qualche metro da lei una piccola boccetta trasparente, grande la metà del proprio pugno, chiusa da un tappino di sughero. Era allacciata ad un cordino nero e, all'interno, sembrava esserci della terra. Niente più che della semplice terra.
Tutte loro avevano uno di quegli affari, li avevano rubati vuoti dalla pompa di benzina il giorno in cui erano finite -dovunque fosse questo - e avevano deciso di riempirli della terra che stranamente si erano trovate addosso, tra i capelli o sui vestiti. Era l'ultima cosa rimasta del loro mondo.
Allungò il braccio, nel disperato tentativo di prendere la boccetta prima che il vento la facesse rotolare giù dal dirupo.
Poteva farcela.
Era vicina.
Vicinissima.
Si tese ancora di più, sfiorandola con la punta del dito, ma la follata di vento fu più forte e la boccetta rotolò.
«No!»
Istintivamente si puntellò con i piedi contro il terreno già smosso, slanciandosi in avanti, afferrandola prima che le sfuggisse del tutto, ma si accorse troppo tardi dell'errore: sotto di lei, la terra iniziò a sfaldarsi.
Centimetro dopo centimetro, incapace di trovare un appiglio, si ritrovò a scivolare verso il basso.
«Merda... qualcuno mi aiuti!» gridò «Nicole! Mary! Aaren!»
Nessuno sembrò sentirla e lei continuava a scivolare, ritrovandosi con la testa che penzolava nel vuoto e le spalle protese oltre il dirupo.
«Aiuto!»
Dal nulla, qualcosa la schiacciò a terra togliendole il respiro.
Cercò di urlare, di scalciare, ma il peso divenne più insistente. Poteva sentire distintamente il palmo di una mano aprirsi sulla propria schiena, le dita forti premerle addosso ed il calore attraversare la stoffa della felpa che indossava, mischiandosi alle ondate di freddo nate dalla paura.
Poi alla mano si aggiunse una voce.
«Non ti muovere, kid, o ti lascio cadere.» Fu un sussurro basso e roco che le solleticò l'orecchio, mentre veniva trascinata indietro.
Obbedì, rimanendo immobile e, quando fu in salvo, lontana dal dirupo, tornò a respirare, rilassando i muscoli.
La figura dietro di sé -un uomo, dalla voce- sorrise. Non poteva vederlo, ma ne percepì chiaramente la curva pericolosa delle labbra e gli occhi sottili che la guardavano dall'alto, puntando la boccetta che aveva stretto tra le dita.
«Carino quel souvenir, dovresti starci più attenta.»
Istintivamente strinse la boccetta più forte, spingendo la mano contro il proprio petto, temendo di dover lottare per non cedergliela ma, quando si voltò, chiunque l'avesse salvata era già sparito.

Freyja sbatté più volte le palpebre, un brivido le scorse giù per le spalle e lei tornò a scorgere le ombre della veneziana sulla parete.
Percepì distintamente il corpo di Nicole che si sollevava a sedere sul lettino che occupava la stanza, oltre il proprio, ma si limitò a fingere di dormire e la ragazza si alzò, uscendo e richiudendo la porta alle proprie spalle.
Era difficile muoversi lungo il corridoio occupato da scaffali colmi di libri, che sembravano dover scoppiare da un momento all'altro in una cascata di carta inchiostrata, inciampò un paio di volte e, in entrambe, ingoiò gli insulti al padrone di casa.
È ora che ti prendi una governante, Bobby.
I piedi nudi trovarono con sollievo il calore del tappeto ed un paio di vecchie assi di legno scricchiolarono, dandole l'impressione di fare un rumore assordante, obbligandola a trattenere il respiro, preoccupata di aver svegliato l'intera casa.
Non arrivò nessuno a lamentarsi e, con un sospiro di sollievo, proseguì oltre la porta della cucina.
Si fermò subito dopo, colta di sorpresa.
Labbra socchiuse, occhi che si specchiarono in occhi verdi e l'aria colpevole di un bambino scoperto dai genitori a rubare la marmellata.
Quando si rese conto che si trattava di Dean, imprecò sottovoce, seguendo il dondolio di un bicchiere di whisky che il cacciatore le stava agitando sotto al naso.
«Anche tu sonnambula, eh?» c'era una vaga nota auto-ironica nella sua frase, una nota triste che scivolava sempre inosservata nella sua voce e, ancora una volta, Nicole dovette ammettere che la voce di Dean non era bella, era perfetta.
«Già.» rispose, scuotendo il capo all'offerta del whisky.
«Se cerchi il latte è nel frigo, cub
«Mhm, gra...» si fermò, guardando il suo ghignetto beffardo «Molto divertente.»
«Lo so, è una delle mie qualità più evidenti, dopo la bellezza.» ammiccò, seguendo la ragazza che prese posto al tavolo, dopo essersi versata un bicchiere di latte.
«Incubi o brutti ricordi?» domandò a bruciapelo.
Nicole lo guardò senza capire.
«Quello che ti tiene sveglia.»
«Oh. Entrambi, credo.»
«Mhm. Ne vuoi parlare?»
«Vuoi ascoltare?»
Nella propria testa, la domanda non suonava così stupida, era realmente stupita del fatto che Dean -Dean Winchester!- stesse parlando con lei e volesse ascoltare quello che teneva sveglia lei, come una sorta di amico di vecchia data.
Una volta pronunciata, però, dovette ammettere che “stupida” non era sufficiente a descriverla.
«Vuoi davvero cominciare con le domande idiote?»
Touché.
Strinse le dita intorno al bicchiere, facendolo strusciare sul tavolo, senza ancora sollevarlo alle labbra che, invece, vennero carezzate dalla lingua. Dean notò il gesto, le labbra rese più lucide e rosse, i denti che le sfioravano per poi schiudersi lentamente, prendendosi il tempo di raccogliere le idee prima di poterle gettare fuori in una frase.
«Siamo in questo mondo da così tanto tempo che pensavo ci saremmo rimaste bloccate per sempre. È solo che vorrei la certezza che esiste un modo per tornarcene a casa, invece non facciamo che raccogliere indizi e ricominciare da capo.» lo disse tutto d'un fiato, stringendo più forte il bicchiere.
Il cacciatore sospirò. Afferrò lo schienale della sedia vicino e la spostò lontano, così da potersi sistemare in piedi accanto a lei, poggiato contro il bordo del tavolo, le braccia incrociate al petto ed il volto reclinato verso il basso. La maglietta grigio piombo che indossava, dal colletto a V, evidenziava i muscoli perfettamente disegnati del suo corpo; Nicole si impegnò con tutta se stessa per non sollevare lo sguardo su di lui e mantenerlo invece sul bicchiere di latte.
«Non so davvero come diavolo ci siate arrivate qui voi quattro e che stia succedendo» iniziò lui, parlando con tono pacato «ma se almeno la metà di quello che ci avete raccontato è vero, ti assicuro che faremo di tutto per aiutarvi.»
Chinò il busto verso di lei e le braccia sciolsero l'incrocio per stringere una mano alla sua spalla e raccogliere tra le dita dell'altra il suo mento sottile, sollevandolo verso di sé perché lo guardasse.
«Fidati di me, siamo fottutamente bravi in quello che facciamo.»
Ghignò malizioso e Nicole si sentì quasi morire, ma quasi subito il ghigno svanì, lasciando il posto a due lame di smeraldo che sembravano volerle trapassare il capo da parte a parte e, l'espressione rassicurante di Dean, si trasformò in una maschera minacciosa.
«Però devo avvertirti di una cosa, redhead.» era così vicino che il suo fiato caldo le scivolò sulla pelle e lei si ritrovò a respirare il suo stesso fiato «Se il vostro è solo un maledetto trucco per farci abbassare la guardia e cercare di ammazzarci, ti giuro sulla mia stessa vita che vi strapperò il cuore una ad una. Sono stato chiaro?»
Tremò.
Dean faceva paura.
Il suo sguardo era diventato pesante e la voce roca sembrava volerle graffiare i timpani.
Trovò a malapena la forza di annuire.
E, quando lui le diede le spalle, tornandosene in stanza, lei continuò a sentire a lungo il peso della sua mano alla propria spalla e il calore delle sue dita al proprio volto.
Deglutì, rendendosi conto che Dean faceva una fottuta paura.
 
 
Current Mood: accomplishedaccomplished
Current Music: Get out Alive - Three Days Grace