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18 December 2012 @ 09:02 pm
[Team Free Folly] Dec. 21st || 01. Apocalypse  
Premessa: Non uccidetemi. Fine premessa. Err, no, si tratta di una... boff, non è manco considerabile fanfic, è una cavolata buttata giù in due giorni nata sia per la fine del mondo (?) sia perché la fanfic di rainstormingirl mi ha ispirato. Quindi direi di prendervela tutte con lei per sta cretinata che è uscita fuori! *ne approfitta per andare a cercarsi un rifugio sicuro*
I personaggi reali sono solo ispirati, praticamente quasi del tutto inventati e basati soltanto sul poco che ho notato ciacolando su Twitter (quindi vi lascio immaginare quanto poco di reale ci potrà mai essere, mi sa d'aver cannato pure colore di capelli e occhi), ma appartengono comunque a loro stessi e spero di non aver offeso nessuno con le cazzate scritte.
I personaggi non reali, invece (?) appartengono a chi di diritto.
E' solo il primo capitolo, un po' in realtà la storia ce l'ho perfino in testa, ma dire che la continuerò e quando è un'incognita, di solito questo genere di marysueate mi piace scriverle comiche come il crossover gdrfairytail e avengers che prima o poi continuerò ma sta volta, boh, mi piaceva anche l'idea dell'angst, quindi è venuta un po' un misto.
Dedicated: al Team Free Folly (?) Umpf, povere loro.

Dec. 21st - Capitolo #01. Apocalypse

Era cominciato tutto con un innocuo hashtag su Twitter.
Credevano fosse divertente, che si trattasse solo di una battuta di gente nata millenni prima, che non aveva avuto niente di meglio da fare che creare una lingua morta e decidere che il mondo avrebbe avuto termine in un venerdì di fine Dicembre, quattro giorni prima di Natale.
Insomma, chi mai avrebbe fatto finire il mondo proprio quattro fottuti giorni prima di Natale?
Il popolo dei Maya, a quanto pare.
E, quando la sera del ventuno dicembre, contemporaneamente in quattro parti dell'Italia, quattro risate si levarono beffarde davanti all'ennesimo annuncio della fine dell'umanità intera, seguito da un simbolo Maya che illuminò i loro schermi, l'Apocalisse si scatenò senza pietà divorando e distruggendo il mondo, che fino a quel momento, avevano conosciuto...

[Three months later]
Non era come viaggiare su un Impala del '67 e ascoltare a tutto volume Carry on wayward son sorridendo al proprio fratello minore, con indosso un look da badass che aveva mandato in visibilio un intero fandom, ma in un certo senso, aveva provato sulla propria pelle il significato dell'essere un cacciatore e tutte quelle cose sul saving people, hunting things and family businnes.
Con una mano al voltante e l'altra tra ciuffi rossi d'hennè che spostò dietro l'orecchio, sorrise sollevando lo sguardo allo specchietto retrovisore dell'Audi quattro posti, rubata per l'occasione, incontrando il volto dei compagni d'avventura.
Compagne, a dire il vero.
Una smorfia di disapprovazione e due occhi nero carbone ricambiarono il suo sguardo.
«Ok, ho resistito abbastanza, ora davanti ci sto io e l'autoradio la comando io!» sbottò la ragazza dagli occhi scuri, puntando l'indice affusolato in sua direzione.
Affianco a lei, una ragazzina dai capelli castani e i grandi occhi nocciola sfumati nel verde incrociò le braccia al petto, guardandola con uno sbuffo.
«Non vale Aren, tu ci sei stata tutto il tempo che siamo state in Louisiana e ci è toccato sorbirci le peggio stazioni radio perché e a te non piace la vera musica!»
«Mary, quando imparerai che il mio nome si scrive con due maledette "a"?»
«Sì, ma io non l'ho scritto, l'ho pronunciato, come fai a sapere quante "a" volevo metterci?»
La ragazza le scoccò un'occhiata torva.
«Quante ce ne hai messe?» sibilò.
«Una...»
«Ecco, appunto.»
Con un sospiro pesante, l'autista di quel gruppetto di scalmanate roteò gli occhi al tettuccio dell'auto, pentendosi di non essersi già trovata faccia a faccia con una Strega o anche un Wendigo, tutto pur di non assistere all'ennesima discussione inutile.
«Ragazze,» fece, paziente «vi rendete conto che i vostri discorsi sono sempre più stupidi? Non sarebbe ora di pensare al motivo per cui ci troviamo, di notte, su una stradina buia e vuota, nel bel mezzo del nulla?»
Mary annuì, osservando il finestrino e la patina opaca che nascondeva in parte un paesaggio nero, fatto di alberi dai rami rachitici che costeggiavano la strada e una pallida luna nascosta da nuvole grigio piombo.
Aaren aggrottò la fronte, perplessa.
«A proposito... perché per una volta, 'sti affari, non li cerchiamo di giorno, con il sole e magari in una bella città luminosa, con tante persone gentili e sorridenti?»
«Non sei proprio stata attenta tu, durante le puntate di Supernatural, eh?» la riprese Mary, scuotendo il capo con disapprovazione.
«Già, beh, ero accecata dal Wincest, che ci posso fare.» Scrollò le spalle, lasciando come al solito una pessima immagine di sé che le altre avevano imparato a conoscere e, sfortunatamente, a sopportare.
"E questa sarebbe la più grande del gruppo... che culo." prima o poi, almeno una volta al giorno, finivano tutte per pensarlo, tutte e tre: Mary, Nicole e la bella addormentata, Freyja. Con il cappuccio di una felpa ben calcato tra capelli di un intenso rosso, la ragazza aveva dormito per tutto il tragitto, con il capo poggiato al finestrino, un cellulare scarico tra le dita sottili e uno zainetto sulle gambe, pieno delle ultime merendine rimaste dalla stazione di servizio in cui si erano fermate qualche ora prima.
Erano passati tre mesi da quando le quattro si erano incontrate, davanti ad un'anonima pompa di benzina di qualche città del Massachusetts, vestite ancora dei pigiami con cui stavano per andare a letto abbandonando il web con un ultimo messaggio sull'applicazione di Twitter. Come ci fossero arrivate negli States non l'avevano mai scoperto (Mary continuava a sostenere che fosse stata la mossa di un qualche dottore senza nome, ma non era mai stata presa sul serio), ma il peggio era stato altro. Tanto con il cellulare di Freyja, l'unico in loro possesso, quanto con le poche cabine telefoniche incontrate sulla strada, avevano provato e riprovato per giorni a chiamare casa, la famiglia, i parenti, gli amici...
Finché non avevano scoperto di essere rimaste da sole in un mondo sconosciuto.
“Il numero da lei chiamato è inesistente... il numero da lei chiamato è inesistente... il numero da lei chiamato è...”
Avevano odiato quella voce metallica.
Poi il tempo era trascorso e... beh, lunga storia, sta di fatto che in un modo o nell'altro erano tutte riuscite a sopravvivere a quello che si era presentato loro come un incubo ad occhi aperti. Nicole aveva imparato a fidarsi un po' di più del proprio istinto e aveva scoperto delle doti d'autista che l'avevano convinta a stracciare il buono omaggio della Scuola Guida italiana, Mary aveva finalmente trovato un senso alle lezioni di latino che i suoi avevano voluto per forza farle frequentare per avere crediti extra ed era diventata la fidata esorcista del gruppo, Freyja aveva una mira eccezionale e grazie ai suoi colpi sicuri riuscivano sempre a trovare una via d'uscita e Aaren, a parte la lingua lunga e affilata -di solito usata a sproposito-, possedeva il tocco della ladruncola e aveva trovato finalmente un modo facile per guadagnare soldi veloci.
«Non dovremmo essere ormai arrivate?»
La voce assonnata di Freyja riempì l'abitacolo e la ragazza apriva lentamente gli occhi, osservando pigramente davanti a sé, scorgendo nulla di più che la nebbia e l'ombra di una strada che proseguiva sempre dritto, illuminata a stento dai fari dell'Audi.
«Avevano parlato di una casa abbandonata.»
Senza un vero motivo, Nicole abbassò la voce, premendo anche sul pulsante del volume, finché quello che era diventato soltanto un fastidioso rumore di sottofondo, non si ridusse ad un sibilo appena udibile.
«Non poteva essere una bella villa con piscina, no...»
«Aaren!»
«Ok, ho capito, scusate.»
«Nicole, ferma la macchina, mi è sembrato di vedere qualcosa!»
Mary si affrettò ad abbassare il finestrino, assottigliando lo sguardo per cercare di fendere la nebbia e l'oscurità, scorgendo sul proprio lato di strada, qualche metro più indietro, una luce lontana e tremolante.
Nicole premette sul freno e, pochi minuti dopo, erano tutte e quattro armate di coraggio, di una boccetta d'acqua santa, un foglietto d'appunti su cui Mary aveva scritto a tutte la formula d'esorcismo prediletta dal duo di cacciatori più slashati di tutti i tempi e di almeno una pistola o un fucile a pompa.
Questo sottolineava quanto fosse vero quello che si diceva dell'America: procurarsi un'arma era facile come rubare le caramelle ad un bambino.

Gli anfibi erano affondati nelle pozze di fango che circondavano la casa, silenziosamente erano avanzate aprendosi a ventaglio per controllare il fronte e i lati, riscoprendo che la luce tremolante vista da Mary proveniva proprio da una delle stanze dove una lampadina dondolava e la sua luce vibrava debolmente.
Il silenzio era rotto soltanto dal loro respiro e dai loro passi, uno alla volta, con le dita strette intorno al calcio delle pistole o del fucile a pompa che Freyja stringeva così forte da far diventare le nocche bianchissime.
Nicole si fermò a pochi metri dalla casa, tre o quattro, all'ombra di un vecchio faggio malandato che odorava di legno bagnato e marcio. Guardò in direzione delle altre tre, annuendo in un segnale silenzioso e Mary indicò una finestra aperta da cui potevano saltare dentro senza troppa fatica, rimanendo nascoste dall'oscurità che regnava all'interno della casa.
Se fossero state fortunate, questa volta non avrebbero incontrato alcun ostacolo, alcun mostro o demone o spirito che voleva banchettare con i loro cadaveri e ne sarebbero uscite indenni, con il pezzo mancante di un puzzle che si portavano dietro da tre dannatissimi mesi.
La ragazza fece per issarsi sul davanzale della finestra quando, poggiando le mani, queste affondarono in qualcosa di bianco e granuloso.
«Sale?»
Ed il “clic” del cane di una pistola puntata contro di loro, le accolse impreparate...

«Hello girls.»
La voce graffiante, le labbra carnose piegate in un ghigno beffardo, le lentiggini a coprire il naso nascoste dall'ombra dell'oscurità e due occhi che raccoglievano tutte le sfumature del verde creandone una nuova e brillante.
Quando le quattro sollevarono lo sguardo sul ragazzo che le fissava, pistola alla mano, in piedi dall'altra parte della finestra, persero tutte un battito.
Sapevano che era bello, dannatamente bello, ma non avevano mai immaginato potesse essere anche così vivo. Così reale. E di cose assurde, sulla loro strada, potevano dire di averne viste parecchie.
«Di solito non accettiamo imbucati ai nostri party, ma per voi possiamo fare un'eccezione.» ammiccò, spostandosi di lato e muovendo un cenno della testa per invitarle ad entrare. Non gli sfuggì il fatto che erano riuscite a far cadere parte del sale che lui e suo fratello avevano sistemato sul davanzale e questo significava che, almeno una di loro, non era un demone.
Le guardò sfilare una per una oltre la finestra, entrare nella stanza flebilmente illuminata dalla luna e poi studiò l'armamentario che avevano in mano.
«Non siete qui per un pic-nic, immagino.»
No, niente pic-nic.
Ma nessuna di loro parlò.
Erano troppo impegnate a piantare gli occhi sul cacciatore: Dean Winchester.
Lui lo trovò fastidioso, ma lasciò correre per quel momento, preoccupandosi invece di spostare lo sguardo oltre l'arco di una porta rotta, nella stanza affianco dove la luce era accesa ed un uomo era legato ad una sedia, affiancato da un ragazzo che non doveva avere più di ventisei o ventisette anni.
«Tutto ok, lì, Sammy?» domandò ed il ragazzo, si assicurò che l'uomo fosse ben legato prima di rispondere.
«Yeha. Tu?»
«Ho trovato delle simpatiche topoline.»
«Demoni?»
«Nah, non credo, ma sono armate fino ai denti.»
Un altro cenno del capo e le quattro si spostarono verso la stanza adiacente, guardandosi intorno, avvolte dall'odore di vecchio, polvere e sangue.
Poi, ancora una volta, gli sguardi si sgranarono, spalancandosi alla vista del ragazzo lì vicino che le accolse con un'occhiata diffidente. Alto. Troppo alto. Dai capelli castani e lunghi, le labbra piccole e sottili ora arricciate e l'aria da bravo ragazzo mandata al diavolo dal calcio di una pistola che spuntava da dietro le spalle, solleticata dalla stoffa di una camicia grigia.
«Se questa è la cavalleria che aspettavi, amico, devi essere proprio disperato.» Dean avanzò verso l'uomo legato alla sedia, agitando una boccetta di metallo che rumoreggiò piena di qualche liquido.
Acqua santa, immaginarono le quattro.
L'uomo rise, una risata grottesca che i fratelli Winchester faticarono ad ignorare e mandar giù, tornando a dare attenzione alle ragazze.
«So, abbiamo giusto il tempo per le presentazioni veloci. Chi diavolo siete e che ci fate qui?»
Ancora nessuna risposta.
Iniziava a pensare di star parlando con un muro o un gruppetto di ragazze mute e ritardate.
Freyja si avvicinò maggiormente alle altre e, per quanto davanti a loro ci fossero Dean e Sam Winchester, il modo in cui le guardavano e la serietà minacciosa che caricava i loro sguardi, le fece ringraziare il fatto di non essere da sola.
«Credi che stiamo sognando?» domandò sottovoce.
«Non lo so, ma se è così è da tre mesi che questo sogno va avanti.» rispose Nicole, con una nota triste nella voce.
Erano ragazze qualunque, nulla di più, non avevano scelto loro di finire prigioniere di un mondo in cui neppure sarebbero dovute esistere.
«Ok, tempo scaduto.»
Dean sollevò la pistola verso Freyja, casualmente la più vicina a lui.
«Dean.» bastò il nome per far sentire al fratello maggiore la nota di rimprovero nella voce di Sam.
«Che c'è?»
«Non puoi sparar loro.»
«Concordo.» affermò lei, stringendosi nelle spalle «Non abbiamo niente a che fare con quel demone.»
Sam si avvicinò, troneggiando sul gruppo.
Era così alto che dovettero tutte sollevare di parecchio lo sguardo per inquadrarne il volto, sentendosi di colpo miseramente piccole.
«Come fate a sapere che è un demone?» chiese e tutte quante intuirono perfettamente l'importanza di dargli una risposta soddisfacente, prima di finire in guai che portavano il nome di Winchester.
«Abbiamo visto il simbolo in terra.» spiegò Freyja.
I due fratelli si voltarono ad osservare il pentagono iscritto nel cerchio di prigionia dei demoni ed il demone che ghignava malevolo, intrappolato sulla seggiola, vomitando loro insulti e battutine di pessimo gusto.
Proprio in quel momento, Mary e Aaren notarono qualcos'altro poco distante da loro, schiusero le labbra come a pronunciare qualcosa, ma la voce era morta in gola e a rispondere fu invece il resto del corpo, con uno scatto.
«Tsk. D'accordo, abbiamo perso troppo tempo, Cass, pensa tu a loro mentre noi ci occupiamo di questo simpaticone.»
In risposta solo il silenzio.
«Cass?»
Tutti sapevano che Cass fosse il nome di un angelo e tutti, anche le ragazze, sapevano che voltandosi avrebbero incontrato gli occhi splendidamente blu e penetranti di Castiel, il suo trenchcoat usurato ed il suo volto impassibile.
Quello che non sapevano era che l'angelo si trovasse piuttosto occupato in quel momento.
«Ma che cazzo?» Dean inorridì.
«...le ucciderà...» Sam quasi soffocò per la sorpresa e l'orrore.
Mentre Freyja e Nicole stentavano a credere ai loro occhi quando si resero conto che Mary e Aaren erano letteralmente abbarbicate sull'Angelo del Signore, avvolgendolo in un abbraccio caloroso che aveva quasi del ridicolo.
«Ma vi sembra il momento?» Sbottò Freyja, sbattendo il palmo della mano alla fronte.
«Aaren... ma tu non sei quella che schifa i contatti fisici, le romanticherie, gli abbracci e cose così?» mormorò invece la rossa, vergognandosi per lei.
La più grande sorrise, nervosamente.
«Sììì~,» chiocciò «ma non ho saputo resistere, insomma, questo è Castiel! E quello è Sam e quello è...» arricciò le labbra, di colpo il volto tornato serio e gli occhi socchiusi a darle un'aria preoccupata «Ok, per me è sempre un buon momento per fangirleggiare, ma non c'era un demone intrappolato su quella sedia, qualche secondo fa?»
C'era era la parola chiave.
Quando si voltarono per controllare, sul pavimento si era aperta una crepa che aveva distrutto parte del cerchio di prigionia, il demone era scomparso e qualcosa balzò all'indirizzo dei Winchester, sbattendo a terra con violenza il fratello maggiore.
«Shit!» ringhiò, la Colt che gli scivolava lontano dalle dita, allontanandosi dalla sua presa.
«Dean!»
Un movimento della mano del demone e Sam veniva sbattuto contro il muro, appeso alla parete da una forza invisibile che premeva contro il suo collo, soffocandolo lentamente.
«Dannazione!» Mary riuscì a svitare la bottiglietta d'acqua santa per gettarla in faccia al demone che lasciò la presa del cacciatore e le rivolse uno sguardo di nera pece, prima di avventarsi contro di lei con un urlo disumano.
«Giù!» urlò qualcuno.
Riuscì appena in tempo a buttarsi a terra, prima che lo sparo riecheggiasse tra le vecchie pareti della casa abbandonata.
Le sue orecchie fischiarono, ma anche così sentì perfettamente il gemito d'agonia del demone a pochi centimetri davanti a sé, che aveva sbarrato orrendamente gli occhi quando la pallottola l'aveva colpito in mezzo alla fronte.
Mary sorrise debolmente alla canna argentata della Colt, puntata in sua direzione.
«Nice shot, Freyja. Come sempre.»
«Sì, wow, cool, ora però ridammela, eh.»
L'occhiata irritata di Dean arrivò prima della sua mano a strapparle la pistola, recuperandola e sistemandola con un gesto veloce dietro la schiena, infilata nei jeans.
Soltanto quando lo sguardo si posò su Sam si ammorbidì, diventando pieno d'apprensione, assicurandosi che il fratello stesse bene, aiutandolo a risollevarsi da terra, continuando a tenere la mano alla sua spalla, senza alcun motivo se non quello di mantenere un contatto fisico con lui.
«Che ci fate voi qui?» chiese, in un ringhio mezzo masticato, irritato per aver appena rischiato la vita per colpa di un gruppetto di sconosciute che giocavano alle cowgirls.
«Cacciavamo.» fu la semplice risposta di Mary.
«A-ah.»
«Non è una cosa che può fare solo Dean Winchester, ok?»
«A-... e tu come sai il mio nome?»
«L'ho... tirato ad indovinare?»
«Ma chi diavolo siete?» insistette.
«Ehm... ragazzi... prima... potreste...» Aaren ebbe appena il coraggio di muovere un cenno con la mano «Un aiutino?»
Mentre gli altri erano occupati con la caccia al demone, lei si era ritrovata impegnata in qualcosa di più sacro, ma altrettanto mortale: la propria nuca era prigioniera delle dita forti dell'angelo che affondavano tra i capelli corvini, guardandola dall'alto con l'aria impietosa di un soldato.
«Continuo a non aver visto le seasons in cui arriva Castiel, ma... ormai ha smesso di far bruciare la gente con la sola imposizione delle mani, vero?» pigolò «Vero...?»
«Al tuo posto non ne sarei così sicuro.» commentò Dean, con una scrollata di spalle ed un ghigno sardonico che non prometteva nulla di buono.
«Grazie, molto rassicurante. Ora puoi togliermi l'angelo-bomba-atomica dalla testa o vogliamo davvero discutere delle mie sicurezze?»
L'espressione del ragazzo diede ad intendere che, continuare a discutere e perdere tempo poteva essere un'alternativa migliore a quella di aiutarla.
Avrebbe dovuto immaginarlo, aveva sempre avuto un rapporto conflittuale con il ragazzo o, per meglio dire, con il personaggio.
Poco distante una delle ragazze ridacchio, abbandonandosi ad un commento sbarazzino:
«Dal vivo è perfino più sexy.»
«Freyja, ti ho sentito!»
«E ho sentito anche io.» ammiccò, il diretto interessato.
«Bravi, avete tutti un buon udito.» Ancora una volta era stata Nicole a riportare tutti alla realtà, si era guardata intorno, studiando la stanza e scivolando con gli occhi chiari sulla parete di fondo, osservando con attenzione un disegno nascosto quasi interamente da un vecchio ed impolverato arazzo «Ma ora credo che dobbiate venire a vedere questo, ragazze. Si tratta di quello che penso io?»
Fortunatamente Aaren venne liberata e si avvicinò insieme alle altre alla parete indicata dalla rossa che tirò con forza il drappo dell'arazzo per farlo cadere e rivelare un inchiostro rosso, fatto di sangue rappreso che dipingeva interamente la parete.
«Mary?»
Guardarono tutte in sua direzione, impegnata a cercare nelle tasche dei jeans che indossava, un piccolo blocchetto, sfogliandolo fino a trovare simboli molto simili a quelli davanti ai loro occhi.
«Credevo foste qui per cacciare.» commentò diffidente Dean.
Mary sorrise nervosamente, stringendosi nelle spalle con aria colpevole davanti agli sguardo di biasimo delle altre tre.
«Beh, che c'è? Mi sembrava una frase figa da dire in quel momento.»
Nicole sollevò lo sguardo sul cacciatore, mantenendo a stento il sorriso cordiale che si era ripromessa di tenere in loro presenza, cercando di darsi un contegno e non pensare al fatto che quelli che si trovava davanti erano i Fratelli Winchester e Castiel, che erano fatti di carne e ossa e la stavano fissando con occhi dalla bellezza spaventosa.
Sentì la lingua impastata e, grazie al cielo, Freyja arrivò in suo soccorso, sfiorandole la spalla con la mano destra.
«Siamo qui per quello.» affermò, indicando i simboli sulla parete.
«Siete venute fin qui per uno scarabocchio?»
«Dean, quello è un disegno Maya.» spiegò Sam, paziente.
«Beh, Maya o non Maya, rimane uno scarabocchio e pure dei più brutti. Qual è il suo significato?»
«Non lo so, è la prima volta che ne vedo uno simile e sembra anche incompleto.»
«E' il loro calendario, con l'indicazione della fine del mondo e...» la voce profonda di Castiel proveniva dalla parete, aveva reclinato il volto, osservando curioso il sangue rappreso che si univa in linee e segni «C'è qualcosa di sbagliato.» annunciò solenne, voltandosi verso Dean.
«Di che parli?»
«Non conosco quel simbolo.»
«E allora? Io non conosco manco gli altri e sono cresciuto comunque forte e bello.»
Sam finse di non sentire le sciocchezze appena sparate dal fratello maggiore, affiancandosi all'Angelo, guardando a propria volta i disegni.
«Dovresti conoscere tutte le lingue, anche quelle antiche, no?» fece pacatamente, rivolto a lui.
«Infatti.»
«E' possibile che sia un simbolo aggiunto di recente? Magari è stato modificato negli anni o non c'entra niente con il resto del messaggio.» e, nel dirlo, gli occhi si spostarono anche sulle quattro ragazze, come ad aspettarsi una spiegazione da loro.
Sembravano saperne di più e il modo in cui continuavano a tirarsi sguardi d'intesa e fare cenni con il capo era risultato sospetto da subito. In più, perché mai un allegro gruppetto di ragazze dovrebbe andarsene in giro di notte su strade dissestate e ficcare il naso in una catapecchia proprio mentre loro erano occupati ad esorcizzare un demone?
«Se non la smette di guardarci così, io giuro che mi sciolgo.» fu il primo commento di Mary, sussurrato abbastanza piano perché non la sentisse.
«Adesso è un buon momento per saltargli addosso e chiedergli di sposarmi?» seguì Aaren.
La più piccola le tirò una gomitata nel fianco.
«Qualcosa mi dice che è già stato un miracolo che ci sia andata bene con Cass.»
«Almeno morirei felice.»
«Che state borbottando voi due?» si inserì Dean, avvicinandosi alle loro spalle e puntandole dall'alto.
«Dicevamo che quello è il nostro biglietto per tornare a casa.» si affrettò a rispondere Aaren, per poi distogliere lo sguardo.
«Non era più facile comprarlo su internet o andare all'aeroporto?» sbeffeggiò lui, pentendosi di aver parlato nel momento in cui incrociò lo sguardo di Freyja e l'ombra di tristezza che lo attraversò.
«Non possiamo comprare un biglietto per “il mondo colpito dall'Apocalisse”.» gli spiegò lei.
«What?» affilò gli occhi verdi, puntandoli istintivamente verso suo fratello, che scosse piano il capo, senza capire a cosa potessero riferirsi.
Poi Nicole prese parola.
«Il ventuno dicembre dell'anno appena passato, secondo il calendario Maya, il mondo doveva finire.»
«Sì, ma come vedi, è ancora tutto qui, con gente e demoni annessi.»
«Questo non è il nostro mondo. Il nostro è... beh, non lo sappiamo cos'è successo, ma il ventuno dicembre sera abbiamo visto tutte quel simbolo» indicò il segno che Castiel non aveva riconosciuto «c'è stata un'esplosione, urla disperate e poi... ci siamo ritrovate tutte insieme, nonostante abitassimo in posti differenti e lontani. Ci siamo ritrovate da qualche parte qui e anche se abbiamo cercato di tornare a casa, non ci è stato possibile, anzi, abbiamo scoperto che non esistono neppure i nostri nomi in questo mondo, così come le nostre famiglie. La nostra vita intera è sparita.»
«Quindi voi sapete che cosa significa quel simbolo?» chiese, Sam, abbassandosi con il busto vero si lei, che arrossì alla sua vicinanza.
«S-sì.» pronunciò «Crediamo serva per aprire un portale. Non lo sappiamo per certo, ma siamo sicure che sia la chiave per tornare indietro.»
«Sempre che ci sia ancora un posto in cui tornare.»
Non furono solo le parole, ma anche la solennità con cui Castiel lo pronunciò, a far scivolare un brivido gelido giù per la colonna vertebrale.
«Cass!» lo rimproverò Sam.
Possibile che tra lui e suo fratello non ce ne fosse uno con un minimo di tatto?
«Sam?» chiamò a propria volta, atono, sollevando lo sguardo su di lui senza battere ciglio.
Lui mosse la mano a cancellare ogni pensiero.
«Lascia perdere.» scosse il capo, per tornare rivolto a Nicole, regalarle un sorriso caldo e cercare infine con lo sguardo il fratello «Forse dovremmo tornare da Bobby e portarle con noi, potrebbe essere collegato a quello che sta succedendo in giro.»
«Sì, certo genio, e come credi di fare? Lo scuola-bus l'ho lasciato in garage.»
«Anche noi siamo venute qui con un'auto, possiamo seguirvi con quella...» fece notare Freyja, perplessa dal fatto che nessuno dei due ci avesse pensato.
Come credevano che fossero arrivate lì, volando?
Dean la fissò riluttante, per quanto gli occhi mantennero quell'intensità quasi brutale mischiata alla sicurezza dell'uomo che era, con i suoi dannati quarant'anni d'inferno sulle spalle, una vita costellata di morte, dolore e creature spaventose e il suo compito di badare a suo fratello minore e assicurarsi di non perdere l'unico angelo di cui potessero fidarsi.
Davanti a quella violenza di sentimenti e passioni, Freyja abbassò lo sguardo, incapace di sostenere quello di lui che avanzò, superandola, lasciando che la propria mano sfiorasse quasi per caso la spalla di lei.
«D'accordo.» annunciò, uscendo all'aria aperta che gli sferzò il volto.
Anche gli altri lo seguirono e, rimanendo ad una distanza di sicurezza perché non fossero sentite, le ragazze dell'Altro Mondo, si fermarono, prendendosi qualche secondo per realizzare totalmente quanto appena accaduto.
Furono Mary e Freyja le prime a riprendersi.
«Io posso viaggiare nell'Impala con loro?»
«Se lo fa Mary voglio farlo anche io!»
Per una volta Aaren decise di far valere la propria autorità di più grande del gruppo, piantandosi di fronte alle due per indicare con un gesto secco l'Audi parcheggiata sul ciglio della strada.
«Voi due, in macchina, senza discutere!»
Nicole le sorrise.
«Grazie Aaren, meno male che c'è qualcuno con un po' di sale in zucca.»
«Con il Team Free Awesome ci sto io!»
«...Aaren~»
«Scherzavo, scherzavo.» sospirò «E che cavolo...»
Salirono sull'auto e insieme si prepararono a seguire l'Impala del '67 e il Team Free Will che la occupava.
Chi l'avrebbe mai detto...
 
 
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Current Music: Carry on my wayward son - Kansas