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07 October 2012 @ 08:08 pm
[Supernatural RPS] J. || #05. You, liar! (2°part)  
Titolo: J.
Serie: Supernatural Rps
Capitolo: 5/?
Character: Jared Padalecki; Jensen Ackles; Jeffrey Dean Morgan; Nicki Aycox; Chad Michael Murray (nominated);
Pairing: JensenxJared {j2},
Rating: Nc-17
Genre: Slice of life, Fluff, Romance, Erotico, Melancoly
Word: 3.875
Note: E fuori uno, sono stati scoperti gli altarini su Jared e sul suo vecchio luv-luv. All'inizio della long-fic ho riflettuto sul seguire più o meno fedelmente gli amori reali dei due attori, almeno fino a quando non avrei deciso di metterli insieme, ma sarebbe stato troppo difficile (o noioso, non so) farli riscoprire entrambi magicamente gay, nello stesso periodo. E, francamente, non poteva funzionare, mi danno l'impressione di essere due ragazzi troppo fedeli per mollare di punto in bianco entrambe le tipe e scappare felici verso l'oasi dell'aMore. Quindi ho optato per una consapevole e comoda bisessualità per Jared e per un "sono-assolutamente-etero-ma-ho-la-mia-eccezione-gay" per Jensen, il che porterà l'angst a livelli esagerati.
Ho controllato, Nicki Aycox (l'interprete della Meg della prima season -uno dei pochi personaggi femminili che adoro-) è nata il 26 maggio, ma per motivi di trama ho deciso di fregarmene altamente e quindi no, nella fic non siamo ancora a maggio. L'ambient temporale non lo so, non ho idea di quando sia stata girata la puntata di Shadow, comunque ho deciso che siamo ad autunno inoltrato.
Disclaimers: Gli attori appartengono tutti a loro stessi, con questa fic non si vuole assolutamente discutere i loro gusti sessuali, le loro scelte di vita o quant'altro. E' una fic scritta senza scopo di lucro e senza la pretesa di poter dire di "conoscere" i personaggi che qui si muovono perchè no, non li conosco affatto e in questa fic c'è soltanto la loro idealizzazione.
Capitoli precedenti: 01 - 02 - 03 - 04 - 05

J.
[The amazing guys]


05. You, liar! (2° part)
Gli studios si erano svuotati presto quella sera, Robert Singer aveva avuto fretta di finire le riprese abbozzando una scusa banale quanto quella di aver dimenticato il gatto sulla pentola a pressione e, tra le pareti dell'ultimo set in cui avevano girato -l'open space di un vecchio edificio con tanto di montacarichi al posto dell'ascensore-, non era rimasta che una ventina di persone tra staff e attori.
Jensen si trovava vicino al finto altare demoniaco imbastito da Meg, parlando proprio con l'attrice che la intepretava, più che altro delle solite cose: cos'avrebbe fatto quella sera, se avesse voglia di andare al pub con gli altri, perchè a Meg piaceva tanto quella stanga di Sam quando poteva avere un bocconcino come Dean... come detto, le solite cose. La giovane statunitense, però, aveva notato in fretta il modo in cui lui continuava a guardarsi intorno e annuire distrattamente alla volta di Jared, vicino alla porta d'ingresso dell'appartamento, intento a ravanare tra gli oggetti di scena.
«Non state per farmi qualche scherzo, vero?» chiese, sospettosa.
Jensen sorrise. Era passato solo un giorno da quando aveva parlato con la co-star, ma sembrava che il suo umore ne avesse risentito positivamente e, per quanto cercasse ancora di ridurre i momenti in cui rimanere da solo col ragazzo o troppo vicino a lui, era tornato a sorridere molto più apertamente.
«What? No.» rispose, troppo frettolosamente.
«Oh, wow, ora sì che mi sento rassicurata. Non suonava affatto sospetta la tua risposta.»
Nel dirlo, iniziò anche a cercare qualche via di fuga, lanciando messaggi silenziosi, fatti solo di sguardi, verso la make-up artist solitamente affidata a lei che, di tutta risposta, scosse il capo e allargò le braccia, con un'espressione dispiaciuta per averla appena abbandonata al suo destino.
«No davvero,» riprese Jensen, più affabile -quindi molto più sospetto!- «non devi preoccuparti di...»
Lasciò la frase a metà, qualcosa alle spalle di Nicki lo aveva distratto e, con un sospiro pesante, strinse le braccia di lei tra le dita, senza troppa forza, ma abbastanza da bloccarla sul posto «Nicki, perdonaci se puoi.»
«No, no, no, no!» urlò lei, nel panico, temendo già una colata in testa di chissà quale orribile intruglio recuperato dai magazzini del set, qualche insetto gettato nella maglia o peggio (perchè la fantasia di Jared non aveva confini quando si trattava di combinare qualche scherzo) «Abbiate pietà!»
Jensen continuò a trattenerla per le braccia, rimanendo di fronte a lei, per impedirle di voltarsi e darsi alla fuga.
«Vorrei dirti copriti le orecchie e mettiti in salvo, ma mi hanno obbligato a partecipare all'assassinio dei tuoi timpani. So...»
«Eh?»
Non ebbe risposta, non da lui perlomeno.
Al ragazzo, si avvicinarono i due stuntman di Dean e Sam -che anche quel giorno avevano limitato il loro intervento-, la giovane aiuto-stilista appena uscita dall'università e il resto della troupe, che diedero via ad un inaspettato coro di voci.
«Happy birthday, to you! Happy birthday to you! Happy biiirthday dear Nicki, happy birthday to you!»
Non era il coro intonato che avrebbero sperato di ottenere, ma non era stato neppure così pessimo e tra le voci migliori spiccava quella virile di Jensen e qualcuna femminile che cercava di mantenere la nota ed il ritmo.
Jared non cantava, aveva la bocca occupata a ridacchiare, ma si era offerto di spingere il grosso carrello su cui troneggiava un'enorme torta di compleanno a tre strati, riempita da una trentina di candeline affondate nella panna montata che ricalcavano la scritta Supern-icki. Era affiancato da Jeffrey, incaricato di controllare che non cercasse di mangiarsi la torta ancor prima di averla portata alla festeggiata, mentre Robert ricomparve di lì a poco, insieme ai pacchi regali che avevano comprato per l'occasione.
Al centro del cerchio di colleghi e staffer, Nicki rideva con gli occhi lucidi per la commozione e il volto nascosto dietro alle dita bianche e sottili, scuotendo il capo e commentando di volta in volta con un "Che stupidi..." o con "Non dovevate." che si trasformò in un "La torta posso portarmela a casa e non condividerla con nessuno?".
«Pista, pista, fate passare. Ho una torta e non ho paura di usarla.»
Jared si fece largo, fermando il carrello davanti alla bionda che, asciugandosi le lacrime, guardò ammirata quello splendore di glassa, pan di spagna e panna montata.
«Aspettate, chi ha messo tutte quelle candeline?» chiese, fingendosi stupita del numero, d'altra parte nessuno avrebbe mai avrebbe pensato fosse appena entrata ufficialmente negli "enta".
«Soffia ed esprimi un desiderio, prima che Jared si divori tutta la torta!»
«Ehi, non è vero!»
«Ma se sei già in posizione!»
«Sono qui perchè non voglio che il carrello se ne vada per i fatti suoi e perchè sono pronto a sacrificarmi e a consegnare le fette di torta a voi, quando sarà stata tagliata.» sorrise, facendo una lunga pausa prima di completare: «E poi così posso scegliermi la più grossa!»
«Jared!»
Ci fu una risata generale, qualcuno urlò un "Placcate la stanga!" e qualcun altro spinse Jensen verso il più alto, pregandolo di salvarli tutti da una triste fine fatta di digiuno, fame e carestia, convincendo il gigante a non gettarsi con la faccia nella torta o portarsela via.
Nel momento in cui la propria spalla cozzò contro quella del più alto, Jensen si irrigidì, sollevando lo sguardo sul ragazzo, mettendoci parecchi secondi per ammorbidirsi e rendere più gentile l'espressione.
«Hanno così paura di te, che finiranno per convincere gli scrittori a metterti come mostro in qualche episodio. Lo spaventoso Padalecki.» scherzò, con una risata che gli scivolò dalle labbra in modo forzato, per quanto avesse tentato di renderla più naturale.
«Già.» azzardò l'altro, allontanandosi di qualche passo dal carrello, per lasciare spazio agli altri.
Sorrise con un certo imbarazzo all'indirizzo del più grande, senza sapere cosa dirgli, come parlargli o come guardarlo.
C'era ancora, tra loro, una barriera sottile ed invisibile che Jensen non aveva voluto togliere del tutto e vi si nascondeva dietro, impedendogli di raggiungerlo.
«Ehm, com'è andata con la tua tipa, hai risolto?» chiese, buttando la domanda con finta casualità, infilando le mani in tasca e dondolandosi un po' sul posto.
«Sì, più o meno.»
«Ok. Mi fa piacere.»
«Già.»
«E... mhm, e tu?»
«What?»
«Sai, con la tua amica Sue.» era sembrato allusivo e, forse, proprio perchè lo sperava, Jared si convinse di leggere una nota di gelosia o di astio dove, in realtà, non doveva esserci nulla.
«Dovrebbe passare da me più tardi.»
«Mhm.»
«Ma non stiamo insieme noi due.» si afrettò a specificare.
«Ok.»
Si morse il labbro.
Era il discorso più ridicolo e più stupido che avessero mai imbastito, fatto di frasette rubate ad un copione scadente e risposte a monosillabi che non portavano da nessuna parte. Con una certa riluttanza, ammise a se stesso che sarebbe riuscito a conversare più facilmente con un perfetto estraneo.
Prese un profondo sospiro, convincendosi questa volta a far sputare il rospo all'amico e chiarirsi una volta per tutte.
Era grande e grosso, poteva farcela.
«Jensen, senti, se...»
Ma la voce di Nicki giunse prima della popria frase, obbligando entrambi a girare il volto verso di lei, che si sbracciava per essere notata tra la piccola folla che la circondava.
«Jared, Jensen, smettete di amoreggiare e venite qui, che devo baciarvi per i regali, sono bellissimi!»
Jared scosse il capo.
Dannazione.
E ancora una volta lasciò perdere, tirando una pacca leggera alla spalla del collega, prima di precederlo verso la festeggiata, con le braccia già allargate in un abbraccio.
«Il mio è più bello, vero?»

Per quanto ci avesse provato, non era riuscito a risolvere nulla.
Camminava verso il proprio trailer, con la coda tra le gambe, tenendo tra le dita i resti della torta.
Alla fine della piccola festa, avevano insistito tutti perchè Nicki si portasse via il poco che era rimasto e lei, tra ringraziamenti e baci, si era lasciata fregare ancora una volta dall'espressione da cucciolo troppo cresciuto di Jared e gli aveva regalato metà della fetta rimasta, con la scusa che "Sei giovane e devi crescere". Frase retorica, ovviamente, non c'era persona che non sperasse che il ragazzo avesse finito di crescere, al massimo gli era concesso rimpicciolirsi.
Quando spalancò la porticina del caravan, non si stupì più di tanto di trovare Sue già accomodata, con le chiavi che le aveva prestato qualche sera prima, che tintinnavano tra le dita ed un sorriso luminoso con cui lo accolse, raggiante. Doveva anche aver fatto shopping, perchè sfoggiava con orgoglio un nuovo completino dall'aria costosa e sexy che le ricadeva sui fianchi, mettendo in risalto le sue curve armoniose.
«Bentornato!» chiocciò, correndo ad abbracciarlo, come se non lo vedesse da una vita, appendendosi al suo collo e lasciandogli l'impronta di un bacio sulla guancia destra, mentre il seno premeva contro il petto di lui.
Jared si ritirò appena, in un moto più istintivo che voluto, ma ricambiò ugualmente l'abbraccio con un sorriso meno genuino del solito.
«Perchè quel muso lungo?» chiese lei.
«Niente, è che non sono molto in vena di chiacchiere.»
Abbandonò la fetta di torta, avvolta dalla carta stagnola sul tavolino, indicandola con un cenno.
«Se vuoi c'è un pezzo di torta, io tanto ne ho già mangiata abbastanza.»
Sue scosse il capo.
«E' successo qualcosa sul set?» tornò a indagare.
«No, senti, so che vuoi tirarmi su, ma...»
«Non sarà stata per colpa di quell'Ackles
Quel cognome bastò ad affondare una freccia invisibile al cuore di Jared, ma il modo astioso con cui Sue lo aveva pronunciato gli strappò una smorfia infastidita.
«Non ti piace proprio, eh?»
«Ma no, è carino.» lo era, ma non per questo le piaceva, le era bastato guardare il modo in cui il più alto gli aveva rivolto il suo sguardo, per odiarlo.
Jensen Ackles era tutto quello che non era Sue Thompson e tutto quello che uno come Jared Padalecki avrebbe voluto - e, sì, forse anche meritato.
«Perchè ce l'hai con lui? E' una brava persona, piacerebbe anche a te se gli dessi una chance.» fece stancamente, in difesa dell'amico, nonostante non avesse voglia di affrontare un discorso come quello. Avrebbe avuto troppo da dire su Jensen, troppo di cui parlare, troppo a cui pensare, troppo da sentire. Dèi, ogni volta che nella sua testa si formava un pensiero su Jensen, non riusciva a fare a meno di sentirsi stupidamente felice, come se bastasse il suo solo nome a illuminargli la giornata.
Almeno fino a quando non aveva scoperto che l'altro lo odiava.
«Te l'ho già detto, non ce l'ho con lui. Penso solo che non sia quello giusto per te.»
«Giusto per me?»
«Lo sai cosa intendo, non mi va di vederti soffrire come l'altra volta.»
Jared si portò le dita alle tempie, con un incipit di mal di testa che, ormai, in presenza della ragazza, diventava scontato.
«Sue, inizi davvero a rompere con questa storia, vedi di darci un...»
Si fermò, voltandosi di scatto, allarmato, inquieto, terrorizzato.
Scosse il capo più e più volte, con un pensiero che iniziava a farsi largo nella sua mente, spaventandolo abbastanza da muovere la mano in gesto involontario che fece cadere la torta in terra, insieme al copione e ad altri mucchi di fogli lasciati sul tavolo. Iniziava a capire cosa fosse preso a Jensen, perchè ce l'avesse tanto con lui e non volesse più stargli vicino.
Increduli, gli occhi puntarono sulla figura di Sue.
«Tu... tu gliel'hai detto?»
Lei boccheggiò, colpita, ben conscia di essersi spinta troppo oltre.
Tentò di sorridere, di mentire, ma come si fa a mentire davanti agli occhi lucidi del ragazzo che ami da anni?
«Io... no... cioè... gli ho solo detto che...»
«Gli hai solo detto che?!» ringhiò lui «Come cazzo ti è saltato in mente?! Perchè diavolo hai dovuto farlo?!»
«Mi dispiace Jared... ho pensato solo che... beh, se era tuo amico avrebbe capito, no? Ora che sai com'è davvero... puoi... puoi...»
L'ira di Jared fu calore.
Non aveva la calma asettica, glaciale, di Jensen. Lui era fuoco nelle vene, nello sguardo, nei polmoni. Jared era passione in tutto quello che faceva, sul lavoro, nelle amicizie, lo era stato nello sport e durante gli anni di liceo e, in quel momento, fu passione liquida e bollente anche nel rancore, che riversò in ondate violente contro di lei.
«Erano fatti che non ti riguardavano, Sue! Chi piace a me, quello che faccio, la mia fottuta sessualità... sono cazzi miei! Non puoi decidere tu con chi posso stare!» le ruggì addosso, la voce alta, i denti in mostra come quelli di un animale che si mostra minaccioso. Ed era grande Jared, era alto, era forte... ma, anche così, non si sarebbe mai permesso di fare del male ad una mosca e mantenne le distanze per tutto il tempo, senza incombere fisicamente sulla ragazza.
«Ma perchè te la prendi tanto con me, quando la colpa è sua?»
«Falla finita! Parli tanto di Jensen, ma tu come amica, finora, sei stata un disastro!»
«Io? Almeno io mi preoccupo di te.»
«Non dire cazzate, l'unica persona di cui ti frega qualcosa sei tu, altrimenti non saresti andata a sputtanare i cazzi miei proprio a Jensen.»
«Non sai neppure cosa gli ho detto!»
«E non voglio sentirlo da te! Non voglio più sentirti parlare.» decretò, allargando le braccia a mettere nuova distanza tra loro, a farle capire che il discorso di chiudeva lì e che non era più la benvenuta.
Sua pianse, cercando di muovere un passo verso il ragazzo.
«Jared...» lo chiamò, con tono supplicante.
Lui scosse il capo.
«Non scherzo, Sue, esci e... non rivolgermi più la parola.»
«Invece ti parlo quanto mi pare.»
«SPARISCI!»
Alla fine del proprio party, le erano bastati due minuti soltanto per aprire delle crepe nell'amicizia nata da poco tra Ackles e Jared; amaramente, scoprì che con quei due minuti era riuscita a mandare al diavolo anche la propria amicizia con il ragazzo.

Girava a rigirava nella piazzola di fronte al caravan di Jensen, avvicinandosi di volta in volta alla porticina e poi allontanandosi, convincendosi che non fosse l'ora adatta per correre da lui e pretendere che le proprie ragioni venissero ascoltate.
Chinò il capo, ancora in piedi al buio, quando la porta del caravan venne aperta e, illuminato dal rettangolo di luce, fece la sua comparsa Ackles, con la fronte aggrottata, le mani nelle tasche di un paio di blue-jeans ed il fianco poggiato allo stipite in ferro.
«Cerchi di fare un buco lì davanti?» chiese a voce bassa, dettata più che altro dall'ora che dal timore di svegliare qualcuno.
Jared sollevò gli occhi su di lui e, se avesse avuto delle orecchie, si sarebbero abbassate, premendosi contro il capo ad alimentare l'aria desolata che gli si leggeva in volto.
«Io ho... ho parlato con Sue...» pigolò appena; la rabbia di qualche minuto fa scomparsa e sostituita dal timore e dai sensi di colpa.
«Ah sì?»
«Mi ha detto di averti... ehm... raccontato delle cose... su di me.»
Jensen distolse lo sguardo in fretta, seccato.
Iniziava seriamente a non sopportare più quella tipa e, per quanto fosse amica di Jared, avrebbe preferito non conoscerla, non incontrarla e che non esistesse neppure.
«Sei venuto a dirmi che non sono il rimpiazzo del tuo amichetto?» sibilò, con una scrollata di spalle e un groppo in gola che aveva il peso di una colpa: gelosia. Ma anche gli amici possono essere gelosi, no? Anche gli amici...
«Eh?»
«C'mon, Jared, ci hai parlato o no con la tua amica?»
«Lei ti ha detto che sei un rimpiazzo?»
Jensen storse il naso.
Sentirlo pronunciare ad alta voce dal ragazzo lo faceva risultare così infantile e stupido, era suonato così diverso dal modo in cui gliel'aveva sibilato Sue, con quel suo accento canadese ed il sorriso dolce e zuccherino ad accompagnare la frase: "Quando recitava per la serie di Gilmor Girls era molto amico di un altro ragazzo, ma da quando hanno litigato, sai, cerca in tutti i modi di sostituirlo con un rimpiazzo.".
Da amico, si era riscoperto essere solo un sostituto, magari perfino temporaneo.
«Lasciamo stare.»
«Jensen, tu non sei un...»
«Ora fermati.» sospirò, sollevando una mano «Dude, sono grande, adulto e vaccinato, non ci tengo ad abbassarmi ai litigi per chi deve diventare il tuo migliore amico o chi deve scambiare le merendine con te, all'intervallo.» affermò, mentendo in parte. Sapere che Jared lo aveva usato per disfarsi del peso del suo vecchio migliore amico con cui... bah, si erano presi a pugni o chissà che altro -a sentire Sue- lo aveva ferito, ma non lo avrebbe mai ammesso. Neppure a se stesso.
«Vuol dire che non sei arrabbiato con me?»
Scese i gradini del caravan, raggiungendo il più alto.
«No, moron, certo che non lo sono.» Non più, almeno.
Gli diede una pacca sulla testa, lasciando la mano tra i suoi capelli, per accarezzarglieli e sentirli tra le dita.
«Ero solo deluso del fatto che non mi avessi detto prima delle tue amicizie. Insomma, io ti ho parlato di Joanna e tu non mi dici che hai fatto a pugni con il tuo vecchio migliore amico?» scherzò, più tranquillamente ora, disposto a riprendere da dove aveva lasciato con Jared e tornare ad essere la coppia di stupidi amici che erano stati fin dal primo momento.
Jared deglutì, annuendo, carezzandosi la guancia con l'indice e facendo danzare più volte lo sguardo tra il terreno e gli occhi di Jensen, nervosamente.
«A proposito... ehm...» combattuto, si mordeva il labbro inferiore in continuazione «Ti va di... uhm... concedermi altri cinque minuti?»
Jensen lo guardò preoccupato.
«Sure. Tutto il tempo che vuoi.» lo rassicurò.
«Non so bene cosa ti abbia raccontato Sue, ma... mhm... non mi va che lo venga a sapere da lei, ok?»
«Jared, man, non devi dirmi niente, se non te la senti.» di nuovo mentì, di nuovo in parte. C'era una parte di lui che voleva sapere tutto di Jared, vita e miracoli, amicizie e amori. E c'era una parte di lui che, invece, era spaventata dall'eventualità di conoscere troppo del ragazzo; non aveva la più pallida idea di come avrebbe reagito a sapere di un'eventuale nuova ragazza o, peggio, di quella per cui aveva lasciato la sua ex. Si era chiesto più volte che razza di persona avrebbe potuto rifiutare uno come Jared... se lo era chiesto e le era stato grato, pur trovandola una stupida. «I fatti tuoi rimangono fatti tuoi, davvero.»
«N-no, fammi finire prima.» prese coraggio, continuando a puntare in basso, verso l'asfalto o a lato, verso il muretto che costeggiava quel pezzo di terra in cui loro sembravano essersi trasferiti da una vita, nonostante fossero lì solo da mesi.
Non guardò mai gli occhi di Jensen, neppure di sfuggita.
«Ricordi quando ti parlavo della mia ex e del fatto che mi fossi dichiarato ad un'altra persona?»
«A-ah.»
«Ecco... diciamo che non...» Jared chinò il capo, imbarazzato, le spalle strette, nel tentativo di farsi così piccolo che, se solo non fosse stato così stupidamente timido, Jensen se lo sarebbe tirato addosso, per abbracciarlo e coccolarlo fino a sentire di nuovo la sua risata allegra riempirgli i timpani «...non... era una ragazza.»
Calò il silenzio per lunghi, interminabili, secondi, in cui si udì soltanto il loro respiro.
Poi, il più giovane riprese a parlare, con la voce molto più bassa di prima e le mani che non riuscivano a stare ferme per il nervosismo.
«Era il mio migliore amico.» mormorò «Chad. E... beh, me n'ero accorto già da un po' che mi piacevano... insomma... » deglutì, riprendendo da un altro punto a caso «Ho mollato la mia ex e sono andato da lui e... ehm... ho provato a baciarlo e lui, beh... lui non ha gradito molto e di tutta risposta mi ha tirato un pugno.» il suo sussurrare era diventato così basso che Jensen fu costretto a tendere le orecchie e trattenere il respiro per sentirlo fino in fondo «Ha smesso di parlarmi per un mese, ma alla fine abbiamo fatto pace e... credo che... questo sia tutto.»
L'altro lo guardò senza sapere cosa pensare o cosa dire. Non riuscì neppure a capire cosa stesse provando davanti a quella confessione, forse solo un gran senso di protezione verso quel gigante rifiutato, sotto cui nascose anche il sollievo.
«Perchè me lo stai dicendo, Jared?» si obbligò a chiedere.
«Perchè voglio che tu lo sappia.»
«Ok, ma...»
Dallo sguardo apprensivo del più giovane, immaginò le paranoie che doveva essersi fatto, i dubbi che potevano averlo tenuto sveglio la notte, chiedendosi se fosse stato il caso di dirglielo e la paura di non essere accettato. Proprio lui, dopo tutto quello che aveva fatto per Jensen.
Si sentì male al solo pensiero di aver potuto alimentare le paure del ragazzo e di aver dato retta alle sciocchezze di Sue, che ora ebbero un senso, come il suo essere sgradevole. L'aveva visto come una minaccia e aveva voluto allontanarlo dall'amico.
Scosse il capo, stringendogli la spalla tra le dita, forte, sicuro, in un gesto che entrambi facevano spesso, perché li rendeva più uniti, più forti.
«Non cambia niente tra noi.» lo rassicurò «Probabilmente anche tra dieci o cent'anni saremo ancora amici.»
Jared lo guardò, assicurandosi che fosse serio e non lo dicesse per compassione.
Gli sorrise timidamente, ritrovando il Jensen di qualche giorno fa, prima delle festa e prima di Sue, il Jensen che, dopotutto, non poteva non volergli bene.
«Credi?»
«Of course. Io con la mia stupenda ragazza mozzafiato e tu con... mhm... Hugh Jackman.»
Rise per il clichè.
«Col cavolo, mi piace essere il più alto nella coppia, mi fa sentire potente.»
«Vedrai quando ti spezzerò le gambe...»
«Come scusa?»
«Eh? Io non ho parlato.»
Risero entrambi, fermi ancora davanti al caravan del più grande e proprio questi sbuffò, roteando gli occhi al cielo, come fosse in attesa.
«Jared.» lo chiamò, con una nota di rimprovero nella voce «Muoviti e abbracciami, imbecille, lo so che muori dalla voglia di farlo.»
Colpito e affondato.
«Tu mi conosci troppo bene!»
«Seah, presto diventerò stupido anche io.»
Risero ancora, il suono delle risate che si mischiava l'una con l'altra in nuove piacevoli note, ma Jared scelse di non abbracciarlo, si fece bastare quello che aveva ottenuto, finalmente sollevato da un peso.
«Bitch.» mormorò Jensen, storcendo il naso.
«Jer...»
Prima di completare l'insulto in perfetto stile Winchester Brothers, la mano del più grande lo tirò per un polso, strattonandolo verso di sè e, per la prima volta, fu Jensen ad abbracciarlo, rude, impacciato, dolce. L'abbraccio di Jensen fu timido e pieno di calore, proprio come il ragazzo e Jared si lasciò intrappolare da lui, chinando il capo verso la sua spalla e, con gli occhi chiusi, lo ricambiò.
«Che farai con la tua amica?»
Il più grande aveva ripreso a parlare, per stemperare un po' l'imbarazzo per il proprio gesto, senza, tuttavia, sciogliere l'abbraccio. Si prese tempo questa volta, godendo della vicinanza del più alto, stringendolo e facendosi stringere, rassicurandosi a vicenda della loro presenza.
«...la chiamerò quando mi sarà passata la rabbia.»
«Non ti è già passata?»
«Uhm... no.» arricciò le labbra «Nessuno può permettersi di raccontarti stronzate per farti mettere contro di me.»
Umpf, stupido adorabile Jared...
«...Bitch.»
«Jerk.»
Forse Jensen aveva ragione: anche tra dieci, cento, mille anni, a discapito del tempo trascorso, loro due sarebbero rimasti amici.

 
 
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