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20 June 2007 @ 01:21 pm
Cenere alla Cenere  
Titolo: Cenere alla Cenere
Fandom: Full Metal Alchemist
Pairing: C'è Roy e c'è anche Edo-kun, ma non si può dire che ci sia davvero qualcosa tra loro v_v.
Rating: Nc-14, Angst
Prompt: 053. Terra
Conteggio Parole: 4.572
Note: Il prompt corrisponde a quello di Terra perchè... c'è tanto di quel fango in questa fic che dopo averla scritta non sono bastati quattro bagni per togliermi la sensazione di averlo ovunque>_>"""!
Riassunto:C'era un carillon nei miei ricordi.
Un cavallo nero che trottava al suono di una musica che ho dimenticato, in una scatola di legno d'ebano.
E' stato seppellito insieme ai miei ricordi di bambino. Insieme a gran parte della mia anima.
Warnings: gli accenni allo shounen ai sono quasi inesistenti.
Tabella: BDT Taisa

C'era un carillon nella mia infanzia.
Una piccola scatola di legno lucido che regalava la sua magia alzando semplicemente il coperchio.
Un cavallino d'ebano trottava al ritmo delle sue note ed io rimanevo ore a fissarlo.
Ad immaginare chissà che.
Ora il carillon non c'è più ed io ho smesso di immaginare qualsiasi cosa.
Perchè la realtà a volte, dopo un po' che la vivi, ti consuma dentro.

+†+

"No, mi lasci! Ha sentito quello che ho detto?!"
"Fa silenzio!"
"E lei mi lasci!"
"Smettila di agitarti, stupido!"
"Allora la smetta di tirarmi, non vede che sta andando dalla parte sbagliata?! Dobbiamo tornare indietro! Dobbiamo aiutare gli altri!"
Non notò la smorfia sofferente che scivolò per un solo attimo sul volto dell'adulto, sporco di fango e sabbia.
"Non c'è più nessun altro."
Non udì nemmeno le sue parole.
Non vide l'espressione di rammarico che lo colse.
Non capì. Nulla.
Non perchè fosse stupido o troppo preso dalle proprie convinzioni, ma perchè era troppo giovane per capire -accettare!- cose grandi come la Morte.
"No, loro... Loro stanno... stanno solo..."
Dormendo?
Riposando?
Sognando?
Cosa?
Erano parole FullMetal, solo parole che non li avrebbero riportati in vita, nessuno di loro.
"Cammina." gli ordinò l'uomo trascinandoselo dietro a forza, la mano stretta attorno al polso del ragazzo e gli anfibi neri che affondavano nella fanghiglia passo dopo passo, salendo per i sentieri di montagna.
"No."
Si voltò verso di lui.
Se lo avresse costretto non si sarebbe tirato indietro dal sollevarlo di peso pur di poterlo allontanare da quel luogo. Stupido ragazzino idiota!
"FullMetal, non farmelo ripetere, loro sono..."
"E' colpa sua!"
Non fu il silenzio a seguire realmente le parole del ragazzo.
Fu qualcosa di più simile ad uno sparo, dritto in fronte al militare, passato da parte a parte.
No. Forse uno sparo avrebbe fatto meno male.
Per un tempo infinito non fecero altro che guardarsi.
Immobili.
Circondati solo dall'ululato di qualche lupo e dal latrato di cani spaventati e senza dimora.
Senza più aprir bocca.
Poi, dopo quella che sembrò un'eternità, l'uomo sentì il suo cuore riprendere un doloroso battito.
Era vivo dopotutto, non poteva certo permettere al suo cuore di fermarsi per le parole di un ragazzo.
Non sorrise. Solitamente lo avrebbe fatto. Ma non quella volta.
Non sorrise.
"Pensala come credi, FullMetal, ma ora andiamo."
Si voltò, scivolando con la mano lontano da quella del biondo alchimista, consapevole che un ragazzino cocciuto come quello avrebbe potuto disobbedirgli con la facilità con cui si respira l'aria, girare sui tacchi e andare per la propria strada, là dove sarebbe stato un suicidio tornare.
Invece Edward Elric camminò dietro di lui, in un silenzio forzato, mordendosi la lingua per le parole che gli erano sfuggite di bocca e cercando di fare il meno rumore possibile.
Era stato così stupido. Così miserabile. Così... così dannatamente infantile!
Continuarono ad arrampicarsi per il sentiero impervio per molte ore, il superiore davanti a lui, i suoi passi che ricalcavano perfettamente quelli del più grande, il sudore che colava dalla fronte rigandola di scie più chiare ora che il volto era imbrattato dai segni di una battaglia finita male.
Sangue. Fango. Terra. Polvere da sparo. Non sapeva cosa gli desse più fastidio.
Forse il ricordo.
I visi deturpati dal dolore e dai colpi di pistola che avevano trapassato il cranio, il cuore, l'addome, le gambe...
Forse l'odore della morte che non era riuscito a togliersi dalla testa.
Forse...
La morte stessa.
Con la manica della divisa si pulì il volto.
Non seppe dire precisamente quando riprese a parlare, fu naturale, fu come se si sentisse in obbligo di farlo.
"Non volevo dirlo..." mormorò la sua voce titubante.
L'uomo non si fermò, nè decelerò.
"Sì, invece." affermò soltanto, il tono di voce piatto, incolore.
Ed era vero.
Perchè Edward Elric voleva davvero dire quella frase.
Perchè la pensava davvero.
Altrimenti non l'avrebbe detta, nemmeno mosso dalla rabbia.
"Ma non importa." continuò il Flame Alchemist, quasi volesse rassicurare il ragazzo, mentre invece, quella voce inespressiva ebbe l'unico potere di farlo sentire più miserabile.
Camminarono anche quando giunse la sera, tra i rami secchi degli alberi che graffiavano il viso ed il fango in cui gli anfibi sprofondavano in continuazione, scalando il sentiero che li avrebbe portati all'accampamento militare in cui stazionavano gli uomini del superiore, che in realtà non li aspettavano più. Pregavano per loro, sperando che tornassero sani e salvi, ma avevano smesso da tempo di aspettarli e di illudersi che le figure stagliate all'orizzonte potessero appartenere a loro.
"Se camminiamo per tutta la notte arriveremo per le prime ore dell'alba." affermò l'uomo.
Dietro di lui Edward annuì stancamente, incapace perfino di muovere su e giù la sua testa. Eppure continuava a muovere i piedi, uno davanti all'altro, in movimenti lenti ma costanti.
"Taisa." chiamò con un filo di voce; aveva la bocca secca e, ogni volta che cercava di inumidire le labbra con la lingua, ritrovava il sapore del terriccio ad accoglierlo.
"Risparmia le energie, FullMetal."
"Sì, però..."
"Zitto. Non far rumore."
"La smetta di trattarmi come uno stupido lo so anche io che non devo far rumore." sbottò sottovoce il ragazzo, pestando con troppa foga l'auto-mail sul terreno e quello sprofondò, imprigionandone la gamba metallica nella fanghiglia.
Non si rese conto di quel che era successo, gli ci vollero dieci lunghi secondi prima di capire la sciocchezza che aveva appena commesso e guardare stupidamente sorpreso il proprio arto.
Il colonnello non si era fermato.
Lui poteva camminare, tutta la notte e anche il giorno a venire se avesse voluto.
Non era diventato Taisa per nulla. Certo, aveva sputato sangue, stretto i denti, sopportato umiliazioni, fatto e ricevuto favori, ma, dannazione!, era il Flame Alchemist, se lo meritava quel titolo!
Così andò avanti, senza preoccuparsi troppo del ragazzino borbottante che si portava dietro, di quella piccola peste causa di tutti i suoi guai.
Ma, probabilmente, era giusto il contrario.
Troppo occupato a farsi trascinare dal pensiero di quello stupido biondino, aveva perso di vista la persona in sè.
Si era dimenticato di Edward.
Lo aveva lasciato indietro.
Ed il FullMetal Alchemist strinse con entrambe le mani la sua gamba d'acciaio, inutilmente, per poi seguire con lo sguardo la schiena del colonnello che si allontanava, se ne andava... lo abbandonava.
Rimase lì, come uno stupido, a fissare un punto vuoto dove la figura di Roy Mustang Taisa non era nemmeno più così amaramente lontana. Era, anzi, scomparsa.
Rimase lì. Con le labbra che si erano schiuse per chiamarlo e la voce che non era mai uscita.
Aveva richiuso la bocca.
Deluso.
E le dita si erano strette più forte all'auto-mail, cercando un appiglio, qualcosa, qualsiasi cosa che evitasse di farlo cadere.
Che strano.
Era solo bloccato con la gamba nel fango, non stava cadendo... perchè allora sentiva come se il suo corpo fosse stato spinto da un dirupo che dava sul vuoto?
E si sentiva precipitare, trascinato sempre più a fondo.
E si sentiva mancare il fiato, soffocare, mentre i suoi polmoni si svuotavano dell'ossigeno.
E si sentiva...
Solo.
Serrò la mascella scuotendo il capo, più volte, forte, cercando di far uscire dalla testa ogni pensiero che non riguardasse il levarsi da quel dannato pantano e rimettersi in marcia.
"Maledizione!"
Scosse ancora più forte.
La treccia bionda, umida e sporca di terra bagnata, arrivava addirittura a sferzarne le guance lasciando segni marroncini del suo passaggio.
"Maledizione!"
Tirò la gamba, quasi con disperazione, riuscendo a sollevarla, sbilanciandosi troppo e cadendo all'indietro.
Atterrò nel fango, sporcandosi ancora di più.
Si passò con il braccio sulla faccia, cercando di asciugarla dal sudore, con l'unico risultato di imbrattarsi.
"Maledizione!"
Stupido.
Sbattè un pugno in terra. Un altro. Un altro. Un altro ancora.
Colpendo il terreno, finchè ebbe la forza per farlo.
Sembrava impazzito.
"Maledizione! Maledizione! Maled..."
Fu improvvisa quella mano, troppo grande rispetto alla sua faccia, che andò a tappargli la bocca, obbligandolo a tacere.
Un'intenso odore di terra bagnata e sangue accompagnò quel movimento e, insieme, odore di carne bruciata.
Ebbe paura di scoprire a chi appartenesse quella mano.
Agli zombie dei cadaveri venuti a punirlo per averli abbandonati.
Alla Vecchia Signora che, alfine, aveva trovato anche lui.
O, peggio, al nemico.
"Se urli a quel modo rivelerai la nostra posizione, sciocco."
Un rimprovero secco, che non nascondeva l'irritazione del momento.
"Che diavolo ti è saltato in testa, eh?"
Iridi di vetro nero erano fisse nei suoi occhi spalancati per lo spavento e lo stupore.
L'uomo liberò lentamente la bocca dalla sua mano, abbassandola sul terreno per sorreggersi meglio in equilibrio ora che era stato costretto ad inginocchiarsi per farlo tacere.
"Allora FullMetal, devo iniziare a preoccuparmi?"
Edward non rispose.
Aveva letto una chiara nota di ironia in quella domanda, ed era quasi sicuro che l'uomo che gli stava di fronte fosse Roy Mustang.
Eppure sembrava aver perso l'uso della parola.
"FullMetal?" tentò di nuovo Roy, sventolandogli una mano davanti agli occhi "Ora mi sto davvero preoccupando..."
"Lei..."
Finalmente il ragazzo tornò a parlare e fu come se lo avesse fatto allora per la prima volta.
"Lei... se ne..." deglutì, trovando la fine della sua frase che si era persa chissà dove nella contemplazione del volto dell'uomo, mentre il suo sguardo si scioglieva in quello di Roy.
"Lei se ne era andato."
"E quindi?"
Sbuffò, di nuovo in possesso di tutte le proprie facoltà mentali.
"Mi ha lasciato indietro." spiegò con gran sforzo di volontà, mentre l'uomo aggrottava la fronte e lo aiutava a rialzarsi. L'altro non era intenzionato a permetterglielo, si sarebbe anche lamentato di esser perfettamente in grado di farcela da solo, se non fosse che il colonnello, più veloce, ne aveva già afferrato il braccio per sollevarlo con forza, forse troppa, rischiando di farselo cadere in braccio.
E non disse nulla in risposta alla frase del biondo.
Non ribattè, nè lo contraddisse in alcun modo.
Si limitò a scuotere il capo, sospirando per rimettersi in marcia, le dita sempre strette al braccio del ragazzo, lo sguardo rivolto avanti a sè.
Soltanto dopo i primi passi si udì di nuovo la sua voce.
Era come se si sforzasse di farla sembrare incolore. Atona.
Come se avesse preferito recitar la parte del soldato invece che quella dell'uomo. Come se un soldato non fosse allo stesso tempo anche un uomo.
"Se non ci sbrighiamo ci raggiungeranno."
Ecco cosa disse, mentre Edward si fermava a guardarlo stranito. L'espressione incomprensibile, il braccio che si strattonava lontano da lui, un mezzo sorriso sulle labbra, un sorriso di compassione, incredulità... Delusione. Ancora.
Roy si voltò verso di lui, con l'intenzione di rimproverarlo nuovamente, magari cercare di mettere un po' di sale nella zucca vuota di quel bamboccio arrogante.
"Lei non può essere davvero così stronzo."
Ma, qualsiasi cosa avesse voluto dire, venne spazzato via dalle parole del FullMetal.
A volte i marmocchi sanno essere così schifosamente sinceri.
"E' una domanda la tua?" gli chiese con un sorriso di scherno.
"No."
Cazzo, se lo sanno essere.
"Hn. E che vuoi che ti dica, FullMetal?"
"Che ho ragione, che non è davvero così stronzo come sembra che... Non lo so, mi dia un fottutissimo motivo per credere che lei non sia quell'essere disumano che vuol sembrare!"
"Non urlare."
"Invece urlo quanto mi pare!"
"Ti ho detto di smetterla."
"Smetterò quando lei mi darà una risposta!"
"Sta zitto, FullMetal!!!"
Corvi fuggirono in volo gracchiando spaventati, lasciando cadere sul terreno piume nere che si depositarono docilmente poco lontano dai due.
Edward aveva il viso voltato verso destra, la guancia dolorante e la bocca serrata per non farsi sfuggire nemmeno un gemito.
La mano destra di Roy ancora a mezz'aria, il palmo che quasi bruciava per la forza con cui aveva schiaffeggiato l'altro, così poco abituato a dosarla in colpi come quello. Lui era abituato a schioccare le dita per colpire qualcuno, per incutergli timore, ferirlo, ucciderlo.
Quando il gracchiare dei corvi si sciolse nell'aria, non rimase alcun rumore a coprire il respiro pesante dei due militari, nè l'ululato dei lupi, nè il verso delle civette od il frusciare del bosco.
Soltanto il loro fiato appesantito e la mente scoppiata, avvolta dal fastidioso odore di carne bruciata che non aveva abbandonato l'uomo da che era tornato indietro. Odore a lui familiare, ma insolito quando non era costretto ad uccidere con l'alchimia...
Il colonnello abbassò finalmente la mano, distogliendo lo sguardo dal ragazzo.
"Procediamo."
Non aggiunse altro.
Si girò, ricominciò a camminare e nella testa solo parole sprecate con sè stesso.

Roy Mustang si guardò intorno controllando per l'ennesima volta di esser abbastanza distanti da occhi nemici.
"Fermati. Ci riposeremo qui per qualche minuto." affermò infine, con un cenno della mano rivolto al ragazzo al suo fianco.
"Aveva detto che avremmo camminato per tutta la notte."
"Se non ci riposiamo stramazzerai a terra ancor prima che sorga il sole, FullMetal."
Edward ringhiò rabbioso, un rantolio gutturale che diede sfogo alla sua frustrazione senza, tuttavia, porre alcuna altra obbiezione verbale.
Sapeva che alla fine avrebbero fatto come voleva il colonnello.
Era lui che comandava.
Non accesero il fuoco per riscaldarsi, avrebbe attirato gli uomini che li seguivano a qualche ora di distanza, dando loro una chance in più per ucciderli.
Seduti l'uno accanto all'altro si riscaldavano con il calore umano, una ben magra consolazione dato il vento che si insinuava al di sotto delle divise militari e soffiava tra i capelli e sulla pelle.
Faceva freddo, ma nessuno dei due si sarebbe lamentato a tal proposito.
Non c'era spazio anche per quello nella loro testa e, improvvisamente, come nato da un discorso silenzioso cominciato dal nulla, Edward fece udire la propria voce. Bassa. Sicura. Sincera.
"Saremmo dovuti tornare indietro."
Indietro dove una battaglia che non li riguardava si era conclusa ed innocenti erano morti soltanto perchè la fortuna aveva voltato loro le spalle.
Non erano nemmeno militari...
Erano gente comune. Poveracci che tiravano avanti come meglio potevano.
E lui non era riuscito ad aiutarli.
"Sarebbe stato un suicidio e lo sai anche tu, FullMetal. E poi a quale scopo, sono morti. Tutti morti."
Edward strinse forte i pugni fino a far diventare le nocche della mano sinistra bianche.
"Quei morti sono ancora delle persone!"
"Anche noi, fino a prova contraria, o lo hai dimenticato?"
Certo che no, lo ricordava bene, ma era arrivato a pensare che lui, Mustang Taisa, avesse smesso di essere una persona da troppo tempo.
"Loro..." iniziò, rivoltò più a sè stesso che all'uomo "Se fossi stato al loro posto io avrei voluto solo... solo che qualcuno si fosse preoccupato almeno di seppellire il mio corpo."
Ci fu una lunga pausa in cui ebbero l'impressione di venir divorati dal silenzio.
"Ma non ci sei tu al loro posto, FullMetal, e questa è la guerra e in guerra non c'è spazio per quello che vuoi tu. Mi dispiace."
"Non è vero."
Roy alzò le iridi corvine su di lui ed uno sguardo incandescente d'oro fuso trafisse quei vetri opachi che ancora si ostinavano a chiamare occhi.
"Cosa?" domandò.
"Che le dispiace. A lei non interessa, per cui la smetta di compatirmi. Pensi quello che vuole, mi prenda pure in giro, ma non dica che le dispiace, perchè non è vero."
Le parole, a volte, feriscono più della spada. Lo sapeva meglio di chiunque altro Roy Mustang. Lo sapeva fin troppo bene...
"D'accordo." disse, così, come se fosse la parola più ovvia da dire in quel momento.
Come se i "Fanculo!", i "Che cazzo ne può sapere un moccioso come te?" o gli "Ce l'ho anch'io un futtuto schifisissimo cuore in questo cazzo di petto!" non stessero esplodendo all'unisono nella sua testa, tuonando assordanti per poter farsi udire. Perchè i pensieri, si sà, alla fin fine non contano un cazzo.
I pensieri sono solo parole prive di voce.
E sorrise, sebbene non ci fosse nulla per cui valesse la pena sorridere.
Edward si alzò, dandosi inutilmente una spolverata ai pantaloni neri e non blu come la giacca della divisa militare che indossava. Quelli facevano parte del completo che indossava di solito, diverso da quello dei soldati di Amestris.
"Andiamo." asserì guardando l'uomo che, invece, non accennò a muoversi.
"Si sbrighi." lo incitò.
Roy sbadigliò stancamente, parlando senza più guardarlo in faccia.
"Sono stanco. Ho bisogno di dormire."
"Ma aveva detto..."
"Lo so cos'avevo detto."
Una lama ricoperta di pece tentò di incenerire il ragazzo solo con lo sguardo.
Occhi che si erano fatti minacciosi e lo sfidavano a proseguire con le sue lamentele.
Che ci provasse pure, che osasse, se aveva voglia di andare contro il Flame Alchemist!
"Tsk." sbottò il biondo incrociando le gambe per lasciarsi cadere di nuovo seduto.
"Dormiremo un'ora soltanto, poi ci rimetteremo in marcia. Non voglio rischiare che i nostri inseguitori ci trovino."
"Tsk, è inutile che lo dice a me."
Un'altra occhiata ed il FullMetal distoglieva lo sguardo, stizzito ed infantile.
Ed i minuti passarono.

Edward aveva addossato completamente la schiena contro la corteccia di uno degli alberi e teneva le braccia intorno al corpo tentando di infondersi calore.
Roy invece aveva il capo chino sulle braccia, poggiate alla gamba destra piegata al petto, mentre la sinistra era poggiata al terreno. Aprì un occhio. Non dormiva. Aprì anche l'altro, sollevando il capo per osservare la figura minuta del FullMetal che si era allontanato da lui, disgustato perfino dall'esser costretto a condividere la stessa aria.
In fondo non avrebbe nemmeno potuto dargli torto visto come l'odore di bruciato aveva ricoperto la sua pelle. Nauseante.
Eppure, se solo gli avesse detto il motivo di quell'odore, forse quel ragazzo avrebbe smesso di essergli tanto ostile, forse, per una volta, gli avrebbe dato il suo soffertissimo appoggio.
Preoccuparsi tanto per il giudizio di un marmocchio... Inizio a diventare patetico.
Un sorriso amaro piegò le labbra del Flame Alchemist mentre con la vista accarezzava ogni particolare di quel corpo, fino a poterlo ricreare nella propria memoria ad occhi chiusi.
Si mise in ginocchio gattonando fino a lui, attento a non far alcun rumore pur di non destare il ragazzo, rimanendo inginocchiato semplicemente a fissarlo, mentre il petto del più piccolo si gonfiava e si sgonfiava al ritmo del respiro e brividi di freddo lo investivano lasciandolo tremante, in balia del vento.
E c'erano volte in cui Roy avrebbe soltanto voluto allungare la mano e toccarlo. Cerano volte in cui, anche quand'erano vicini, non riusciva nemmeno a sfiorarlo...
Allungò la mano verso di lui, ma la ritrasse prima di riuscire ad arrivare alle labbra.
Sospirò e si alzò in piedi.

Trascorse un'ora precisa e, soltanto allo scadere dell'ultimo secondo, il biondo alchimista scattò in piedi, come spaventato dall'eventualità di esser stati scoperti.
Si guardò intorno, allarmato, gli occhi assottigliati per distinguere meglio tra le forme della boscaglia e l'udito pronto a captare ogni più piccolo rumore.
Nulla.
Potevano considerarsi salvi.
Si concesse un sospiro di sollievo cercando la figura del colonnello, poco lontano da lui.
Aveva deciso di allontanarsi dall'uomo, di dormire stupidamente lontano dal calore del suo corpo per una sorta di ripicca infantile... e perchè a volte sentiva di odiarlo davvero.
Eppure non vide nulla.
Deglutì rumorosamente.
"Taisa?"
Nessuna risposta, nessun rumore.
Nessuna presenza oltre a lui che si abbandonò ad una risata nervosa.
Dio, Dio... Perchè ce l'hai con me, Dio?
Perchè?

Se ne era andato.
Lo aveva abbandonato ancora una volta.
Quel bastardo.
Lo aveva lasciato da solo... da solo... DA SOLO!
Sentì le unghie della mano sana penetrare nel palmo ed il sangue caldo colare lungo le dita, infrangendosi a terra.
Odiò quell'uomo con tutto sè stesso.
Lo odiò più di ogni altra cosa al mondo.
Lo odiò fino a desiderare di non averlo mai incontrato.
Usò il dorso della mano sinistra per asciugarsi alla male peggio gli occhi che bruciavano senza che ne sapesse il motivo e ricacciò in gola ogni stupidissimo singhiozzo.
Che quell'uomo andasse all'inferno e ci marcisse! Lui avrebbe continuato per la sua strada, da solo!
Così proseguì, maledicendo tutto e tutti, perfino sè stesso, per aver accettato di aiutare gente che nemmeno conosceva con l'unico risultato di vederla morire! Si maledisse per essersi fidato di quell'uomo, di quel figlio di puttana che lo aveva abbandonato due volte senza nemmeno il coraggio di dargli un perchè! Si maledisse perchè, nonostante odiava -lo odiava con tutto il cuore!- Roy Mustang, non riusciva a non desiderare di vederlo ricomparire come per magia davanti a sé, o sentire la sua presenza dietro le spalle che lo accoglieva con qualcuna delle sue dannatissime frasette ironiche che gli facevano ribollire il sangue nelle vene.
Non ci riusciva, non riusciva a credere che Roy Mustang fosse davvero così stronzo.
Eppure lui era lì.
E Roy no.
Era così semplice da sembrare assurdo.
Abbandonò le braccia lungo i fianchi. Rassegnato.
Ed iniziò a trascinarsi passo dopo passo verso l'accampamento militare, senza più guardarsi indietro o controllare di non esser stato scoperto.
Al diavolo, se volevano ammazzarlo che lo facessero e non rompessero!
Ci mise quattro ore. Quattro fottute ore per raggiungere la fine di un sentiero impervio. Coperto di fango, stanco, affamato ed infreddolito. Il fumo che sfilava da un mucchietto di legna secca gli apparve come un miraggio.
Inciampò sui propri piedi cadendo in avanti.
Imprecò.
Si rialzò per continuare a camminare seppure ormai lo faceva solo per inerzia e, quando raggiunse il fuoco ormai spento, si rese conto che doveva esser stato acceso dai compagni degli uomini che li avevano attaccati a valle.
Loro a valle e questi in cima, perfetto per accerchiarli.
Eppure qualcosa non quadrava, alcuni pezzi del puzzle non si incastravano così come avrebbero dovuto.
Non c'era nessuno lì, oltre a lui.
Com'era possibile?
Le gambe cedettero quasi subito.
Ricadde su sè stesso.
Sfinito.
Continuando a fissare la legna bruciata solo in parte.
Un fuoco spento.
L'odore di bruciato quasi impercettibile che il puzzo di sangue, sudore e terra del suo corpo coprivano.
Lo stesso odore del colonnello.
Odore di carne bruciata...
"Perchè Taisa odorava di carne bruciata?"
Non lo aveva visto usare la sua alchimia tanto vicino da rimanerne coinvolto. Sarebbe stato da stupidi.
"Perchè non abbiamo incontrato nessuno sul nostro cammino se erano pronti a venirci incontro?"
Forse perchè erano morti prima di raggiungerli.
Forse perchè qualcuno li aveva uccisi prima che fossero loro ad uccidere.
Forse perchè, dopotutto, Roy Mustang Taisa non lo aveva abbandonato al suo destino quando aveva avuto la gamba incastrata; perchè, dopotutto, il suo ordine di "Non far rumore" aveva un serio motivo per venir pronunciato e perchè, dopotutto, Roy Mustang Taisa era un militare e come tale conosceva piuttosto bene certe strategie di guerra. Se si fosse trovato lui al posto del nemico, probabilmente avrebbe fatto la stessa cosa: si sarebbe avvicinato silenziosamente a loro e li avrebbe uccisi uno alla volta.
Quindi avrebbe dovuto solo anticiparli.
"Taisa..."
Ma che ne poteva sapere un ragazzino come lui, troppo impegnato a pensare a quanto cattivo era il suo superiore, a quanto brutta fosse la morte, a quanto crudele fosse la vita... Stupido bambino, cieco e sordo!
Fece per rimettersi in piedi ma le gambe non volevano saperne di muoversi.
Era stato prosciugato di ogni stilla di forza ed ogni goccia d'energia.
A malapena era riuscito a non cader sdraiato sul terreno. Fangoso.
Iniziava a divenir insopportabile l'odore del fango.
Era ovunque.
E copriva quello di legna bruciata, anche quando facendo leva con le braccia cercò di strusciare più vicino ad essa guardando tristemente gli ultimi aliti di fumo che svanivano in un sospiro.
"Dannato Taisa, perchè cazzo non sei qui?!"
Aveva un brutto presentimento.
Pessimo.
Avrebbe voluto tornare indietro, ripercorrere i suoi passi ed andare a cercare l'uomo.
Suicidio lo aveva definito Mustang.
Sarebbe stato un suicidio tornare indietro. E allora perchè diamine quel dannato uomo non era lì con lui, per andare avanti?!
Non seppe dire quanto tempo rimase a fissare la legna bruciata. Forse pochi minuti, forse addirittura delle ore.
Poi stancamente spostò lo sguardo a valle.
Una colonna di fumo si ergeva perdendosi in un cielo senza stelle.
Per un momento credette davvero di esser morto.
Il corpo umano non può vivere senza un cuore che batte nel petto. Ed il suo si era fermato all'improvviso davanti a quel fumo.
Fumo...
Provocato dal fuoco.
Fuoco.
Flame Alchemist.
Il suo cervello funzionava a rilento, ogni cellula neuronale spenta nello stesso istante in cui aveva visto la densa colonna bigia.
Si alzò in piedi, trovando la forza di farlo chissà dove, muovendo il primo passo verso il sentiero dal quale era arrivato.
E, ancora una volta, il suo cuore smise di battere.
Un uomo era in mezzo al sentiero, una divisa blu sgualcita e sporca indosso, stivali neri imbrattati di fango e guanti bianchi alle mani. Guanti che non avevano mai perso quel colore.
Aveva alzato la mano destra chiusa a pugno.
Volse il palmo verso l'alto e la schiuse, lentamente, mostrando granelli di sabbia bianca.
Sabbia che, in realtà, sabbia non era.
Il vento fece il resto.
"Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem revertis."
Un soffio più forte dei precedenti trascinò con sè i granelli bianchi.
Cenere.
Di corpi ora tornati alla Terra.
"Taisa?"
Si voltò quando il ragazzo lo chiamò, più in alto di lui nella pendenza del terreno e mai così luminosi gli parvero quegli occhi in cui viveva e regnava il colore di un Sole mai tramontato.
"Era cenere quella." aveva pronunciato il biondo, mentre, tremando per lo sforzo e la fatica di reggersi in piedi, quando a malapena riusciva a respirare, lo raggiunse.
Roy non rispose. In ogni caso quella del FullMetal non era una domanda.
Lo sapevano entrambi.
Puntò lo sguardo verso valle.
"Non avranno una cerimonia funebre degna di un re, ma non rimarranno nemmeno a far da tappeto alla loro città."
Edward guardò a sua volta.
Il fumo sembrava divenire più scuro ogni secondo che passava, con prepotenza, cercando di affermarsi nell'oscurità della notte e sollevando cenere bianca che si perdeva nella volta nera.
Lascia che mi vedano! Sembrava gridare. Io brucio per loro!
"Perchè?"
Una domanda semplice quella del più giovane.
"Perchè era giusto così."
Mostrò l'abbozzo di un sorriso.
"Se fossi al loro posto, io avrei voluto che qualcuno lo facesse. L'hai detto tu, no?" affermò Roy, in qualcosa che di molto si avvicinava all'imbarazzo, mentre infilava una mano nella tasca estraendone qualcosa che porse al ragazzo.
Una scatola di legno lucido.
"Ho pensato la volessi per seppellirla al posto dei..." sorrise amaramente fermandosi per correggere quello che ancora non aveva detto "...di quelle personse."
Edward ne aprì il coperchio e, dolcemente, le note di un carillon li abbracciarono, accompagnando il trotto di un cavallino nero intagliato nel legno d'ebano.
"Cenere alla cenere e polvere alla polvere."
Ora Edward poteva sentirlo di nuovo.
L'odore di carne bruciata.
Odore di fuoco e cadavere.
L'odore che si portava dietro Roy Mustang Taisa, nascondendolo dietro i suoi sorrisi sornioni e beffardi, gli occhi maliziosi e le frasi a doppiotaglio.
E, in quel momento, il colonnello...
...gli sembrò l'uomo più triste del mondo.

-Note *super-extra-mega-lungamente-in-ritardo* dell'Autore-
Ok, allora, visto che certi punti mi sa che sono stati poco chiari li chiarisco ora*_*!
1. Odore di carne bruciata. In cima al sentiero percorso da Roy ed Edward c'erano degli uomini che gli stavano venendo incontro per matarli v_v. Quando Roy ha ordinato di tacere a Ed e poi lo ha abbandonato la prima volta, è andato proprio a farli fuori prima che fossero quelli a uccidere loro>_>.
2. Roy ha abbandonato durante il sonno Edo-kun per tornare a valle, bruciare i corpi dei morti e ritornare su v_v... ovviamente SENZA tutta la cenere dei corpi, altrimenti sarebbe stato sommerso da tonnellate e tonnellate di polverina bianca... che non avrebbe neppure potuto sniffare>_>!
Però se avessi avuto una betareader non avrei dovuto mettere le note finali perchè non sono stata capace di descrivere bene certe scene T_T! Voglio una betareader T^T!

-phrasebook-
Taisa = Colonel
Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem revertis = Ricorda, uomo, polvere sei e in polvere ritornerai

 
 
Current Mood: tiredtired
Current Music: Hoist the Colours - POTC Soundrack
 
 
 
papiliostreet on June 24th, 2007 06:33 pm (UTC)
Olà! Viva le royed della Fuuma!XD Bella, drammatica al punto giusto, mi ha ricordato vagamente Stream Wood (spero il titolo sia giusto) della 'da te citata in un altro post' Elyxyz (ottima fic che devo ancora commentare *sigh*) per l'ambientazione.
Ti tiro le orecchie per qualche errore di battitura/coniugazione verbi, cmq l'ho letta ugualmente con vivo piacere. Del resto, l'unico posto dove trovo lecito postare senza prima dover scannarsi nel leggere e straleggere la propria produzione è il proprio lj. Quindi va tutto bene ;)
Belli i dialoghi tra i due. Mi piace sentirli comunicare anche al di fuori di uno scenario prettamente yaoi. Tu ce l'hai messo lo stesso un accenno shounen-ai e la Wil può solo apprezzare^^
Comunque le note non servivano, credimi. Era tutto chiaro, almeno per un lettore attento. Però se sentivi il bisogno di spiegare hai fatto bene.
Che altro dire? Mi è piaciuta, come al solito. Brava! XD