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13 September 2012 @ 09:40 pm
[Supernatural RPS] J. || #03. Do you like my name?  
Titolo: J.
Serie: Supernatural Rps
Capitolo: 3/?
Character: Jared Padalecki; Jensen Ackles; Jeffrey Dean Morgan (nominated); Joanna Krupa;
Pairing: JensenxJared {j2},
Rating: Nc-17
Genre: Slice of life, Fluff, Romance, Erotico, Melancholy
Word: 4.463
Note: Non sono sicura che inizialmente fosse proprio questa l'idea che avessi per questo capitolo. L'avevo anche pensato più corto, con più Jeffrey (sob, non sono riuscita a metterlo, tragedia!) e meno personaggi di poco conto, poi non so perchè ma le cose sono andate per i fatti loro, Jared ha preso un po' il sopravvento finendo al centro dell'attenzione (nulla di cui stupirsi, visto la mia passione per lui) e Jensen sta attraversando il suo bravo periodo di seghe mentali destinato solo a peggiorare.
Ah, Joanna Krupa esiste davvero, è davvero una modella e, a quanto pare, è stata una delle ex di Jensen. Non mi ricordo bene di quale periodo, forse più o meno in questo, ma l'ho scelta come sua ragazza attuale principalmente per una storia che li ha riguardati da vicino e che mi tornerà comoda nella fic.
Disclaimers: Gli attori appartengono tutti a loro stessi, con questa fic non si vuole assolutamente discutere i loro gusti sessuali, le loro scelte di vita o quant'altro. E' una fic scritta senza scopo di lucro e senza la pretesa di poter dire di "conoscere" i personaggi che qui si muovono perchè no, non li conosco affatto e in questa fic c'è soltanto la loro idealizzazione.
Capitoli precedenti: 01 - 02 - 03

J.
[The amazing guys]


03. Do you like my name?
«Jensen!»
Fu un ciclone a travolgerlo.
«Jared, così mi soffochi!»
Non ricordava come fossero arrivati dai cognomi ai nomi propri, sapeva soltanto che un giorno aveva sentito il proprio nome pronunciato dalla bocca di Padalecki (perchè era sempre lui quello che non aveva paura di prendere troppe confidenze) e l'aveva trovata una cosa naturale. Fu come se il suo nome fosse sempre stato tra le labbra di Jared in attesa di prendere suono.
«Jensen, devi aiutarmi!» si lamentò il più giovane, ancora intento ad abbracciarlo e strofinarsi con il volto contro la sua camicia di scena, in quel suo modo infantile carico di vitalità.
«Che è successo?»
Teneva le braccia distese lungo i fianchi ed il corpo immobile, semi-rigido, a lasciarsi passivamente abbracciare dall'altro, senza mai sapere bene cosa fare in questo caso. Se fosse esistito un copione per questo genere di situazioni, l'avrebbe volentieri seguito.
«Ce l'hanno tutti con me!» si lagnò il più piccolo, ed era difficile vederlo sotto quella luce, quando quella stanga di dieci centimetri buoni più alta di lui gli piombava addosso pesandogli contro e allargando le braccia a circondare le proprie spalle, nella speranza di non sapeva bene cosa. Protezione? Solidarietà? Un abbraccio e basta?
«Dicono tutti che ho mangiato i due hamburger di Jeffrey e che sono una fogna!»
«E tu li hai mangiati?»
«Certo che sì!» sopracciglia aggrottate, labbra piegate all'ingiù e occhi lucidi, perfino con una confessione spudorata, Jared sembrava il più innocente degli agnelli sacrificali «Avevo fame e ho pensato che avrei potuto ricomprarglieli io più tardi.»
«Sei un caso disperato.»
«Tu dovresti stare dalla mia parte!»
«Ti sei fatto fuori il pranzo di Jeffrey, che t'aspettavi?»
L'altro scrollò le spalle.
«Che ti offrissi di venire con me al fastfood per prendergli qualcosa.»
«Ah.»
«Bene, è deciso, in marcia!»
«Ma non puoi decidere per me!»
Il più giovane rise, una risatina bassa e divertita, dotata di un'energia tutta sua, positiva ed ottimista.
Dannazione, le risate di Jared erano tutte così contagiose che si rese conto di star sorridendo a propria volta quando ormai era troppo tardi e gli occhi verdi della co-star ne stavano già ammirando le labbra incurvate.
«Ricorda, Jensen, come amico devi condividere con me le tue gioie, il tuo cibo e le colpe delle mie stronzate!»
«...Jared...non è per niente equo...»
«Ma in cambio io mi farò carico delle tue pene e dei tuoi dolori.» fu così semplice il modo in cui la frase gli scivolò dalle labbra, così ovvio e così disarmante che Jensen non seppe cosa dire e si lasciò rapire dagli occhi chiari e sinceri del ragazzo, che lo guardavano a loro volta.
Lo trovò tenero. Maledettamente tenero. E poi stupido, ma soprattutto tenero.
Che cosa devo fare con te, Jared Padalecki?
Scosse il capo, mettendosi in marcia.
«Andiamo vah, prima che Jeffrey arrivi e prima che ci chiamino per iniziare a girare la prossima scena.»

Erano ancora in giro per le strade di Vancouver, i due motorini con cui avevano raggiunto il fast-food parcheggiati e un sacchetto di cartone pieno di cheeseburger, patatine fritte e tre generose fette di torta - una per loro due e una per Jeffrey, nel caso si fosse già accorto della mancanza del suo pranzo.
Un berretto nero con la scritta "Texas" in giallo fluorescente era calcato sulla testa di Jared e la visiera gli nascondeva la fronte, adombrandogli lo sguardo, mimetizzandone il volto insieme ad una morbida sciarpa in chachemire di un bel marrone chiaro.
Jensen si era invece limitato ad un paio di occhiali da sole firmati Ray Ban che lo riparavano dalla luce del pomeriggio, ma si era accorto subito che servivano poco davanti all'attenzione delle fan; più di una, infatti, si era fermata a chiedergli un autografo all'urlo di "Kyaaaa, ma tu sei Deanthehotguyofsupernatural!".
L'unico sollievo è che le lenti speculari degli occhiali fungevano da buona armatura e nascondevano l'imbarazzo che, di contro, il corpo impettito mostrava, trasudandolo dai muscoli forti e rigidi, dalla mascella serrata e dalle dita strette nei pugni che accartocciavano i manici di carta del sacchetto.
«Ti prego, ti prego, posso farti una foto?» urlacchiò l'ennesima ragazza dagli occhi brillanti e lo sguardo perso che danzava avidamente sul corpo dell'attore, accorgendosi poco dopo di «Sam!» urlò davanti a Jared «Oh mio dio! Tu sei Sam! Vi prego, devo farvi una foto, assolutamente!»
«Certo, nessun problema.»
Jensen non riusciva a capacitarsi della tranquillità con cui Jared era stato disposto a rispondere anche a questa ragazzina rompiscatole. Le fan erano il cuore del loro show, senza fan, niente audience, niente Supernatural, niente soldi, ma aveva un limite anche quel fare da fenomeno da baraccone.
Annuì debolmente, con un sorriso poco convinto che riuscì a sembrare ugualmente sensuale e strappare un sospiro alla ragazza.
«Allora, ehm... potete avvicinarvi un po'?» chiese lei, con l'i-phon già in mano e le dita che le tremavano per l'emozione. Per quanto parlasse ad entrambi, la sua attenzione finiva sempre per soffermarsi su Jensen, sul volto perfetto di Jensen, sulle labbra perfette di Jensen, sulle lentigini perfette di Jensen, sul corpo perfetto di Jensen. Jensen. Jensen. Jensen.
Anche senza possedere il potere della telepatia, Jared si convinse dei pensieri di lei, con una sola semplice occhiata sufficiente a notare la totale adorazione nei confronti del collega.
Si passò la mano dietro al collo, premendo i polpastrelli contro l'attaccatura di capelli che stavano iniziando a crescere. Alle volte trovava imbarazzante la bellezza dell'altro, perfino la sua voce, carica di note basse e piacevoli, era dannatamente sexy e la sua bocca? E le sue spalle dai muscoli tesi? E il petto ampio e... deglutì, tornando a concentrarsi sulla foto.
Non rovinare di nuovo tutto, Jared. Si disse, scrollando le spalle, per scacciare qualsiasi dubbio, avvicinandosi all'altro ragazzo, cancellando dal volto qualsiasi turbamento. Attori, non sono che un branco di bugiardi dalla maschera facile.
Jensen grugnì qualcosa, sistemandosi in una posa plastica, una di quelle che sarebbero state perfette stampate sulla copertina di una rivista di moda, ma che mancava della naturalezza spigliata e genuina del più alto che, semplicemente, sorrise mostrando il segno "v" di vittoria con le dita.
Lo guardò, chiedendosi perchè diavolo non riuscisse a rilassarsi quanto l'altro, invece doveva avere a che fare con quel bastardo traditore del proprio corpo, irrigidito dal momento in cui lo sguardo aveva spaziato intorno, riscoprendo nuove occhiate da parte della gente, nuove ragazze in avvicinamento, indici puntati, bisbigli sottovoce e altri flash.
Come diavolo ci riesci, Jared? Come diavolo si fa ad essere come te?
Spostò lo sguardo sull'obbiettivo e si liberò degli occhiali da sole, piazzandosi in faccia un sorriso.
«Come ti chiami?» nell'attesa del primo scatto, Jared aveva ripreso anche a parlare.
«Carola.»
«Caroline?»
«No, Ca-ro-la.»
«E' un nome carino, Ca-ro-la.»
Lei rise, scattando una foto ad entrambi e poi zoommò sul volto di Jared, solo per il fatto che fosse stato tanto carino da chiederle il nome, trattandola come se fossero stati entrambi due esseri umani e lui non fosse invece un idolo irraggiungibile della televisione o un alieno venuto dallo spazio per conquistare i cuori di tutte le ragazze del mondo. Si fermò, con il cuore in gola e gli occhi fissi all'obbiettivo del cellulare quando, inquadrandolo, vide il suo sguardo puntato verso Ackles. Arrossì, temendo stupidamente di star invadendo l'intimità dei due ragazzi, solo per il modo in cui Jared guardava il collega, per quella dolcezza che gli lesse in volto, per la gentilezza della sua mano quando posò alla spalla del più grande a cercare di coinvolgerlo maggiormente in quel semplice momento e per il suo "Jensen, Jensen, facciamo la posa dei super-eroi!" che ebbe in risposta un sorriso dolciastro dal ragazzo e un'espressione di muto ringraziamento, molto più sincera di quella che lei era riuscita a rapire dallo scatto.
Carola rimase in silenzio, il dito tremante sullo schermo dell'i-phon e le ginocchia molli.
Aveva immaginato un centinaio -migliaio!- di volte di poterli incontrare per caso camminando per strada, ma riuscire a respirare perfino parte dell'alchimia che aveva ammirato tanto nelle puntate della prima season, la fece tremare di gioia. E poi, avrebbe giurato e messo la mano sul fuoco, che fosse scattato qualcosa nel momento in cui i due avevano incrociato i loro sguardi.
«Siete bellissimi!» esplose, rossa in volto.
Jared si girò a fissarla, serio, puntando l'indice verso di lei.
«Tu sei bellissima!»
Aww, Sam, maledetto, così mi uccidi! Forse morì davvero, ma resuscitò anche e, quando riuscì ad allontanarsi sulle proprie gambe ripromettendosi di scaricare tutto il possibile sugli interpreti dei fratelli Winchester, aveva ottenuto le sue foto, un bacio sulla guancia da Sam e, nonostante non avesse potuto gettarsi con le braccia al collo di Dean e confessargli il proprio amore, si sentì la persona più felice del mondo.
«Ma come diavolo fai?» borbottò Jensen, guardando la ragazza allontanarsi e iniziando a fare lo stesso, allungando il passo per arrivare il prima possibile ai motorini e tornare al riparo dietro al set, dove non avrebbe rischiato l'assalto da nessuna fan e non avrebbe dovuto cercare le parole giuste, i sorrisi giusti, le espressioni giuste o i modi giusti per farsi piacere.
Alle volte -raramente- rimpiangeva il suo lavoro di modello: l'unica cosa di cui c'era bisogno era la bella presenza, per il resto gli bastava starsene fermo e zitto ed era un compromesso perfetto per quella sua dannata timidezza.
Un attore timido... questo sì che suonava ridicolo.
«A fare cosa?» chiese Jared, seguendolo.
«Quello.» con un cenno del capo indicò in direzione della ragazza appena scomparsa dietro l'angolo.
«Sembrava simpatica e poi era da un sacco che volevo fare delle foto con te in posa da power ranger.»
«Idiota. Non hai pensato che magari avrebbe voluto qualcosa di più serio?»
Jared arricciò il naso, stringendosi nelle spalle.
«Non sono fatto per le foto serie... cioè... e poi vicino a te sfiguro un sacco, non mi conviene proprio.»
Jensen sollevò lo sguardo, stupito, forse lusingato e, insieme, dispiaciuto.
«Smetti di preoccuparti di sfigurare, è la cosa più stupida che potessi dire.»
«Facile dirlo, per un modello...» borbottò, arricciando il naso.
«Sei serio?»
«Perchè non dovrei? Insomma, ti sei visto?»
«Sì, campione, mi guardo tutte le mattine per prepararmi. Ma pensavo lo facessi anche tu.»
«Cosa, guardarti tutte le mattine?»
«Fanculo Jared.» sbottò, roteando gli occhi al cielo «Ed io che mi stavo preoccupando davvero.»
Gli sfuggì, non avrebbe voluto ammetterlo e, sentirselo dire, gli rimescolò lo stomaco. Era come aver perso dieci anni in quei pochi mesi in cui aveva conosciuto e stava imparando a conoscere il collega, era come tornare adolescente -uno alla sua prima fottuta cotta- e scoprire che la ragazza di cui sei cotto è più alta e più simpatica di te, ha il sorriso più bello di tutto il college e per lei saresti pronto a smuovere mari e monti.
Se solo quella ragazza non fosse stata un maschio... ci avrebbe riflettuto di più, avrebbe preso in considerazione seriamente l'idea di lasciare Joanna e, chissà, l'avrebbe tenuta per mano per tutto il pomeriggio, convincendola a rimanere lontano da set per una giornata soltanto, passandola da qualche parte a divorarle la bocca e affondare nel calore del suo corpo.
«Jeeenseeen.»
Il sussurro prolungato di Jared gli solleticò l'orecchio, cogliendolo alla sprovvista.
Si allontanò di colpo, allarmato.
«Che cazzo fai?»
«Posso abbracciarti?»
Lo voleva morto. Quel piccolo -si fa per dire- bastardo lo voleva morto.
«No che non puoi, asshole, siamo ancora in strada e hai dato spettacolo a sufficienza, non ti pare?»
«Posso farlo quando siamo tornati sul set?»
«Jared!»
Jared rise, mostrando entrambe le arcate dei denti.
Rise e le convinzioni di Jensen iniziarono a crollare a pezzi, sotto il suono delizioso di quella risata allegra.
«Spero che Jeffrey si sia accorto della mancanza del suo pranzo, così cercherà di ucciderti.» affermò, in una sorta di stupida ripicca.
«Tanto tu mi salveresti.»
Jensen prese posto sul motorino.
«Jensen?»
«No che non ti salverei, al massimo ti prenderei a calci.»
Accese il motore, sistemando il sacchetto del fast food al gancio davanti a sè, in modo che non si rovesciasse e, mettendo in moto, riuscì a sentire perfettamente la voce della sua coscienza che rideva di lui e lo chiamava Bugiardo.

Erano sopravvissuti, tanto lui quanto il compare-stanga, ma ora quello che preoccupava Jensen era ben altro e, a pochi metri dalla piazzola dei caravan, aveva le curve di una ragazza, una terza di seno e due occhi nocciola che sembravano giganteschi.
Niente male davvero, si ritrovò a pensare con ammirazione, incrociando lo sguardo con Jared e annuendo, per dargli la sua benedizione; dovette essergli sfuggito qualcosa perchè il più alto fece una smorfia, gli sembrò che arrossisse e poi prese un profondo respiro, come se dovesse prepararsi alla battaglia contro il male.
Nemmeno il quarto d'ora passato a fissare negli occhi Jeffrey per convincerlo che i cheeseburger non erano avvelenati o riempiti di lassativi, sembrava essere stato così pieno di tensione.
Jared avanzò di un passo verso la splendida moretta e fu pronto.
«Jaaareeed!»
Quasi pronto.
Non si aspettava le sue braccia al collo e la sua voce squillante, che sottolineava quanto fosse felice di vederlo.
«Sue.» la abbracciò a propria volta, finendo anche per sollevarla di qualche centimetro, strappandole una risata divertita.
«Quando dirò agli altri che ti ho incontrato non staranno più nella pelle. Sbaglio o sei diventato ancora più alto dell'ultima volta? Ma si può sapere che cosa ci fai a Vancouver?»
«Le solite cose, sai, lavoro, recito e mi guadagno il pane. Cose da attore.»
«E a quante altre attricette hai spezzato il cuore, 'sta volta?»
«In che senso?»
«Oh eddai, quando io ho scoperto che non eri sul mercato, sono quasi morta dalla disperazione.»
«Ma... ma smettila.» lo mormorò, sussurrandolo piano, improvvisamente gonfio di imbarazzo, spiando in direzione di Jensen che, stordito dalla carica esplosiva della ragazza, seguiva a fatica i loro discorsi e rimase intrappolato al senso della sua ultima frase.
Ricordava che Jared gli avesse detto di non avere più una ragazza.
Inarcò un sopracciglio, quando notò lo sguardo di Sue, un misto tra malizia, curiosità e, faticò a capirne il motivo, astio. Lei pungolò con il gomito un fianco di Jared.
«Non sarà...»
«No!» si affrettò a dire lui «Lui è un attore come me, è la co-star dello show, sai Dean Winchester.»
«Oh sì, sì.» Scrollò le spalle, di colpo non più interessata a Jensen, tornando invece a guardare il più alto, con le mani che catturarono il suo braccio, stringendoselo addosso e abbassandolo alla propria altezza, euforica.
Aveva l'odore del sole caldo della California, l'abbronzatura le regalava un colore caramellato alla pelle e l'accento tradiva la sua provenienza.
«Stasera devi assolutamente venire al mio party!» chiocciò, con un largo sorriso sulle labbra rese più carnose da un rossetto di un rosa scuro, che metteva in risalto le fossette alle guance e la sua espressione giovane, quasi infantile.
Sembrava fatta apposta per Jared, quando Jensen lo pensò, sentì una morsa afferrargli il cuore.
«Ok, ok, ma solo ad una condizione.» riprese il più alto.
«Quale?»
«Deve venire anche il mio amico.» si ricordò anche di fare le dovute presentazioni «Jensen Ackles, Sue Thompson. Sue, Jensen.»
«Jared non...»
Ogni frase di Jensen scemò nel silenzio davanti all'occhiata che Sue gli tirò.
Questa volta ne fu certo, era stata questione di un attimo soltanto, ma bastò per trovarci fastidio, astio, indignazione, rimescolate da litri di superbia. Poi lei tornò a guardare Jared, studiandolo come a confermare che avesse sentito effettivamente il suono del suo nome tra le labbra del ragazzo.
Serrò la mascella facendo finta di nulla, ingoiando ogni frase di risentimento.
«Allora ci vediamo stasera! Ciao Jensen, ciao J-rod.» perfino il suo saluto risultò freddo all'indirizzo di Jensen e caldo -bollente- quando pronunciò il soprannome dell'altro.
«Bye-bye!»

«Pessima idea, man
Gliel'aveva detto e ripetuto, ma Jared doveva aver vinto il premio come testa più dura dell'intero stato del Texas.
Fuck.
Avevano avuto il tempo di una doccia veloce dopo le ultime riprese della serata, fortunatamente non avevano fatto molto tardi, ma l'idea di andare ad un party di quella Sue, non aveva entusiasmato Jensen.
"Ma no, non ti odia, figurati. Dalle solo cinque minuti e ti cadrà ai piedi sbavando come tutte le altre." gli aveva detto Padalecki, con un sorriso, una pacca sulla spalla e l'altra mano infilata nel suo guardaroba per rubargli chissà che cosa con la scusa del "Brò, il mio caravan è troppo lontano e poi ricordati la nostra parola d'ordine: condividere. Condividere." E chissà perchè più che condividere, era sempre lui che cedeva le proprie cose a quella stanga di ragazzo.
Alle volte fare il fratello maggiore era dannatamente difficile.
Nonostante tutto, lo aveva convinto ad andare a quel dannato party e ci sarebbe andato accompagnato.

Non si sarebbe mai abituato all'ingresso in pompa magna da star.
Jensen sorrise, assicurandosi di mostrare i denti bianchi, quasi fosse la reclam di un dentifricio e strinse un po' di più la mano piccola e liscia di Joanna che, senza sfigurare in alcun modo, gli camminava di fianco.
Joanna Krupa, probabilmente la donna più bella di Varsavia, con il suo metro e settanta d'altezza slanciata ulteriormente dai tacchi vertiginosi, i suoi capelli biondi e lunghi e i suoi occhi di un blu mischiato al grigio che risplendevano come diamanti sotto le luci della villa. Non c'era da stupirsi che facesse la modella, aveva tutto quello che una ragazza potesse desiderare, compreso un fidanzato dannatamente sexy.
Si era infilata un vestitino corto nero, dalle spalline sottili e la gonna morbida che le frusciava intorno alle gambe lunghe e, ad ogni passo, si stringeva contro Jensen, sorridendo alle ragazze che lo avevano riconosciuto, guardandole torva per sottolineare il proprio possesso su di lui.
«Jò, non c'è bisogno che mi stritoli il braccio.» le fece notare lui.
«Sì invece, non mi va che quelle ti guardino.»
«Disse la modella.»
Si strinse nelle spalle, sorridendogli dolcemente, stampando un bacio alla sua guancia e poi uno più lungo all'altezza della mascella, su cui si soffermò per mordicchiarlo appena e sussurrargli all'orecchio: «Anche le modelle possono essere gelose.»
«Lo vedo.»
Le sorrise, piegandosi col capo verso di lei, per baciarla a propria volta, sulle labbra, raccogliendo con la lingua il sapore particolare del lucidalabbra mischiato al rossetto, ciliegia e qualcosa di più chimico.
Rimase in compagnia di Joanna per la maggior parte del tempo, chiacchierando del più e del meno con sconosciuti che si avvicinavano buttando lì complimenti all'uno o all'altra o blaterando di aneddoti che ascoltava solo a metà. Per il resto, se non era impegnato a tenere la mente occupata con la pelle liscia della sua ragazza, che solleticava con la punta delle dita o poggiando qualche bacio lieve alla spalla, lo sguardo vagava per l'enorme giardino della villa, verso l'alto, nella speranza di riuscire a notare gli settinati capelli castani del suo collega.
«Ehi, piccioncini!»
Si voltò, infastidito dal modo in cui era stato interpellato, rivolgendo uno sguardo al ragazzo che li aveva interrotti, prima di rendersi conto che si trattava proprio dell'amico.
«Ja...» si fermò in tempo per notare Sue, attaccata al suo braccio, e la sua occhiata gelida «Padalecki.»
Jared reclinò il capo verso la spalla, con l'adorabile aria di un cucciolone confuso, timoroso di aver fatto un passo falso con il suo nuovo padrone. Fu sicuro, sicurissimo, di vedere qualcosa nello sguardo del più grande, qualcosa di simile al disagio, al bisogno di estraniarsi da quel gruppo di gente di cui lui non faceva parte.
Scoccò la lingua contro il palato.
«Riprova ancora, sarai più fortunato, Jensen
Dio, il modo in cui lo chiamò per nome, con la confidenza di un compagno di vita e il calore di un amante, giocando con ogni lettera del suo nome e spingendo la lingua contro i denti alle due "n".
«Jared, honey, andiamo dentro, voglio farti conoscere la mia amica Shana, sai che anche lei guarda Supernatural? Dice che Sam le piace da impazzire.»
Annuì, distrattamente.
C'era sempre un' "amica Shana" da conoscere alle feste di Sue ma, il più delle volte, era lei a pilotare i discorsi, risultando invadente e pesante. Non aveva fretta, quindi, di conoscere le sue amicizie.
«Noi invece andiamo ad affogare nell'alcool.» azzardò Jensen, indicando la zona dove un paio di barman lanciavano in aria bottiglie e bicchieri, per poi riprenderle al volo.
«Ecco sì, bravo.»
«Sue!»
«Cosa?»
Jensen si morse la lingua.
«Ci vediamo più tardi.»
O forse no.
«Jens...»
Chiamarlo non servì a niente, il più grande era stato veloce ad allontanarsi insieme alla sua ragazza.
«Eddai Jared, lascia che ci pensi la sua tipa a consolare il piccolo Ackles.» commentò acidamente Sue, con un lampo di compiacenza che attraversò gli occhi nocciola.
«Smettila di prenderlo in giro. Si può sapere che t'ha fatto?»
«A me? Niente, è lui che non si sforza neppure di divertirsi alla mia festa.»
«Si sta sforzando.»
Dio solo sapeva quanto si stesse sforzando di sembrare più spigliato, nonostante non si fosse trovato a proprio agio fin dal primo istante.
«Lascia stare, vah, vado a vedere come sta.»
Fece per liberarsi dalla presa di lei, ma la ragazza continuò a stringerlo e stringersi a lui, scuotendo il capo, andando oltre ai capricci. C'era stato un tempo in cui era innamorata di Jared, ma era stato prima, prima che scoprisse della sua ex, prima che Jared le facesse capire che una storia tra loro sarebbe stata praticamente impossibile. Questione di feeling, probabilmente.
«Ma perchè devi andarci tu, eh?» sbottò, il tono della voce si era fatto più alto, non era arrabbiata, era più giusto dire che fosse delusa e amareggiata. Era più giusto dire che si stava scontrando ancora una volta davanti al muro del rifiuto del ragazzo e, questa volta, lui non se ne sarebbe neppure reso conto.
Stupido Jared.
«Perchè siamo amici.»
«Amici? Non è che lui ti...»
«Smettila.»
«Oh Jared, di nuovo? Non hai imparato niente?»
«Falla finita. Siamo solo amici, ok? E gli amici si preoccupano l'uno per l'altro, l'avrei fatto per te, lo sto facendo per lui. Tutto qui. Fine della storia.»
«Lo sai che finirà come con...»
«Smettila, ho detto!»
Non fu un urlo, fu più che altro il ruggito di un animale ferito che cercava di intimidire il proprio nemico, prima di accasciarsi al suolo morente. Ed era così che apparve Jared, quando i polmoni si svuotarono d'ossigeno e la voce si spense: ferito, affondato, morente. Per quanto aveva smesso di pensarci, il cuore non aveva mai smesso di sanguinargli dopo quanto accaduto un anno e mezzo prima, quando aveva detto alla sua ex che non sarebbe più potuto stare con lei.
Era stato uno stupido allora, ma non avrebbe ripetuto l'errore. A ventidue anni si possono avere ben poche certezze, ma di questo ne fu assolutamente certo.
«Scusa.» sinilò freddamente, iniziando ad allontanarsi per infilarsi di nuovo nella folla «Vado a cercarlo.»

Il terrazzo della villa era gigantesco e da lì si poteva godere di una vista mozzafiato. Posizionata sulla costa della downtown di Vancouver, il giardino rialzato terminava a picco sul mare, offrendo le sue acque verdi carezzate dal pallore della luna come spettacolo per gli occhi. L'odore salmastro poi aleggiava insieme alle spezie delle cibarie sistemate ai boufet intorno all'enorme piscina e il vociare degli ospiti faceva da sottofondo alla festa.
Jensen era riuscito a ritagliarsi qualche minuto da solo e, appoggiato al balcone, osservava verso il mare, sentendo dal basso la voce di Joanna che chiacchierava divertita con qualche fotografo famoso con cui entrambi avevano lavorato qualche anno prima a Los Angeles.
Non era stato difficile trovarlo, Jared si complimetò con se stesso per aver puntato fin da subito proprio al terrazzo e, stringendo un paio di bicchieri colmi di chissà quale intruglio alcolico, lo affiancò, dando le spalle al panorama.
«La tua tipa è uno schianto.» fece ciondolare uno dei bicchieri in sua direzione.
«Ehi.» Stranamente, Jensen non apparve stupito della sua presenza, l'accettò passivamente -una parte di sè, forse, ne fu perfino felice- e afferrò il bicchiere, attento a mantenere lo sguardo lontano da quello di Padalecki.
«Ehi,»
«E' una bella festa.»
«E la tua è una bella frase fatta.»
«Grazie, le ho segnate tutte su dei foglietti, ho scoperto che sono sempre utili ai party.»
Jared sorrise, prendendo tempo prima di continuare.
«Jared è un bel nome.» riprese, con finta casualità, ma l'allusione risultò chiara ad entrambi.
Jensen sapeva che avrebbe sollevato l'argomento, prima o poi, sperava solo di diventare improvvisamente sordo e muto quando sarebbe accaduto, così da avere un ottima scusa per evitare di partecipare al discorso.
«Non ho mai detto il contrario.»
«Allora è perchè non ti piace se io ti chiamo Jen...» boccheggiò, rendendosi conto per la prima volta di non avergli mai chiesto il permesso e di non avere nemmeno preso in considerazione il fatto che potesse dargli fastidio «Oh...» che idiota «Scusa, non credevo che...»
Jensen scosse il capo, affrettandosi a fermarlo.
«Non c'entra niente. Mi va bene se mi chiami per nome.»
«Davvero? Guarda che non c'è bisogno di dirlo per non offendermi.»
«Jared, è ok.»
«Ah!»
«Cosa?»
«Ripetilo.»
«E' ok?»
«No, tutta la frase.»
Cercò di ricordare cosa avesse detto di così strano, ripetendosi mentalmente tutta la frase, partendo proprio dal nome dell'altro.
Ah.
Era stupido farsi problemi per una cosa tanto ridicola, arrivati a ventisei anni non ci si poteva soffermare su certe puttanate, ma ogni volta che faceva un passo verso Padalecki, si sentiva come controllato da centinaia di occhi in trepidante attesa del suo fallimento. Aveva notato benissimo tutti gli sforzi del più piccolo nel coinvolgerlo in qualsiasi cosa facesse e non era sicuro di meritare tanta fatica.
«Jensen.»
Jared lo pungolò con il gomito al fianco.
«Forse l'ho dato per scontato, ma a me piace che i miei amici mi chiamino per nome.»
Perchè diavolo doveva essere così dolce e così naturale mentre diceva certe cose?
«Ok.» gli concesse Jensen.
«Ok.»
Il più alto annuì, sospirando, soddisfatto per aver chiarito almeno in parte il concetto.
«Allora vado a fare da cavaliere a Sue, prima che le venga voglia di legarmi ad una sedia.»
Risero entrambi e il ragazzo mosse i primi passi, cercando la figura dell'amica in mezzo a tutta la gente che riempiva la villa ed il giardino illuminato a giorno.
«Jared.»
Si voltò di colpo, un sorriso enorme per il nome che aveva sentito tra le labbra del più grande.
«Grazie.»
«Per cosa?»
Per avermi voluto come amico.
«Per la birra.» confessò, molto meno romantico, sdolcinato e ridicolo. Più da Dean Winchester, riflettè, ne aveva di cose da imparare da quel tipo.
Jared annuì, gli sguardi rimasero incrociati a lungo.
«Nessun problema.»
E Jensen ebbe l'assoluta convinzione che avesse letto perfettamente quanto aveva voluto tacere in quel semplice ringraziamento.
 
 
Current Mood: energeticenergetic
Current Music: Sherlock - SHINee