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23 August 2012 @ 11:11 pm
[Supernatural RPS] J. || #01. Padalecki, with the "ck"  
Titolo: J.
Serie: Supernatural Rps
Capitolo: 1/?
Character: principalmente Jared Padalecki; Jensen Ackles; Jeffrey Dean Morgan (sullo sfondo); Misha collins (not yet); Chad Michael Murray (guest star - not yet); altri più avanti;
Pairing: principalmente JensenxJared {j2}, JaredxMisha {mishalecki}; altre più avanti;
Rating: Nc-17
Genre: Slice of life, Fluff, Romance, Melancholy, Erotico
Word: 3.176
Note: Sarà lunga, lunga e travagliata e spero di arrivare abbastanza lontano prima di perdere completamente l'ispirazione. Inizialmente la fic doveva essere sulla troisome j2m, poi mi sono resa conto che della difficoltò di gestire una troisome come si deve (ma un giorno ce la farò è_é) e piano le idee si sono evolute in altro modo per i fatti loro, quindi alla fine ho cambiato le carte in tavola.
La fic in sè l'ho pensata diluita come minimo in cinque anni, che prendono in considerazione dalla 1° alla 5° serie di Supernatural, quando Castiel è diventato un personaggio fisso del telefilm.
In questa prima parte, intitolata "The amazing guys", la storia ruota intorno ai J2 e per ovvi motivi Misha ancora non compare, ma è destinato ad arrivare e a prendersi il suo ruolo di personaggio principale, quindi abbiate tutti fede nell'Angelo del Signore (?).
Il titolo... beh, cercavo qualcosa di semplice e sono scaduta sull'iniziale del nome di Jared, in più ho anche una strana fissazione per la lettera "J", lunga storia, whatevà.
Disclaimers: Gli attori appartengono tutti a loro stessi, con questa fic non si vuole assolutamente discutere i loro gusti sessuali, le loro scelte di vita o quant'altro. E' una fic scritta senza scopo di lucro e senza la pretesa di poter dire di "conoscere" i personaggi che qui si muovono perchè no, non li conosco affatto e in questa fic c'è soltanto la loro idealizzazione.
J.
[The amazing guys]

«This guy is smoking hot. I can't play his brother!»
Jensen Ackles

#01. Padalecki, with the "ck"
Con le braccia incrociate al petto e la schiena poggiata alla parete degli studi di registrazione, Jensen Ackles guardava in silenzio la scena che stava per essere girata, abbastanza vicino da poter sentire le parole recitate dal copione, ma abbastanza lontano da non essere tra i piedi delle comparse del momento, del ragazzo che sistemava le luci o delle hair-stylist che correvano da una parte all'altra per sistemare i capelli della co-star della serie: Jared Padalecki.
Era su di lui che lo sguardo si era focalizzato, sul suo modo di muoversi, di parlare, di camminare, di guardare e perfino di respirare. Era giovane, quattro anni meno di Jensen, ed era un attore che aveva ancora tanto da imparare, eppure, nonostante tutto, era riuscito a colpire l'intera crew, il regista, Kripke e, ovviamente, lo stesso Jensen.
«Rifacciamolo un'altra volta! Jared, torna indietro e... azione!»
Al ciack del regista, i personaggi ripresero vita, muovendosi all'interno della scena, ruotando intorno a Sam Winchester e a quel suo modo di cercare di passare inosservato nonostante fosse tanto alto da fare schifo. Ma aveva quel suo modo di tenere le spalle basse e il fare pacato dietro cui si nasconeva, o quando camminava a mezzo passo dietro suo fratello, affiancandosi soltanto quando Dean si fermava ad aspettarlo.
Jensen sorrise inconsciamente, senza un motivo preciso.
«Cut! Va bene così, facciamo una pausa di qualche ora e ci vediamo domani mattina per le cinque!» urlò il regista, riscuotendolo dai propri pensieri.
Tirò un sospiro di sollievo, trovando curiosamente lo sguardo di Padalecki che lo cercava, sorridendogli con calore e mostrandogli il pollice all'insù. Fece lo stesso, più per mera gentilezza che per reale partecipazione e, poco dopo, Adrianne e un'altra coppia di comparse gli si avvicinò.
«Jensen, noi facciamo un salto al pub per staccare, vieni anche tu?» domandò la ragazza di Sam.
Lui sorrise cordialmente, scuotendo il capo.
«Magari vi raggiungo più tardi, ora vorrei approfittarne per sistemare la mia roba.»
«Ok, allora a più tardi.»

La sua idea di "sistemare la roba" si riferiva al raggiungere la roulotte e scartabellare tra la collezione di cd che si era portato da casa, sistemandoli un po' sul pavimento e un po' sul letto perfettamente rifatto, leggendo a casaccio i titoli delle cover di gruppi rock o country.
Qualcosa spinse la porta socchiusa del caravan, individuò con la coda dell'occhio una testa dai capelli castani ed il volto di un ragazzo che si sporgeva per spiare all'interno, ritraendosi indietro, sparendo.
Fece finta di niente e prese in mano un altro cd.
Pochi istanti dopo e la testa di prima rispuntò, spiando di nuovo dentro, questa volta più a lungo, con l'aria curiosa di un gatto, o meglio, di un cagnolino in cerca del proprio padrone per giocare o fare una passeggiata.
«Hai bisogno di qualcosa?» domandò Jensen, cordiale.
Il ragazzo aprì completamente la porta, mostrandosi sulla soglia, così alto che rischiava di sbattere la testa, vestito dal giaccone di scena e da un paio di jeans pesanti che ricadevano su delle scarpe sportive di marca. Notò subito che, questa volta, le spalle erano tenute ben dritte, le mani infilate nelle tasche dei jeans ed un'espressione sicura e viva gli dipingeva il volto.
«Ho pensato ti andasse un po' di compagnia, visto che non sei voluto andare con gli altri.» affermò, con tranquillità. Per quanto cercasse di nasconderlo, Jensen riconobbe facilmente la cadenza texana nella voce.
«Lo sai perchè mi spii?»
«Sì.»
«Oh. Ok.» mormorò, sconcertato.
«Sto scherzando, l'hanno chiesto anche a me, ma ti cercavo e Jeffrey mi ha detto di averti visto qua.»
«...gotcha...» Annuì poco convinto, studiandolo ancora, soffermandosi più e più volte sul sorriso che accompagnava ogni parola ed espressione e sugli occhi dal taglio sottile che si facevano mano a mano più luminosi; da quella distanza non riusciva a capire di che colore fossero, forse nocciola, forse ambrati, forse nessuno dei due colori.
«Ti ricordi di me, no?»
What the fucking hell? fu la risposta silenziosa, stampata sulla sua faccia. Difficile dimenticarsi della co-star dello show in cui entrambi recitavano.
«Sono Jared Padalecki, quello che interpreta il fratello minore del tuo personaggio.»
«Padalecki, yeha.»
«Esatto, Padalecki, con la "ck".»
«Sì, lo so come si scrive, dude, e ricordavo anche il tuo nome.»
Iniziava a chiedersi se non fosse il caso di tranciare lì il discorso e tornarsene ai propri cd, lasciando quel ragazzino nella sua pazzia. Essere eccentrici era un must per quasi tutti gli attori, nulla di nuovo quindi che lo fosse anche quel Padasomething.
Ma Jared continuò:
«Bene ed ora che ci siamo presentati,» ghignò birbante «di nuovo,» specificò, allusivo «sento che è nato un feeling tra noi.»
«Eh?»
«Quindi, andiamo a berci qualcosa insieme.»
«Eh?»
«Let's go!»
Non ebbe il tempo di aprire bocca, la mano di Jared gli arpionò il polso, trascinandolo verso l'uscita della roulotte, in direzione del pub, con la stessa confidenza che poteva avere un fratello minore o un amico di vecchia data, senza porsi il problema che forse -forse!- si stesse prendendo troppe libertà. Tutt'altro, lo vide voltarsi verso di sé, mentre gli camminava davanti, trascinandolo a forza, e sorridergli con un candore genuino che quasi gli fece male al petto.

Avevano trovato posto ad un tavolo poco distante dal bancone del locale, tra la musica forte che faceva vibrare i bicchieri e le decine di persone che lo affollavano. Abbandonati allo schienale delle seggiole c'erano i loro giacconi, mentre davanti a loro riposavano un paio di bicchieri di birra ormai mezzi vuoti.
I convenevoli erano stati veloci, già da giorni avevano superato la fase del "Quindi sei texano anche tu? Cool!", saltando quella degli anni (nonostante Jensen avesse ancora parecchi dubbi sulla reale età dell'altro attore, che sembrava più piccolo di quanto gli aveva sentito dire) e passando direttamente alle cazzate più disparate.
Jared stava parlando di quanto gli piacessero i cani e del fatto che ne avesse due, quando si accorsero del gruppetto di ragazze che avevano continuato a lanciare sguardi in loro direzione, di quelli che significano una cosa soltanto.
«Siete qui da soli?»
«A quanto pare.»
«Allora non vi dispiace se io e le mie amiche ci aggiungiamo a voi, vero?»
Era stata la voce squillante di una ragazza a rivolgersi loro, insieme ad un paio di bottiglie di birra che poggiò davanti ai due, sorridendo e aggirando il tavolo, per portare le mani agli schienali, piegandosi in loro direzione.
Carina. Fu il pensiero di entrambi, mentre osservavano le labbra rosse, le ciglia lunghe ed il profilo delicato incorniciato da capelli biondi. Erano lunghi e ricadevano ondulati su un abitino verde-acqua che le carezzava morbidamente le curve piacevoli del corpo.
Decisamente carina.
Jared si passò una mano tra i capelli e Jensen cercò di indossare il sorriso più accondiscendente che possedesse, ma col volto e con la bocca che si ritrovava era difficile pretendere che i suoi sorrisi non fossero tutti spaventosamente sensuali.
«Il primo giro lo offriamo noi, il prossimo però lo offrite voi, ok?» propose lei, raggiunta dalle altre due amiche.
«Andata.» affermò il più giovane, iniziando con le presentazioni: «Lui è Jason Ackles.»
Sbaglio volutamente.
Jensen ne incrociò lo sguardo e lo definì, istintivamente. complice; sti stupì di scoprire che sapeva esattamente cosa dire.
«E lui è Jared Padawan, dice di essere figlio di qualche Jedi, ma non credetegli, non ha neppure una spada laser.»
Le tre risero, ma la risata più calda fu proprio quella di Jared, che aveva battuto la mano sulla spalla di Jensen, in una pacca amichevole.
«Ehm... sei un attore, vero?» disse qualcuna, non avrebbero saputo dire chi delle tre di preciso, finché non tornò a parlare: «Ti ho visto in Gilmore Girls, interpretavi Dean. Giusto?»
Jared annuì.
«Yep. E ti piaceva?»
Lei avvampò sotto al suo sguardo curioso.
«Beh, veramente preferivo Jess.»
«E ti pareva.» sbuffò.
«C'mon girl, come fai a preferire qualcun altro ad uno che si chiama Dean?»
L'intervento di Jensen lasciò Jared piacevolmente stupito, per aver preso le sue parti.
Da poco era andato in onda il pilot di Supernatural, per cui non ci fu nulla di strano che soltanto il ragazzo capisse la battuta e la coincidenza che, da subito, aveva trovato divertente, ma l'espressione di finto rimprovero di Dean Winchester, bastò a far ridere di nuovo le altre tre.
C'erano state altre battute, altri "Anche tu sei un attore?" (a cui Jared aveva ben pensato di rispondere con un "Ed è anche uno di quelli bravi e sexy, parola mia" che aveva fatto chiudere il collega in un timido silenzio per parecchi minuti), altri sorrisi ed altre birre che riposavano ora vuote sul tavolo, insieme al cellulare di Jensen.
Il più giovane aveva tenuto banco per tutto il tempo, il suo gesticolare mentre raccontava qualche aneddoto e il suo modo di esaltarsi nel raccontarlo, mettevano di buonumore, catalizzavano l'attenzione e, ben presto, si erano aggiunte altre ragazze che lo guardavano sognanti, erano aumentati i bicchieri e le bottiglie di birra e la testa iniziava ad essere troppo leggera.
Qualcuno afferrò il cellulare sul tavolo.
Jensen si accorse troppo tardi che era stata la biondina che per prima si era avvicinata al loro tavolo, Alison, aveva detto di chiamarsi.
«Ehi, aspetta, quello è il mio cellulare.»
Lei gli diede le spalle, digitando sulla tastiera del telefono e, quando la suoneria del proprio cellulare invase la borsetta, sorrise e restituì il cellulare al proprietario.
«Adesso ho il tuo numero.» annunciò con una nota d'orgoglio «Ci vediamo presto, Jensen.» Si avvicinò a lui e gli lasciò l'impronta di un bacio sulla guancia.
Lui la guardò con un mezzo sorriso sulle labbra, con cui cercò di mascherare l'imbarazzo quando Jared se ne accorse, portando due dita alla bocca producendo un fischio acuto.
«E bravo Ackles, hai fatto colpo!» esclamò.
«Ne dubitavi?»
Jared rise.
«Nope.»
Ammiccò e lo superò, recuperando il proprio giaccone per uscire dal locale. Si fermò quasi subito, come bloccato da qualcosa, tornando a voltarsi verso il ragazzo più grande, piegandosi su di lui ed evitando a fatica di sbattere la testa contro la sua, per aver preso male le distanze.
«Dobbiamo farlo più spesso.» affermò poi, quando l'ennesima risata si sciolse nella musica del locale.
«Cosa?»
«Uscire insieme, io e te.» fece una pausa, incupendosi di colpo «Sempre che non ti dispiaccia, ovvio.»
Jensen scrollò le spalle, scrutando più attentamente l'espressione rattristata dell'altro.
Irrazionalmente si ritrovò a posargli una mano alla nuca, passandogli le dita tra i capelli in un gesto veloce, che nacque e morì in pochi secondi.
«No, è ok.» rispose, stranito del proprio gesto.
«Cool! Notte, buddy
«Sì, notte.»

Jared non si era fatto attendere.
Si presentò alla porta della sua roulotte dopo quasi trentasei ore di lavoro, interrotto solo da qualche sparuta ora per mangiare, riposarsi e darsi una lavata. La spalancò fragorosamente annunciandosi in grande stile con una domanda bruciapelo:
«Ackles, sai giocare a biliardo?»
Jensen si stropicciò gli occhi, sbadigliando stancamente. L'attenzione del collega si soffermò troppo a lungo sui suoi occhi languidi di sonno che rendevano l'iride di un verde quasi liquido, seguendo poi la linea del naso cosparso di lentiggini e fermandosi sulla bocca carnosa, morsa nervosamente dagli incisivi.
«Ackles?» ritentò, abbassando la voce, nonostante fosse ormai sveglio.
Jensen sbuffò, tutto quello che desiderava era lasciarsi morire in un angolo per qualche ora, prima di tornare nuovamente operativo.
«Sì, so giocare.» rispose, con la voce impastata di stanchezza «Perchè?»
«Grande! Allora giù dalla branda, soldato. Ho detto a Pitt e David che li avremmo sfidati e stracciati!»
«Tu cosa?»
«C'è in palio una moto, dude, non potevo dire di no!»
Il più grande lo fissò poco convinto, cercando di capire se si trattasse di un sogno -e il fatto che Jared iniziasse già ad invadere i suoi sogni sarebbe stato preoccupante- o se il ragazzo parlasse sul serio.
Ovviamente Jared era serio.
«Una moto? Per una partita di biliardo?»
«Sì, moto che noi vinceremo. Quindi forza e coraggio, concentrati, focalizza la vittoria e lasciamoli in mutande!»
Jensen tirò indietro il capo, stravolto.
«Ma tu non dormi mai?» la voce gli era uscita con un tono lamentoso che difficilmente sarebbe potuto sembrare infantile -era bassa la voce di Jensen, ruggente e virile-, ma fece ugualmente tenerezza «Tra un paio d'ore riprendiamo a girare e non hai sonno?»
Jared scosse il capo.
«Per niente e poi dormiremo quando saremo morti, no?»
Dannato Padalecki e dannata quella sua sicurezza sconfinata.
«Tu vuoi uccidermi...» bofonchiò, tirandosi stancamente su in piedi, per barcollare ancora mezzo addormentato verso la scaletta della roulotte, guardando la mano di Jared tesa verso di sè.
«Ce la faccio, ce la faccio.» soprattutto i veri uomini non danno la mano agli altri ragazzi, ma questo lo tenne per sé e Jared ritirò la sua.

Birre, stecche e biliardo.
Il piano bar era stato abbandonato dal pianista già da una buona ora e, al suo posto, cantava la voce di John Denver in sottofondo, che regalava un'atmosfera country al locale vecchio stile.
Jared e Jensen si erano intervallati nei tiri davanti al tavolo del biliardo e, se il più giovane non la finiva di disturbare i due avversari, più grandi di lui di almeno una quindicina d'anni, l'altro parlava molto meno e metteva in buca molte più palle.
Una dopo l'altra erano diminuite, fino al momento decisivo, in cui il turno era tornato ad essere quello di Jensen.
«Ackles, non puoi sbagliare.»
Il fiato di Jared gli scivolò contro il collo. Si girò, incontrando il suo volto troppo vicino al proprio, mentre la mano del ragazzo sosteneva la propria nuca. Era così grande e aveva dita così lunghe che riuscì a raccogliergliela tutta nel palmo, avvicinandola a sè per obbligarlo a poggiare la fronte contro la sua.
Jensen deglutì, irrigidito, infastidito anche da quel contatto fisico non richiesto e fin troppo teatrale, ma lo lasciò fare, promettendosi di fermarlo soltanto quando e se avesse superato il limite.
E Jared continuò, con gli occhi negli occhi del più grande, la determinazione nello sguardo e la voglia di vincere che gli bruciava nelle vene.
«Il tiro della vittoria dipende tutto da te, devi solo mettere in buca le due ultime palle e diventerai la nuova leggenda di Vancouver.»
«Devi farla per forza così esagerata?»
«Ackles non ti distrarre! E poi lasciami sognare in grande.»
Jensen tacque, guardandolo dal basso.
Si rese conto per la prima volta di quanto fosse alto quel ragazzo; lo superava di una buona spanna, aveva un corpo snello, asciutto, ma in più di un'occasione, sul set, aveva notato l'agilità dei suoi muscoli scattanti, gli bastò ricordare solo come, nella scena di Dead in the Water, lo avesse doppiato in pochi istanti nella corsa.
«Vai e distruggi Ackles, tieni alto il nome dei Winchester!»
«Sarebbe più facile vincere se mi mollassi.»
«Scusa, ci stavo prendendo gusto.»
Lo lasciò libero, obbligandosi a guardarlo in silenzio, ammirandone il profilo, il modo in cui il Pomo d'Adamo si sollevava e ridiscendeva quando deglutì, salendo poi ad osservare il mento rasato da poco e le labbra. Aveva labbra di un bel rosa e molto più carnose delle proprie che, di contro, erano sottili e piccole, e poi, notò con stupore, amava passarvi sopra la lingua in ogni occasione, leccandole per poi ritrarla, unendo le labbra e rischiudendole. Era una cosa che avrebbe mandato in visibilio un sacco di ragazze, riflettè.
Scattò su con la testa quando lui tese i muscoli pronto al colpo: il busto piegato in avanti, il fondoschiena -fasciato dai jeans- che urlava "guardatenonc'èpartedimechenonsiaperfetta" e le gambe appena un po' divaricate, mentre le dita stringevano la stecca.
Un colpo.
L'estremità dell'asta colpì la pallina bianca che rotolò contro la sponda, rimbalzò verso la pallina rossa, la gettò in buca d'angolo e sfilò contemporaneamente indietro all'indirizzo dell'ultima palla, la 8, infilando in buca anche quella.
Partita conclusa.
Vittoria.
«Sììì!» urlò Jared.
«Awesome!» ribattè Jensen, entusiasta.
Poggiò la stecca al tavolo, ritirandosi dritto in piedi, ma subito si ritrovò bloccato dalle braccia del più piccolo che lo strinse per la vita, sollevandolo di peso, con le Adidas nere e rosse che penzolavano da terra di una buona decina di centimetri.
Stupito sgranò gli occhi, il corpo attraversato da una scossa, l'adrenalina che entrava in circolo, il calore di Jared, il suo petto premuto contro il proprio e la forza delle sue braccia che riuscivano a sostenerlo nonostante sembrasse così magro con quei vestiti enormi addosso. La guancia di lui continuava a strofinare contro la propria e la sua risata colò direttamente nel timpano, in un suono piacevole, quasi ipnotico, per poi fare spazio alle sue parole.
«I love you, Ackles!»
E, per quanto sapeva fossero dette così, tanto per dire, si incastrarono nel petto di Jensen, pungolandogli il cuore in un modo stupido.
«Ora puoi mettermi giù, Padalecki.» soffiò, non sappe dove ritrovò la forza di parlare, ma il tono gli uscì di rimprovero «Non. Farlo. Mai. Più.»
L'altro chinò il capo, annuendo mestamente.
«Mai più. Promesso. Scusa.» mormorò.
Dannazione. Per un momento si pentì di averglielo ordinato, allungò la mano verso la sua spalla e battè qualche colpetto poco convinto.
«Va bene, andiamo a vedere questa moto?»
Jared tornò immediatamente a sorridere, girò su se stesso e si portò con lunghe falcate verso il cortile interno del pub, seguito da David che borbottava qualcosa a proposito del nipote rimasto senza regalo.
Aprì la porticina di ferro verde, chinando il capo per evitare di andare a sbattere contro lo stipite e «Voilà!»
Con un ampio movimento del braccio mostrò la meraviglia al collega.
«Padalecki... avevi detto una moto.» che, evidentemente, non la prese nel verso giusto.
«Esatto e visto che il colpo della vittoria è stato il tuo, a te l'onore del primo giro.»
Jensen sollevò l'indice ad indicare quella che, a tutti gli effetti era una moto. In miniatura.
«Quella è una moto per bambini.»
«Ma è sempre una moto.»
«Per bambini!»
«Non te l'avevo detto?» Jared sollevò gli occhi al cielo, con finta aria innocente «Che sbadato.»
Scrollò le spalle, prendendo posto sul minuscolo sellino rivestito di pelle sintetica, schiacciando il pulsante "ON". Sorrise soddisfatto al rumore del piccolo motore che si accendeva ronzando e sollevò la mano in direzione dei tre colleghi.
«Ragazzi, è stato un piacere, ci vediamo sul set!»
«Spero che ti schianti!» gli urlò dietro David.
«Sono il protagonista di Supernatural, non posso morire così presto e, soprattutto, non posso lasciare da solo mio fratello!»
Probabilmente per la stanchezza, Jensen ebbe la sensazione che lo sguardo che Jared gli tirò fosse perfino malizioso, ma scosse il capo, convincendosi di esserselo immaginato.
In groppa alla motoretta dal numero 4 stampato sul parabrezza di plastica gialla e bianca, Sam partì all'indirizzo del set, con l'aria felice e soddisfatta di un bambino.
Jensen lo guardò allontanarsi, così alto che doveva incurvarsi ridicolmente per poter arrivare al manubrio. Lo trovò divertente e, intimamente, gli fu grato di averlo invitato a giocare con lui, sentendo ancora nelle orecchie il suono trillante della sua risata.