?

Log in

No account? Create an account
 
 
09 June 2007 @ 04:42 pm
Kids: Tender Age  
Titolo: Tender Age
Fandom: Full Metal Alchemist
Pairing: RoyAi, Elricest
Rating: PG
Prompt: 001. Inizio
Conteggio Parole: 3337
Riassunto: Ispirato all'OAV Kids
Ci sono dei bambini che giocano a carte e altri che corrono dietro una palla color blu.
C'è una bimba che guarda uno di loro in silenzio e piano gli stringe la mano, mentre il sorriso si mostra timidamente sul suo volto di porcellana.
Ci sono due fratelli, dagli occhi gialli-gialli, più gialli dell'oro stesso!
E poi... e poi ci sono Io che sono il Capo e basta!
Autrice: Sì, va bene marmocchio, però il riassunto dovevo scriverlo io, neh>_>!
Warnings: shounen ai, spoiler
Tabella: BDT Taisa

In concomitanza con l'uscita del movie The Conqueror of Shambala, erano usciti sul mercato i nuovissimi set di carte da gioco di FullMetal Alchemist, tra cui quello del "Flame Alchemist", divenuto a prima vista il suo preferito.
Con un sorriso largo e luminoso ne aveva comprato ben cinque bustine ed ora, seduto sulla panchina innanzi all'edicola, sistemava le sue carte attirando la curiosità dei suoi amici in piedi intorno a lui.
Un altro bambino, più grassottello di lui e dal particolare taglio di capelli rossicci, si era accomodato davanti a lui.
Le gambe tenute ai lati della panchina di legno scuro, le facce paffute quasi completamente sprofondate nel ventaglio di carte tra le mani ed un ghigno soddisfatto a piegare le labbra.
"Io attacco!" esclamò, piazzando sul piano della panchina la sua carta.
Il rosso lo guardò, esultò acuto e poi poggiò un altra carta sopra la prima.
"Sei morto!" fece alzando le braccia al cielo "Ho vinto io!"
"Cosa? No! Non dovevi vincere tu!" si lagnò il primo, agitando le braccia su e giù e scuotendo vigorosamente il capo, non sarebbe parso strano se la sua testa avesse cominciato a staccarsi dal collo e prendere il volo come un piccolo elicottero.
L'unica bambina del gruppo sospirò poggiandogli una mano alla spalla.
Una mano talmente bianca che lui ebbe paura di vederla sporcata a contatto con la sua maglietta rossa.
Che pensiero sciocco.
"Vincerai la prossima volta." pronunciò con calma la bambina, il tono basso e tranquillo, i movimenti eleganti anche ora che erano imbrigliati in un paio di semplici pantaloni beige a tre quarti ed in una magliettina giallo pallido dal colletto ricamato a mano. Se non fosse stato per i morbidi capelli biondi che sfioravano le spalle esili della bambina, sarebbe potuta passare per un maschietto.
"Sì!" chiocciò il bambino mostrandole un largo sorriso.
"Vuoi giocare tu ora?" le domandò allegramente, porgendole un mazzo di carte legato da un elastico verde "Ti presto il mio mazzo."
Lei scosse piano il capo, scie dorate ne seguirono docilmente il movimento, regalando ai suoi capelli i riflessi del sole.
"Preferisco guardare te." disse accennando un sorriso, un assaggio in realtà di quello che era il suo sorriso "E poi se dovessi giocare con il tuo mazzo perderei."
Il bambino si sentì schiacciare dal mondo intero a quella frase.
"No!!!" urlò con lacrime di coccodrillo che scivolavano dagli occhi di petrolio "Riza-chan, sei cattiva!"
Si coprì il viso con entrambe le braccia, singhiozzando e tirando su col naso più volte, attirando l'ilarità degli altri bambini.
"Se lo dici tu." affermò invece Riza-chan, con pacatezza. Lei non si agitava mai. Molti dicevano che era una brava bambina, che era un tesoro, che forse era troppo seria per la sua età.
La verità è che non si agitava, non sorrideva troppo e non si esprimeva come gli altri bambini perchè, semplicemente, non le andava di farlo. Tutto qui.
A quella frase lui smise subito di piangere. Era una mossa inutile, non sarebbe riuscito ad addolcire la bimba che pure aveva ragione.
"Uffa. Ok, lasciamo perdere." scattò in piedi con un balzello atterrando a poca distanza da lei e reclinò il capo sorridendole.
"Siamo ancora amici, vero?"
Lei rimase a guardarlo, le gote spruzzate di un bel rosso brillante davano un minimo di colore a tutto quel bianco che la faceva sembrare una sorta di principessa delle nevi.
Annuì piano mentre l'altro accentuò il suo sorriso. Infantile e dolce, ai suoi occhi risultò il sorriso più bello che avesse mai visto.
Ed una timida mezzaluna piegò anche le sue labbra, in risposta a quel sorriso.
"Allora dobbiamo rimanere amici per sempre."
Il bambino si sporse un poco verso di lei, le sfiorò la guancia lattea con le labbra e poi si ritrasse sotto lo sguardo stupito dei loro amici.
"Ohooo, Roy-chan ha baciato Riza-chan!" esclamarono in coro puntando gli indici verso di loro.
"Allora anche io voglio farlo!"
Un bambino dall'aria simpatica e disordinata si fece avanti.
I biondi capelli spettinati sul capo e due occhi furbetti azzurri come il cielo. Indossava una salopette di blue-jeans e scarpe da tennis.
Quando mosse un altro passo verso di lei, il bambino si era già piazzato davanti, allargando le braccia come se volesse proteggerla.
"No, tu non puoi Jean!"
"Cosa? E perchè no?" si lamentò il biondino.
"Perchè no! Solo io posso!" lo pronunciò con una punta d'orgoglio, gonfiando il petto, rizzando la schiena e tenendo la testa ben in alto, forse troppo in alto.
"Ma se puoi tu posso anche io!"
"No invece, ho detto che solo io posso, perchè io sono il Capo!"
"Ma uffa, non è giusto così!"
"Il mio papà dice sempre che la vita non deve essere giusta, per cui è giusto così."
Un ragionamento troppo contorto per la giovanissima mente di Jean che, sbuffando pesantemente, si fece da parte calciando un sassolino sulla strada.
"Andiamo a giocare al campetto?" propose allora il rossino, raccattando tutte le sue carte per infilarle alla male peggio in uno zainetto rattoppato in più punti.
"Sì!" fece il biondo.
"L'hai portata la palla, Breda?" domandò il brunetto con sguardo sospettoso.
L'altro bambino si vide costretto a ravanare nello zaino alla ricerca di una palla che, purtroppo, ricordava benissimo di non aver portato.
Quella mattina, troppo impegnato a convincere sua madre a preparargli un abbondante pranzo al sacco, se ne era dimenticato.
"Ehm..." tergiversò continuando la sua ricerca, nella vana speranza che, prima o poi, quella palla si sarebbe materializzata come per magia.
"Sei proprio stupido, Breda." affermò il brunetto.
"Mica l'ho fatto apposta. Potevi portarla anche tu, Mustang!"
Il piccolo Mustang, Roy Mustang per la precisione, sbuffò incrociando le braccia al petto.
"No invece, perchè io ho portato solo il marsupio!" disse con tono saccente, indicando il suo piccolo marsupio nero allacciato alla vita.
"Uffa." borbottarono gli altri due bambini, Jean Havoc e Vato Falman, l'unico bambino che fino a quel momento era rimasto in silenzio a fissare gli altri.
"Roy."
Era stata Riza a chiamarlo.
Con voce così sottile che non era stata udita da nessuno e fu costretta a tirare la manica della maglietta del bambino per ottenere la sua attenzione; allora lui si voltò, incontrando l'indice paffutello di lei che puntava verso il marciapiede, dove una palla blu rotolava avvicinandosi sempre più a loro.
"Una palla!" esclamò Breda.
"Prendiamola!" fece Jean, iniziando a correre in direzione della palla.
"Guarda che sta venendo lei da noi, è inutile correre." fece notare Roy scuotendo il capo, sconfortato dalla mancanza di uso di cervello del suo amico.
"Lo sapevo anche io, che credevi?"
"Certo, certo." fece, annuendo così come si fa con i pazzi.
Ma, oltre alla palla, arrivarono anche delle voci di bambini.
Tre.
Che correvano urlando nella loro direzione ed agitando le braccia esageratamente.
"Fermate quella palla!!!" urlò il primo tra i tre. Un urlo che pareva molto più un ordine.
"Per favoooreee, fermate la nostra palla!" fu invece il grido del secondo, l'aspetto così simile al primo bambino che, non appena li videro, si convinsero fossero fratelli, seppure il suo tono era stato più gentile del primo. Un tono di supplica.
"La palla! La palla!" gridò infine l'ultima bambina; dietro i due arrivava per ultima e cercava di aumentare la velocità della sua corsa. Inutilmente. Veniva sempre lasciata indietro, costretta a guardare le schiene dei due bambini che si allontanavano da lei.
Jean prese in mano la palla blu, osservando prima questa e poi i tre bambini che, finalmente, li raggiunsero boccheggiando alla ricerca di ossigeno.
Non li aveva mai visti prima.
I due maschietti, per di più, avevano occhi di un colore stranissimo.
Molto diverso dal nocciola/ambra di Riza-chan.
Sembravano pepite d'oro.
Anche i suoi amici si soffermarono a lungo ad osservare i tre.
Soltanto Roy ne apparve poco interessato.
Togliendo la palla dalle mani di Jean la alzò sulla propria testa, incrociandovi poi sopra le dita e sorridendo sornione.
Aveva in mente qualcosa, impossibile negarlo.
"E' vostra questa palla?" domandò candidamente, un tono così angelico che doveva appartenere per forza ad un altro bambino perchè lui di angelico aveva ben poco. Eppure anche l'espressione che mostrò sembrò così candida ed ingenua. Oh, che tenero angioletto!
"Sì." affermò il bambino più vicino tra i tre.
Lo sguardo diffidente ed un poco imbronciato dalla fatica di aver corso per tutto quel tempo.
Roy sorrise.
Nulla fu più delizioso di quel sorriso che obbligò gli altri tre bambini a fare lo stesso, mostrando sorrisi tirati a causa del respiro ancora pesante.
"Allora adesso è nostra."
Eccolo, il diavoletto travestito da angelo!
I suoi amici risero divertiti, i tre bambini smisero immediatamente di sorridere e l'unica bambina tra loro singhiozzò con occhi lucidi di pianto.
Soddisfatto Roy ghignava tenendo per sè la palla colorata.
Soltanto allora Riza sospirò e lo colpì alla nuca facendogli cadere la palla dalle mani.
"Ahia! perchè lo hai fatto, Riza-chan?" si lagnò lui, massaggiandosi la parte lesa per poi accorgersi della fuga del suo trofeo "Ah! No! La palla!" fece per andarle incontro, imitato da uno dei bambini del nuovo trio.
La sfiorarono entrambi, accorgendosi troppo tardi della presenza dell'altro.
Le teste cozzarono.
Forte.
E caddero entrambi a terra sotto lo sguardo perplesso dei rimanenti.
"...che stupidi..." commentò qualcuno di loro.
Al dolore del colpo di Riza si aggiungeva la testata e, per di più, la beffa!
Accidenti a quel moccioso che gli era andato contro!
Si rialzò in piedi, spolverando i pantaloncini color cachi che gli arrivavano al ginocchio.
Con un solo passo si era portato a troneggiare sull'esile figura del bambino che non attese altro per rimettersi in piedi a sua volta. Anche così, comunque, era di una buona spanna più basso di Roy che mostrò un ghigno volpino a questa scoperta, alzando ben bene la testa per dare l'impressione di essere ancora più alto.
Che stupido. Pensò l'altro mostrando i dentini perlacei in un ringhio sommesso.
"Che cos'hai tanto da sorridere?" gli chiese anche. Il tono impertinente e seccato, così come l'occhiata che gli rifilò.
Nel complesso però aveva uno sguardo che, istintivamente, Roy definì Bello.
Era uno sguardo deciso, intelligente, fiero ed orgoglioso, ed il colore dell'oro aumentava la parvenza di occhi ferini, propri dei gatti o, ancora meglio, delle tigri.
Ecco, quel bambino sembrava un cucciolo di tigre.
Annuendo tra sè e sè Roy portò la mano al capo del bambino, affondando le dita tra i biondissimi capelli di lui a cui diede un paio di piccole pacche, così, come aveva visto tante volte fare alle persone grandi con i bambini come lui.
E si sentì improvvisamente grande di fronte a quel bimbo più basso di lui, doveva avere anche qualche anno in meno, forse due, forse tre.
"Va bene." disse finalmente, cercando di darsi un tono da adulto "Ti perdono."
Era stato un grande sforzo per lui, o almeno, così dovette pensarla perchè chiuse gli occhi e assunse un'aria grave.
Diversamente la pensava invece l'altro bambino che gli diede un pugno dritto in faccia.
Non fece altro, non parlò, non rise, non lo insultò.
Gli diede un pugno e lo stese con un colpo solo.
"Tsè! Stupido! Io non ho niente di cui farmi perdonare!"
Ma Roy non lo ascoltava già più, seduto sull'asfalto bigio aveva coperto il faccino con le mani e le spalle si muovevano su e giù al ritmo dei suoi singhiozzi.
Piangeva.
Il bambino biondo lo aveva fatto piangere.
Riza si era inginocchiata accanto a lui, passandogli gentilmente la mano sulla schiena per calmare i suoi gemiti.
I suoi amici lo avevano circondato e lo guardavano con labbra tremolanti e la forte voglia di piangere a loro volta che premeva alla base della gola, tra non molto sarebbero scoppiati lo sentivano, per questo si erano imposti di non parlare o avrebbero ceduto più facilmente.
Soltanto gli altri tre bambini erano rimasti in disparte, un poco più lontano di loro.
"Edo-chan... lo hai fatto piangere..." mormorò la piccola avvicinandosi un poco, titubante, per poi inginocchiarsi anche lei affianco al brunetto che imperterrito nascondeva il volto.
"Nii-san, lo hai colpito troppo forte." sussurrò invece il bambino dai capelli biondi come lui, ma tagliati più corti, che gli davano tanto un'aria più gentile e meno spavalda di quella del fratello.
Edo, o meglio, Edward, si grattò confuso il capo.
Non voleva fargli davvero male ed ora si sentiva in colpa.
E pensare che quel bambino era pure più grande di lui.
"Io non volevo." borbottò piano, sottovoce, senza che nessuno potesse sentirlo.
Era sinceramente dispiaciuto, non gli piaceva quando le persone piangevano, men che meno quando la causa delle loro lacrime era lui.
Seguì il fratello, portandosi più vicino al brunetto e abbassandosi innanzi a lui.
"Non piangere più." ordinò un pò burbero "Ti presto la mia palla se vuoi, ma smetti di piangere."
Aveva alzato le mani che tenevano la piccola palla colorata e la sventolò sotto il naso di Roy; questi, come se non fosse mai successo niente, alzò il capo afferrando all'istante la palla e scattò in piedi, sorridendo vittorioso.
Non c'era alcuna traccia di lacrime su quel viso paffutello e sbarazzino.
Era una stata tutta una finta. Una recita ben congeniata che lasciò Edward ancor più stupito.
"Ragazzi, abbiamo la palla!" esclamò Roy alzando il blu trofeo.
Gli altri si asciugarono subito i lacrimoni esultando di gioia e lui rise compiaciuto per la sua furbizia.
Era stato bravo. Era stato proprio bravo!
"Brutto stupido..." commentò Edward con un tenero broncio che iscuriva il suo viso infantile.
Roy sorrise in sua direzione, questi lo guardò e distolse subito lo sguardo, ancor più imbronciato.
Stupido, stupido, stupidissimo. Si disse il più piccolo, incrociando le braccia al di sopra della camicia arancione a maniche corte che copriva una maglietta monocromatica nera.
"Giochiamo insieme."
Tornò subito a guardare Roy quando il bambino parlò di nuovo.
Gli occhi si erano spalancati di stupore e la bocca si era aperta, l'espressione instupidita che tanto gli dava un'aria ancor più infantile.
"Così facciamo pace e diventiamo amici."
Gli aveva teso la mano, in uno di quei gesti "da grande" che a lui tanto piacevano.
Edward annuì, eistò qualche istante e poi si decise a stringere la sua mano.
"Bene adesso devi dirmi il tuo nome." ordinò Roy sciogliendo la stretta di mano e stringendo la palla blu al petto, ben contento che fosse in mano sua.
"Edward Elric."
"Mhm."
Il brunetto apparve pensieroso, con la mano libera si carezzava il mento alzando lo sguardo al cielo.
"Edward è un nome troppo lungo, quindi ti chiamerò Mame!"
"Che cosa?!? Chi sarebbe il nano sfrattato da Biancaneve perché non riusciva a vederlo nemmeno con la lente di ingrandimento?!"
"Tu!" esclamò felice il brunetto.
Ed i suoi amici lo applaudirono come se avesse espresso chissà quale fondamentale concetto della vita umana.
"Io invece mi chiamo Jean Havoc, J-E-A-N. Ricordatelo, capito, Mame-chan?"
"Basta!!! Smettetela di dire che sono così piccolo che dovrei abitare in una casa delle barby!" strepitò Edward mulinando le braccia.
"Ecco, sentito? Non devi più chiamarlo così, capito?"
Ancora una volta Roy aveva allargato le braccia piazzandosi in difesa di Edward per rimproverare l'amico con tono duro.
Edward lo guardò stupito e riconoscente.
"Però tu l'hai chiamato così..." brontolò il biondino infilando le mani nelle tasche della salopette.
"Io sono il Capo e posso fare tutto quello che voglio!"
A quel punto dallo sguardo di Edward era sparito sia stupore che riconoscenza, lasciando il posto alla rassegnazione. Non ci poteva fare niente, quello doveva essere il bambino più stupido dell'universo.
Poi Roy si voltò di nuovo verso lui e gli altri due.
"E voi come vi chiamate?" domandò. Gli piaceva fare le domande, lo faceva sentire importante.
"Il mio nome è Alphonse." affermò piano il fratello minore di Edward "Alphonse Elric."
"Io... Io mi chiamo Winry."
"Ok. Io invece sono Roy Mustang e sono il Capo." lo aveva già detto ma non faceva male ripetere concetti fondamentali come il suo ruolo nel gruppo, che, per di più, aveva deciso tutto da solo.
"Quello lì è Jean Havoc, quello là è Vato Falman, questo è Heymans Breda e lei..." fece una lunga pausa quando la sua mano indicò il volto di Riza accanto a lui, che guardava gli altri tre bambini accennando un'espressione cordiale e di circostanza. Una bella espressione nonostante tutto, che abbelliva il suo visino di porcellana bianca.
Con un ampio sorriso compiaciuto Roy proseguì la presentazione, prendendo per mano la bambina.
"Lei è la mia futura moglie e si chiama Riza!"
Ci fu un coro di "Ohooo!" al seguito di quella frase, anche da parte di Alphonse e Winry, mentre Edward annuiva pensieroso alle parole del bambino. Riza guardò prima la mano del suo "futuro marito" poi il bambino, arrossì ma non allontanò la propria, strinse più forte le dita intorno a quella di lui mostrando un'espressione indecifrabile, come se lo stesse assecondando giusto per fargli un piacere.
"Roy-chan è sempre il più fortunato, anche io voglio una moglie bella come Riza!" disse Jean sbuffando.
"Anche io da grande..."
Era stato Alphonse a parlare. Aveva iniziato una frase lasciata a mezz'aria quando tutti gli occhi dei bambini si puntarono a lui, improvvisamente in completo imbarazzo.
"Ecco..." riprese puntando gli occhi verso l'asfalto "Anche io ho deciso con chi mi sposerò da grande..." la sua voce era diventato un flebile sussurro e faticarono tutti a sentire il nome: "Voglio sposarmi con... con Winry-chan..."
"Eh?!?"
Winry ed Edward si erano mostrati uno più stupito dell'altra.
"Ma non puoi!" aveva esclamato il fratello.
"E perchè no?" indagò curioso Alphonse.
"Perchè devi sposarti con me!"
Stupore generale.
Gli altri bambini si misero tutti a ridere per la sua uscita così ingenua e divertente, Winry scelse un'imbarazzante silenzio che valse più di mille parole ed Edward si sentì tremendamente stupido.
Soltanto quando Roy gli passò una mano sulla spalla, trascinando con sè Riza alla quale non aveva lasciato la mano, tacquero anche gli altri bambini.
"Allora quando tu ti sposerai con Alphonse io mi sposerò con Riza!"
Il biondino lo spiò con la coda dell'occhio.
"Da... Davvero?" borbottò guardingo.
"A-ah! Ti do la mia parola e sappi che la parola di Roy Mustang è importante quanto quella... quella... Ah sì! La mia parola è importante come quella di un Colonnello, ecco!" affermò orgoglioso portando il pollice al petto, all'altezza del cuore.
Edward ridacchiò alzando la mano destra verso il cielo.
"La mia parola invece è... è più importante di tuttissimi!!!"
"Ma non si può!"
"Sì invece!" affermò sicuro di sè prendendo la mano di un Alphonse rosso pomodoro, che non aveva smesso di guardarlo con occhi spalancati.
Erano fratelli, Edward era più grande di lui di un anno, ma, alle volte, sembrava così infantile. E pensare che altre invece sembrava troppo maturo per la sua giovane età.
Uff, che fratello complicato che aveva.
"Sentito Al, da grandi noi due ci sposeremo!"
"Anche se siamo fratelli?"
"Sì! Quando ci si sposa basta che ci si voglia bene!"
"Allora va bene, però la moglie la fai tu!"
"Cosa? No, no, non ci penso nemmeno!"
"Invece sì, io sono più alto di te!"
"Ma io sono più grande, quindi decido io!"
Eh già, Alphonse aveva proprio un fratello complicato e prepotente.
"Adesso però andiamo a giocare!" esclamò Roy precedendo tutti, correndo mano nella mano insieme a Riza "Chi arriva per ultimo sta in porta!"
"Cosa? No, non vale! Così ci sono sempre io in porta!"
"Peggio per te che sei così lento, Breda!"
"Ma uffa!"
"Mame-chan, tu stai in squadra con me, capito?"
"Solo se la smetti di chiamarmi così, stupido!"
"Ok, però anche tu non devi più chiamarmi stupido."
"Va bene."
"Evviva! Ehy voi, Mame-chan e Riza sono in squadra con me, avete sentito?"
"Ma ti ho appena detto di non chiamarmi così!!!"
 
 
Current Mood: bitchybitchy
Current Music: Romeo n' Juliet - Justin Timberlake
 
 
 
papiliostreet on June 9th, 2007 03:10 pm (UTC)
Ho notato che questa l'hai postata direttamente in fanfic100 invece di usare un fake-cut. Non stai prima a usare un fake-cut, così posti solo nel tuo journal e in fanfic100 metti semplicemente un link che riporti alla pagina del tuo lj dove hai postato la fic?
E' solo un consiglio, vedi tu come vai meglio ^__^
Caith Vision: House MD -House- wink |by _dennis_csi_|caith_vision on June 9th, 2007 03:34 pm (UTC)
Sì, hai ragione, infatti ci ho pensato soltanto dopo XD
Quando posterò la prossima fic seguirò il tuo consiglio*___*!