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20 April 2011 @ 04:29 pm
[Crossover: White Collar + ?] Family Reunion  
Titolo: Family Reunion
Serie: White Collar + Chuck (crossover)
Capitolo: 4/4
Rating: PG
Gentere: General
Character: Peter Burke, Neal Caffrey, Bryce Larkin, Original Character
Pairing: PeterxNeal (implicit)
Note: Si conclude con questo capitolo la "prima rimpatriata" tra Neal e Bryce. Non è mai stata mia intenzione farla più lunga, volevo davvero che fosse qualcosa di molto soft in cui non accadeva nulla se non tante chiacchiere e, uhm, finale a sorpresa? Ovviamente, come mio solito, non so se mai scriverò altre fic legate a questo "universo alternativo", chiamiamolo così, delle idee a riguardo le ho, ma chi vivrà vedrà.
Tra le altre cose, in questo capitolo compare un personaggio original, ho pensato che, se dalla parte di Chuck, Sara e Casey prendono ordini da qualcuno, quello che li dà a Bryce non poteva essere la stessa persona, tutto qui.
Conteggio parole: 1294
Disclaimers: La fic prende spunto dal capitolo Lovely Brothers del fanbook 2 Miles di Sashimi.
Tutti i personaggi qui inseriti appartengono agli aventi diritto.
Il Generale Erik Burton è ©Fuuma

4° Capitolo: Neal
«Non sono nei guai, vero?»
Fu la prima, primissima, domanda con cui Neal accolse il ritorno di Peter, fermandolo sulla porta e regalandogli uno dei propri sorrisi mozzafiato per stemperare la tensione o anche solo per farlo cadere ai propri piedi ed evitarsi una qualsivoglia punizione.
«Questa tua coda di paglia è sospetta, te ne rendi conto?» lo redarguì l'agente, portando le mani ai fianchi, con quel suo fare da “ramanzina paterna”.
«Questione d'abitudine, da piccoli ogni volta che Bryce combinava qualcosa, non so perché, ma finivo sempre nei guai anche io.»
«Esiste qualcuno in grado di dare tanto filo da torcere al grande Neal Caffrey.»
«Oh, aspetta, ripetilo un po'?»
«Neal!» sbottò Peter, per la seconda volta in una serata e, per un colpevole istante, ebbe paura di aver sbagliato di nuovo. Ma Neal sollevò le mani in segno di resa e concluse con un divertito: «Ok, ok.»
Trovò quasi istintivo, allora, sorridergli, con una dolcezza rara da incontrare nella ruvidezza di Peter. Non se rivolta al truffatore, era più qualcosa che di solito riservava a sua moglie. A Neal di solito toccavano le pacche da vero uomo sulle spalle e gli sguardi d'orgoglio; nessuna dolcezza innamorata tanto visibile negli occhi nocciola dell'agente.
Fu qualcosa che lasciò senza fiato il più giovane, costringendolo ad abbassare il capo, distogliendo lo sguardo e scuotendo lentamente il capo, indietreggiando finalmente e facendo entrare Peter in casa.
«E' andato, vero?» domandò, dopo parecchio.
«Mhm. Volevi salutarlo?»
«No, è meglio così. È più nel suo stile.»
Peter si incantò per qualche istante a fissare lo sguardo malinconico di Neal, riuscendo a stento a tenere le braccia distese lungo i fianchi e lontani dalle sue spalle o dai suoi capelli, per impedirsi di abbracciarlo o accarezzargli la nuca. Che idiozia.
«Anche nel tuo...» sussurrò invece, senza rendersene conto, correndo con la memoria a quel giorno di pochi mesi prima, nell'hangar di un piccolo aeroporto di New York.
Neal sembrò non sentirlo e, in ogni caso, lui lasciò cadere il discorso, prendendo posto al divano.
«Allora, com'è che non sapevo dell'esistenza di un fratello?» domandò invece.
Neal sospirò con fare teatrale.
«Ehe, Peter-Peter, ne hai ancora di cose da imparare sul mio conto.» gli scoccò un occhiolino malizioso «Ma non ti preoccupare, sei già sulla buona strada.»
«Neal, invece di riempirti sempre la bocca di idiozie, quand'è che imparerai a rispondere come si deve?»
L'altro rise soltanto in risposta, mettendo bene in mostra i denti dritti e perfetti e lasciando che, per qualche istante, la luce artificiale della lampada si specchiasse in occhi sempre troppo azzurri e troppo penetranti.
«Odio quando fai così.» bofonchiò l'agente.
«Così come?»
«Così...» dava perfino l'idea di essersi imbronciato «Così, ma guardati! Anzi, smettila e non...»
Stava per chiedergli -ordinargli!- di non osare spalancare lo sguardo con quell'aria adorabilmente infantile e sbarazzina, ma era già troppo tardi e, guardare la propria immagine riflessa in quegli specchi azzurri, quasi gli tolse il fiato.
Maledetto truffatore.
Doveva comunque ammettere che, da quando Larkin se ne era andato, si sentiva più rilassato; non avrebbe dovuto pensare al fatto di avere a che fare contemporaneamente con due giovani dei dell'Olimpo e poteva permettersi, per qualche secondo, di abbassare le proprie difese e lasciarsi rapire -solo per qualche secondo, anzi, anche meno!- dalla bellezza di Neal.
Non riuscì a fare a meno di pensare alla domanda di Bryce, alla sua insinuazione di una qualche loro relazione.
«Ridicolo.» sbuffò sovrappensiero.
«Mhm?»
Boccheggiò per qualche istante, non pensava di averlo detto ad alta voce.
«Pensavo a tuo fratello. Lui Agente della CIA e tu Criminale. Il Destino alle volte è proprio bizzarro.» mentì, tirando fuori la prima scusa plausibile che gli fosse venuta in mente, cosa che strappò a Neal il secondo sorriso malinconico della serata, subito rigettato dietro una maschera di bugie e falsità. Non per nulla Neal Caffrey era un Artista della truffa.
«Diciamo che ad un certo punto ognuno di noi ha preso una strada diversa.» gettò lì, con casualità, fingendo che fosse una di quelle frasi fatte senza alcuna importanza e non la realtà dei fatti sotto cui si celavano altri segreti inconfessati.
Peter serrò le labbra, pensieroso, ma non bastò per trattenere un sospiro di sollievo.
Era ovvio che i due gemelli, ad un certo punto della loro vita, si erano separati e avevano continuato su cammini diversi, ma, nonostante il criminale truffatore, ladro d'arte e chi più ne aveva più ne mettesse, era toccato a lui, la cosa lo rassicurava.
Potevano essere due gocce d'acqua, ma avere Bryce Larkin nella propria vita, al posto di Neal Caffrey, sarebbe stato diverso.
Troppo diverso.
«A proposito» gli venne in mente «è da stamattina che ci penso. Larkin. Caffrey. Un cognome vero, voi due, ce l'avete mai avuto?»
Neal sorrise amaramente. Poi ghignò.
«Oh, giusto, anche io è da stamattina che sto pensando ad una cosa.»
«Neal, non riuscirai a farmi cambiare discorso.»
«Dov'è che andrete a cena tu ed Elizabeth stasera?»
Peter si irrigidì, scattando in piedi.
«...Maledizione!»
CVD.
Come volevasi dimostrare.
Anche questo era destinato a rimanere uno dei tanti segreti che alimentavano il fascino misterioso di Neal Caffrey.

~

Il sottile ronzio di un computer di ultimissima generazione, non disponibile sul mercato, si sentiva a malapena in sottofondo, nella stanza che aveva momentaneamente adibito a propria base. Si trovava nel sottosuolo di New York, in uno scantinato raggiungibile soltanto una volta superata una pesante porta in ferro rinforzato, con tanto di codice numerico e scansione della retina. In alternativa c'era la porta di servizio, come gli piaceva chiamarla: una semplice scorciatoia nascosta nel muro, che attraversava le fogne e che soltanto a lui era nota, perché era sempre meglio essere pronti ad ogni evenienza.
Seduto alla sedia girevole rivestita di nera pelle, accavallò le gambe, mentre gli occhi azzurri puntavano con attenta freddezza allo schermo che occupava tutta la parete di fronte.
«Sono confermate le notizie su Fulcrum?» domandò.
«Provengono da una fonte affidabile e sembra che anche l'Intersect abbia confermato la presenza di una delle basi di Fulcrum a New York.» pronunciò un uomo in divisa, in videoconferenza direttamente dall'Headquarter di Langley. Un paio di occhiali da sole ne coprivano il volto indurito nel corso degli anni e, nonostante iniziassero ad essere presenti i primi capelli bianchi nella chioma corvina, non dimostrava più di una quarantina d'anni.
«Si rende conto che la sua identità è compromessa, Agente Larkin?» continuò, con una voce dura quanto l'aspetto.
«Naturalmente. E' per questo che sono qui, Generale Burton.»
Il Generale Burton si concesse un sospiro, liberando, dagli occhiali da sole, occhi in cui il verde si mischiava al nocciola creando un nuovo colore.
«Questa volta ti servirà molto più della tua solita fortuna sfacciata, Bryce.» Affermò, ammorbidendo la voce.
Bryce gli sorrise con una certa vena di complicità.
«Lo so, Erik.» rispose, confidenziale «Se li senti, porta i miei saluti a Chuck e Sarah.»
«Glieli porterai tu quando tutta questa storia sarà finita.»
Quando la comunicazione si chiuse ogni sorriso sparì dal volto di Bryce.
Lo sguardo si abbassò al dossier sul tavolo. Digrignò i denti e, con una rabbia a cui raramente si abbandonava, sbatté il pugno contro questo, facendo scivolare via un paio di scatti fotografici ad alta definizione che ritraevano un giovane uomo di una trentina d'anni, dall'aspetto curato, attraente e vestito con abiti eleganti. Gli occhi azzurri spiccavano come zaffiri incastonati nel volto.
Serrò la mascella, senza smettere di guardare quelle che, in realtà, non erano due foto dello stesso uomo ma una foto di due persone ben distinte.
«Cazzo...»
Sulla copertina del dossier, il nome Bryce Larkin era attraversato dalle curve di un fastidioso punto interrogativo disegnato con un indelebile nero e, poco sopra, spiccava in grossetto anche il nome di Neal Caffrey.
 
 
Current Mood: blahblah
Current Music: Sunset Boulevard - Hugh Jackman