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03 August 2010 @ 07:03 pm
[White Collar] Un nome e un cognome  
Titolo: Un nome e un cognome
Serie: White Collar
Rating: PG
Genre: Generico
Character: Peter Burke, Neal Caffrey
Pairing: PeterxNeal (pre-slash)
Conteggio parole: 970
Note: Come si fa a non amare questo telefilm ed i suoi personaggi (maschilicoffcoff)? Ormai è talmente entrato tra le mie ossessioni che ho finito anche io per scriverci sopra una flashfic. Nulla di impegnativo e nulla di veramente slash, anche se ammettiamolo, Peter e Neal praticamente lo fanno apposta a dare tutti 'sti spunti sulla coppia. Altro che "amore per Kate", ma se manco si capisce se Kate ricambi o meno >_>! A parte gli scherzi, la fic è una sorta di missing moment dell'episodio Vital Signs e... e niente, io ci ho provato, that's it XD.
Disclaimers: I personaggi di White Collar sono degli aventi diritto.
Flashfic basata sull'episodio 1x10 - Vital Signs

Neal Caffrey.
Un nome. Un cognome. Una spina nel fianco.
Con i suoi magnetici occhi azzurri e quel suo modo di spalancare lo sguardo tutte le volte, per catturare anche il più piccolo raggio di luce e calamitare l'attenzione in quei pozzi che dicono “Guardatemi, sono bellissimo, ho occhi bellissimi e voi non potete farci niente”.
Neal Caffrey.
Con quei suoi odiosi completi ricercati, quel suo modo impeccabile di indossarli e sfilare ovunque come fosse un modello.
«E' un Devore.» gli sente quasi pronunciare, con l'aria di un damerino saccente.
Con tanto di cappello. Onnipresente. Irritante. Quasi quanto il modo in cui lo fa ruotare per poi calarselo sulla testa, su capelli castani perfettamente acconciati.
Ogni. Dannatissima. Volta.
«Oh, ma appena lo trovo, prima getto quel maledetto cappello nella spazzatura e poi lo rispedisco in prigione.» ringhia irritato Peter, ingranando la marcia e dirigendosi a tutta velocità verso la clinica in cui quell'idiota ha pensato bene di andarsi ad infilare per giocare di nuovo a guardia e ladri, senza capire che quello è compito degli FBI. E basta. Non dei loro consulenti. Soprattutto non dei loro consulenti criminali.

Quando lo trova non riesce a credere ai propri occhi e anche alle proprie orecchie, visto come il ragazzo riesca a torturargli i timpani perfino ridotto in quello stato pietoso. Nonostante tutto non può che concedersi un sospiro di sollievo davanti alla pietosa esibizione canora del falsario.
Per lo meno non è in fin di vita.
Non ha la più pallida idea di come riesca a trascinarselo dietro fino ad una sala riunione del piano; i corridoi gli sembrano infiniti, ha l'impressione che le porte siano state appositamente tutte chiuse a chiave per privarli di un qualsivoglia nascondiglio e pare che gli inservienti si siano moltiplicati in pochi minuti. Per di più Neal non collabora e gli pesa addosso come un peso morto, aggrappandoglisi alla spalla alla male-peggio e, quando finalmente riesce a tirarlo un po' più su ed avanzare di qualche passo, la sua bocca arriva tanto vicino al proprio orecchio da sentire il suo respiro contro la pelle insieme al borbottio strascicato: «Sei forte... Wow. Peter, sei davvero forte.»
«Falla finita.» ripete, per l'ennesima volta, ingoiando l'imbarazzo.
Lo lascia cadere sulla moquette della sala riunioni, stanco per la fatica di essere arrivato fino a lì ed esasperato dal martellante pensiero di togliere dai guai quel ragazzo. Un giorno si faranno ammazzare tutti e due, è la frase che gli attraversa la testa mentre ascolta il delirio di Neal, che parla di piccioni, di soldi, di persone e anche di videotape della sicurezza.
Il videotape.
Questo gli mancava.
Ma porc...
Un giorno lo ammazzo io. Conclude mentalmente.
Poi, però, Neal riesce nuovamente a lasciarlo senza fiato: sospira e si lancia in una delle sue frasi ad effetto, con la voce languida a causa della droga che gli hanno messo in circolo e gli occhi lucidi che cercano stancamente quelli dell'uomo. Ritrovandoli ed affondandoci.
«Di tutte le persone della mia vita, Mozzie, perfino Kate... tu sei l'unico.»
«L'unico cosa?» sibila seccato l'agente dell'FBI.
«L'unica persona, della mia vita, di cui mi fidi.»
Peter tace. Chiude gli occhi per un attimo e porta la mano tra i capelli del più giovane, in una carezza rude ed impacciata.
Che tu sia maledetto, Neal Caffrey.
È fregato. Fottuto. Con il cuore che si scioglie ed il bisogno fisico di allontanarsi da quel ragazzo prima di fare qualcosa di cui si pentirà: abbracciarlo, promettergli la luna, baciarlo...
Per l'amor del cielo, è un uomo! Un uomo sposato che ama la propria moglie!
E ama davvero Elizabeth, più di ogni altra donna al mondo; ma davanti allo sguardo di Neal, alla deriva per gli effetti dei farmaci, e all'insistenza con cui cerca di trasmettergli in silenzio -solo con quell'occhiata- che davvero, davvero, qualunque cosa accada è disposto a mettere la propria vita nelle mani dell'agente dell'FBI, tutto ciò a cui Peter pensa è che non può deluderlo.
Poi, pensa anche che sarebbe tutto più facile se lo gettasse dalla finestra, ma principalmente riflette sul modo di tirarlo fuori da quel casino e come proteggerlo ancora una volta.

Mezz'ora dopo sono fuori, nell'auto che divora l'asfalto ed i polmoni che respirano l'aria inquinata di New York.
Sani e salvi.
Il videotape della sorveglianza è nella tasca della giacca di Peter. Lo ha rubato.
Peter. Lo. Ha. Rubato.
«E' la prima ed ultima volta.» borbotta, ripetendolo per la ventottesima volta in dieci minuti, come un mantra che pare non avere più fine. Le mani stanno stritolando il volante e la fronte è aggrottata in un'espressione di cipiglio.
«Peter.» lo chiama Neal, accasciato al suo fianco.
«Taci e lasciami guidare.»
Il ragazzo tace, obbediente, ma continua a tenere gli occhi azzurri rivolti verso di lui, aspettando. Paziente. Lasciando trascorrere i secondi. Uno dopo l'altro. Senza avere fretta.
«Va bene, parla!»
Sapeva che sarebbe andata in questo modo.
«Che diavolo c'è adesso?» domanda esasperato l'agente, pentendosene, dopo di aver notato troppo tardi il lampo malizioso che attraversa lo sguardo di lui ed il sorrisetto canagliesco che, stanco, gli nasce sulle labbra.
«Mi piace quando ti preoccupi per me.»
Ci manca poco che Peter inchiodi, ma prima che possa ringhiargli contro qualsiasi cosa, il falsario ha pensato bene di spalmarsi sul sedile dell'auto, raccogliersi la testa tra le mani borbottando un lamentoso «Ouch, che mal di teeeestaaa.» e chiudere gli occhi con tutte le intenzioni di addormentarsi, rifugiandosi nel mondo dei sogni, lontano dai commenti dell'agente e da tutto quello che la sua frase ha fatto nascere.
E Peter non può fare altro che guardarlo.
Allucinato. Irritato. Confuso. Imbarazzato. Cotto da fare schifo...
«Te lo giuro Neal... io ti detesto...»

Neal Caffrey.
Un nome. Un cognome. Una fonte di guai infinita...
...che non può fare a meno di continuare a desiderare.
 
 
Current Mood: hothot
 
 
 
Ele - Aki - Phoenix e via dicendo...phoenix_bellamy on September 4th, 2010 01:53 pm (UTC)
Sì sì, lo detesta... Ci crediamo tutti, eh?
Perfetta analisi e sviluppo dei momenti appena accennati nella 1x10 ed insomma: mi è piaciuta davvero molto!