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31 August 2009 @ 06:25 pm
[Raccolta Drabble] Seiyuu: Hidekazu Ichinose x Suguro Inoue  
Titolo: Seiyuu x Seiyuu
Serie: Rps
Rating: Nc-16
Character: Hidekazu Ichinose (seiyuu di Hayato Gokudera), Suguro Inoue (seiyuu di Takeshi Yamamoto)
Pairing: Hidekazu x Suguro
Challenge: special #5@it100 [8/8]
Prompt: Il difficile sta nel cominciare, Il mattino ha l'oro in bocca, Chi semina vento raccoglie tempesta, Taci tu per primo ciò che vuoi sia taciuto da altri, La fame è il miglior condimento, Mai tardò chi venne
Note: Non sono ferrata con le Rps, men che meno con quelle dedicate ai doppiatori giapponesi, ma ormai sono una fan accanita di Ichinose *_* e da un po' volevo scrivere questa roba, senza molte pretese visto che dei due protagonisti oltre al Rebocon non ho visto null'altro. Ora che l'ho fatto mi sento realizzata e prometto che non ci proverò più... Forse v_v".
Conteggio parole: 300 x 8
Disclaimers: Katekyou Hitman Reborn appartiene agli aventi diritto
Hidekazu Ichinose & Suguro Inoue appartengono a loro stessi, così come tutti gli altri seiyuu citati nelle drabble

01. Il difficile sta nel cominciare
Lo studio di doppiaggio distava meno di venti minuti da casa.
Dopo la telefonata di Kikuchi-san, che gli aveva confermato di essere nel cast, l’ansia aveva lasciato spazio ad una nevrotica impazienza che gli aveva impedito di chiudere occhio la notte ed ora si trascinava per il corridoio alla ricerca della Sala Registrazione.
Non aveva avuto modo di memorizzare tutti i volti dei futuri colleghi, alcuni li aveva già visti ad altri provini, ma oltre a qualche chiacchiera e qualche risata, non c’era stato molto di più.
Sbadigliò cercando di elencare mentalmente i loro nomi, tentando di ricollegarli ai personaggi della serie.
“Allora, Kokubun è Tsunayoshi, Neeko-chan è Reborn, Inamura è Kyoko…”
E poi c’era
«Yo, Ichinose-kun!»
Lui.
Rischiò di strozzarsi con la propria saliva quando la pacca di Suguro Inoue lo raggiunse alla schiena. Tra un colpo di tosse e l’altro si voltò ritrovandolo che ridacchiava, con una lattina di coca-cola in mano.
Lui rischiava di morire e quello se la rideva!
«Questa la requisisco io.» annunciò, rubandogli la lattina, a cui diede un paio di lunghe sorsate.
«Così me la finisci!»
«Dovresti essermi grato, queste cose ti fanno male.» e giù un’altra sorsata, cercando di tenere il bottino alla larga dai tentacoli di Suguro, già allungati verso di lui.
Non durò molto il loro tira-e-molla, quasi subito la lattina scivolò dalle mani di Hidekazu e cadde a terra, riversandosi sul pavimento degli Studios.
«Ah…»
Gli sguardi di entrambi si puntarono alla pozza nerastra che gorgogliava di bollicine.
«Inoue-kun, giusto?» domandò serio il seiyuu, senza rialzare la testa.
«Sì.» fu la risposta, sintetica e perplessa.
Portò la mano alla sua spalla.
«Perfetto, me lo ricorderò. Ora…» sospirò, ricercando gli occhi scuri del ragazzo «Addio!» abbandonandolo infine sul luogo del misfatto.
Non c’è che dire, era stato un ottimo inizio.

02.
Secondo me sono stati i giapponesi ad aver inventato la parola Mattiniero. Gli aveva detto un giorno Joseph, uno dei ragazzi europei che aveva conosciuto all’università.
A dispetto di questo, Hidekazu preferiva dormire fino all’ultimo secondo disponibile, a discapito della puntualità; fortunatamente i seiyuu non iniziavano a lavorare quasi mai prima delle undici e questo faceva di lui l’uomo più felice della terra. Sì, beh, se si era in grado di accontentarsi di poco, s’intende.
Eppure c’era sempre qualcuno che riusciva a privarlo di questo piccolo piacere della vita.
«Ohè, Ichinose-kun, domani hai voglia di venire prima, così andiamo a fare colazione insieme?»
«No.»
Ormai rispondeva in automatico, ogni volta che Suguro lo fermava, alla fine della registrazione di una puntata, domanda e risposta erano sempre le stesse.
«Eh? Ma perché?»
Così come tutto il resto.
«Perché io la mattina voglio dormire.»
«Eddai, guarda che fare una buona colazione è importante.»
«Preferisco dormire.»
«Questa è l’ultima volta che te lo chiedo, giuro. E poi sarà divertente!»
Hidekazu sospirò, affondando la mano tra i capelli castani per grattarsi distrattamente la nuca.
«Tu e Yamamoto iniziate ad assomigliarvi fin troppo.»
«Ahahah, fortuna che invece tu non assomigli a Hayato, altrimenti povero me!»
«Yakyuu-baka, quando parli di lui chiamalo Gokudera-sama!» ringhiò rabbioso, sforzando la voce nelle tonalità del personaggio di Hayato Gokudera, ma l’attimo dopo stava già scoppiando in una fragorosa risata.
Scosse il capo ricomponendosi e iniziò a cercare le chiavi dell’auto nella tasca di un paio di jeans neri.
«Sii puntuale, eh.» sbuffò con un mezzo sorriso, iniziando ad avviarsi verso l’uscita.
Suguro si portò la mano alla fronte, nell’imitazione di un saluto militare.
«Agli ordini! Oh, Ichinose-kun?» chiamò ancora.
«Mhm.»
«Giuro che è l’ultima volta.»
Nah, ce ne sarebbero state sicuramente delle altre, ma non aveva mai detto gli dispiacesse.

03. Il mattino ha l'oro in bocca
Stava morendo di sonno, glielo si leggeva in faccia.
Quando Suguro alzò il braccio in segno di saluto, Hidekazu gli sbottò dietro qualche insulto oltre ad uno strascicato “Ohayo” e, una volta trovata una caffetteria di loro gusto, il seiyuu si abbandonò sulla sedia senza smettere di lamentarsi.
«Non dovresti prendertela tanto, il mattino ha il pesce in bocca.» annunciò Suguro, con gran orgoglio.
«Tu e Yamamoto state diventando sempre più uguali, è spaventoso.»
Il seiyuu del Rain Guardian aggrottò la fronte in un vano tentativo di interpretare la frase del collega.
«Si dice ha l’oro in bocca, baka.» gli spiegò l’altro, notando come perfino l’espressione confusa fosse identica a quella dello Yakyuu-baka quando battibeccava con Gokudera.
«Beh, io preferisco il pesce…» borbottò in risposta, con una smorfia infantile che svanì poco dopo, sostituita da un sorriso. Non era un ragazzo particolarmente bello, era normale, come qualsiasi altro giapponese. Eppure aveva un sorriso che si accendeva di allegria e riusciva a catturare l’attenzione di Hidekazu sempre e comunque.
Banalmente romantico.
In un modo decisamente stupido.
«La prossima volta facciamo una cena.» si lasciò sfuggire, in una nonchalance programmata.
«Eh?»
«Invece di andare a fare colazione ed obbligarmi a svegliarmi presto, la prossima volta andiamo fuori a cena.» riprese, facendo vagare distratto lo sguardo verso i passanti che riempivano la strada a quell’ora e tornando soltanto alla fine a posare i propri occhi nocciola in quelli dell’altro. Più scuri. Più curiosi. Perfino più divertiti.
«Stai proponendo un appuntamento in piena regola?» fece infine, ridendo all’idea e annuendo con convinzione.
«Teme
«Dai, dai, io ci sto! Però paghi tu!»
«Ma hai capito almeno che non sarebbe un appuntamento?!» si ritrovò a gracchiare Hidekazu, ritrovandosi perfettamente nella parte di un esasperato Gokudera. E se non lo capiva lui!
«Uhm… No!»
E te pareva.

04. Chi semina vento raccoglie tempesta -vers.1-
Il sakè scendeva giù che era una meraviglia.
Con il Rebocon terminato sentiva la testa completamente svuotata dalle centinaia di cose che doveva ricordare sul festival (le parole di Loop, i movimenti dell’assurdo balletto sulla canzone che aveva in comune con Suguro, quali erano le uscite di sicurezza più vicine nel caso fosse stato un fiasco) e le spalle appesantite dalla stanchezza di un intero mese di preparazione.
Non aveva tenuto il conto dei bicchierini che svuotava in gola, lasciava che il proprio braccio li sollevasse ed il resto veniva da sé.
«Ohi, Ichinose-kun, ma come fai a bere così tanto?»
Ci aveva messo parecchio a riconoscere la voce di Suguro, sebbene gli occhi nocciola si fossero fissati su di lui già dalla prima parola e non un secondo lo avevano abbandonato.
Sorrise, scrollando le spalle.
Apparve perfino divertito quando, rischiando di far cadere sul tavolo la bottiglia di sakè mentre la metteva giù, allungò la mano sinistra verso il bavero della felpa del seiyuu più giovane e lo strattonò, per obbligarlo ad abbassarsi verso di sé.
«Posso confidarti un segreto? È tutta colpa tua.»
Si spinse contro la sua bocca, unendola alla propria in una tranquillità dettata anche dalla poca lucidità che l’alcool gli conferiva.
«Buono.» commentò, leccandosi le labbra e ridendo. Stupidamente ubriaco.
Suguro sbarrò gli occhi, tastando le labbra incredulo, e lui cadde addormentato.

×××

«Inoue-kun?»
«Sì?»
«Err… Ieri sera noi… Mhm… Io… Non ho fatto particolari stronzate, vero?»
Suguro non rispose, si limitò a sorridere e scuotere la testa.
«Fiu.»
E Hidekazu si convinse che quell’alone di delusione che gli scorse sul volto non significasse assolutamente niente; si lasciò circondare dal silenzio che ne seguì e soddisfatto rientrò nella stanza di registrazione, ignorando i primi venti di una tempesta a cui lui stesso aveva dato inizio.

05. Taci tu per primo ciò che vuoi sia taciuto da altri
Essere piccoli di statura aveva i suoi vantaggi.
Uno di questi era riuscire a fuggire ai tentativi di Hidekazu di ucciderla mentre trottava nei corridoi degli Studios con alle spalle il ragazzo.
«Neeko-chan, fermatiii!» urlava lui.
«Vorrei taaanto farlo.» blaterò lei, mentendo spudoratamente, con quell’adorabile vocina che dava vita al personaggio di Reborn.
E intanto si avvicinava sempre di più all’obbiettivo.
«Allora fallo, accidenti!»
«Gu-huhu.»
Al casino che i due stavano facendo, si aggiunse Junko, curiosa di sapere cos’avesse combinato questa volta Neeko-chan.
«Ichinose-kun ha detto che si farebbe volentieri Inoue-kun!» le spiegò lei, ridacchiando.
«Davvero?»
«No!» sbraitò Hidekazu.
«Sì!♥» chiocciò contemporaneamente Neeko-chan.
Non fu piacevole lo sguardo che le lanciò, ma ormai era già arrivata in prossimità del seiyuu di Yamamoto e c’era ben poco da discutere, sebbene Hidekazu continuasse a farle strani segni con le mani -come passarsi l’indice sul collo-.
«Inoue-kuuun! Lo sai che piaci ad Ichinose-kun?»
Il danno ormai era fatto.
Suguro sbatté le palpebre, una volta sola per accertarsi di aver capito bene. Lo sguardo viaggiò da Neeko-chan a Junko, per poi soffermarsi qualche istante di troppo su Hidekazu.
«Sì.»
«Eh?» fu il commento generale, perfino con le stesse espressioni da pesce lesso.
«Me l’ha detto quando siamo usciti a festeggiare per il Rebocon e lui si è ubriacato.»
«Io.Cosa.Ho.Fatto?» scandì il diretto interessato, ad occhi sbarrati.
«Poi però si è rimangiato tutto.»
«Io.Cosa?»
«Dopo il bacio.»
«Io?»
Neeko-chan e Junko guardavano prima uno e poi l’altro, come se stessero seguendo una partita di ping-pong particolarmente appassionante.
Infine, Suguro poggiò la mano sulla spalla di Hidekazu e sospirò profondamente, con fare teatrale.
Qualche secondo dopo era già scoppiato a ridere.
«Ahahah, scherzavo, scherzavo!»
Prima di morire d’infarto, Hidekazu lo giurò a se stesso: un giorno, magari quando lo avrebbero resuscitato, lo avrebbe picchiato a sangue!

06. Chi semina vento raccoglie tempesta -vers.2-
Non è che avesse fatto molto. Si era avvicinato, senza nessuna particolare fretta e lo aveva baciato.
Tutto qui.
Una cosa più che normale. Quasi ovvia.
Più o meno.
Hidekazu aveva un’espressione instupidita, peggiorata dalla bocca completamente spalancata e gli occhi sbarrati in cui si leggeva tutto il suo stupore.
Doveva essersi perso qualche importante passaggio della sua vita, perché non ricordava proprio di aver mai detto a Suguro “Baciami pure, eh, il fatto che siamo due maschi non ha alcuna rilevanza”. In effetti non ne aveva, non nelle sue fantasie, quando si riscopriva a fissare il seiyuu per quel minuto di troppo in cui rischiava di soffocare per aver trattenuto il fiato.
Ma lui era lui.
E le sue erano solo fantasie.

«Che cazzo ti è preso?!» sbottò dopo parecchio.
«E’ colpa tua!» si difese Suguro, in un borbottio sommesso.
«Mia? Tu baci me e la colpa sarebbe mia?!»
«Anche tu hai baciato me.»
Lo sguardo allucinato di Hidekazu fu più che esplicito e venne accompagnato da un: «Nani?!»
«Dopo il Rebocon.» specificò il più giovane, imbronciato.
«Ma avevi detto…»
«Ho mentito.»
«Ah…»
“Ah” un bel niente.
Deglutì rumorosamente, alla ricerca di un insulto o una frase qualsiasi che riuscisse a tirarlo fuori da quell’impiccio e, contemporaneamente, pulirgli una coscienza che non era mai stata particolarmente candida.
Niente.
«Ti… ha fatto così schifo?»
«Eh?»
Kami, sembrava ritardato.
«Niente.» bofonchiò in risposta Suguro, iniziando a guardare il muro dietro le sue spalle. Non c’era nulla di interessante su quel muro, era bianco, così come tutti gli altri muri degli studi, solo che poco davanti, ad un passo e mezzo di distanza, sostava il corpo di Hidekazu che ora, perplesso, si grattava il capo, cadenzando il piede a terra.
«Al diavolo!» esclamò d’un tratto.
E la sua ombra calò su Suguro.

07. La fame è il miglior condimento
Se il proprio fiato non fosse stato tranciato dalla sorpresa, avrebbe respirato direttamente contro la sua bocca. Nella sua bocca.
Invece si limitò a farsi investire dal calore di Hidekazu e dalle sue mani affondate tra i capelli, raccolti tra le dita perché potesse tirarli a sé, neppure tanto gentilmente. Lo strattone gli strappò un gemito di dissenso.
«Gomen
«Fa niente.»
La bocca di Hidekazu abbandonò quella di Suguro, non prima di essersi dedicato a mordere deliziato il suo labbro inferiore per poi allontanarsi di qualche centimetro, abbastanza perché non potesse perdere l’espressione del più giovane in cui lo stupore si mescolava al piacere, al desiderio e all’impazienza dei suoi occhi scuri.
Lo conosceva quello sguardo, ne aveva visti a decine sui volti della sue ex, ma era la prima volta che lo vedeva in faccia ad un uomo.
«Te lo ricordi che siamo due maschi, neh?» la domanda scivolò via con la stessa casualità con cui le sue labbra si posarono nuovamente su quelle del seiyuu di Yamamoto.
«Se non hai cambiato sesso nel frattempo...»
«Baka
Suguro gli fece il verso, ma l’espressione mutò subito dopo quando Hidekazu affondò il volto tra la spalla ed il collo del seiyuu, scavandosi quell’angolino in cui la propria voce scivolò leziosa: «Voglio fare l’amore con te.»
«Eh?!?»
«Teme! Che t’aspettavi che mi accontentassi di una relazione platonica?»
«No ma… ma… » balbettò, con il volto in fiamme ed il battito cardiaco accelerato, poi di colpo qualcosa lo colpì. Un fulmine in piena estate.
«Cosa?» gli sibilò Hidekazu.
«Vuoi avere una relazione con me?»
«Tu no?»
«No, io voglio averla con te.»
Scosse il capo, trattenendo un altro insulto davanti a tale stupidità.
«Inoue-kun… chiudi la bocca.»
Questo effettivamente fu facilitato dalla bocca di Hidekazu che ancora una volta si impossessò della sua.

08. Mai tardò chi venne
«Nove e mezza. Casa mia. ‘Sta sera. Guai a te se fai tardi.»

Dieci passate.
Casa sua.
Quella sera.
E lui non c’era.
Hidekazu teneva lo sguardo fisso all’orologio appeso al muro. Tondo. Giallo ocra. Un colore che neppure gli piaceva. Ma era stato un vecchio regalo di compleanno che sua madre aveva ritrovato nel buio della soffitta polverosa e lui, per farla contenta, le aveva promesso che l’avrebbe appeso nella cucina del proprio appartamento.
Quindi eccolo lì, a fare la sua infantile figura sul muro, mentre la sottile lancetta dei secondi veniva maledetta ad ogni scatto.
«Cazzo…» imprecò a denti stretti, raccogliendo la testa tra le mani.
Aveva passato un’altra mezz’ora seduto lì davanti, con la musica di un qualche idol j.rock alla radio che gli urlava nelle orecchie ed una vocetta bastarda che gli bisbigliava nella testa: “Non verrà. Ha cambiato idea, ha capito che è stata un’enorme cazzata e ha fatto l’unica cosa intelligente, si è tirato indietro”.
Non riusciva neppure a biasimarlo.
Sospirò.
Una.
Due.
Tre volte.
Perdendosi infine a contare i secondi in cui il campanello di casa aveva iniziato a trillare fastidiosamente acuto.
Soltanto al dodicesimo secondo si rese conto di ciò che stava accadendo; si alzò di scatto dalla sedia e corse verso la porta, aprendola con una violenza che spaventò il ragazzo dall’altra parte della soglia.
«Ichi…nose-kun?» chiamò un preoccupato Suguro. Avrebbe anche voluto indietreggiare, ma Hidekazu ne afferrò le spalle, impedendogli la fuga.
«Mi ami?» domandò.
Un pesce, rapito all’habitat naturale che l’acqua rappresentava, avrebbe boccheggiato di meno rispetto al più giovane.
Hidekazu si accigliò.
«Beh, sì, insomma, non intendo proprio amore-amore, lo so che è presto, ma…»
«Sì.»
«Eh?»
«Daisuki desu. Credo… » scrollò le spalle, per togliersi di dosso l’imbarazzo «Non va bene?»
Hidekazu sorrise.
«E’ perfetto.»
Colpevolmente felice.
 
 
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