Caith Vision (caith_vision) wrote,
Caith Vision
caith_vision

[Captain America] Senses

Note: Fuu e gli esperimenti. Non volevo infilarmi in questo esperimento, perché ho un casino in testa che la metà basta e perché non ho materialmente tempo di scrivere tutte le drabble che mi servirebbero per rendere la storia chiara, fluida e accessibile. Ma ormai l'ho cominciato e quindi eccomi qua, a scrivere di una Stuckony, che è anche stucky, e starker e un po' *rullo di tamburi* stony (gasp!). E' una fic che racchiude contemporaneamente almeno 3 universi temporali (tendenti a un quarto che viene solo accennato) e che salta dall'uno all'altro con un filo logico molto, molto, moooolto sottile che probabilmente vedo solo io che l'ho scritta XD
Scritta per la Corsa delle 48h - IV edizione @Torre di Carta

Prompt: 1. "Mi daresti un passaggio?" - 6. “Vado a farmi una doccia.” - 18. Messico

I. Vista
‹ Mi daresti un passaggio? ›

Tutto prende inizio da una frase.
Sono sussurri rimasti impressi nel vento e catturati con una bottiglia di vetro, che qualcuno apre accanto al suo orecchio e gli riversa nel timpano.
Non è mai sicuro di quello che sente; non sono parole, ma sensazioni, ed è comunque solo il modo in cui tutto comincia. Non è un’Eco, non ha mai davvero udito la voce della sua soulmate, quelli come lui sono Allucinazioni e come tali l’anima gemella si collega a loro tramite la vista.

Davanti a sé, lenti a specchi colorate riflettono labbra carnose. Le guarda muoversi, parlare e come un film muto non sente nulla, può solo immaginarne il timbro giovane, maschile, caldo.
Una portiera spalancata, sedili sporchi, resti di una bibita e una cintura allacciata.
Poi gli occhi si spostano al finestrino e nel riflesso Steve scorge un sorriso stanco, ma dolciastro – è per lui, vero?
Steve allunga le dita. Vorrebbe poterlo toccare e non può; non ha mai nemmeno scoperto dove viva, sa solo il suo nome
«Ciao, Bucky.»
Bucky. Glielo ha scritto un giorno sullo specchio appannato del bagno.

Ma così, come cominciano, le immagini svaniscono e davanti a lui rimane una strada, un semaforo rosso e Natasha che ancora gli stringe il braccio con cui lo ha fermato, mentre il clacson di un’auto esplode incazzato.
«Voi Allucinazioni siete un pericolo per voi stessi, lo sai?» borbotta la russa.
Steve si gratta la nuca. «Scusa, Bucky mi ha distratto.»
Natasha allenta la presa, scende lungo il suo braccio in una carezza leggera, che nonostante Steve percepisca appena, raccoglie sui polpastrelli ogni cosa, dalle pieghe del suo maglione al calore del suo corpo. È nata Fantasma Natasha, non lo stupisce, quindi quanto sia in grado di capire attraverso un semplice tocco.
Le sue dita trovano la mano di Steve, le incrociano e Steve sorride, perché ha appena capito che non è lui che sta toccando.
«Io sarò un pericolo pubblico, ma tu sei un’opportunista, Nat.»
La risata di Natasha è soffice e le sue dita sottili scivolano via dalla presa. Il momento è passato, il suo Fantasma scomparso troppo in fretta.[361w]


II. Tatto
«Questa casa è troppo ordinata» è la lamentela di Natasha, quando, a piedi nudi, attraversa il salotto e senza indugio si dirige al tavolo in cui le tempere e gli album da disegno di Steve sono sistemati con cura. Sul lato il cavalletto ospita ancora l’ultimo dipinto che il ragazzo ha completato il giorno prima, spinto accanto al muro, perché non stia tra i piedi.
«Mi piace l’ordine.» si giustifica il padrone di casa.
«Sicuro di essere un pittore e non un serial killer?»
«Non sono né l’uno, né l’altro. La pittura è un hobby.»
Natasha raccoglie uno degli album, tra le pagine i disegni variano, ma la russa ha un occhio acuto e un intuito maledettamente perfetto e riconosce in ogni schizzo parti dello stesso modello – come Victor Frankenstein, Steve ha cercato di ricostruire il suo Bucky un pezzo alla volta: un bicipite sotto sforzo, una gamba tesa, occhi di cristallo, dita lunghe da pianista, fianchi stretti e glutei sodi. Natasha sorride a quell’ultimo particolare, ammiccando verso uno Steve che esplode d’imbarazzo.
«Posso riaverlo indietro?»
E prima che lei gli restituisca il maltolto, trova impressa tra le ultime pagine, l’ossessione.
Labbra rosa. Labbra schiuse. Labbra carnose. Labbra arricciate. Labbra accarezzate dalla lingua.
Steve chiude l’album di scatto, lo stringe a sé e si giustifica: «La sua bocca è la parte che distinguo meglio quando riesco a vedere il suo riflesso.»
Natasha non giudica, lo invidia semmai.
Al suo silenzio, Steve la invita a sedersi e fa lo stesso – entrambi a gambe incrociate seduti sul tappeto, snobbando il divano.
«Come funziona per voi Fantasmi?»
Conosce le basi, è la prima cosa che ti insegnano a scuola: riconoscere quello che sei, piazzarti addosso un’etichetta e giudicarti in base a quello.
«Lui sente me ed io sento lui. Le prime volte era come se ci fosse un fantasma nella mia stessa stanza; riuscivo a sentirlo, riuscivo a percepire sulla mia bocca il suo respiro e mi faceva ribrezzo.»
Steve l’ha immaginato tante volte come fosse toccare la propria soulmate ed essere toccato da lei.
«E lo stesso, ovviamente, valeva per Clint.»
«Come fai a sapere il suo nome?»
Nat sorride e su quella bocca ci sono decine di segreti inconfessati che Steve non può nemmeno immaginare. Questo, però, ha deciso di rivelarglielo. Poggia la punta dell’indice sul ginocchio e inizia a picchiettare. Punti. Linee. Pause.
«Codice morse…»
«È così che comunichiamo.»
Poi qualcosa accade. Natasha stira la schiena, sospira e socchiude gli occhi e Steve intuisce che il suo Fantasma si sia fatto di nuovo vivo.
Un sorrisetto malizioso le curva le labbra e con occhi che scintillano languidi si rivolge a Steve. «Vado a farmi una doccia~»
E il tono allusivo basta per farlo avvampare. «Na-Nat!»

«Non fare il puritano, tu puoi disegnare sederi e guardarlo masturbarsi, lascia a me i miei divertimenti.»
[474w]


III. Gusto
Messico è stato il suo ultimo incarico; un paio di giorni, tre notti soltanto. Alla loro cucina, però, non ha rinunciato – Tacos, Enchiladas, Chilaquiles e Tamales; li ha provati tutti e non ne ha amato nessuno. Come al solito. Non erano quelli giusti e non è facile gustare la cucina di un posto, quando in bocca ti esplodono mille altri sapori intensi che danno battaglia alle tue papille gustative.
L’ha persa la battaglia e, tornato in patria, seduto alla sua caffetteria di fiducia, si è ormai convinto di star perdendo anche la guerra.

«Terra chiama Ross, sei ancora con noi?» qualcosa picchietta sul piano del bancone e quando Everett guarda alla sua sinistra, Stark si è levato gli occhiali da sole per batterli sul piano.
Annuisce, fa per rispondere, ma Tony è un uomo pragmatico che alla voce degli altri preferisce la propria e l’agente ha pena per la sua soulmate. Non è facile la vita di un’Eco quando la tua anima gemella non sa quando è tempo di chiudere la bocca.
«Dicevo, dato che le tue informazioni su di lui erano più scarse del solito e J.A.R.V.I.S. non è riuscito a darmi una buona ragione per non farlo, ho invitato l’uomo di cui ti parlavo. Dovrebbe essere qui a… oh… eccolo.» Tony indica qualcuno alla porta del bar, una coppia di stranieri.
Everett osserva l’uomo: pelle scura, alto, allenato e con un portamento regale. Al suo fianco, una ragazzina che spicca per uno sguardo che sembra capire tutto con una sola occhiata – quando incrocia gli occhi con lui, ghigna come se stesse per combinare una marachella, infila una mano nel sacchetto di carta che regge con l’altra e azzanna un biscotto.
«Agente Everett Ross, Re T’Challa. E non chiedere il cognome, a quanto pare è considerato rude.»
Everett sorvola sulla battuta e stringe la mano a T’Challa. La presa è forte e le dita callose, di certo prima di essere un Re è stato un guerriero.
«Piacere. Quando smetterà di divorare biscotti al cioccolato, potrò presentarvi mia sorella Shuri.» commenta T’Challa.
Everett scuote il capo, si lecca le labbra. «Noci.»
«Mhm?»
«Il biscotto che sta mangiando… non è al cioccolato, è con le noci.»
«E tu come…» ma il sorriso timido dell’uomo schiaccia un punto alla domanda, la restituisce alla bocca e quello che rimane sul palato di Shuri, oltre al sapore di noci e miele è una spezia rara: sapore di gioia. «Sei tu! Sei l’uomo dagli orribili gusti culinari.»
«Everett Ross.» Tende la mano, incredulo. È così giovane quella ragazza, così piena di vita, così frizzante e speziata. E glielo dimostra ancora quando invece della mano, gli cerca il collo, abbracciandolo e gettando se stessa tra le sue braccia.
Non la stringe, non ricambia, ma sulla bocca rimangono parole che hanno un sapore familiare, che sanno di lei, di lui, di loro insieme: «La mia soulmate.»
[481w]
Tags: [challenge], [drabble], character: everett ross, character: james buchanan barnes, character: natasha romanoff, character: shuri, character: steven rogers, character: tchalla, character: tony stark, fandom: captain america, pairing: evershur, pairing: stucky
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