Caith Vision (caith_vision) wrote,
Caith Vision
caith_vision

[Captain America] Where I end and you begin

Characters: Steve Rogers; James Buchanan Barnes;
Pairing: Steve/Bucky { stucky };
Rating: NC-17
Genre: erotico, introspettivo; romantico;
Words: 2.316
Warning: slash; au (omegaverse); canon divergence (post endgame), impact play
Omegaverse: informazioni veloci, che tanto è una pwp e non ci sono grandi nozioni da dare a riguardo. In questo verse è contemplata l'esistenza di Alpha, Omega e Beta, soltanto gli Alpha e gli Omega possono stringere un soulbound (un legame che dura per sempre, che li unisce anima e corpo e romanticherie varie) e soltanto gli Alpha possono mettere incinta gli Omega - o eventuali Beta donne se vogliamo esser pignoli. Tutto qui, fine delle informazioni.
Disclaimers: Scritta per:
● Hot summer Fest @ Piume d'ottone - prompt: Impact Play - a form of BDSM practice in which one hits another for sexual pleasure, such as spanking.
● Ospiti dallo spazio (Toro) @Kaos Borealis - prompt: preliminari lunghi
● ispirato a un prompt del P0rnfest #13: Omega Bucky o Steve, Beta l'altro. L'omega va in calore e vorrebbe farsi aiutare dal beta, il quale ha molti complessi perchè 'solo' beta e non si sente all'altezza.


Il respiro di Steve. Un’alitata leggera, un soffio di fiato tra capelli umidi, che diviene ghiaccio bollente contro la fronte imperlata di sudore.
Bucky sente le sue labbra schiudersi. Un suono caldo. Lento. Umido.
Lo sente ovunque, come stessero respirando la stessa aria dalla stessa bocca.

( io sono te e tu sei me )

«Stai… stai bene, Buck?»
Bucky impiega tempo per sorridere – il respiro di Steve si sposta alla guancia, arrossa la pelle, crea incendi sottocutanei che non ha la forza di spegnere. Non oggi. «No.»
«Giusto, domanda idiota.»
«Decisamente.» Si spinge tra le sue braccia, la fronte premuta al suo petto e gli occhi chiusi. Ingoia saliva e un ansimo rotto; trema ogni nervo e ogni muscolo e la pelle è così calda che la sente squagliarsi sulle ossa, sciogliersi tra pieghe di abiti di cui non ha alcun bisogno.

( toglili, strappali, ricoprimi di te )

Steve lo tira a sé. Lo chiude in un abbraccio che lo strappa alla porta e lo trascina oltre l’ingresso dell’appartamento. «Dio, sei tutto sudato.»
«È il fottuto calore, lo sai come funziona.»
«So anche che a quest’ora avresti dovuto trovarti un Alpha.»
Bucky storce il naso e ringhia a denti stretti – un suono cupo e ferale, rimbalza sul petto duro di Steve e tra i suoi muscoli si trasforma nel guaito di un cucciolo. Non è facile spaventare Captain America, non se sei l’amico che conosce da sempre: due vite, tre morti, un salto nel passato, ritorno e così via.
Steve gli apre una mano alla nuca e con la punta delle dita gli pizzica il collo, sotto l’attaccatura dei capelli; preme e gratta piano, su e giù, lentamente, così come sa piacergli.
Bucky rilascia un ansito lungo, un mugolio d’apprezzamento che lo farebbe venire duro a ogni Alpha e che invece lascia sulle labbra di Steve un sorriso soddisfatto.
È un buon inizio.
«Steve…»
Un inizio interrotto dall’occhiata di rimprovero di Bucky: solleva le palpebre e pianta nei suoi occhi un’occhiata feroce. Dura poco; il languore vela uno sguardo che è ormai cristallo liquido. «Ho cercato te, perché ho bisogno di te. E ora, nello specifico, ho bisogno che mi scopi.»
Il sibilo tocca le note di una supplica, tasti ben accordati che Steve gli lascerebbe battere per sempre, nonostante conosca la musica a memoria, come il suo corpo, la sua bocca, il suo odore, le sue voglie. Come le mani di Bucky che si stringono al bavero della sua divisa e lo strattonano. Come la sua bocca aperta a baciarlo – la lingua bollente che lo invita al duello, alla danza e poi soccombe per lasciargli ogni dominio in quel bacio.
Steve lo spinge al muro, lo intrappola tra sé e la parete e azzanna le sue labbra come fosse l’ultimo pasto prima di un salto nel vuoto. Sente in lui l’agitazione crescente e animale, che per un Alpha si traducono in vampate inebrianti, feromoni, odori, richiami; per Steve invece sono solo tremiti feroci che scuotono il corpo di Bucky e lo lasciano vulnerabile e ipersensibile ad ogni minimo tocco.
Odia e ama vedere Bucky in calore, vederlo struggersi nel desiderio di avere – di avere proprio lui –, vederlo allungare le braccia per cercarlo, stringersi, stritolarlo, inchiodarsi petto al suo petto e immergersi nel calore della sua bocca fino a uscirne in ginocchio e senza fiato. Ama il suo sguardo implorante, il suo corpo già caldo, la colata lasciva che è la sua voce e i suoi ti amo masticati. E allo stesso modo detesta tutto quanto; detesta strattonare via la maglia dai suoi pantaloni e afferrarlo per le anche nude, trattenerlo fermo mentre scalpita insaziabile, plasmarlo sotto alle carezze pesanti delle proprie mani e sapere di non poter essere abbastanza.

( eppure lo sei, lo sei, lo sei… )

Bucky si spoglia degli abiti – strati di vestiti che getta via, lasciando al di sotto la pelle, il vibranio, le cicatrici e la fame. Tra le gambe, l’erezione è turgida, il glande è rosso e umido e il bisogno che ha di essere toccato da Steve è così forte che vorrebbe urlare. E invece ringhia, stringe i pugni e strizza gli occhi – non gli si dona, gli chiede intimamente di venirlo a prenderle, di spogliarlo della pelle che indossa, di togliergli le ossa, di scalpellare via ogni cicatrice e liberargli l’anima.

( sono qui, prendimi. sceglimi. amami. )

«Sei sicuro?»
Bucky apre gli occhi. Il lucore nello sguardo ricalca l’eccitazione dell’omega e la ferocia del lupo. Ha strappato il suo collare, ha rinnegato alpha, padroni e burattinai e quand’è stato il momento di scegliere, ha scelto Steve. «Smettila di chiedermelo. Ogni secondo passato a farlo, è un secondo sprecato lontano da me.»
Steve annuisce, avanza e lo cerca con mani che gli afferrano i polsi, inchiodandoli al muro. È una stretta simbolica – nemmeno Captain America può bloccare così facilmente il Soldato d’Inverno; ma può sperare che Bucky si lasci braccare e imprigionare da lui, può aspettare che schiuda le labbra e accolga la sua lingua quando si china a baciarlo di nuovo.
Lo fanno a occhi aperti, fissandosi, ritrovando nei loro riflessi volti che credevano d’aver dimenticato, tratti del passato che hanno tenuto per loro fino a questo momento.
La lingua di Bucky è incandescente quando Steve la succhia tra le labbra. I morsi dell’omega azzannano l’aria ancor prima della sua bocca, ma quando la raggiungono, i denti gli tagliano il labbro e il bacio si sporca di sangue.
Bucky spinge in avanti il bacino, incurva la schiena. Ha labbra gonfie e tinte di rosso e come un animale che non conosca la propria forza, lecca via il sangue e si protende a cercarne ancora.
Steve lo lascia fare. È il calore a renderlo famelico – è diverso dagli altri omega, Bucky è preda e predatore.
Steve apre la bocca al suo collo. Lo sente sussultare nell’anticipazione di un morso. «Non voglio tu abbia rimpianti» mormora e gli lecca la pelle.
Bucky geme e reclina il capo. L’erezione gocciola seme sui pantaloni di Steve, nel punto in cui l’omega si strofina. «È tardi per quello… Ma conosco un modo per rimediare.»
«Sbattendoti al muro?»
«Al muro… per terra… sul letto… dove ti pare, mi basta averti dentro.»
Steve gli libera un polso, afferra la sua erezione e Bucky urla di piacere. Non deve più accontentarsi della frizione contro la stoffa, ci sono dita lunghe ad avvolgerlo e a masturbarlo con un ritmo serrato che l’orgasmo glielo strappa via.
Alle labbra sul collo si sostituiscono i denti. Steve lo morde, lo reclama come suo e Bucky butta fuori sperma, ansimi e il suo nome, quando gli viene in mano.

( entrami dentro. entrami a fondo. entrami fin nell’anima. )

Bucky si gira nell’abbraccio di Steve e si preme al muro, le mani all’altezza della nuca e la fronte schiacciata alla parete.
«Non… non ho un nodo…»
Ruota il capo, gli occhi oscurati da un piacere che cola fino alle labbra, ne bagna la curva storta e si fa trascinare via da un’alitata calda. Ansima forte, rumoroso, non si vergogna di essere omega e in calore con Steve, di desiderare e lasciarsi desiderare. Spinge il fondoschiena indietro e lo strofina sulla patta gonfia del Beta. «Hai un pene e una bocca, basteranno.» Lo uccide piano, con voce eccitata.
Steve getta fuori una risata roca. «Sei pessimo.»
«Puoi sempre punirmi, se vuoi.»
Vuole. È il suo corpo a volerlo, la sua mano quando cala con forza in una sculacciata che arrossa la pelle a entrambi. Il sussulto estatico che lo coglie si trasforma in calore tra le gambe, dove l’erezione tende i calzoni. «Così?»
Bucky ha gridato, un gemito profondo, un ruggito di dolore e piacere che rimbalza tra labbra ancora spalancate. Annuisce, non si fida della propria voce.
«Ancora?» gli chiede Steve.
Bucky muove un altro cenno, la testa che per un attimo gli sembra crolli in avanti, rischiando di picchiare la fronte contro il muro; la raddrizza, deglutendo a vuoto mentre guarda la mano di Steve sollevarsi al suo volto. Il Beta la tiene sospesa davanti a lui, sul palmo la linea della vita si spezza in due segmenti – non l’aveva mai notato prima d’ora.
Bucky l’azzanna, morde per lasciare il segno: due arcate di denti che scavano nella carne, e con quella mano Steve lo colpisce alla natica lasciandogli impronta e saliva sulla pelle.
Non chiede più quando affonda i polpastrelli nei glutei e li modella tra le dita, li spalanca e preme entrambi i pollici alla sua aperta. Le falangi affondano in una rosa di muscoli umida e lubrificata che si schiude alla penetrazione; scivolando dentro senza alcuna fatica – non ha bisogno di prepararlo, Bucky è già pronto per accogliere la sua erezione, ma si prende comunque il tempo di allargarlo, di affondare un dito alla volta, poi due e ritrarli, lasciando l’omega vuoto e supplicante.
«Steve… Steve… Steve…»
«Sono qui» gli dice e schiaccia il corpo al suo, premendogli un bacio alla tempia e respirando di lui. Lo inghiotte il suo odore – ferro, sudore e polvere da sparo, non così dissimile da quello di settant’anni prima, quando l’arma era ancora il fucile e non l’uomo.
Se solo potesse percepire la fragranza dolciastra che rilasciano gli ormoni di Bucky, non sarebbe così lucido quando si abbassa la lampo e i boxer e si struscia su di lui, per fargli sentire tra le natiche il turgore di un pene ormai completamente eretto. «Sono qui, Buck.»
Bucky muove a tentoni la mano di carne, si aggrappa all’anca di Steve, lo trattiene e lo tira a sé con urgenza. Lo sente e vuole di più. lo sente e vuole tutto. «Scopami…»
«Ti scoperò fino a farti svenire.»
«Levami il calore.»
«Lo farò; tutto quello che vuoi, Buck.»
Bucky singhiozza appena, sul ciglio di un baratro che si sta ingoiando ogni traccia di pudore e di razionalità, lasciando al suo corpo solo l’istinto carnale di un omega in calore.  «…lo sai… lo sai cosa voglio…»
«Sì, lo so.» Steve sorride, preme l’erezione tra le sue natiche e lo penetra in un’unica spinta.

*

“Chiudi gli occhi, Steve, facciamo un gioco.”
“Avere quasi un secolo a testa, non ci rende troppo vecchi per i giochi?”
“Non per questo.”
“Va bene, di che gioco si tratta?”
“Io sono te e tu sei me. La mia pelle è la tua pelle, il mio respiro è il tuo respiro, i miei baci sono i tuoi baci, il mio corpo è –”
“No, smettila… smettila… lo sai che se potessi ti darei tutto, Buck. Ma non posso essere il tuo Alpha, non posso marchiarti, non posso legarmi a te, non posso renderti completo… sono un Beta, Buck, e resterò per sempre un Beta.”
“Non importa, è così che ti voglio. Non ho bisogno che tu sia il mio Alpha, ma che sia il mio tutto. Non voglio che tu mi dia niente, ma che ti prenda ogni cosa, anche se non mi è rimasto quasi niente, ma quello che c’è è tuo, Steve. Baciami e avrai la mia bocca, toccami e avrai il mio corpo, entrami dentro e la mia anima sarà tua… e il mio cuore… il mio cuore ti appartiene da sempre, non devi fare altro che prendertelo. Fallo. Prendilo.”
“Buck…”
“Prendimi.”

*

Il corpo di Bucky serpeggia tra le lenzuola stropicciate con cui Steve sta cercando di coprirli entrambi. Si accoccola al suo petto, con la placida soddisfazione del calore tenuto a bada, sfinito eppure completo. «Sii sincero, credi ti abbia chiesto troppo?»
Steve lo culla in un abbraccio e con una mano gli accarezza la natica – il marchio della sua mano è già sbiadito. «No, al contrario, ho sempre pensato non avessi chiesto abbastanza.»
La risata di Bucky sta nell’intento più che nel suono, nell’occhiata divertita e nel capo che scuote e strofina sul petto di Steve. Geme piano, un suono caldo e vibrante come fusa di un gatto. «Ho chiesto a Captain America di amare un comune mortale, direi che di più non si poteva avere.»
Steve gli ruba un bacio che sa di loro e sorride. «Non hai chiesto nulla che già non fosse tuo, Buck. Captain America ti amava quando ancora era solo Steve Rogers. Ma… avresti potuto avere un Alpha, un legame, una famiglia.»
«E quindi cosa? Sei un idiota se credi che mi sia semplicemente accontentato.»
Steve gli scosta una ciocca di capelli dalla fronte, li pinza tra due dita e li sistema dietro al suo orecchio. «Più idiota di un omega in calore che invece di chiamarmi, mi si presenta alla porta?»
Touché dovrebbe dirgli Bucky, invece gli accarezza i pettorali sodi, sfiorando con le unghie una peluria bionda, che per qualche motivo il siero ha deciso di mantenere rada e quasi invisibile.
Sospira piano, leggero. È un lupo a riposo, che ha finalmente trovato la sua pace. «Non sei un ripiego, Stevie. Ti amo, sei la cura al mio calore,» Sorride, nasconde un lampo di malizia. «…e l’unico cazzo che voglio nel mio culo.»
«Cristo, Bucky! Giuro che quando parli così —»
«Ti eccito?»
Steve scuote il capo e ignora l’ondata di calore che sale dal bassoventre. «– ti farei sciacquare la bocca col sapone.»
Bucky si sistema meglio su di lui, incrocia le braccia sotto al mento. «Sicuro che, invece, non preferiresti sculacciarmi di nuovo, Capitano?»
Steve arrossisce, le dita hanno uno spasmo, si serrano con forza alla natica dell’omega, ma invece di colpirla usano la presa per tirarselo meglio addosso, per incastrare pezzi di Bucky con pezzi di sé, ritrovandosi nell’insieme di quel che è rimasto loro. «Non sfidarmi, sergente. E cerca invece di dormire un po’.»
Bucky chiude gli occhi. «Visto? A che mi serve un Alpha, quando ho Captain America a vegliare su di me?» Si addormenta subito, al sicuro tra le braccia di un Beta che non è il suo Alpha, ma che suo lo è comunque.
Tags: [omega!verse], character: james buchanan barnes, character: steven rogers, fandom: captain america, pairing: stucky
Subscribe
  • Post a new comment

    Error

    Anonymous comments are disabled in this journal

    default userpic

    Your reply will be screened

  • 0 comments