Caith Vision (caith_vision) wrote,
Caith Vision
caith_vision

[The Witcher] Salty laugh

Pairing: Geralt/Jaskier
Rating: NC-17
Genre: Angst, Introspettivo, Erotico
Words: 755
Note: è una delle 3 flashfic che tempo fa sono riuscita a scrivere durante una serata di word sprint. Delle tre, questa è l'unica che non ho avuto l'istinto di calciorotare verso la luna, ma ho rivisto e corretto e alla fine non mi dispiace come sia venuta. Non è la prima geraskier che scrivo, ma è la prima che mi decido a pubblicare - le altre, prima o poi, arriveranno.
Warning: slash, missing moment (post 1x06 ~ Rare Species)


Ricorda la risata di Jaskier; la testa rovesciata indietro, la bocca aperta, come una puttana disposta ad ingoiare, e il trillo prepotente di un’allegra perculata che non teme vendetta. Ricorda la giugulare esposta, il collo bianco e il dondolio del Pomo D'Adamo – mordimi, implorava senza una parola, mordimi Geralt e lasciami sanguinare nella tua bocca, sulla tua lingua. Mordimi, mordimi, mordimi.
Geralt strizza occhi in cui le emozioni s’incastrano male, dietro la retina, così che risplenda d’oro come lo sguardo di un felino.
La stanza è una bolla di buio, sudore e profumi femminili. Dietro di lui, cosce nude e curve di donna si muovono pigre, cavalcano la spossatezza del post-orgasmo e cercano lui.
Geralt si allontana. Spingeo le proprie gambe oltre il bordo del letto, seduto, la schiena curvata in avanti e le mani a raccogliere la testa. Sostiene il peso di pensieri che non lo lasciano in pace, né lo fanno dormire – invadenti, pesanti, incessanti, rimbalzano tra la testa e l’uccello, si tuffano nello stomaco, vomitano farfalle e a ogni battito d’ali, la sua voce ritorna. Mordimi, Geralt.
Un lupo rognoso e tormentato, ecco cos'è. E chissà se Jaskier non riderebbe alla patetica vista di come si è ridotto senza lui.
Sospira. Scuote il capo.
«Idiota...» A se stesso. Soltanto a se stesso.
Sa che Jaskier non riderebbe, che non sarebbero solo le sue gambe a cercare l'intreccio, ma ci sarebbero anche mani a risalirgli la schiena, braccia ad avvolgergli le spalle, la bocca a dargli conforto e i suoi baci a raccogliere i pensieri – tutti quei fottuti pensieri –, alleggerendo quel peso che gli schiaccia la testa, gli annoda la gola e gli riempie il petto di massi.

Ricorda la risata di Jaskier – il suono fresco dell'allegro buffone, la giovinezza da germoglio di edera rampicante nato dal terreno e avviluppato ai suoi piedi. Non importa quanto abbia tentato di’estirpare quelle maledette erbacce; sono diventate più forti, più insistenti, si sono legate alle sue gambe, arrampicate per il suo busto, hanno conquistato il cuore.
E lo hanno stritolato.
Un poco alla volta.
Un anno alla volta.
Quasi per gioco, all'inizio, finché il gioco non è diventato altro: bisbigli all’orecchio, una mano sotto la patta dei calzoni e dita a massaggiargli l’erezione, a conoscere il suo piacere, a raccoglierlo nel palmo in getti bianchi e densi. Finché la risata di Jaskier non è più stata soltanto l'esplosione spensierata di chi non ha un pensiero per la testa, ma solo ballate e battute imprudenti. È diventata un nuovo modo di tormentarlo (la sente e la desidera, la desidera e ha fame, ha fame e vorrebbe divorarlo... ha fame…. ha fame…. Ha fame, cazzo!), è diventata il sottofondo delle loro avventure, il suono rassicurante di un’esistenza che ha imparato a stare al passo con lui.
E Geralt ha cacciato Jaskier e la sua risata, come non valessero nulla, quando invece non basterebbe l’oro di ogni regno a ripagarlo di quel suono.

Una mano curata si appoggia alla sua spalla, dita piccole e sottili che l’hanno stuzzicato, ma mai soddisfatto.
«Torna a letto» mormora leziosa, la prostituta.
Geralt scuote il capo, si alza, nudo e pronto a rivestirsi. Anche se i panni del Witcher senza cuore né anima già li sta indossando: «È  meglio che vada.»
«Dove?» la prostituta cambia voce, la incrina e la sputa tra le scapole di Geralt.
Ma ci vogliono lame più affilate per penetrargli pelle e corazza.
«Fuori» risponde. Le spiegazioni mancano, come la voglia di voltarsi a incontrare il volto offeso della prostituta e scoprire, che ancora una volta, il suo letto è riempito dalla persona sbagliata.
Scuote il capo, come bastasse a cancellare dalla testa e dal mondo l'esistenza di un bardo, le mani con cui pizzicava il liuto e massaggiava le sue spalle, la bocca con cui fischiettava strofe ancora non pronte e lasciava baci sulla sua pelle e fantasie oscene raccontate a fior di labbra. Lascia che ti cavalchi, Geralt; in cambio potrai fare di me quello che vuoi.
Geralt recupera abiti e spada.
Deve uscire.
L'aria è viziata di pensieri, il cuore infestato dai fantasmi.
È solo quando lascia il sacchetto di monete sul cuscino stropicciato, che incrocia occhi verdi e l’ira di una prostituta. È breve, è il tempo di un respiro, di un granello di sabbia rovesciato da una clessidra: ritrova Jaskier sul fondo di quegli occhi e, per la seconda volta, il bardo lo guarda deluso, mentre Geralt gli spezza il cuore.
«Mi dispiace…»
Ma, a ricevere quelle scuse, è sempre la persona sbagliata.
Tags: character: geralt di rivia, character: jaskier, fandom: the witcher, pairing: geraskier
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