Caith Vision (caith_vision) wrote,
Caith Vision
caith_vision

[The man from U.N.C.L.E.] The perfect number

Character: Napoleon Solo; Illya Kuryakin; Gabrielle Teller;
Pairing: Napoleon/Gaby/Illya { napogallya };
Rating: Nc-17
Genre: fluff, erotico, introspettivo,
Words: 1.572
prompt: Giulia Athousandsuns Napoleon/Illya/Gaby: "C'è un solo letto." "Io per terra non ci dormo." "Non l'abbiamo pensato nemmeno per un momento, Solo."
Warning: het; slash; threesome; lime;
Scritta per: il CoviDE-19 @We are out for prompt


Il corpo di Napoleon è un tappo di bottiglia davanti alla porta: braccia incrociate al petto e il capo reclinato sulla sinistra, come quando cerca le parole adatte per spiegare a Kuryakin che i completi da lui scelti sono un pugno al buongusto. Lo sguardo si muove da un lato all’altro della stanza, la mobilia, tuttavia, non è mai cambiata.
«C’è un solo letto» commenta.
Dietro di lui, Gaby si alza sulla punta dei piedi, spia oltre la spalla dell’uomo e torna a pesare sulle piante con aria indifferente. Hanno già fatto una prima ricognizione, conoscono già la stanza – unico letto compreso.
Illya scrolla le spalle. «Questo dimostra che americani sanno contare fino a uno.»
Napoleon si volta a guardarli, prima Gaby, poi Illya, a dimostrazione che può contare anche fino a due. «Io per terra non ci dormo.» Anzi, fino a tre!
Gaby ride, ma è un suono così sottile che Napoleon crede di esserselo immaginato, finché non vede le sue dita sottili sfiorare la punta della cravatta e arrotolarsela intorno alla mano. È un movimento unico, fluido: arrotola, strattona e Napoleon si trova a chinarsi in avanti, con lo sguardo alla stessa altezza degli occhi nocciola della tedesca e un sorriso divertito a spiegazzargli le labbra, che fa il paio con quello di Illya – gliel’hanno insegnato loro quel trucchetto.
«Non l’abbiamo pensato nemmeno per un momento, Solo» chioccia Gaby.
«Infatti tu dormire nella vasca» rincara Illya.
Per un momento Napoleon sembra prenderlo in parola: lo sguardo azzurro si spalanca e l’espressione che indossa da nobiluomo-sfrattato-dal-castello è quasi impagabile. Illya deve sforzarsi per non ridere, anche se basta il pizzicotto con cui Gaby si avventa sulla sua coscia e che gli strappa una smorfia di dolore.
«Il letto è grande abbastanza» borbotta, un’autocorrezione che gli costa e in cui l’accento russo si fa strada a calci tra ogni spazio e ogni lettera.
E allora è Gaby a sorridere soddisfatta.

Illya aveva ragione, il letto è grande abbastanza per tutti e tre, eppure riescono ad occuparne soltanto la metà.
Gaby è sdraiata al centro del materasso, le braccia sollevate oltre la testa, accarezzate da una raggiera di onde scure sciolte sull’unico cuscino. Sorride quando Napoleon preme le mani ai suoi fianchi, si insinua sotto di lei, dietro la sua schiena, liscia le pieghe del materasso e sale alla zip dell’abito.
«Se permette, mia signora» le dice giocoso.
Gaby puntella i talloni al letto e si solleva quel che serve per lasciarlo proseguire, perché inizi a spogliarla e tiri l’abito verso il basso, scoprendo spalle minute, clavicole sporgenti e seni piccoli e rotondi raccolti nelle coppe di seta del reggiseno.
Illya aspetta che Napoleon la spogli completamente dell’abito e che si dedichi poi all’intimo, con la medesima attenzione che riserva a un’opera d’arte, lo stesso appetito con cui si gusta spennellate di un Rembrandt o di un Picasso.
Solo quando anche l’ultima barriera di seta cade in terra, in un nido di colori vivaci, Illya prende posto tra le cosce di Gaby e le solleva un piede, costringendola a distendere la gamba verso l’alto.
Le bacia la caviglia, dove il cinturino delle décolleté ha lasciato il segno. La bacia un po’ più su, una scia umida che percorre la gamba fino all’interno coscia, dove i baci si fanno più lunghi e profondi.
Napoleon li osserva in silenzio. Si lascia catturare dalle curve di Gaby, dal modo in cui il suo corpo si piega e si allunga sotto le mani e i baci di Illya. Gli piace come muove i fianchi: li ondeggia danzando senza musica, al ritmo di boccate d’aria che si fanno sempre un po’ più pesanti e un po’ più veloci, finché Napoleon non si rende conto che anche a lui manca il respiro.
Tra le gambe il cavallo dei pantaloni si è fatto più stretto e non è sicuro, ora, di dover rimanere.
Nello sguardo di Illya si riflette un affetto che mai gli ha visto addosso prima d’ora, mentre Gaby gli si concede, in una docilità delicata che dura solo finché le sue unghie non affondano nella schiena del russo e tracciano scie rosse.
Napoleon li osserva e si sente di troppo in quell’intimità in cui non vede accesso.
Sta per tirarsene fuori con una scusa, quando la mano di Gaby si aggrappa alla manica della sua camicia.
«Questi sono di troppo, Solo, credevo che ormai sapessi come si fa» il sospiro di Gaby è un attacco sfrontato al pudore, che farebbe arrossire perfino le conigliette di Playboy.
«Cowboy.»
Napoleon ha un brivido; la voce di Illya non gli è mai sembrata così calda e avvolgente. Ha la sensazione di poterla toccare, di sentirla colare su di sé e incollarsi a lui come una seconda pelle. Storce il naso e cerca di resistere – è suo il ruolo del seduttore, non il contrario.
«Peril?» gli fa il verso, costruendo su labbra affamate un sorriso arrogante.
Illya lo nota e lo cancella con una manata, con un braccio teso alla svelta e dita forti che afferrano ciocche scure e strattonano i capelli di Napoleon. È rude con lui quanto con Gaby è delicato – è la prima volta e con l’americano deve ancora aggiustare forza, pazienza e desiderio. Piano trasforma la presa in una carezza pesante e impacciata. «Non abbiamo invitato te per stare a guardare.»
«E io che mi trattenevo per non farti sfigurare.» Una risata bassa e tutto quello che l’ha trattenuto finora scivola via, come i bottoni dalle asole della sua camicia.
Napoleon si sporge a rubare un bacio dalle labbra di Illya, glielo strappa di bocca per poi affondare il volto tra le cosce di Gaby.
Sulla lingua rotola sapore di baci e umori.

Manca ancora un’ora al suono della sveglia.
Gaby è accoccolata sul petto ampio di Illya, le spalle circondate dal suo braccio e le cosce nude intrecciate a quelle dell’uomo. Stringe con una mano le dita del russo e con l’altra pizzica il dorso di Napoleon, sdraiato al loro fianco – la testa incastrata all’incavo della spalla di Illya e la vita prigioniera del suo braccio.
Napoleon s’illude di essere il primo a svegliarsi. Si muove piano, lentamente, a liberarsi da un abbraccio che non è molto diverso da tutti quelli che lo hanno tenuto stretto nelle nottate brave passate a seppellirsi in cosce e profumi femminili. L’unica differenza è che la presa di Illya è maledettamente forte e per un attimo gli sembra si faccia più intensa.
Il russo si volta a guardarlo; occhi azzurri, limpidi, nessuna traccia del velo del sonno. È sveglio da molto prima di lui.
«Non dirmi che ti piace guardare la gente mentre dorme. Hai idea di quanto sia inquietante?» commenta Napoleon, un modo come un altro per augurare il suo Buongiorno.
Illya non la prende bene.
Eppure non la prende nemmeno male.
Lo guarda in silenzio, abbassa l’occhiata tra i capelli adorabilmente spettinati di Gaby, ma la risolleva quasi all’istante con una ruga spiegazzata tra le sopracciglia e una sbuffata tra le labbra che ha tutte le carte in regola per sembrare una –
«…era una risata quella?»
Illya cerca di mantenere il cipiglio serio da ghiacciolo comunista, ma Napoleon non ha dubbi: quella era una risata.
Il russo fa finta di niente. Le dita ancora intorno alle spalle di Gaby; ne coccola gentilmente la pelle, una carezza delicata che scorre lungo la curva delle spalle – l’intera mano di Illya le occupa dalla punta delle spalle alle scapole ed è come stringere nel palmo un usignolo, piccolo e fragile.
L’altra mano si serra, invece, un po’ più forte intorno alle costole di Napoleon, ne saggia i fianchi muscolosi, la pelle dura, calda e contratta.
«Tuoi capelli…» sbuffa alla fine, la mezza risata ancora danza sulla punta della lingua.
Napoleon aggrotta la fronte. «Articola, per gli americani che non parlano comunista
Per un secondo la presa di Illya si fa dolorosa.
Napoleon geme dolorante, ma pur di prenderlo in giro vale la pena soffrire.
«Non avevo mai visto tuoi capelli di prima mattina. Gaby è come aquilotto arruffato. Tu, invece, sembri gattaccio randagio.»
Napoleon si preme il petto, la stessa espressione offesa della sera prima torna ora a cucirsi sul volto, eccetto che per spiragli di dolcezza che Illya gli scorge negli occhi e che l’uomo non riesce a nascondere nemmeno volendo. Preferisce allontanarsi, allora: liberarsi del braccio di Illya e dell’abbraccio delle coperte, mettendosi a sedere a bordo letto.
Illya cerca la sveglia e guarda l’ora.
«È ancora presto» nota.
Nel letto, il calore di Napoleon è scomparso non appena ha scostato le lenzuola.
L’uomo si passa una mano tra i capelli – non lo ammetterà mai di star tentando di pettinarsi – e fa lo stesso con Illya, scostandogli una ciocca bionda ricaduta davanti alla fronte. «Lo so, ma la principessa vorrà la sua colazione.»
Illya sorride.
«E Gaby pure.»
Illya non sorride più.
Ancor prima dei riflessi, è l’abitudine a permettere a Napoleon di schivare il pugno. Ridacchia, afferra il polso di Illya, lo schiaccia al materasso e sul palmo aperto gli lascia l’impronta di un bacio.
Si assicura che non vi siano vendette russe in agguato, e come si è abbassato su di lui, si abbassa verso Gaby, le scosta i capelli dal viso e le posa un bacio tra labbra dischiuse gonfie di morsi e sospiri notturni.
«Mi trovate in cucina. Sarò quello ai fornelli, vestito del solo grembiule~»
L’occhiolino a un Illya borbottante e arrossito è praticamente dovuto.
Tags: [challenge], [oneshot], [waofp], character: gabrielle teller, character: illya kuryakin, character: napoleon solo, fandom: the man from uncle, pairing: napogallya
Subscribe
  • Post a new comment

    Error

    Anonymous comments are disabled in this journal

    default userpic

    Your reply will be screened

  • 0 comments