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13 November 2017 @ 09:38 pm
[Once upon a time] Jump  

Characters: Jefferson - Mad Hatter; Killian Jones - Captain Hook;
Pairing: Killian/Jefferson { madhook }

Rating: PG
Genre: slice of life; romance;

Words: 1.457
Prompt di: Ilaria Ciccarelli ~ Hook/Jefferson: la magia del cappello di Jefferson era qualcosa di cui entrambi sapevano ben servirsi
Warning: slash; pre-serie;
Disclaimers: I personaggi appartengono a chi di diritto
Scritta per il Colore Turchese della 7 Days of Pride @We are out for prompt

I.
Jefferson tese la mano in un ampio gesticolare del braccio, pomposo come l'invito di un principe alla sua principessa.
Killian inarcò un sopracciglio, guardava con scetticismo il cilindro caduto ai loro piedi. Poteva sentire l'aria frizzante diventare elettrica nel punto in cui sfiorava la tesa e un senso di vuoto aprirsi nello stomaco se focalizzava lo sguardo nel centro, in quel buco nero che sembrava allargarsi di secondo in secondo, ma rimaneva pur sempre un cilindro.
«Mi perdonerai se non mi fido, mate» commentò, senza risparmiarsi il sarcasmo.
«La diffidenza è la tua migliore dote, amico mio.» Jefferson sorrise, aveva canini pronunciati e la piacevole curva delle labbra si trasformava sempre nel sorriso stregato dei gatti, piccole adorabili bestiole opportuniste.
Non aveva ritratto la mano. Killian la guardò a lungo prima di cedere e afferrarla tra le proprie dita, in una presa decisa dell'unica mano – si stupì nel pensare a come quella di Jefferson fosse più piccola di quanto non apparisse.
«Ora prendi un bel respiro e chiudi gli occhi» gli suggerì l'uomo.
«Tante moine per un cappello.»
«Non farti pregare, mio caro.»
Killian sospirò, le palpebre calarono sugli occhi e il mondo si tinse brevemente di nero.
Per i primi istanti non accadde nulla. Sentiva lo sguardo di Jefferson su di sé: pur senza vederlo, poteva immaginarlo spalancare gli occhi in quella sua espressione allucinata – in quei momenti, era convinto il pirata, vedeva ogni cosa chiaramente, vedeva il mondo per quello che era realmente. E vedeva lui come realmente era.
Hook aggrottò la fronte ad occhi chiusi. «È tardi per confessarti che la pazienza non è mai stata il mio forte, darling
Il silenzio di Jefferson si caricò del suo respiro.
Vicino.
Caldo.
Soffice.
Come le sue labbra premute contro quelle del pirata e il suo braccio sollevato a circondargli le spalle.
Hook aprì gli occhi. Davanti a sé il volto di Jefferson era un ritratto a olio dipinto dalla mano di un pittore innamorato: la pelle chiara era spennellata di un leggero porpora sulle guance, i capelli – una zazzera spettinata dal taglio asimmetrico – rigavano di castano la fronte, le labbra avevano una bellezza femminea, di un rosa intenso e succoso, ed infine gli occhi. Oh, i suoi occhi erano abissi di lucida follia, oceani in cui Killian avrebbe potuto navigare per sempre e quando vi si tuffò, non si accorse di star cadendo per davvero.
Jefferson li aveva spinti entrambi nel cilindro. In quel bacio, i due erano caduti, risucchiati dalla magia del cappello.

II.
Poggiato con la schiena contro il tronco di un albero, Jefferson sbuffò annoiato dall'attesa.
Avere un pirata { Capitano, my love. Capitano. } come compagno di giochi aveva i suoi lati positivi: non c'erano morali o giudizi sulle sue azioni, non c'erano restrizioni su ciò che avrebbe o non avrebbe potuto fare e si respirava tra loro una piacevole brezza di libertà. Erano vento, erano acqua, ed erano, soprattutto, imprendibili. D'altra parte capitava spesso che i loro obbiettivi e i loro impegni li portassero a separarsi temporaneamente e il potersi ritrovare era sempre una scommessa. Ci sarebbe stato il giorno in cui uno dei due l'avrebbe persa.
Jefferson si rigirò tra le mani il cilindro, controllando un'ultima volta la strada battuta che aveva percorso e le orme dei suoi stivali rimaste nel fango. L'idea di andarsene – gettare il cappello e abbandonare quel mondo e i suoi abitanti, per tornare al proprio – lo accarezzò e le dita passarono sul nastro che incoronava il cilindro.
Dondolò con il capo da un lato all'altro delle spalle, incurvando le labbra in una smorfia che riempì il volto.
Temporeggiò, inventando nuove scuse per guadagnare altri minuti e continuare ad aspettare.
Poi...
«SMEE!»
Quell'urlo.
Jefferson si staccò dal tronco con un colpo di reni.
Lo aveva sentito forte e chiaro provenire dagli alberi. Passi in corsa spezzavano i ramoscelli caduti in terra e facevano scricchiolare il tappeto di foglie secche.
In lontananza, sul sentiero, Killian Jones correva come se avesse avuto i cani dell'inferno alle calcagna; dietro di lui, il povero Smee lo seguiva con passo traballante, trascinandosi una sacca gonfia e pesante.
Jefferson allargò le braccia, fermo sulla traiettoria del Capitano. «Aspettarti è stato un tormento, Killian, l'ora del tè è passata da un pezzo.»
L'altro continuò a correre. Gli caracollò incontro, lo afferrò per un polso e lo trascinò con sé nella fuga a perdifiato.
«Un impegno mi ha trattenuto, darling
Jefferson si guardò alle spalle. «I tuoi impegni hanno i forconi.»
«Aye
Da qualche parte esplose un colpo e un pallettone di ferro si conficcò in uno degli arbusti, crepandone il tronco.
«Uh, hanno anche i fucili.»
«Aye. È il momento giusto per usare quel tuo cappello, non credi?»
Si guardarono e Killian sorrise. Aveva il volto madido di sudore e il colletto del giaccone lacerato in più punti, là dove la punta di una spada aveva incontrato il cuoio; eppure era come se risplendesse di luce propria, di un'energia corroborante che si rifletteva nello sguardo briccone quando ammiccò verso Jefferson.
La mano del pirata abbandonò il suo polso per incrociare le dita con le sue; lo trascinava con una forza che l’altro non avrebbe mai posseduto e correvano così veloci da fargli venire le vertigini – Jefferson aveva l'agilità di un felino, era un ladro e un bugiardo e come tale la fuga era la sua specialità, ma Killian era ali ai piedi e vento in poppa.
«A proposito, non pensavo mi aspettassi.»
Jefferson scrollò le spalle. «Quando ho sentito battere le cinque, ho pensato seriamente di andarmene.»
«La mancanza della mia ineguagliabile bellezza ti ha fatto cambiare idea?»
«No, è che, riflettendoci, è sempre l'ora del te
Killian non tentò nemmeno di seguinre i ragionamenti; aveva la mano di Jefferson stretta nella propria, un bottino di tutto rispetto (sulle spalle di Smee) e una nave pronta a solcare ogni oceano conosciuto e non, dall'altra parte di un cilindro. Affianco a quell’uomo, perfino la sete di vendetta di Captain Hook svaniva, perduta tra le falde di un cappello magico.

III.
Il cilindro ruotò sul ponte della Jolly Roger e la luna illuminò lo sguardo eccitato di Jefferson. Batteva le mani a ritmo, impaziente di gettarsi in un altro mondo.
Killian si inginocchiò, allungò la mano al cappello e lo fermò. Il portale non fece nemmeno in tempo a nascere, la magia si interruppe e rimase soltanto il silenzio e una notte di luna piena a colorare d'argento i loro corpi.
«Non questa volta, mate» disse, davanti allo sguardo deluso di Jefferson.
«Stanco di saltare
«E perdermi una nuova avventura? Mai. Ma non mi hai ancora detto come funziona quest'affare» sollevò il cappello, guardandovi all'interno. Tra le proprie mani non era nulla più che un eccentrico cilindro, ma quando Jefferson si tese per recuperarlo, al suo semplice tocco il velo che separava la Foresta Incantata dagli altri mondi si fece sottile, aprendo una finestra in cui scorrevano immagini di paesaggi sconosciuti: un castello di ghiaccio, una città di smeraldo, un palazzo in bianco e nero…
«Stai pensando di rubarmelo, Capitano? Come bottino non vale un granché senza di me, non potresti usarlo.»
«In questo caso, per tua fortuna ho già trovato quello che cercavo nell'ultimo mondo che abbiamo visitato.»
«Il tuo Coccodrillo?»
Killian tacque, stupito e Jefferson unì le labbra in un broncetto fanciullesco.
«Sono pazzo, Hook, non stupido.»
Killian scosse il capo. No, non aveva mai pensato lo fosse e forse iniziava a dubitare anche sulla sua follia.
Si sedette sul ponte, con le gambe divaricate e le ginocchia sollevate. Batté la mano sulle assi, in un invito implicito che Jefferson fu felice di accogliere, gattonandogli più vicino per prendere posto tra le sue cosce.
«Quando i miei affari in sospeso con quel dannato Coccodrillo saranno conclusi, ti assicuro, se ne accorgerà l'intera Foresta Incantata. Nel frattempo…» infilò la mano nella tasca del giaccone, lo stesso che ancora portava i segni sul colletto dell'ultimo mondo visitato. Quando la estrasse, un anello d'argento, con un rubino grezzo incastonato nel centro, riposava sul palmo. Non era raro che quel genere di gioielli finisse nelle sue tasche e quindi a inanellare le proprie dita – il rosso, in fondo, era il suo colore. Regalare quell'anello a Jefferson, tuttavia, fu altrettanto naturale.
«Per me?» gli chiese l'altro.
«Per te» confermò.
«Oh, per me!»
 Killian ebbe l'impressione di aver già assistito ad uno scambio di battute come quello. Sorrise quando gli ritornò alla mente.
Incastrò l'uncino al polso di Jefferson, sollevandogli la mano per infilargli personalmente l'anello. Gli baciò il dorso, in quella sua eleganza da gentiluomo che nemmeno una vita da pirata gli aveva potuto togliere e, con le dita ancora strette in quelle di Jefferson, il sussurro scivolò caldo sulla pelle.
«Buon non compleanno, my love