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12 November 2017 @ 01:46 pm
[Once upon a time] Be careful, you know what they say about hatters  

Characters: Jefferson - Mad Hatter; Killian Jones - Captain Hook;
Pairing: Killian/Jefferson { madhook }

Rating: NC-17
Genre: Erotico;

Words: 711
Prompt di: Ilaria Ciccarelli ~ Hook/Jefferson: le follie si fanno in due
Warning: slash; pre-serie;
Disclaimers: I personaggi appartengono a chi di diritto
Scritta per il Colore Giallo della 7 Days of Pride @We are out for prompt


La porta della cabina si spalancò sotto la manata di Captain Hook.
Per quante volte era entrato in quella stanza, nell’ultima settimana, ancora non era riuscito ad abituarsi a quanto si mostrava: un uomo incatenato al suo letto e un unico maledetto girone infernale racchiuso nel suo corpo perfetto.
Le catene ai polsi li tenevano sollevati sulla testa, legati al sostegno superiore del letto a baldacchino che troneggiava elegante contro il lato sinistro della stanza. Legarlo e spogliarlo dei suoi averi non era servito a togliergli dalla faccia l'espressione divertita di un bambino nel paese dei balocchi. Non che l’uomo avesse molto con sé, oltre a un cilindro fin troppo vistoso e la sacca con cui l'aveva sorpreso – all’interno solo i gioielli rubati Jolly Roger e uno zufolo di Pan che aveva aggrovigliato lo stomaco del pirata.
Entrò, richiudendo la porta alle proprie spalle.
L'uomo (Jefferson, al vostro servizio – si era presentato) sbadigliò, richiuse la bocca masticando il vuoto e arricciò il naso in un fastidio infantile, esagerando teatralmente ogni espressione. «Credete che possa avere un po' del vostro miglior grog? Sto crepando di sete. L'ospitalità da queste parti è piuttosto scarsa.»
Killian spalancò le braccia, incredulo.
«Sul serio, mate, sei mio prigioniero da quasi una maledetta settimana. Potresti calarti un po' di più nella parte?»
Jefferson scrollò le spalle.
Averlo catturato era stato il peggior affare della vita di Hook e, se non fosse stato attaccato mano e uncino al proprio orgoglio di pirata, avrebbe giurato che quel tale si fosse lasciato prendere di proposito. Era comparso dal nulla con quella sua aria scanzonata, l'aveva trovato ballare in quella stessa cabina, volteggiando dal baule all'armadio, scassinando serrature al ritmo di musica – una canzonetta che era rimasta incastrata nella testa di Killian e che il prigioniero fischiettava quando l'altro lo lasciava da solo con i propri pensieri.
A very merry unbirthday to me.
To who?
To me.
Oh you![1]
Jefferson passò la lingua sulle labbra.
«Suvvia, mi serve qualcosa di forte per potermi sciogliere» miagolò, ammiccando. «Vi prometto che ne varrà la pena.»
«Non devi avere tutte le rotelle a posto, mio caro.»
«Non ve l'hanno mai detto, pirata? Tutta la gente migliore è pazza.» Gettò il capo all'indietro, abbandonandosi ad una risata grassa e fragorosa. Le sue risa avevano il suono irritante della follia che danzava sul filo di un rasoio, erano fatte di denti bianchi e labbra spalancate dall'osceno colore delle rose appena sbocciate, di occhi lucidi e socchiusi e di fusa arrotolate sulla lingua.
Killian strinse tra le dita la punta argentata dell'uncino, assaporando l'idea di affondarla nella gola dell'uomo e tranciare ogni risata, ogni fusa e ogni languida occhiata, ma, com'era cominciata, la risata di Jefferson si spense.
«Non è strano che, dopo una settimana, non abbiate ancora deciso cosa farne di me?»
La domanda lo colse in contropiede. Non erano state le parole a scalfirlo, quanto invece lo sguardo sottile con cui Jefferson lo fissava, come se già conoscesse la risposta e non aspettasse altro che di sentirgliela pronunciare.
Killian deglutì.
La mano continuava ad armeggiare con l'uncino, ruotandolo ed incastrandolo nei perni del moncherino. Avrebbe dovuto buttarlo in pasto agli squali molto tempo prima, prima di scoprire che la sua era una follia contagiosa e che ormai gli era già entrata sotto la pelle.
«Niente grog. Niente tè. Niente biscotti.» Jefferson incurvò le labbra in un broncetto. «Posso avere almeno un assaggio di quella?»
Killian si guardò alle spalle, cercando la risposta in una porta chiusa. «Quella?»
«La vostra bocca, pirata. Le vostre labbra. La vostra lingua. In cambio potete avere la mia.» Aprì la bocca, allungando la lingua a mostrarla come una prostituta in un bordello pronta a tuffare il volto tra le gambe di un cliente. Non c’era un’oncia di pudore negli occhi di Jefferson, c’era invece l’assoluta convinzione di poter fare qualsiasi cosa desiderasse e di potersi immergersi in ciò che più lo aggradava senza regole, senza restrizioni, senza catene.
Proprio le catene ai polsi dell’uomo tintinnarono – tin-tin-tin-tin-tin-tin tin-tin, perfino il metallo cantava.
Hook rabbrividì; era stato lui a catturare Jefferson o il contrario?
Avanzò, battendo il tacco basso e squadrato degli stivali sulle assi di legno – toc-toc toc-toc, scandendo falcate veloci al ritmo di una canzone incastrata nella testa. Si appese con la mano sana alle catene dell’uomo, mentre con l'uncino ne sollevò il mento alla portata delle proprie labbra.
«Mi farai impazzire» confessò.
Jefferson sorrise e Killian gli coprì la bocca con la propria.

«Mio buon Capitano, è il mondo ad essere pazzo. Tanto vale adeguarsi.»