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26 July 2018 @ 06:10 pm
[Once upon a time] We're not just stories in a book  
Character: Jefferson/Mad Hatter; Killian Jones/Captain Hook; Grace;
Pairing: Killian/Jefferson { madcaptain }
Rating: PG
Genre: fluff; sentimentale;
Words: 726
Prompt di: laria Ciccarelli Once Upon a Time, Hook/Jefferson: quando Killian incontrò per la prima volta Grace
Warning: slash; pre-course; established relationship (iniziata e pure finita);
Disclaimers: i personaggi appartengono a chi di diritto.
Scritta per:
La giornata libera della 7 Days of Summerland @We are out for prompt
666 prompt per essere come il diavolo Challenge indetta da Arianna.1992 sul forum di efp – prompt: 407. Persona cara


Killian fece fatica a riconoscere l’uomo davanti a sé. Se non fosse stato per il sorriso – aveva canini pronunciati e la curva frastagliata di nostalgia ricordava quella folle di un gatto stregato – e per gli occhi dai colori di un oceano infinito, il nome di Jefferson non gli sarebbe mai saltato alla mente.
«Guarda, guarda, se questa non è una piacevole novità.» Calò con gli occhi ad assaporare quella nuova immagine che, in qualche modo, sembrava così ben incollata al vecchio Jefferson, da non fargli sentire la mancanza del giaccone in pelle nera, del trucco sotto agli occhi e del taglio sbarazzino di capelli corti e ribelli.
Perfino lo stupore nel suo sguardo si era fatto diverso: genuino, dolciastro, nulla a che vedere con la meraviglia infantile e stravagante dell’uomo che era stato, del saltatore di portali per cui un solo mondo non bastava mai.
L’altro lo riconobbe all’istante. «Capitano. Chi non muore si rivede e, per di più, sulla terra ferma.»
«Ironia della sorte, darling
Il sorriso di Jefferson si accentuò. Anni erano passati dall’ultima volta che si erano incontrati (prima che la vita si mettesse in mezzo, a separarne le strade) e sentirsi di nuovo appellare con uno dei vezzeggiativi preferiti del pirata tirava su una ventata di nostalgia, trascinando memorie di giorni che sembravano appartenere a qualcun altro o letti tra le pagine di un libro d’avventura.
«Sei qui per piacere o per depredare qualche poveraccio sfortunato?»
«My love, sono un pirata che si rispetti, io: depredo solo in mare.»
Jefferson inarcò un sopracciglio.
Killian rise. «…e chi se lo merita.»
«Non sei cambiato per niente.»
Annuì. Non avrebbe potuto dire la stessa cosa di lui e, quando al giaccone dell’uomo si appese una manina infantile, Killian si rese conto di cosa lo avesse cambiato tanto. Il faccino infantile ricamato di boccoli di una bambina lo guardava da sotto un cappuccio rosso, stringendo con una mano al petto il pupazzo cucito male di un coniglietto.
Jefferson seguì lo sguardo del pirata e sorrise, incontrando gli occhi grandi di sua figlia.
«Lei è Grace.» Annunciò con orgoglio. «È il mio –»
«Tesoro.» Completò Killian – non esisteva un concetto più semplice, in fondo, per un pirata.
Mosse un inchino alla bambina, combattendo il peso che aveva iniziato a schiacciargli il petto.
Jefferson prese la piccola in braccio, gentile e saldo al tempo stesso, e quando reclinò il capo contro quello di lei, Killian riuscì a scorgere ogni similitudine: avevano labbra identiche, carnose e dello stesso morbido rosa pastello, la stessa aria sveglia, lo stesso sguardo acuto e il sorriso… Il pirata abbassò gli occhi davanti a quel sorriso, incapace di sostenerlo. Tastò con la mano sana sotto il proprio cappotto la latta di rum – che fosse dannato se non avesse preferito continuare a vivere nell’ignoranza e non sapere mai che Jefferson (il suo adorabile, lunatico, sleale, Jefferson) aveva girato pagina, interi capitoli, lasciando lui al suo oceano e alla sua nave. Aveva bisogno di un goccio, anche più di uno.
L’altro, però, indicò il pirata con un cenno del mento.
«Lui è Killian Jones» sussurrò alla figlia.
La bambina sembrò illuminarsi di colpo e, per lo stupore (lo stesso identico stupore genuino ch’era stato del padre) perse la presa al pupazzo di pezza.
«Il Capitano Hook?» pigolò, col rispetto che i bambini danno solo agli eroi.
Killian raccolse il pupazzo e lo tese alla piccola. «In carne e ossa, tesoro.»
Arrossita, Grace ridacchiò, tornando a stringere il coniglietto e affondando il volto tra le orecchie di questo.
La latta di rum non sembrò più così invitante ora, mentre il pirata allungava la mano tra i suoi capelli in una carezza gentile, che svirgolò sino alla guancia di Jefferson, macchiata dalla cortissima barba.
«Le hai raccontato di me?»
Jefferson ruotò il capo, posando un bacio al suo palmo. «Le ho raccontato di tutto ciò che è importante per me.» E nonostante il tempo trascorso e gli anni passati, fu come se non si fossero mai separati. «Resta. Per cena. Per colazione. Per il tempo che vuoi.»
Killian chinò il capo, non chiese quando posò le labbra alle sue. Glielo rubò que bacio, in onore dei vecchi tempi, quando entrambi erano canaglie e ladri, quando nulla c’era a legarli ed eppure non esisteva nessuno più giusto dell’uno per l’altro.
«Solo perché sei tu a chiederlo, my love