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25 July 2018 @ 05:05 pm
[The Magicians] Hi, my dad is single, would you marry him?  

Characters: Quentin Coldwater; Eliot Waugh; Rupert Coldwater;
Pairing: Eliot/Quentin { queliot }
Rating: PG;
Genre: commedy; fluff; slice of life;
Words: 1.777
Warning: pre-slash; au;
Prompt di: Ilaria Ciccarelli The Magicians: Quentin/Eliot, Modern!AU Quentin è single, Eliot è single, e Rupert ha deciso che suo padre ed Eliot si metteranno insieme
Scritta per:
La giornata AU della 7 Days of Summerland @We are out for prompt

«Lui è mio, uhm, mio figlio. Ru –»
«Papa è single.»
È la prima frase di Rupert quando Quentin lo presenta all’uomo alto e ben vestito con cui ha iniziato a conversare da qualche minuto.
Lui ha cinque anni e mezzo, grandi occhi intelligenti e una manina sollevata ad indicare il padre, per essere sicuro che l’uomo non si confonda e non si interessi a qualche altro genitore che è venuto al parco insieme ai figli. Prima viene papa, anche Zia Juls ha detto che ha bisogno di qualcuno che badi a lui – sia chiaro, non è che Rupert non si sia offerto, è solo che a quanto pare essere più alto di un metro e venti  è un requisito necessario. In questo caso, l’uomo con cui papa sta parlando, rientra sicuramente nei canoni.
Quentin lo guarda arrossito. Rupert non comprende cosa ci sia da imbarazzarsi, non è che abbia mentito in fondo, ma il problema degli adulti è che cercano sempre di omettere le cose importanti, quel genere di cose che, se le dicessero subito, risparmierebbero a tutti un sacco di tempo. Quindi, sì, non c’è di che papa, non c’è di che.
L’uomo alto e ben vestito (Rupert non riesce a smettere di studiare il gilè doppiopetto che indossa su una camicia stirata e si chiede se sia un principe o solo uno molto, molto ricco) ridacchia e annuisce con un’espressione ammiccante che alimenta il rossore del volto di Quentin.
«Interessante.»
«Non… uhm… non era così che avevo immaginato il discorso…»
«Ci scommetto, ma questo sembra particolarmente avvincente.»
Rupert annuisce e batte le mani all’uomo. Ha deciso che gli piace e poi ha detto che i propri discorsi sono avvincenti, cosa che nessun adulto, eccetto suo padre, gli ha mai detto prima.
«E tu sei single?» chiede allora.
È strano come Quentin si agiti, lascia cadere i libri – nuovo prestito dalla Fillory Library – e impreca sottovoce. Rupert non riesce a distinguere bene cos’abbia detto, ma sa che quelle parole non si dicono.
L’uomo alto, scopre, è anche gentile: si china a raccogliere i libri e, con un ginocchio a terra (gli sta per fare la dichiarazione come nei film? Lo sta per fare? Daaaaiiii! ) tende “Peter Pan” e “Le Cronache di Narnia” verso suo padre. E sorride, che è importante, perché sono troppo poche le persone che sorridono a suo padre e non può sempre farlo lui, Rupert, per tutti. Inoltre il sorriso dell’uomo alto è affascinante e forse è veramente un principe, come quelli che ci sono a Narnia.
Poi, di colpo, lo sguardo dell’uomo si sposta su Rupert e il piccolo si impettisce.
«Signorino, non te l’ha insegnato tuo padre che prima di fare domande personali agli sconosciuti, dovresti almeno presentarti?»
«Mi chiamo Rupert! E papa si chiama Quentin!» esclama, pronto a riparare all’errore.
L’uomo alto (è in ginocchio, ma Rupert non può fare a meno di notare quanto lunghe siano le sue gambe) inarca un sopracciglio. «Quentin Coldwater?»
Padre e figlio spalancano gli occhi con la stessa espressione colpita, ma è il piccolo a riprendersi per primo.
«Come fai a saperlo? Sei un mago? Anche papa lo è!»
«Ma dai…» Quentin muore di imbarazzo, ma se serve per trovargli il partner perfetto, va bene anche così, Rupert lo sta facendo per lui.
L’uomo alto, però, abbassa lo sguardo su uno dei libri da cui spunta la tessera della biblioteca a nome “Quentin Coldwater”. Oh. Ma quella non è magia!
«Quindi, dicevamo, tuo padre è un mago, eh?» l’uomo alto riprende a parlare.
«No è… uh… Rupert non sa quel che dice, ha cinque anni e… uhm… gli… gli piacciono i maghi.»
L’uomo alto poggia un gomito al ginocchio, spinge il mento sul pugno chiuso e solleva lo sguardo su Quentin. Ha un’espressione strana, un sorrisetto che Rupert crede essere divertito e forse è colpa di papa, perché apre e chiude la bocca come un pesce fuor d’acqua, boccheggiando alla ricerca di un orgoglio che, probabilmente, suo figlio gli ha distrutto in una manciata di minuti.
«A me invece piacciono i nerd impacciati, sono teneri.»
Quentin recupera i libri della mano dell’uomo, con un gesto sbrigativo che quasi glieli strappa di mano. «Non… non sono un nerd.»
«A-ah, quindi se lo chiedo a tuo figlio lo confermerà?»
«Pu-puoi non mettere in mezzo – »
«Che cos’è un nerd?»
L’uomo alto trattiene una risata.
Quando si rivolge a Rupert, ha un tono così serio che il piccolo si ritrova a pendere dalle sue labbra. Si tende perfino in avanti con il busto e, per mantenere l’equilibrio, poggia le mani alle sue spalle. «Diciamo che è qualcuno a cui piace molto la magia e che legge troppo.»
«Proprio come papa!»
L’uomo alto sghignazza. «Ah, la bocca della verità~»
Quentin tiene sottobraccio i libri e con le mani raccoglie i polsi del figlio, obbligandolo a staccarsi dall’altro.
«Ok. No. Rupert, è ora di andare, saluta il signore.»
«Ma, ma, ma!»
«Niente ma, dobbiamo andare.»
«Ma non ci ha ancora detto se è single! E se lo è? E se gli piaci? Ha detto che i nerd gli piacciono!» Sgambetta quando il padre lo solleva di peso, circondandogli la vita con un braccio.
Quentin vorrebbe solo seppellirsi, non è così che aveva immaginato la sua conversazione con quell’uomo; sono giorni che lo incrocia lungo la stessa strada e si era detto che sarebbe finalmente riuscito a parlargli, che si sarebbe anche accontentato di un “ciao”, ma dopo la figura patetica che sta facendo non avrà più nemmeno il coraggio di guardarlo da lontano.
«Al tuo posto darei ascolto a tuo figlio. Ha sicuramente le idee più chiare delle tue.»
Quentin si blocca. «Nemmeno mi conosci.»
«Già, ma che vuoi farci, ho un dono per capire le persone.»
«Anche per parlare a sproposito…»
«Ma non rende meno vero quello che dico. Te l’ho detto, ho un dono. E, se può consolarti, tuo figlio ha ragione.»
Appeso al braccio di suo padre, Rupert gongola. Quell’uomo gli piace proprio.
Quentin si guarda intorno, evita gli occhi dell’uomo e si stringe nelle spalle a disagio. «Su… cosa?»
L’uomo alto si tira in piedi, supera di una spanna la testa di Quentin e Rupert deve tirare indietro la propria per riuscire a guardarlo. Quando lo fa, la bocca si apre a formare una “o” stupita e le manine si incrociano a coprirla: l’uomo si è chinato e le sue labbra sfiorano l’orecchio di Quentin.
«Ho effettivamente detto che mi piacciono i nerd. Sono single. E sì, possiamo andare a cena insieme. Quest’ultimo punto non è ancora uscito, ma se aspetto che tu lo proponga, mi riempirò di rughe, il mio fantastico sedere si affloscerà e noi non lo vogliamo, vero?»
Rupert non può udire il sussurro, ma da quella posizione non gli sfugge il bacio che l’uomo alto preme alla guancia di suo padre e allora urlacchia felice, perché un bacio è il “ti voglio bene” nel linguaggio dei segni, gli ha confessato zia Juls.
E se non è un buon segno quello!
«A proposito, sono Eliot. Ci vediamo alle sette, Coldwater.»