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Caith Vision
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Passaggio di Testimone

Titolo: Passaggio di Testimone
Serie: Katekyou Hitman Reborn!
Rating: Nc-14
Character: Reborn
Pairing: //
Word Count: 503
Note: E' ambientato prima di Tsuna & Co., prima di un Reborn versione neonato-saccente, prima di Reborn tutore-assassino. E' tutto frutto della mia fantasia (personaggio a parte, s'intende XD) visto che non ho la più pallida idea di come fosse Reborn prima. E' il suo "svezzamento" come Hitman.

Un colpo e tutto sarebbe finito.
Seccato.
Addio mondo di merda.
L’indice si era irrigidito sul grilletto della Berlina, avrebbe dovuto solamente fare un po’ più di pressione.
Una carezza delicata lungo la curva metallica e avrebbe concluso quella storia maledetta.
Non era difficile.
L’aveva visto fare una marea di volte nei film e nessuno si era mai lamentato.
Erano morti.
Senza problemi.
Caduti come sacchi.
Vuoti.
Teneva lo sguardo dritto avanti a sé, verso un volto deformato in parte dalla paura ed in parte dal sarcasmo. Aveva sempre odiato quella faccia, quel suo sorriso sottile gonfio di cinismo e indifferenza che, senza rendersi conto, si era ritrovato ad ereditare.
«Tutto qui? Prima annunci di volermi ammazzare come un cane ed ora non hai neppure il coraggio di spararmi?»
Odiava la sua voce. Era sempre stata troppo calma. Sprezzante. Il sibilo di un serpente che si avviluppava al collo e continuava a stringere.
«Che delusione.»
Odiava quel suo modo di rivolgerglisi, convinto sopra ogni cosa che avrebbe fatto esattamente ciò che voleva lui.
«Allora, mi tocca stare qui tutta la notte o ti decidi a mettere via quel giocattolo?»
«Preferisco spararti.»
«Ahahah, sì, cer…»
Bang!
Odiava quel suo modo di sparare a sangue freddo.
Finché non scoprì di essere esattamente come lui.
Un miserabile Assassino.
Sorrise, carico di sprezzo, davanti alla pozza di sangue allargatasi sotto il corpo a cui a lenti passi si avvicinò.
Portava scarpe nere, austere, identiche a quelle del Cadavere.
Un particolare inutile, ma alle volte gli dava da pensare, senza che ci fosse un vero perché.
Si chinò allungando la mano verso la nuca dell’uomo ripiegata malamente contro il petto, affondando le dita in un Borsalino.
«Te l’avevo detto che ti avrei ammazzato.»
Rise, mentre il Borsalino riposava ora sulla sua nuca, coprendo in parte capelli corti e corvini di un taglio bizzarro che terminava in basette arrotolate.
Gli diede le spalle, dirigendosi oltre le porte chiuse della stanza. Uscendo.
Qualcuno lo aspettava al di là della soglia; quando lui lo raggiunse alzò il capo, inarcando un sopracciglio con aria incuriosita.
«E’ morto?»
«Sì.»
Non provò niente a questa confessione.
Nessun senso di colpa.
E nessun sollievo.
Aveva fatto il proprio dovere. Il proprio lavoro.
Fine della storia.
«Capisco. Allora da adesso lei è diventato un hitman. Non so cosa si dica in questi casi, ma complimenti.»
Lui infilò la Beretta nella fondina, nascosta sotto la giacca e annuì senza alcun entusiasmo.
«Non tema, gli concederemo un funerale dignitoso. So che ci tiene.»
«Si sbaglia, non mi interessa. È morto e la sua dignità è morta con lui.»
«Eppure era il suo maestro.»
Qualcosa sbucò dalla tasca della sua giacca e occhietti di animale si mossero per osservare intorno a sé, scivolando veloce lungo il suo collo per poi rimanere immobile a fissare il Borsalino, salendo con una zampetta sulla tesa.
«Ha detto bene: Era.» riprese a camminare, per nulla infastidito dalla presenza di un piccolo camaleonte sopra la propria testa «Ed ora addio.»
«Sì. Addio, Signor Reborn.»
Tags: [flashfic], character: reborn, fandom: katekyou hitman reborn
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