?

Log in

No account? Create an account
 
 
31 May 2018 @ 04:38 pm
[The Greatest Showman] I pray Thee, O God.  
Characters: Phillip Carlyle; Phineas Taylor Barnum; Charity Barnum; Anne Wheeler;
Pairing: Phillip/Anne { cartwheeler }; PT/Charity { phinity }; PT/Phillip { barlyle - oneside }
Rating: PG
Genre: angst;
Words: 600 (100 x 4 + 200)
Warning: het; slash; missing moment; canon divergence;
Note: Wo, non so cosa sia successo a questa serie di drabble, l'ho cominciata a marzo, per uno dei prompt del COW-T, ma non sono mai riuscita a finirla. E ogni volta che ci ho messo mano l'ho rimaneggiata senza successo, finché da tre drabble non sono diventate quattro ed alla fine cinque. Ad una certa ho pensato di mandarle al diavolo e rinunciare, ma ci tenevo troppo a dire anche la mia su questo missing moment - e fa niente che ormai il fandom inglese ne è pieno e che perfino in quello italiano la raccolta di rhys89 mi ha battuta sul tempo. Still, il film quello è, non odiatemi.
In ogni caso ce ne è voluto, ma alla fine è arrivata anche la cartwheeler (il fandom ancora non è unanime sul nome della ship, ma tra tutti quelli che ho trovato questo è il più adorabile e lo userò per sempre!).
Avrei voluto infilarci da qualche parte anche una PT/Jenny (oneside), ma non ne ho avuto il tempo ed il contest ormai si sta per chiudere.
Ho amato scrivere in questa raccolta e non credevo sarei riuscita a spingermi così in là, con un totale di ben 23 drabble in quattro mesi. Mi mancherà, anche se probabilmente prima o poi finirò per iniziarne una nuova, anche se dubito la manderò avanti con costanza - ma chi può dirlo (ok, chiunque abbia mai seguito il mio profilo può...).
Comunque grazie di cuore a chiunque sia arrivato fino a qui.
The End
Disclaimers: I personaggi appartengono a chi di diritto
Storia partecipante al contest La corsa delle Drabble&Flashfic indetto da AleDic sul forum di EFP


I. I pray Thee, O God, keep her safe – parte prima
Il legno scricchiola, le fiamme sfrigolano e il circo (lavoro, casa, vita – amore e libertà) si fa cenere che annerisce la pelle.
Phillip avanza a bocca coperta, ingoia fumo ad ogni sfiatata e ogni passo sottrae frammenti di speranza. Non la trova, non risponde, lei non c’è.
«Anne!» Il nome brucia sulla lingua, incendia il respiro, nutre falò di terrore – lo sguardo lacrimoso corre tra travi e pavimenti sfondati e il cuore perde battiti preziosi.
Phillip s’inginocchia, tossisce, e prigioniero del fuoco, prega.
«Salvala, salva Anne.»
Dio tace. Ma, tra sensi asfissiati, la voce che giunge è forse più gradita: «Sono qui, Phillip. Sono qui.»

II. I pray Thee, O God, give me strength – parte seconda
Alla mano è sfuggito Phillip, alle labbra un singulto { non andare }.
Il suo nome urlato si copre di polvere, le spalle del giovane sono un’immagine vaga dai contorni bruciati e quando Anne corre incontro alla folla, lui è ormai scomparso.
Torna, per l’amor di Dio, torna indietro. Phineas l’attende – cos’altro fare?
«Padre!»
È il richiamo delle figlie a schiarirgli la mente. È lo sguardo supplicante di Charity a conoscere la risposta ancor prima di lui: hand in my hand and you promised to never let go[1] – che il ricordo di sé sia quello di un uomo che la presa non l’abbandona, ma la rinsalda.

III. I pray Thee, O God, let me not be too late – parte terza
Sul capo, la giacca è un misero riparo, a bucarla zampilli di schegge bruciate.
Phineas s’addentra nella pancia della bestia, tra ruggiti di metallo e vampate d’aria bollente. Nulla riconosce del circo: cadavere di mattoni che a breve s’accascerà su di loro.
Strizza gli occhi; intorno solo fiamme, dentro abissi d’ansia e una preghiera levata: fa che giunga in tempo.
Inginocchiato, Phillip è la sagoma affumicata d’un angelo penitente dalle ali bruciate.
Barnum dimentica il dolore quand’attraversa il fuoco, la fatica quando spinge via una trave e il pudore quando raccoglie il corpo del giovane al petto. Stretto, salvo, suo.
«Sono qui, Phillip. Sono qui.»

IV. I pray Thee, O God, take from me every fears – parte quarta
Il volto di Phillip è un ritratto a carbone. Anne trema, quando un medico esce dalla folla e lo trascina sul carro ambulanza.
Vorrebbe ora riscrivere il destino, se non il proprio, quello di lui – perché rifiuti la proposta di Barnum, perché mai s’incontrino, e mai s’amino, e mai, mai più, possa gettarsi nel fuoco per lei.
«Starà bene.» Lettie la sprona con premura «Va’ con lui.»
Non sa perché sollevi gl’occhi in quelli di Barnum, se cerchi in lui il permesso d’un padre o l’assoluzione dei propri peccati. Eppure vede nel suo sguardo una comune volontà.
«Stagli vicino» le dice.
Dovrà farlo per entrambi.

V. I pray Thee, O God, look away from our sin – parte quinta
La veglia ha spogliato d’energie Anne, così stanca che all’invito di Barnum di tornare a casa (per quell’unica notte, promette) non ha forza d’opporsi.
Quand’entra in stanza, lo sguardo di Phillip è una lama azzurro opaco nel buio – lividi e bendaggi eclissano l’elegante bellezza del volto.
Phineas inghiotte vergogna. Se solo i bagliori della fama non l’avesse accecato.
«Mi dispiace, Phillip, immensamente.»
La branda cigola; Phillip siede tremante, ricerca gl’occhi dell’uomo incapaci di rimanere su di lui.
«Bene, perché siete stato un’incessante delusione, Barnum.» Il cuore di Phineas sprofonda nello stomaco, come un sasso in un lago di montagna. Giù. Secco. Pesante. Incagliato sul fondale. «Eppure in quel momento, sapevo che sareste arrivato. Non ve l’ho mai confessato, ma avete l’odiosa capacità di comparire esattamente quand’ho più bisogno di voi.»
Il cuore torna in superficie. L’apnea finisce solo per ricominciare, lunga quanto l’attimo in cui Phineas annienta ogni distanza. Cala su Phillip – ombra, volto, odore, labbra: la traiettoria svirgolata in un bacio alla fronte. E quella vergogna d’aver lasciato la presa, è ora disprezzo contro un cuore traditore.
L’ama come s’amano i segreti, con lo stesso dolore di quando vengono svelati.
«Conta solo che tu sia salvo.»
L’ama come s’ama il peccato, da solo e lontano da Dio.

[1] hand in my hand and you promised to never let go = direttamente dalla canzone Tightrope [ here ].
La canta Charity, ma per tutta la scena dal ritorno di P.T. a New York fino al salvataggio di Phillip, ho sentito l'eco di quella canzone, soprattutto per le parole "Never sure, will you catch me if I should fall?" che, di nuovo, sono rivolte a loro due come coppia, ma anche a P.T. come uomo. E quando lui si volta verso le Barnum girls, è stato uno dei momenti che più ho amato di quel film, per lo sguardo improvvisamente consapevole che solleva su Charity, perché lei, ancora una volta, nonostante la preoccupazione, non lo ferma e per tanti altri motivi.