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13 May 2018 @ 07:14 pm
[The greatest showman] The greatest (show)man and his (im)perfection  
Characters: Phineas Taylor Barnum; Phillip Carlyle;
Pairing: P.T./Phillip { barlyle }
Rating: PG
Genre: Introspettivo; fluff;
Words: 200 { double drabble }
Warning: Slash;
Note: La cosa buona di questa raccolta è che non seguendo alcuna logica cronologica, di location o quant'altro, non ho bisogno di mantenere alcun ordine preciso. La cosa seccante è che è la seconda volta che prendo tempo postando altro, invece della serie di drabble che ho iniziato a scrivere eoni prima di questa. Ce ne sono tre (che penso diventeranno quattro alla fine, deja-vu) che ho buttato giù approssimatamente, di cui ho già in testa delle linee guida che voglio seguire, ma niente, mi guardano e ridono di me!
E allora sapete che c'è? Mi do alle double drabble, ah!
Questa nello specifico è su uno dei miei headcanon che già è uscito da qualche parte in questa raccolta: sul fatto che Phineas, in barba all'essere un adorabile pallone gonfiato, sia perfettamente cosciente della differenza d'età tra lui e Phillip e che l'idea di invecchiare in un certo senso gli pesi. O meglio, più che invecchiare, sono i segni dell'invecchiamento a pesargli, e il fatto che Phillip possa notarli e possa sentire a sua volta quei 15 anni di differenza (che, come già dicevo qualche drabble addietro, ho deciso arbitrariamente esserci e mi sta bene così) – se di solito è un panzer che manco contempla l'ipotesi di fallire, su questo ha bisogno di rassicurazioni dal suo buon socio paritario. *wink wink*
Storia partecipante al contest La corsa delle Drabble&Flashfic indetto da AleDic sul forum di EFP


Phillip ha occhi attenti – anche ubriaco, scovava nel buio del teatro gli sbadigli annoiati del pubblico. Notare la frettolosa goffaggine di Phineas, quando lo sorprende entrando senz’annunciarsi nel suo studio, è automatico.
La prima volta tace.
La seconda sorride.
Alla terza allunga occhiate addolcite al suo grembo, dove mani e libro mastro fanno da copertura a ben altro.
«Non ti ho sentito entrare.» Barnum è nervoso quand’accade – lui che ha un piano per ogni idea e una scappatoia per ogni fallimento.
È una novità a cui Phillip s’abitua presto, quando prende posto al bracciolo della sua poltrona e si addossa alla spalla dell’uomo.
«Perché non ti ho mai visto indossarli?» chiede, retorico.
Phineas arrossisce ed è ridicolo, e tenero, e sorprendente, tutto in una volta.
«Non credi mi invecchino?»
Ed è anche stupido: dei due, non è mai stato lui a preoccuparsi delle apparenze.
Phillip gli scosta le mani.
«La montatura è senz’ombra di dubbio un’offesa al buongusto, ma credo che, ove possibile, ti rendano più affascinante.»
«Adulatore.»
«Ho imparato dal migliore.»

La volta dopo, quando Barnum solleva la testa dal libro in cui il naso è infilato, un paio di occhiali da vista dalla pacchiana montatura dorata fa da cornice a un occhiolino malizioso.
Phillip si congratula con se stesso: adora avere ragione.