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10 March 2018 @ 10:40 pm
[Original] Il telefono non squilla  
Rating: PG
Genre: Angst;
Words: 502
Prompt: Missione 6 - giustizia
Disclaimers: I personaggi sono miei

Scritta per la 8° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom

La stanza gira.
Roger prende una sigaretta, la settima della serata, poggia la nuca sulla cima dello schienale e socchiude gli occhi, ispirando fumo e buttandolo fuori.
Le boccate sono lente, come lento è il suo cervello oggi o da quando gli hanno detto di Cesar.
Gli aveva detto che avrebbe smesso di fumare, ci stava anche riuscendo – ha resistito tre mesi, poi l'incidente.
La stanza gira, la testa gli pulsa e il dannato telefono tace.
Dovrebbero chiamarlo ormai, sono già passate tre ore da quando Veronica lo ha avvisato (dove sei, Roger? Cesar ha avuto un incidente! È stato investito, oddio, Roger, è stato investito1) e lui, Roger, non si trovava insieme al suo ragazzo.
Viaggio di lavoro, Instanbu. Turchia. E dovrebbe lasciarsela alle spalle, prendere il primo aereo per tornare a Londra, da Cesar invece di starsene nella stanza d'hotel in cui alloggia con il resto della troupe.
Sente le lacrime pungergli gli occhi e il magone annodarsi al collo.
L'ultimo discorso che ha avuto con Cesar era così stupido che lo ricorda a malapena, ma gli è rimasta impressa la sua risata, il modo che aveva di reclinare il capo di lato e inarcare un sopracciglio solo e poi sventolargli il dito indice sotto al naso borbottando che prima o poi la giustizia divina gliel'avrebbe fatta pagare.
Non ricorda per cosa stessero litigando, ma spera di no, spera che la giustizia divina non abbia deciso di fargliela pagare e, soprattutto, non ai danni di Cesar.
Chiude gli occhi, tirando un'altra boccata.
Il telefono ancora non squilla e il monitor del computer è acceso sulla pagina dei voli. Ne ha già prenotato uno, ha già avvertito il suo capo, sua madre a Londra, Veronica e i genitori di Cesar, ma il primo volo disponibile è tra otto ore e lui è a un tiro di schioppo dall'aeroporto.
La valigia è pronta da ore, lui deve solo indossare la giacca e sarebbe pronto per partire e, in caso, deve giusto ricordarsi di chiudere il portatile e reinfilarlo nella borsa apposita, per non lasciarlo lì, nella stanza di un hotel di Instanbul. Non che sarebbe questo grande problema.
Il problema è Cesar. Il problema è la propria testa che non smette di pulsare e la stanza che all'improvviso è diventata opaca. O forse è colpa delle lacrime che gli riempiono gli occhi e che non riesce a fermare.
Roger piange da solo come un cretino, le spalle si sollevano sotto i singhiozzi e la cenere della sigaretta gli finisce quasi tutta sulla camicia pulita. Finirà che dovrà cambiarla. Oppure no. Non è che gli importi. Gli dovrebbe importare di più della sigaretta, aveva promesso a Cesar che quella di tre mesi fa, fumata sul tetto del loro nuovo appartamento appena comprato, sarebbe stata l'ultima. Che dopo quella sarebbe stato fantastico e sarebbe riuscito a smettere.
E invece non ce l'ha fatta e Cesar è sotto i ferri e la stanza gira e la testa pulsa e il telefono non squilla.
Drinnn!