?

Log in

No account? Create an account
 
 
10 March 2018 @ 07:01 pm
[Original] Bob. Bob e basta.  
Rating: PG
Genre: comico;
Words: 1.073
Prompt: Missione 4 - fic di almeno 1000 parole, rating SAFE e warning SLASH oppure FEMSLASH / 25. A è convinto che il suo animale si sia addentrato nella Foresta Proibita e trascina B/gruppo a cercarlo

Warning: slash;
Disclaimers: I personaggi sono miei
Scritta per la 8° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom

«Bob» si trova a ripetere con il naso arricciato, guardando la targhetta al petto dell'uomo e poi risalendo verso il suo volto.
Non male, fosse un po' più alto lo preferirei... ma anche così, non male davvero, Bob. Si dice, passando lentamente la lingua sulle labbra e inarcando un sopracciglio, con l'aria sorniona di un gatto pigro che studia la propria preda.
Bob annuisce e basta.
«Bob e basta?» insiste, come se fosse quello il problema e non il fatto che Bob sia soltanto un povero fattorino dell'albergo in cui Mark alloggerà per qualche giorno (rigorosamente a spese dell'azienda... il che significa che ogni spesa finirà sulla scrivania di suo padre, Mr. Brighton) che non ha fatto niente di male nella vita e vorrebbe soltanto portare a casa la pagnotta.
«Sì. Uh, c'è qualche problema?» chiede il fattorino. Bob. Per l'appunto.
Mark si stringe nelle spalle e abbassa lo sguardo sulle due valigie con cui è arrivato da Boston. Una delle quali ha la chiusura mezza scassata, perchè qualche caprone in aeroporto ha ben deciso che fosse una buona idea prendergliela a calci.
Gliel'hanno rimborsata, naturalmente, ma quella rimane la sua valigia e la roba che aveva dentro gli serviva, così per ora se la deve tenere. Di nuovo: nessun problema, tanto le ha appena affidate alle mani capacie – è sicuro lo siano – di Bob e basta.
«No, certo che no, perchè dovrebbe esserci qualche problema Bob?»
«Non capisco se il mio nome la diverte o...»
Mark sorride e gli appoggia una mano alla spalla.
Uh e che muscoli che ha, ritiro tutto quello sulla sua altezza. Il suo cervello parla per lui, ma ha abbastanza self-control da non esporre tutto quello che pensa sul volto su cui, invece, rimane un sorrisetto storto e divertito. Non proprio il masismo della neutralità, ma meglio di niente.
Poi il fatto che di solito chi lo incontra vuole assalirlo per uno o per l'altro motivo, solitamente per riempirlo di pugni, è un discorso che già affronta con il suo analista, non c'è bisogno che ne parli anche con Bob e basta.
«Un po', ma va bene così. Puoi portarmi su le valigie, quindi? Ho appena fatto il check-iin e vorrei andare in camera.»
Bob (Bob e basta, si ripete Mark ridacchiando internamente come un bambino ritardato che ha ripetuto tre volte le elementari) lo studia per qualche secondo. Mark rimane accanto all'ascensore, il pulsante per chiamarlo già acceso. Ha allontanato quasi subito la mano dalla spalla di Bob (che è sempre Bob e basta e di cui lui continua a ridere così, praticamente senza senso e senza motivo) e la usa per sollevare dal volto gli occhiali da sole e metterseli intesta, tra capelli corti e corvini leggermente spettinati. Ma hanno sempre quell'aria un po' ribelle che lo fanno sembrare un James Dean dell'era moderna, vuoi anche perché ha due occhi blu che, dai Bob, dai, sul serio Bob non li vorresti tutti per te?
Bob però non gli legge nel pensiero (il che è solo una fortuna per lui) e alla fine capitola, almeno per quanto riguarda la valigia.
Annuisce e le raccoglie entrambe da terra.
«Qual è il numero della sua stanza, signore?»
Mark mostra un sorriso largo trentadue denti e facciamo anche trentatre denti.
«Wow, come sei intraprendente Bob» Bob e basta, ma ormai anche senza dirselo, lo sente praticamente galleggiare nell'aria in un sottinteso che ha la sua voce.
Bob (sì, dai, ormai lo hanno capito anche i muri) arrossisce.
Oddio, è arrossito, ma non è carino da matti questo Bob e basta?
«Non... non intendevo in quel senso. Lei mi ha chiesto...»
«Non ti preoccupare Bob» ...esatto «la mia voleva essere solo una battuta. Ma se vuoi fermarti anche tu non hai che da chiederlo.»
«E'... è una battuta anche questa, signore?»
Mark ride coprendosi la bocca con la mano e spingendosi contro la parete dell'ascensore perché, dai, come si fa ad essere così adorabili. E pensare che è solo un povero facchino, con un cappellino ridicolo che gli si lega sotto al mento e una targhetta dorata su cui spicca il nome Bob.
Bob e basta.
Già.
Dio che carino, chissà se li assumeranno apposta.
«Potrebbe. Dipende.»
«Da cosa, signore?»
«Da te?»
Bob non sembra capire. Bob e basta, è un automastismo a cui ormai Mark sembra essersi affezionato e visto che ancora nessuno dei due si è deciso a premere un pulsante di quell'ascensore, lui si tende e si allunga con il braccio oltre la spalla di Bob – e poi pensa che forse non dovrebbe ripetere così tante volte il suo nome, che esistono tanti altri Bob nel mondo e che prima o poi ne incontrerà un altro e, a causa di quella storia non riuscirà a trattenersi e gli scoppierà a ridere in faccia. Oh, Bob e basta, che cosa gli hai fatto.
In ogni caso si tende oltre la spalla di Bob (che è sempre Bob e basta e se quello è il suo nome, chissà quale sia il cognome. Ecco, ora come minimo non smetterà di pensarci per l'intera sera... a meno che non la occuperà in altro modo, si intende) e il dito preme un pulsante a caso, il piano otto, per nessuna ragione se non perché gli piace come numero e perché tanto un piano vale l'altro.
Non ha tutta questa fretta di raggiungere la propria stanza, non se Bob (te-ehe) non decide di unirsi a lui, ovviamente.
Mark fa vagare con finta casualità lo sguardo su di lui, ne osserva il profilo affascinante e il collo stretto dal colletto bianco e immacolato della divisa da fattorino.
«Hai otto piani per decidere. Non poi così tanti in effetti, ma direi che sono più che sufficienti perché qualcuno decida se ha voglia di fermarsi nella camera di un perfetto sconosciuto.»
Bob e basta deglutisce.
Ci sta pensando. Ci sta pensando davvero il bastardo!
«Qual è il numero della stanza, signore?» chiede, però. E questo fa incupire Mark.
Dopotutto, però, non ha tutti i torti. Lo ha detto lui di essere un perfetto sconosciuto ed averne appena invitato uno nella propria stanza d'albergo.
«Trecentodiciotto» gli risponde.
Bob (Bob e basta, lo penserà ora per l'ultima volta, lo giura) annuisce e guarda la pulsantiera.
«Allora ha sbagliato piano. La trecentodiciotto è al'11esimo.»
E quando schiaccia quel bottone, con le orecchie rosse come peperoni maturi, Mark sa già cosa significa.
E bravo Bob e basta.