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08 March 2018 @ 11:03 pm
[The magicians] Life is a mosaic  
Characters: Eliot Waugh; Quentin Coldwater;
Pairing: Eliot/Quentin { queliot };
Rating: PG
Genre: sentimentale; fluff;
Words: 1.021
Prompt: Missione 4 - fic di almeno 1000 parole, rating SAFE e warning SLASH oppure FEMSLASH
Warning: slash; missing moments: 3x05 ~ A life in the day;
Disclaimers: i personaggi appartengono a chi di diritto.
Scritta per l'8° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom


Le tessere del mosaico erano ammucchiate ai lati del quadrante.
Alcune delle pile erano state disposte da Eliot a formare un disegno ben preciso, piccole torri di ceramica colorata che riportavano alla mente i torrioni immacolati di Castel Gugliabianca. Quello in cui l’ala sud era ormai stata completata, quello di un’epoca futura che era stata la loro e da cui il destino aveva voluto, per qualche oscuro motivo, rimuoverli.
Almeno, in quest’epoca, la magia esisteva ancora. Qualcosa doveva contare, giusto? Erano maghi, in fondo, si erano sentiti inutili, vuoti, umani, senza la magia. Qualcosa doveva contare.
Eliot svuotò il bicchiere in un sorso solo.
Quentin teneva il naso all’insù e lo sguardo fisso alla luna di Fillory, quello sguardo sognante e stupidamente soddisfatto che gli aveva visto anche sulla terra, le prime volte in cui lo aveva beccato guardare fuori dalle finestre di Breakbills.
«Vorrei offrirti un penny per i tuoi pensieri… ma…» iniziò, soppesando le parole come se qualcosa non tornasse.
Quentin riabbassò il capo, scambiando l'inizio di un'attacco di nausea con i postumi di una sbronza che era almeno due o tre tazze lontano dall'avere. L’accostamento a Penny era stato immediato e gli aveva messo i brividi; si era stretto in un abbraccio e aveva scosso la testa. Qualche ciocca era sfuggita dalla coda, per finirgli davanti al volto ed Eliot rise, spostandogliela dietro l’orecchio.
«Niente Penny, allora. Ma puoi sempre dirmi cos’hai tanto da essere felice, ti ricordo che non abbiamo finito il mosaico e Dio solo sa se ci riusciremo mai.»
Quentin si strinse nelle spalle, lasciando vagare per qualche momento lo sguardo sulle tessere del mosaico e poi oltre, verso gli alberi che circondavano la radura e ne facevano la loro piccola isola e verso il cottage che era diventata casa loro.
«Stavo pensando che, di solito, a quest’ora ci sono almeno una dozzina di pericoli che dovremmo affrontare per recuperare una sola chiave. Ma questa volta, la nostra quest è…»
«Quasi piacevole» completò Eliot.
Quentin sembrò soppesare le parole.
«Quasi piacevole, sì» non sembrò convinto, come se non avesse sentito sulla lingua il sapore che cercava.
Eliot se ne accorse. Strisciò più vicino a lui, come lo erano stati la sera prima, quando avevano brindato – e nessuno dei due aveva detto a cosa, ma entrambi avevano brindato a loro, a quel loro, che come quell’isola ritagliata in una radura era piccolo, intimo e felice.
Come la sera prima (e come altre prima di quella) gli circondò le spalle con un braccio.
Quentin sorrise. Come la sera prima (e come altre prima di quella) il suo corpo si era spostato subito verso quello di Eliot, in uno scontro leggero, gentile, sbattacchiando piano la spalla contro quella dell’altro, rispondendo ad un’attrazione che c’era sempre stata tra loro e a cui avevano fatto molto poco per ignorare. E per Eliot ogni scusa era buona per abbracciare Quentin, per passargli una mano tra i capelli o affondare il naso all’incavo tra il suo collo e la spalla e Quentin, che prima di Breakbills era stato una frana con amicizie, rapporti e qualsiasi cosa in generale, assorbiva l’affetto di Eliot come una spugna.
«Più che piacevole?» sussurrò Eliot tra le sue labbra.
«Più che piacevole.»
Quentin chiuse gli occhi e sollevò il mento.
Eliot era quello bravo a baciare e a Quentin piaceva l’idea di scoprire quanto fosse stato bravo, di scoprire come e dove lo avrebbe baciato, di sentire le sue labbra che si muovevano in un massaggio lento contro le proprie e la sua lingua che gli sfiorava i denti e gli leccava piano il palato, di soccombere lentamente sotto il suo peso, sdraiati entrambi nella tela bianca di un mosaico irrisolvibile.
«Ci sono momenti… momenti come questo…» sospirò Quentin, reclinando il capo verso la spalla, per poter vedere il viso di Eliot da una prospettiva diversa e farsi, comunque, rapire dalla sua bellezza regale «in cui mi sembra di essere vicino alla soluzione… di aver capito…»
«Cosa? Dove si trova la chiave?»
«No. Di aver capito quale sia la bellezza di tutta la vita.»
Eliot si tenne sollevato con le mani puntellate ai lati della sua nuca. Il sorriso si fece largo quasi immediatamente sulle labbra, largo ed emozionato come una prima ballerina davanti ad uno scroscio di applausi.
«Stai per dire noi?» gli occhi gli brillavano «Q., ti prego, dì “noi”! No, no, fermo, ho un’alternativa migliore: dì “sei tu, Eliot”. Credo che potrei davvero arrivare a commuovermi.»
Quentin lo lasciò parlare.
«Non era esattamente quello a cui pensavo. Cioè, anche… ma no, non nello specifico.»
«Ow.»
«Scusa?»
«Non importa, ti perdono. Sei troppo carino perché io possa rimanere arrabbiato a lungo con te.» lo sbuffo suonò infantile, come il cenno della mano con cui scacciava le sue scuse, come fossero state mosche che gli ronzavano davanti alla faccia.
Era passato un anno, un giorno e mezza serata ed Eliot continuava ad essere l’Alto Re di Fillory, con il sangue sporco di un contadino e lo charme del Principe Azzurro.
«Lo finiremo» gli soffiò tra le labbra, tornando a premervi contro le proprie. E i baci di Eliot erano lenti, dolci, capaci. I baci di Eliot gli facevano desiderare che fossero come il mosaico, un mistero che solo lui poteva svelare, per cui si sarebbe dedicato anima e corpo, per cui avrebbe impiegato tutto il tempo necessario e di cui non avrebbe mai visto la fine.
«Quindi, cos’hai capito, finora?» le labbra di Eliot si spostarono in una pioggia di baci sulla tempia e sulla fronte e Quentin chiuse gli occhi, lasciandosi travolgere.
«Alle volte penso... uhm… penso che voglia raccontare una storia di cui non possiamo vedere la fine, finché, beh, finché non la raggiungeremo.»
I baci di Eliot si fermarono. Sembrò rifletterci sopra, arricciò le labbra e scrollò le spalle, facendoselo andare bene senza nemmeno troppi problemi. Certo, ci sarebbe stato l’inconveniente del non riuscire a trovare quella benedetta chiave, ma c’era tempo per pensarci, un altro anno, forse due. Magari tre, chi poteva dirlo.
«Mi basta che ci sia un happy ending, Q.» decretò, prima di calare nuovamente sulla bocca di Quentin.