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07 March 2018 @ 07:09 pm
[original] Justice is blind... or maybe was the love?  
Rating: PG
Genre: sentimentale;
Words: 1.165
Prompt: Missione 6 - giustizia
Disclaimers: I personaggi sono miei

Scritta per la 8° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom



Eleanor abbottonò la camicia passando le dita dalle unghie smaltate sulla plastica lucida dei piccoli bottoni trasparenti. Lisciò ogni piega passandovi le mani più e più volte, finché non ne fu soddisfatta e si assicurò di infilare i lembi nella gonna dritta che fasciava le cosce snelle e bianche.
Si guardò allo specchio rettangolare incorniciato nell'anta dell'armadio e sorrise alla donna bionda che la guardava di rimando, dietro alla montatura nera e ovale degli occhiali da vista.
Con la punta dell'indice si sistemò una sbavatura invisibile del rossetto, picchiettando il labbro inferiore.
«Perfetto» mormorò a se stessa.
Era pronta per andare in aula.
«Sei sicura di aver preso tutto?»
Non ebbe bisogno di voltarsi per sapere che la voce assonnata di Paul proveniva direttamente dal letto, dove le coperte erano state gettate in terra in un mucchio informe di lenzuola e piumone e coprimaterasso odorava ancora di loro, di sesso e della birra che Paul aveva accidentamente rovesciato mentre cercavano di raggiungerlo alla cieca.
«Promemoria per me: ricordati di non lasciare mai più che Paul prenda il controllo in certe situazioni» disse, recuperando il piccolo registratore incastrato alla cintura della gonna e premendo il bottone rec.
Paul rise, tossì e si raccolse la testa tra le mani guaendo per il dolore, il tutto quasi contemporaneamente, tornando ad essere l'uomo impacciato a cui c'erano voluti due anni, una sbronza e una spinta dai suoi amici per invitarla finalmente a cena.
«Auch. Auch. Auch...» si lagnò rotolandosi a pancia in su, salvo poi venir ferito dalla luce che penetrava dalla finestra aperta e lo colpiva direttamente in faccia «Dì la verità, El, stai già cercando di liberarti di me!»
Eleanor reclinò il capo di lato, guardandolo da sopra gli occhiali da vista, in quel modo da maestrina che gli aveva fatto perdere la testa fin dal primo giorno in ufficio, quando lui si era presentato in ritardo, gli si era rotta la ventiquattrore, l'aveva presa per la propria segretaria e le aveva chiesto in prestito una forcina per i capelli, così che potesse scassinarla. Quando poi aveva scoperto che si trattasse del proprio capo («Sono Eleanor Bright, dello studio legale Bright & Bright.» «Ed io sono nella merda, vero?» «Almeno se ne è reso conto, Mister Denton.» «Mi chiami pure... Paul?» «Continui pure così e l'unico modo in cui la chiamerò sarà per telefono. Per avvisarla che è licenziato.») l'istinto di sotterrarsi era cresciuto con il passare del tempo.
«Quindi, cos'avrei dimenticato?» gli chiese, iniziando ad elencarsi mentalmente tutto quello con cui era arrivata a casa di Paul: giacca, abiti, borsetta, cellulare, le chiavi della macchina, le chiavi di casa. Null'altro.
Paul sorrise tenendo gli occhi socchiusi per vincere la luce del mattino. Si picchiettò la guancia con la punta dell'indice, in un modo che doveva sembrare eloquente per lui, ma che fece invece inarcare un sopracciglio di Eleanor.
«Con parole tue, Paul.»
«Eddai! Perfino il bacio del buongiorno vuoi negarmi? Vuoi proprio farmi sentire la tua puttana.»
«Non fai ridere, Paul.»
«Quello sulle tue labbra è chiaramente un sorriso, ma se preferisci continuare con la facciata della frigida, chi sono io per sottolineare invece quanto tu sia particolarmente bella questa mattina...»
«Paul...»
«Eleanor~»
Nonostante l'espressione frigida, come aveva voluto indicarla Paul e come la quasi totalità degli impiegati nello studio legale di lei e di suo padre aveva avuto modo di chiamarla almeno una o due volte al mese e rigorosamente alle sue spalle, non era riuscita ad evitarsi il minuscolo sorriso che le aveva piegato la bocca rossa.
Si era avvicinata ai piedi del letto e Paul ne aveva approfittato immediatamente per catturarle il polso e tirarla a sè, facendola cadere sul materasso, direttamente sul suo petto e tra le sue braccia.
«Quindi, dicevamo, quel bacio?»
«Mi farai fare tardi in ufficio.»
«Puoi sempre chiamare il tuo capo ed avvisarla. Uh, aspetta, ma sei tu il tuo capo. in questo caso» Paul le strinse i fianchi tra le dita, trascinandola su di sé e le mani scesero alle sue cosce, in una carezza lenta e pesanti con cui gliele divaricò, perché gli puntellasse le ginocchia contro i fianchi.
Pieghe e piegoline avevano iniziato ad arricciare la camicia e la gonna, troppo stretta per quel genere di posizioni, si era sollevata a mostrare un tanga di pizzo nero che già la notte precedente Paul aveva avuto il grande onore di rimirare.
«Per una volta, la giustizia può attendere, avvocato Bright» le sussurrò sulle labbra, sollevandosi con il busto per azzerare le distanze.
Il sorriso di Eleanor era ora una curva che metteva in mostra anche i denti.
«Perché devi essere così stupido?»
«Perché altrimenti non ti saresti innamorata di me. Mi ami, vero?»
La donna finse di doverci pensare.
«Auch!» esclamò lui. La luce ormai non era più un problema, anzi, illuminava i capelli biondi di Eleanor già raccolti in una crocchia severa e scendeva a dare colore alle sue cosce chiare, annidandosi proprio tra queste, come a rivelare un segreto che l'uomo aveva già scoperto la notte precedente, seppellendosi insieme a quel tesoro e poi più a fondo, finché non l'aveva sentita urlare e non l'aveva vista sconvolta dal piacere, sfatta, eccitata e senza alcun freno.
«Credo di aver bisogno di un avvocato» le confessò d'un tratto.
Lei ruotò gli occhi al soffitto, ma decise di stare al gioco.
«E quale sarebbe il tuo crimine per cui ti serve un avvocato?»
«Mi sono scopato il mio capo.»
Eleanor sospirò.
«Non mi sembra così grave.»
«Mi sono innamorato di lei.»
«In questo caso potremmo provare a patteggiare. Potresti iniziare a darle le chiavi del tuo appartamento.»
«E vorrei chiederle di sposarmi.»
A quelle parole Eleanor non seppe più cosa dire e il gioco non sembrava più tale, come lo sguardo di Paul che la fissava dritta negli occhi. Lei vacillò, ma la mano dell'uomo le impedì di parlare quando le raccolse la nuca nel palmo, per tirarla verso il basso e unire di nuovo la sua bocca alla propria.
Il bacio fu più dolce, meno affamato di quelli con cui si erano divorati l'un l'altra la notte precedente e quando si sciolse, entrambi sorridevano come se ogni pezzo della loro vita si fosse finalmente messo al suo posto.
Paul la invitò a riscavalcarlo, guidandola oltre il bordo del letto e tirandole una pacca sul sedere.
«Ed ora vada pure, avvocato, la giustizia la chiama.»
Eleanor gli scoccò un'occhiata di fuoco.
«Fai poco lo spiritoso, la giustizia sta chiamando anche te e ti voglio vedere in ufficio in orario!» lasciò la minaccia sottintesa e, recuperando la borsa, si affrettò a raggiungere la porta d'ingresso dell'appartamento.
Paul ridacchiò «Arriverò sicuramente prima di te, se tu continui a dimenticarti qui le scarpe!»
Ormai già davanti alla porta Eleanor abbassò lo sguardo ai piedi nudi.
Riprese in mano il proprio registratore e premette rec.
«Promemoria per me: ricorda di licenziare quello stupido di Paul Denton.»
Dall'altra stanza, la risata Paul non aveva smesso di ridere.
«Ti amo anche io, hon