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03 March 2018 @ 03:15 pm
[Original] La chiamavano l'isola  
Rating: NC-17
Genre: introspettivo
Words: 600
Prompt: Missione 2 - Isola
Warning: slash;
Disclaimers: I personaggi sono miei

Scritta per la 7° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom

La chiamavano l'isola, ma era, più che altro, un covo di fancazzisti in cui scambiarsi canne e dettagli sull'ultima scopata.
Non che Charlie ne sapesse qualcosa di scopate. O di canne. O di covi. Il suo unico compito era quello di fare da palo, oltre la porta chiusa dello stanzone che l'agenzia della madre di Vera aveva messo in affitto e controllare che non arrivasse nessuno di sospetto.
Sull'isola, lui, non aveva mai messo piede, aveva giusto buttato un occhio, una volta o due, seguendo le spalle larghe di Kevin e poi più in basso, verso il culo più perfetto che avesse mai visto. E di perfetto, Kevin, non aveva solo quello. Probabilmente, se gli avesse calato pantaloni e mutande avrebbe scoperto tutto un paradiso di piacere e kink in cui si sarebbe immerso fino alla fine dei propri giorni, ma non aveva mai avuto nemmeno il coraggio di spiaccicare una sola parola con lui (una volta aveva provato con un "hey", ma la voce gli era scoppiata in un acuto imbarazzato che si era trasformato in colpi di singhiozzo ed era morto di vergogna, era corso via piangendo come un idiota), figurati dirgli che, per lui, si sarebbe messo in ginocchio e glielo avrebbe succhiato come nessuna ragazza aveva fatto prima.
Kevin, però, non conosceva nemmeno l'esistenza di Charles e il ragazzo si era accontentato di guardarlo da lontano, da dietro le lenti graduate degli occhi da vista.
Eccetto...
«Hey, com'è che te ne stai sempre qui da solo? Non ti rompi i coglioni?»
Charles si voltò a sentire quella voce, provenire da dietro le proprie spalle.
Kevin sollevò la mano in saluto e gli sorrise.
«Bè?» incalzò.
«Eh?»
«Non ti annoi?»
«Oh... no... cioè... sì... cioè... sono il palo.»
Kevin sorrise, richiuse la porta dell'Isola dietro di sé e lo affiancò, studiando il ragazzo dall'alto in basso, in una scansione del suo corpo con la quale avrebbe potuto trovare un tumore se lo avesse avuto «Cos'è che sei?»
Charles arrossì.
«No, volevo dire che devo... devo fare il palo.»
«Ohooo, certo. E da quant'è che lo fai?»
«Un... mese?»
«Ok ed in questo mese è mai arrivato qualcuno oltre a noi?»
«N-no...»
«E allora che cazzo lo fai a fare 'sto palo?»
Charles abbassò lo sguardo alla punta delle proprie scarpe, stringendosi nelle spalle, senza una risposta da potergli dare. Per lui, avrebbe voluto dire. Di certo non per gli altri.
«Dai, spicciati, vieni dentro prima che gli altri escano a farmi il culo» Kevin gli aveva buttato un braccio intorno alle spalle, le aveva strette come se fosse stato da sempre quello il suo posto e se l'era tirato contro ridendo come se niente fosse. E Charlie era arrossito di nuovo.
«O-ok...» aveva soffiato via, aveva abbassato gli occhi soltanto per un attimo, seguendo la linea degli addominali dell'altro e poi più giù tra le gambe e subito li aveva risollevati.
Kevin lo aveva stretto più forte e lui si era ritrovato la sua bocca premuta contro l'orecchio.
«Lo hai mai succhiato a qualcuno? Visto che sembra che tu non riesca mai a fare a meno di guardarmi, se vuoi, dopo puoi provare con me.»
La chiamavano l'isola, non è che gliene fosse mai fottuto granché a Charlie, ma era stato in quel covo di fancazzisti, in quello stanzone che l'agenzia della madre di Vera non era riuscita ad affittare a nessuno, che si era messo in ginocchio tra le cosce aperte di Kevin e l'aveva succhiato per la prima volta. E, come aveva immaginato (più di quanto avesse mai potuto immaginare) gli era piaciuto da morire.