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01 March 2018 @ 05:11 pm
[Fairy Tail GDR] Until...  
Character: Fuyuki H. Roodobin {oc};
Pairing: //
Rating: PG
Genre: Angst; Fluff (?);
Words: 505
Prompt: Missione 2 - Palude
Disclaimers: I personaggi sono stati creati per un gdr su Fairy Tail (con ambientazione ispirata al manga di FT) e, se i prestavolto appartengono a chi di diritto, loro appartengono invece ai player che li hanno creati, solo ai player, tutti ai player.
Io li ho solo rapiti per farne i miei porci comodi.
Scritta per la 6° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom


Di paludi Fuyuki ne aveva incontrate nella sua vita e più di una volta vi ci era affondata, sentendo il pantano bloccarle le gambe e tirarla mani a mano sempre un po’ più in giù. E ogni volta era arrivata a tenere fuori solo la bocca, respirando aria sporca di fango e merda, fino a trovare la forza di uscire e trascinarsi dove il terreno sarebbe stato più solido.
Lei. Da sola.
Perché aveva imparato – da sua madre, dalle suore e dagli amici dell’orfanotrofio e dalla strada – che nessuno è lì per te. Che l’essere umano nasce solo e, più spesso di quanto si vorrebbe, muore da solo.
Poi aveva scoperto di non essere nemmeno umana e, con un calcio dei suoi regali stivali di cuoio lucido e una scrollata di spalle (scusa ragazzina, nulla di personale, eh. C’est la vie!), Leo l’aveva scalzata da quella piccola oasi di felicità in cui era finalmente riuscita a trasferire la propria vita. L’aveva gettata di nuovo in un pantano sporco e appiccicoso che l’afferrava per i capelli e la tirava giù, dove il suo metro e settantuno d’altezza era un vanto più che inutile.
Aveva annaspato per rimanere a galla, come durante i giorni del Lullaby, tra le botte dei ragazzi più grandi e i piccoli furti insieme ai compagni di sventura. La regola dell’unione che fa la forza era una triste barzelletta di cui nemmeno i più piccoli ridevano più – ci avevano pensato lei e Jael a trovarne una migliore: corri come un cane sciolto e mai guardarsi indietro. Funzionava sempre, eccetto le volte in cui lo facevano – in cui sia lei che Jael dimostravano di non essere poi così intelligenti (o così indifferenti) da seguire i loro stessi consigli.
Aveva cercato di vincere il peso di tutto quello che la trascinava a fondo; diciassette anni sono pochi, sono niente, almeno per qualcuno – lei aveva l’esperienza di una vecchia, il cuore di un’orfana, lo spirito di una stella sfuggita al cielo e un’anima solitaria e diffidente. Aveva il corpo di un’umana e la magia di due mondi e giovane, no, non ci si era mai sentita – aveva sorrisi da bambina pestifera, aveva l’energia inarrestabile (devastante) di una bomba nucleare, ma a guardare nei suoi occhi azzurro-argento non si trovava la ragazzina allegra e arrogante che giocava alla truffatrice, c’era invece la donna arrabbiata e delusa, quella triste, sola e disillusa.
Aveva cercato di rimettersi in piedi. Un passo alla volta, uno davanti all’altro, ce l’aveva fatta prima, ce l’avrebbe fatta ancora.
Lei. Da sola. Finché sola, le era stato insegnato – da una sconosciuta che l’aveva adottata come sorella, da un uomo col grugno azzannato da cicatrici bruciate che le aveva insegnato a leggere e scrivere (e amarlo più di quanto avesse mai potuto immaginare) e da una gilda intera che per lei aveva sollevato le pareti di una famiglia, prima ancora che una casa – non lo era più da parecchio tempo.

«Spicciati rompiscatole, dammi la mano, ti aiuto.»