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I like rain... And you?

Titolo: I like rain... And you?
Serie: Katekyou Hitman Reborn!
Rating: Nc-13
Character: Takeshi Yamamoto, Tsunayoshi Sawada
Pairing: 80x27
Word Count: 625 + 749
Note: C'è tanto fluff nell'aria >_>"""... Sìììì, lo so, è una fic melensa, mi dispiace ma non è colpa mia se Yamamoto è troppo buono e con DameTsuna mi ispira fluff da tutti i pori T_T! Ho tentato di trattenermi, motivo per cui la fic non è neppure tanto lunga. L'ho spezzata in due senza un vero motivo, è solo che così mi piaceva di più e mi sembrava più ok.
All'inizio avevo anche pensato di farla diventare una 802718 e, di fatti, Hibari viene citato da Tsuna, poi ho accantonato l'idea perché avrei dovuto svilupparla meglio, allungarla di più e in due capitoletti è difficile sbrigliarsi tra Tsuna conteso da due ragazzi, Yamamoto che adora tutti e due e Hibari che riesce a sopportare due erbivori contemporaneamente. Sarà per la prossima volta XD!

I like rain...
Sollevò il braccio e, quando lo riabbassò, stringeva le spalle di Tsunayoshi tirandolo a sé con una nonchalance che nascondeva invece un disperato annuncio di possesso.
Sei un bugiardo, lo sai?
Sorrise chinando maggiormente il capo in direzione del ragazzo ed il naso venne solleticato dai capelli castani di lui, così strani e così morbidi.
Perché vuoi sentire il profumo dei capelli di Tsuna?
«Neh, Tsuna, hai voglia di farti un giro?» La domanda scivolò con una casualità del tutto programmata.
«Gomen nasai, Yamamoto, ma oggi è il mio turno di fare le pulizie e se l’aula non risplende Hibari-san se la prenderà con me.» chinò il capo, sconsolato all’idea di venir morso a morte dal Presidente del Comitato disciplinare.
Takeshi allentò la stretta alle sue spalle. Annuì. Con un sorriso che sapeva di menzogna.
E qualcosa brucia nel tuo petto.
Lo sguardo ambrato si sollevò alla volta celeste e per un attimo rimase senza fiato a notare come candide nuvole lo stessero attraversando, quasi volessero prendere completamente dominio di un Cielo una volta azzurro.
Ha un nome quello che provi.
«Hibari-san, eh?»
Si chiama Gelosia.
«Beh, ti aiuto, dai. In due faremo prima!»
Era squillante la sua voce, una pioggia di allegria in un deserto di grigiore.
Tsunayoshi rimase per qualche istante aggrappato a quella voce, con gli occhi socchiusi e le orecchie tese a captare la nota più sottile di quel suono cristallino.
«Va… va bene. Arigatou Yamamoto!»
«Servono a questo gli amici, ahahah!»
Bugiardo. Sei solo un bugiardo che si nasconde dietro un bel sorriso.
Risero ancora. Forse entrambi, forse lo fece soltanto Takeshi, ma bastò per tutti e due.
Si incamminarono per dare le spalle al cancello e tornare dentro, in direzione della classe ormai abbandonata da quasi tutti gli studenti.
Tra qualche giorno sarebbe tornato anche Gokudera dall’Italia, ma, fino ad allora, Tsuna sarebbe stato solo suo.
Per quanto ancora continuerai a vivere nel tuo mondo di illusioni?
«Quando abbiamo finito, però, devi venire con me. Neh, Tsuna?»
Aveva abbandonato le spalle di lui per stringergli la mano, raccogliendola piano tra le dita e poi incrociarle con le sue. Gesti ingenui, senza che significassero davvero niente.
È questo che ti dici per convincerti che non ci sia nulla di sbagliato in quel che fai.
«Ma tra un po’ si metterà a piovere…»pigolò l’altro.
Seguì lo sguardo di Tsunayoshi al di fuori delle finestre, ritrovando quello stesso Cielo che qualche secondo prima aveva rapito la propria attenzione.
«Mhm.» l’aria era già pregna dell’odore di acqua piovana «Mi piace la pioggia.»
Sei il Rain Guardian, è ovvio che sia così.
«E a te?»
Tsunayoshi continuò a camminare sovrappensiero guardando il cielo plumbeo attraverso il vetro di una finestra riflettendo sulla domanda; non si accorse che Takeshi si era fermato finché non si trovò a sbattere contro di lui. Alzò il viso, portando la mano libera al naso e lo trovò vicino. Le mani del Guardiano si erano poggiate alle cosce ed il busto si era chinato in avanti, nella destra le dita del giovane Vongola erano ancora prigioniere delle sue.
Il ragazzo osservò prima la propria mano e poi, arrossito, il volto di lui.
«A-a me?»
«A-ah. Ti piace la pioggia, Tsuna?»
No. Sì. Boh. Forse.
Annaspò nell’insicurezza, affondando lentamente negli occhi di Takeshi, limpidi come specchi d’ambra bagnati dalla rugiada mattutina.
Boh. Forse. Non lo so.
Yamamoto era la pioggia, quella delicata di primavera, quella impetuosa d’estate, irriverente d’autunno e forte d’inverno.
A tutti piaceva Takeshi Yamamoto.
«Ehm… beh, credo di s…»
Rimase incompleta la risposta. Persa a metà nella bocca di Takeshi che si avvicinò a lui per rubargli un bacio, premendo alle sue labbra.
E, dalle Nuvole condensate nel Cielo, la Pioggia nacque scrosciando irruente sulla città di Namimori.

...And you?
Non era colpa sua.
Forse lo era, ma solo in parte.
Per il resto era colpa del proprio corpo, della mano destra che riusciva così facilmente a trovare le spalle di Tsuna ovunque lui fosse, del cervello che si riempiva di lui ogni volta che lo vedeva, e gli ordinava di stringerlo a sé, stargli vicino, proteggerlo, averlo.
Non esiste più un confine tra affetto e amore, ormai.
Sospirò, accorgendosi di aver istintivamente seguito la scia del ragazzo per tutto il tempo in cui un paio di scope erano state tra le loro mani e si decise a spostarsi altrove per pulire in un’altra zona dell’aula.
Al collo, al di sotto di una divisa in parte sbottonata, l’anello del Rain Guardian si poggiava alla pelle, imbrigliato in una catena argentata. Lo strinse al di sopra della stoffa bianca della camicia e si poggiò alla parete, accanto alla lavagna, spiando di sottecchi il compagno.
Nessuno dei due aveva più osato parlare.
E tu sai di chi è la colpa di questo Silenzio.
Credeva che Tsuna sarebbe scappato, corso via, lontano, coprendosi la bocca come se fosse stato infettato e spalancando lo sguardo per riversargli addosso il proprio disgusto.
Invece era rimasto, aveva fatto scivolare la propria mano lontano da quella di Takeshi e lentamente aveva raggiunto l’aula, iniziando a spazzar via le cartacce dal pavimento, aggrappato con tutto se stesso al manico di una vecchia scopa.
E lui non aveva detto niente.
Vigliacco.
Forse, se non ne avessero più parlato, sarebbe tornato tutto come prima.
Prima che un bacio distruggesse ogni cosa.
Lasciò cadere la propria scopa a terra, stringendo tra le dita soltanto l’aria e compiendo le prime lunghe falcate in direzione di Tsunayoshi.
Gli dava le spalle.
Non voleva guardarlo.
Si vergognava di lui.
«Tsuna, senti io…»
«Non farlo…»
«Eh?»
«Se ti avvicini… io…»
Arrestò i propri passi.
Colpevole.
E Tsunayoshi continuò.
«Io… mi illuderò che sia perché vuoi baciarmi di nuovo…»
Fu impossibile trattenere lo stupore che, poco per volta, scivolò in una risata liberatoria che sciolse nell’aria ogni dubbio di Takeshi ed ogni sua preoccupazione.
Si sentì uno stupido. Si sentì un emerito idiota.
Si sentì bene come non mai e compì gli ultimi passi che lo dividevano dal compagno con una corsa, travolgendolo in un abbraccio.
«Che stupido che sei Tsuna!»
Lo insultò allegramente, mentre le labbra si posavano tra i suoi capelli.
Gli diede dello stupido, mentre le proprie mani si strinsero attorno al corpo più esile di lui, percependo il calore della sua pelle al di sotto della divisa.
Gli rise addosso, soffiando bollente il proprio alito direttamente sulla bocca di Tsunayoshi quando si abbassò per baciarlo.
Rimase con le labbra che sfioravano le sue quando riprese a parlare, spalancando lo sguardo sul volto del ragazzo ad una distanza irrisoria da sé.
«Ti bacerò tutte le volte che ne avrò voglia, Tsuna e sappi che saranno tante, ahahaha!»
Il giovane Vongola boccheggiava sentendo il proprio viso riscaldarsi più del dovuto ed era quasi certo che, se si fosse specchiato, avrebbe visto un enorme pomodoro con due occhi nocciola e capelli castani scompigliati e ribelli.
Non riuscì ad aprire bocca neppure quando Takeshi tornò a travolgerlo con un abbraccio, stringendolo con forza a sé e continuando a ridere direttamente nel suo timpano.
«Ya… Yamamoto…» bisbigliò finalmente, circondato solo dal corpo dell’altro in cui si stava piacevolmente perdendo.
«Ah! Oh, non ti sto facendo male, neh, Tsuna?»
«N-no, no, non è questo è che…» disse anche qualcos’altro dopo il “che”, qualcosa che si perse contro la camicia del Rain Guardian e che nessuno di due riuscì davvero a sentire.
«Che cosa c’è?»
«Ehm… beheeee…» non riusciva a parlare a causa dell’imbarazzo. Non riusciva a parlare a causa di occhi d’ambra che lo imprigionavano in un mondo tutto loro «Ecco…» deglutì, chiudendo gli occhi con forza e stringendo le dita intorno alle maniche della divisa di Yamamoto per prendere il coraggio e parlare tutto d’un fiato.
«Possobaciartiancheiotuttelevoltechevogliotiprego?»
Quando riaprì gli occhi, il volto del Guardiano non si era allontanato, sostava di fronte al suo, separato soltanto da un sottile strato d’aria ed il sorriso tatuava ancora le labbra di lui, più allegro e divertito del solito.
In risposta lo baciò ancora. Ancora. E ancora.
Finché ne avrebbero avuto voglia.
Fino all’infinito. Neh, Tsuna, posso amarti fino all’infinito?
«Ya-yamamoto... Ehm… Ecco… Mi… mi…»
La fronte di Takeshi si poggiò a quella del compagno ed il Guardiano annuì.
«Anche a me, Tsuna.»
Anche a me piace la pioggia.
Tags: [flashfic], character: takeshi yamamoto, character: tsunayoshi sawada, fandom: katekyou hitman reborn, pairing: 80x27
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