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19 February 2018 @ 09:23 pm
[Captain America] With you I'm home  
Characters: James Buchanan Barnes; Steven Rogers;
Pairing: Steve/Bucky { stucky };
Rating: PG
Genre: angst; fluff;
Words: 652
Prompt: Portale di evocazione: Titania - fic di almeno 500 parole, rating SAFE
Warning: slash; anni '40; post-siero;
Disclaimers: I personaggi appartengono a chi di diritto
Scritta per la 6° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom


Un fruscio, una foglia nel vento. Qualcuno bisbiglia, forse nella sua testa, l'accento tedesco, la voce nasale.
{ Sergeant Barnes }
Bucky scatta – fucile in mano, dito sul grilletto, calcio incastrato alla spalla, respiro fermo.
Pronto al colpo.
L'ingresso della tenda si smuove per il vento che sgranocchia foglie secche, dà vita a mostri invisibili (mostri da cui è già stato salvato) e lo mantiene vigile. Non importa quanto stanco sia il suo corpo, quanto devastata la sua mente, il sonno lo rifiuta rigettandolo nel freddo umido di una brandina. Sul ciglio di una brandina, che durante la notte deve essersi ristretta.
Un piede ha già trovato appoggio a terra, si mantiene in equilibrio, ma invece di voltarsi a controllare cosa la riempia oltre a lui, ogni stilla della sua attenzione è rivolta al nemico invisibile che lo ha svegliato.
Mostrati, mostrati, dannazione, mostrati! Oltre la soglia, però, solo il silenzio.
«Dubito che i nazi arrivino fino al campo.»
Una mano lo cinge alla vita, lo tiene ancorato alla brandina e per tutta la notte si è assicurato che non cadesse. Come abbia fatto, Bucky, a dimenticarselo è un mistero. A sua difesa, non è sicuro nemmeno di essere davvero lì, gli capita ancora di vedere mascherine bianche, siringhe e occhialetti rotondi anche dove c’è solo un campo infangato dalla pioggia.
«Steve...»
«Mhm.»
«Steve...»
Lo ripete, due volte come quando è stato trovato al laboratorio di Zola – una per lui, l'altra per sé.
Steve si solleva su un gomito e fa pressione con la mano per spingerlo a sdraiarsi di nuovo. Bucky esita – ancora non l'ha guardato, perché fuori, oltre la tenda, oltre il campo e oltre i confini, ci sono i tedeschi.
«Buck, va tutto bene, amico. Sei in salvo. Metti giù il fucile.»
Steve insiste e Bucky, finalmente, obbedisce.
La sicura inserita è un "tlac" che ne inserisce una anche ai suoi istinti, chiudendo fuori il cecchino, il soldato e la vittima. Rimane lui, solo Buck, mentre si accoccola tra le braccia di Steve e lo fronteggia con lo sguardo. È un nuovo Steve quello che lo guarda di rimando, perfino da sdraiato, ora, Bucky deve alzare la testa per arrivare ai suoi occhi – quelli, però, non sono cambiati e non è cambiato il modo con cui Steve lo guarda, come se dovesse colmare chilometri di distanza per arrivare a lui. Come se fosse lui quello con un corpo scolpito nell'acciaio, che da solo si è fatto largo tra le linee nemiche e a cui serve un braccio solo per tenere Barnes sollevato dal pavimento, in bilico sul bordo di una brandina troppo stretta per tutti e due. Un tempo, forse, avrebbe potuto schiacciare Steve contro di sé, nasconderlo tra le proprie braccia e infilarselo nel petto. Adesso, non ha braccia abbastanza lunghe nemmeno per cingergli la vita per intero.
«Non credo mi ci abituerò mai» appoggia la fronte alla sua e deve tendere i muscoli e allungare il collo per farlo, ma ogni volta che lo tocca gli sembra di sentire le sue nuove cellule agitarsi, riunirsi tutte nel punto di contatto. Entrare in risonanza con lui.
La merda che gli hanno dato ai laboratori era acqua sporca, il fallimento di qualche dottore psicopatico, ma quando si aggrappa alla maglia di Steve, quando incrocia le gambe a quelle incredibilmente muscolose di lui, quando respira contro la sua bocca, non sono solo le cellule di Steve ad agitarsi, ma anche le proprie. Si muovono, si scontrano le une con le altre, impazienti, su di giri, ebbre della vicinanza di Steve.
«Steve... Steve...» lo chiama e lo bacia. Due volte. Una per lui, una per sé.
Steve ricambia ogni bacio e le sue braccia lo stritolano così forte, che potrebbe fargli uscire la colonna vertebrale e spezzargli la schiena, ma anche fosse Bucky non chiederebbe altro se non di essere stretto ancora.
«Sì, Buck?»
«Sono a casa.»