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17 February 2018 @ 06:25 pm
[Descendants] Di piacevoli soggiorni e prigionie durature  
Character: Ben; Carlos De Vil; Harry Hook;
Pairing: Ben/Carlos/Harry { berrylos };
Rating: PG-14

Genre: sentimentale;
Words: 1.233
Prompt: Missione Opal - Prigione
Warning: slash; threesome
Disclaimers: I personaggi appartengono a chi di diritto

Scritta per la 5° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom

Ben si risvegliò con un grugnito e i postumi di una sbornia che non ricordava di essersi preso.
Gli occhi si abituarono lentamente alla poca luce della stanza, per nulla aiutato dalla totale mancanza di finestre. L’unica fonte di luce pareva essere quella tremolante di una torcia appesa oltre le sbarre –
Aggrottò la fronte.
Sbarre.
Scattò seduto, rischiando di battere la testa contro la base di legno che, sopra di lui, formava una seconda brandina. Travi di legno marcio, una cassa sfondata che ospitava il cadavere di cera di una candela ormai spenta, sbarre di ferro arrugginito e odore di salsedine e pesce avariato.
Non c’erano dubbi, quella non era Auradon.
«Dormito bene, principesse
Si voltò al suono di quella voce strafottente.
Fermo sulla porta della cella, Harry Hook sorrideva impudente, nei suoi occhi aveva il mare e ognuna delle sue onde sembra potersi infrangere contro il corpo di Ben, lasciandolo boccheggiante alla disperata ricerca di un po’ di ossigeno.
«Hai… hai detto principesse?» la battuta non lo aveva colpito. Il plurale sì.
Dalla brandina di sopra si levò un mugugno.
Ben si affrettò ad alzarsi in piedi, per scoprire di chi si trattava. Per un attimo l’idea che il pirata fosse riuscito a mettere le sue mani anche su Mal gli fece attorcigliare lo stomaco, ma quando vide il naso arricciato e tempestato di lentiggini di Carlos, fu perfino peggio.
«Ho la nausea…» si lamentò il ragazzo aprendo un occhio alla volta «Ehy, perché ho la nausea? Ben? Harry?» li vide entrambi e per entrambi ebbe una reazione diversa. La presenza di Ben lo rilassò, tanto quanto quella di Harry riuscì a farlo tornare teso, sul filo di un rasoio affilato quanto l’uncino del pirata.
L’altro avanzò, richiudendo la porta della cella alle proprie spalle e Carlos si affrettò a balzar giù dalla branda, per sistemarsi al fianco del Re di Auradon, cercando in lui protezione.
«Benvenuti nella mia umile dimora.»
«Tecnicamente è di tuo padre…»
Harry serrò i denti, puntando l’uncino sotto il naso di Carlos.
«Vuoi fare un giro sulla plancia, cagnolino?» gli sibilò.
«Perché ci hai portato qui?» le dita di Ben avevano abbassato il polso del pirata, allontanando l’uncino da De Vil e, con un passo, si era frapposto tra i due, ergendosi a difesa del più piccolo.
Carlos si ritrovò a premere la fronte contro la sua schiena, aggrappandosi ai suoi fianchi in un istinto di conservazione con cui non tanto considerava Ben come scudo umano, ma riponeva in lui la propria fiducia. Sapeva che lo avrebbe protetto e che, proprio per questo, non aveva nulla da temere.
«Che domande, perché qui nessuno verrà a disturbarci. Dopo tutta la fatica che ho fatto per avervi, sarebbe un peccato se qualche rompiscatole dei vostri amichetti venisse per portarvi via.»
Ben lo guardò senza capire. Teneva una mano dietro la propria schiena, sul braccio di Carlos, in un bisogno di sentirselo addosso e assicurarsi che stesse bene. Non avrebbe più permesso a nessuno di fargli del male.
«Se è per la bacchetta della Fata Madrina, non possiamo consegnartela. Credevo fosse ormai chiaro questo.»
Harry sorrise e per Ben fu come fronteggiare uno squalo. C’era, in lui, la stessa sete di sangue, lo stesso bisogno di azzannare e maciullare.
«Non mi sono spiegato, beastie boy. La bacchetta era per Uma. Voi, invece, vi voglio per me» si reclinò di lato, per poter inquadrare i capelli bianchi dalla base corvina di Carlos e leccarsi le labbra quando gli occhi nocciola del più piccolo si incastrarono nei suoi. Gli annusò addosso la paura e una scarica elettrica lo attraverso tutto.
«Mi hai portato via il mio cagnolino ed io sono molto geloso dei miei giocattoli. Ho pensato che avrei dovuto trovare il modo per fartela pagare. Ma, alla fine, ho capito perché piaci tanto al cagnolino –»
«Guarda che il cagnolino ha un nome!» borbottò Carlos, irritato.
Harry lo zittì con un’occhiata ferale. Avanzò di un passo e li costrinse entrambi ad indietreggiare. Rise, quando Carlos si trovò sbilanciato indietro, a cadere seduto sulla brandina che un attimo prima aveva ospitato Ben.
Il re si voltò a controllarlo.
«Tutto bene?»
«Starei meglio se non fossi nelle prigioni della Jolly Roger.»
«Peccato che, invece, ci starete a lungo» Harry era tornato a parlare, con uno spintone aveva fatto cadere anche Ben sulla brandina, schiacciando il più piccolo sotto il suo peso, sdraiato malamente su di lui ed entrambi a pancia in su. Si fece spazio con un ginocchio premuto tra quello del biondo e uno tra le gambe snelle di De Vil, assicurandosi di strofinarsi con forza contro il cavallo dei due ragazzi, sino a strappare un gemito dalle loro labbra.
Il primo a cedere fu Carlos. Il gemito appena udibile, ma ugualmente delizioso, fece scorrere un brivido di piacere perfino lungo la spina dorsale di Ben.
«Ti-ti rendi conto che potremmo… semplicemente… prenderti a pugni?» Carlos tentò di riprendere controllo sulla propria voce. La punta dell’uncino di Harry, però, si fermò premuta contro il suo Pomo d’Adamo e il fiato gli si bloccò in gola, ingoiato appena quando il pirata spinse ancora il ginocchio tra le sue gambe.
«Non lo farete.»
«Ah! Questo lo credi – ah!»
Il gemito di sorpresa si spense nella bocca di Harry. L’uncino era scorso in basso, aveva premuto la punta contro un capezzolo e Carlos si era inarcato tutto, spingendosi in parte contro Ben. Il Re aveva stretto il pugno, preparandosi all’attacco, ma quando il volto di Harry era calato su quello di De Vil, si era incantato, non era riuscito a impedirsi di fissare il modo in cui la lingua del pirata forzava l’accesso tra le labbra di Carlos e il volto del più piccolo si arrossava, facendo risaltare le lentiggini.
Per un attimo non aveva pensato a null’altro se non a quanto belli – eccitanti – fossero in quel momento ed Harry gli aveva rivolto la coda dell’occhio, quasi a leggergli nel pensiero.
«Ti piace guardare, beastie boy?» lo denigrò sottilmente, leccandosi le labbra in un sorriso a bocca aperta.
Ben arrossì. Cercò qualcosa da dire, ma la mano di Harry iniziò a scorrere sul suo cavallo, in una carezza lasciva che, per quanto ci provasse, non lo lasciava indifferente.
«Non temete, mates, mi assicurerò che la vostra prigionia diventi un soggiorno piacevole per tutti e tre.»

Ben spalancò gli occhi nel buio della stanza.
Le pareti erano rivestite di una carta da parati elegante, bagnata dalla luce flebile della luna, l’ombra del lampadario penzolava sulla sua testa e sotto di sé nessuna brandina, ma un letto comodo con coperte pulite.
Sospirò.
Era stato un sogno.
Il petto si sollevò a fatica, schiacciato da un peso che gli premeva in entrambi i lati.
Abbassò lo sguardo, sorridendo alla chioma bianco-nera di Carlos che gli solleticava il mento. Il ragazzo aveva usato il suo petto come cuscino e con un braccio gli circondava il fianco, aggrappandosi alla maglia del suo pigiama.
Dall’altra parte, Harry Hook aveva le gambe intrecciate alle loro, l’uncino lasciato sul comodino, sotto una teca di vetro avvolta di magia ed entrambe le mani artigliavano una ciocca dei capelli biondi di Ben e una di Carlos, possessivo come solo il pirata sapeva essere.
Ben posò un bacio sulla fronte di entrambi.
Harry aveva avuto ragione, la sua prigionia era stata piacevole e, seppure ora si trovavano ad Auradon, ancora durava.