?

Log in

No account? Create an account
 
 
17 February 2018 @ 12:32 am
[Fairy Tail GDR] Sai di mare  
Character: Fuyuki H. Roodobin {oc}; Jesse Cross {oc};
Pairing: Jesse/Fuyuki
Rating: PG
Genre: Fluff;
Words: 969
Prompt: missione Opal - The taste of your tears – King
Disclaimers: I personaggi sono stati creati per un gdr su Fairy Tail (con ambientazione ispirata al manga di FT) e, se i prestavolto appartengono a chi di diritto, loro appartengono invece ai player che li hanno creati, solo ai player, tutti ai player.
Io li ho solo rapiti per farne i miei porci comodi.
Scritta per la 5° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom


Fuyuki scatta indietro come una molla.
Il dorso della mano strofina contro la guancia per istinto, ancor prima di rendersi conto che quella che le ha appena lasciato una scia umida di saliva sullo zigomo è la lingua di Jesse Cross.
«Che… che cosa fai?!» il balbettio si carica in un ruggito nel finale, i denti bianchi si serrano e tra i delicati tratti del volto prende forma il muso duro di un leone. Lo incontra negli occhi, nella virgola di una pupilla assottigliata e nelle gocce d’oro che risalgono sulla superficie azzurrina di quei laghi azzurro-argento che formano il suo sguardo.
Non dura, però, se non per il tempo in cui Jesse impiega a battere le ciglia e quando riapre gli occhi, il leone è scomparso e gli occhi della ragazzina sono tornati come prima. E il rossore che le invade la faccia è esattamente come ci si aspetterebbe da una come lei: prepotente.
Adorabile.
«Perdonami, non ho resistito all’impulso» sulla punta della lingua ha ancora il sapore della perla trasparente che le ha rubato dall’angolo degli occhi. Una lacrima salata che non si aspettava di vedere, non quando l’ha trovata – per caso, sempre per caso – in uno dei vicoli della grigia e monotona Oak. Ha riconosciuto subito quel cappello ridicolmente vecchio e gonfio di tutti i suoi capelli, quell’unica trecciolina sottile a cui una piuma rossa è legata e la figuretta atletica e acerba di Leviathan. Le ha stretto il polso, obbligandola a voltarsi, trovando un volto rigato da lacrime e occhi acquosi che non aveva mai visto prima d’ora.
«Questo l’ho… l’ho notato anche io, sa’» Fuyuki cerca di darsi un tono, strofina la manica della maglia sugli occhi a cancellare tracce di lacrime che rimangono comunque negli occhi arrossati.
Tiene il capo chino quando parla con Jesse, a nascondersi dal suo sguardo – è così fragile, così piccola, così vulnerabile ora, che se dovessero combattere, non durerebbe nemmeno un minuto.
E Jesse deve averlo capito.
Le si inginocchia davanti e Fuyuki non fa in tempo a fuggire dal suo sguardo, quando dal basso le punta gli occhi addosso e allunga una mano a raccogliere la sua nuca.
«Shsss» le fa piano, in un sussurro caldo che le infrange contro il volto.
«“Shsss” un corno!» ogni rimostranza è inutile.
La mano dell’Arconte le blocca la testa e la spinge in avanti e per quanto provi ad opporre resistenza, non ha forza per combatterlo, non ha forza per vincere e, soprattutto, non ha la forza di rifiutare il suo abbraccio quando quasi gli cade addosso e lui la avvolge tra le braccia.
Stupita spalanca gli occhi.
Qualcosa non va.
Qualcosa è sbagliato e lei non riesce a capire cosa sia o perché l’Arconte dei Wild Bunch le apra una mano alla schiena per premersela addosso e le spinga la testa indietro, leccando una alla volta ogni sua lacrima. Dovrebbe colpirla, approfittarne, ferirla o torturarla…
Ma per Jesse la violenza è un gioco che non lo diverte. Lecca via le lacrime e ad ogni lappata il loro sapore si deposita più intenso sul palato.
Sapore di sale.
«Hanno il sapore del mare» le sussurra tra le ciglia bagnate.
Fuyuki non ha il coraggio di dir nulla, non si fida della propria voce – né delle proprie gambe o del calore che percepisce dal corpo di Jesse.
Solo quando non ci sono più lacrime da leccar via, lui la lascia. La spinge piano indietro, guardandola traballare e riacquistare subito l’equilibro, con occhi grandi e acquosi che pieni di imbarazzo non smettono di fissarlo, riempiendolo di domande non dette.
Sorride.
«Sei più carina quando sorridi.»
E Fuyuki (che non è carina, non è femminile e non è dolce) arrossisce sino alla punta delle orecchie.
Jesse si rialza, più alto di lei, può godersela tutta, anche quando la ragazzina muove un passetto indietro e sbatte la schiena al muro del vicolo cieco. Avanza, non è sua intenzione spaventarla, anche se c’è un elettrizzante piacere nel vederla cercare di farsi piccola e schiacciarsi tutta contro il muro, così splendidamente indifesa – fatica a vedere la maga esagitata che saltellava da una parte all’altra del viale di Magnolia scagliando frecce d’acqua e abbattendo un nemico dopo l’altro, non c’è nulla, ora, in lei, che gli ricordi la ferocia di un mostro e la devastazione di un Leviatano. È per questo che, aggrottando la fronte, rimette le distanze.
«Mi offrirei di farti da accompagnatore in queste vie pericolose di Oak, ma qualcosa mi dice che una volta arrivato a destinazione le tue amiche fate proverebbero a conciarmi per le feste, eh?»
Fuyuki carbura lenta.
Annuisce, ma pian piano si riprende.
«Non ho bisogno di protezione, sa’?»
«Non ho dubbi a proposito.»
«Quindi per questa volta possiamo andarcene ognuno per la propria strada. Ti catturerò la prossima.»
Jesse ride, divertito «Quello sarebbe divertente.»
Ma quando la manipolatrice dell’acqua gonfia le guance – l’imbarazzo ancora vivo nel suo sguardo – le sfiora il mento con la punta delle dita, un tocco leggero, veloce, con la stessa celerità elegante che mette nel maneggiare le proprie magic guns. Le solleva il volto e cala su di lei, come una calamita attirata da un magnete. Le labbra si sfiorano, se fosse un bacio vero avrebbe usato la lingua, l’avrebbe invitata a schiudere la bocca per lui e sarebbe affondato in quell’antro bagnato, ma non è che uno sfiorarsi appena, un respirarsi l’uno nella bocca dell’altra e poi tirarsi indietro.
Dimentica che quel piccolo Leviatano sia ancora una ragazzina, non sa che il suo primo bacio è fresco di poche settimane e che quello per lei sia il secondo. Lo mischia al sapore delle sue lacrime e quando si volta per andarsene, non pensa al tumulto che le ha appena lasciato nel cuore, ma a quando potrà rifarlo.