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15 February 2018 @ 10:20 pm
[Original] Tra coperte di seta  
Character: Mikail Boone; Eric Callaghan;
Pairing: Eric/Mikail
Rating: NC-17

Genre: Introspettivo; romantico;
Words: 846
Prompt: Missione Opal - Tra coperte di seta
Warning: slash;
Disclaimers: I personaggi appartengono tutti a me

Scritta per la 5° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom

La stanza di Eric è uno di quei classici maschili e intramontabili, almeno a detta del ragazzo. Agli occhi di Mikail è semplicemente uno schifo e, da quando si è trasferito da lui, non ha mancato di ripeterlo tutti i giorni all’orecchio del biondo.
«Come fai a vivere in questo porcile?» borbotta per l’ennesima volta, stiracchiando le braccia verso l’alto mentre la schiena trova appoggio alla porta chiusa. Le stampelle riposano in un angolo della cucina, mollate lì dopo la colazione. Non le usa più così spesso, preferisce camminare da solo, senza supporto almeno quando è in casa – è un buon allenamento e lo fa sentire di nuovo normale.
«Non ho avuto tempo di pulire» è la sua scusa preferita e quasi ci crede perfino lui, mentre imprigiona il corpo di Mikail tra le proprie braccia, premendo le mani al muro e si china su di lui a strappargli un bacio e un mezzo gemito.
È tornato da poco, zio Roy lo ha tenuto in officina fino a tardi ed Erik puzza di sudore e grasso per motori.
«Dovresti farti un bagno, puzzi come una capra.»
«Ma com’è che ultimamente sai solo scassare la minchia? Invece di fare il principino, perché non mi accogli con la cena pronta, come una buona mogliettina?»
Il ginocchio di Mikail si solleva, è un cenno che inizia ma non viene completato, un avvertimento che poggia al cavallo dei pantaloni di Erik e gli ricorda di essere un maestro nei colpi bassi. Se, però, le prime volte era una minaccia che faceva scattare il più grande indietro con un balzo, ora non funziona più – Erik si fa avanti, preme il bassoventre contro il suo ginocchio e si struscia sulla sua gamba, con un sorriso malizioso che parla da solo.
«Puoi anche accogliermi inginocchiato e pronto a farmi un pompino, io non mi offendo.»
Mikail ruota gli occhi al cielo e gli mostra il dito medio.
«Quello, se ci tieni tanto, puoi farmelo tu.»
Può, certo. E il punto è che vuole, anche, che Erik è pronto a farsi cadere inginocchiato e spalancare la bocca al cavallo della sua tuta, affondando in un morso leggero che gli scarica una scossa di dolore e piacere per tutto il membro e poi per tutto il corpo.
«Cazzo…» mormora.
«Se avevi voglia che te lo succhiassi, Mika, non avevi che da chiedere.» ridacchia contro la stoffa già umida di saliva e le mani stringono i glutei del più piccolo. È passato un mese e mezzo dal trasferimento, Mikail non ha ancora detto di loro a sua madre, ma ha scoperto in fretta che Erik è un ragazzo esigente – insaziabile – e che, quando non lo sta scopando, ama avere la bocca piena del suo cazzo.
E Mikail non ha nulla in contrario. Anzi, china il capo, con occhi già languidi e un groppo in gola per l’aspettativa, guardando come Erik gli azzanni il bordo dei pantaloni e glieli abbassi con i denti. Il biondo ghigna, quando scopre che non indossa null’altro sotto.
«Non vedevi l’ora, eh? Sei una puttana, lo sai?»
«E tu sei uno stronzo»
«Però mi ami lo stesso.»
Le guance di Mikail si imporporano d’imbarazzo. Sono parole che ha detto così poco, che ancora deve farci l’abitudine. Con le dita si aggrappa ai capelli di Erik e lo strattona, dispettoso, incurvando la schiena e spingendosi in avanti con il bacino per premere il membro contro il suo volto. L’asta è ancora molle, ma basta, in realtà, il solo sapere che presto potrà affondare nella bocca di Erik e farsi succhiare da lui, che potrà venirgli in gola e sentire la sua lingua che lo lecca per pulirlo, a farlo eccitare. Inoltre le mani di Erik stanno stringendo e allargando le sue natiche e la punta delle dita stuzzica l’apertura del suo ano, facendolo gemere di nuovo.
Erik, però, non lo prende in bocca. Non subito.
Si alza e lo stupisce quando, in un gesto fluido, lo solleva di peso, prendendolo in braccio come una principessa, con le brache alle ginocchia e il pene semi eretto che gli sfiora l’addome.
«Letto» annuncia.
È verso questo che lo porta, anche se per farlo deve attraversare montagne di vestiti gettati in terra, cartacce e lattine di birra vuote e mai buttate rotolate sul pavimento.
«‘Sta camera è sempre peggio» commenta Mikail.
«Mi scusi tanto, sua maestà» borbotta Erik e una volta raggiunto il letto lo lascia cadere sul materasso, rimanendo su di lui a quattro zampe «le coperte nuove, però, non ti dispiacevano.»
«Per forza, sono di seta. Devono esserti costate un rene. Che te ne farai, poi?» c’è una sorta di perculata nella domanda, ma Mikail si sporge in alto, cerca la bocca di Erik e lo bacia a occhi socchiusi.
Erik ricambia, ma non ha dimenticato la promessa di succhiarlo e quando il bacio si scioglie si spinge in basso, tra le gambe del ragazzo, lasciando la risposta sulla pelle sensibile della sua erezione «Perché così potrò dire di aver fatto l’amore con la mia principessa tra coperte di seta.»