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14 February 2018 @ 10:24 pm
[Overwatch] A frog, a bunny, a fox and a fucking army of birbs { I hate you guys }  
Characters: Gabriel Reyes; Hana Song- D.Va; Lúcio Correia dos Santos; Jesse McCree; Jack Morrison;
Pairing: Gabriel/Jack { reaper76 }
Rating: PG
Genre: slice of life;
Words: 873
Prompt: missione Opal - circo
Warning: slash; established relationship; baby!fic;
Note: per chiunque non sappia che cos'è un birb, shame on you. Questi sono birbs e sono tutti bellissimi e, già che ci siete, fatevi un giro sulla pagina tumblà di Hinoart e fatevi una cultura!
Disclaimers: I personaggi appartengono a chi di diritto
Scritta per la 5° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom


Una rana, un coniglio, una volpe e un esercito di birb.
Se non è un circo ambulante quello che ha appena preso possesso dell'head quarter, allora non sa proprio di cosa può trattarsi (e, soprattutto, come liberarsene).
Con il DDT ha provato. Jack lo ha beccato prima che potesse anche solo riuscire a sfilare il tappo. Missione abortita.
Lo sguardo cagnesco, il grugno incarognito e un "vi voglio tutti quanti fuori di qui, ora!" ruggito a pieni polmoni con tutta l'autorità che possiede, gli ha fatto mettere in discussione autorità succitata, virilità e credibilità.
Ana lo ha colpito con un coppino (a cui ha aggiunto la minaccia di castrarlo) quando lo ha visto iniziare a caricare le pistole, ma non è colpa sua se quei mocciosi (e quell'inquietante nidata di birb – com'è possibile che solo lui si sia accorto di come quei piccoli bastardi si moltiplicano al passare delle ore?) hanno deciso di mettere radici proprio nel suo ufficio.
Potrebbe cambiarlo, potrebbe starsene con la culatta sulla seggiola di Jack e incrociare i piedi sulla sua scrivania e non ci sarebbe alcun problema, se non fosse per quella scatoletta di velluto nero infilata nella tasca della giacca che una certa volpastra usa come mantello.
E quelle altre piccole canaglie gli girano intorno, come indiani contro un cowboy.
Non è un circo, è un asilo e Jack ha voluto punirlo per le volte in cui ha accettato missioni troppo pericolose, dalla dubbia moralità o perché ha di nuovo dimenticato di comprare il latte!
«Sono solo mocciosi...» si dice «Solo mocciosi...» si ripete «Solo. Mocciosi» si convince.
Gabriel Reyes prende fiato davanti alla porta a vetri di un ufficio che ospita una piccola ranocchia mulatta, un coniglietto in rosa, una volpe ammantata e con cappello da cowboy e un'infinità imbarazzante di birbs.
Quando la spalanca, sono proprio quei piccoli bastardi nero piumati che si voltano per primi a fissarlo – e c'è tanta di quella cattiveria omicida nei loro occhi che, diamine no, Jack!, non me lo sto immaginando, guardali, quelli mi odiano!
«Ok, sentite, devo solo riprendere...» azzarda, parla, si fa udire. Grande sbaglio.
Il coro di «GAAAAAAABEEEEEEEE!» è di una magnitudo pari soltanto alle scosse del proprio letto durante le notti di congedi passate insieme a Jack e questi piccoletti non sono nemmeno sotto steroidi della SEP.
Tentenna. Ed è il suo secondo errore.
I piccoli bastardi fiutano la sua paura.
I birbs battono minacciosamente le alucce, la piccola volpe si getta in rincorsa verso di lui, la coniglietta lo placca con un balzo così esagitato che insieme cadono sulla ranocchietta e tutti e tre piangono con tanta disperazione che se l'edificio non crolla ora, sarà al sicuro per sempre da qualsiasi attacco esterno della Talon. Male che vada può sempre provare a gettare quelle piccole bombe urlacchianti tra le braccia di Doomfist e aspettare che si rintani in un angolo a piagnucolare di volersi dimettere.
Potrebbe funzionare. Se solo non fosse entrato con uno scopo preciso.
«Ragazzi, vi prego, non piangete... risparmiate i miei timpani...»
Non serve a molto.
Si guarda intorno. Forse, se farà in fretta e caricherà le armi per tempo, potrebbe riuscire a mettere fine alla loro miseria, se...
«Hai intenzione di provare a consolarli o preferisci stare sulla porta a godere delle loro lacrime, zio Gabe?»
Ogni intenzione malevola viene mandata a monte dalla comparsa di Jack con annessa aureola.
Gabriel si volta a guardarlo. Schifato.
«Non provarci. No. A-ah. Scordatelo.»
Jack aggrotta la fronte.
«Soggetto, verbo e complemento, Reyes» gli suggerisce (come se non l'avesse già capito!).
«Non sono lo zio di nessuno, non me li scaricherai come un pacco. Riprenditeli e rispediscili al tendone da cui sono scappati!»
Jack avanza sorridendo, ignora le sue proteste, e si china a prendere in braccio la ranocchia. Gli stacca di dosso il coniglietto (coniglietta, anzi - e ha così tanta energia quella piccoletta che potrebbe caricare un centinaio di pile), che finisce a penzolargli aggrappata al suo braccio.
Rimane solo la volpe, ma è uno soltanto e Gabriel è abbastanza grande e grosso da non farsi intimidire da occhioni enormi e languidi che lo guardano pronti a un nuovo scoppio.
Gli si avvicina con cautela, raccogliendolo da terra più o meno come un sacco di patate.
«A dire il vero pensavo fossi già scappato da un pezzo, lasciandoli in custodia a qualcuna delle reclute» riprende Jack e basta la sua presenza perché i bambini smettano di piangere e ritrovino il sorriso.
Gabriel scrolla le spalle.
«Nah, avevo dimenticato la giacca» borbotta, levandola finalmente dalle spalle del volpino che ridacchia, scambiandolo per un gioco.
Si assicura che Jack non lo stia guardando quando controlla nella tasca. La scatola ancora lì.
Sospira, non si accorge che Morrison tiene entrambi i bambini in braccio e con il volto si avvicina al suo finché non sente la sua bocca premere un bacio alla propria guancia.
«Comunque la risposta è » gli sussurra e Gabriel avvampa, infarta quattro volte e muore «Ma non vedo l'ora di sapere cos'hai preparato per la proposta.»
Quando ormai il battito è ridotto a una linea piatta, Jack gli scocca un occhiolino e gli lascia tra le braccia gli altri due bambini.
«Fino ad allora, buon divertimento, zio Gabe.»